
The Tree of Life (01 Distribution)
The Tree of Life lascia disorientati, perplessi, divisi tra la bellezza struggente delle immagini e la difficile accettazione dell’afflato mistico prepotente in tutto il film. Non poteva del resto che essere così per il nuovo e quinto attesissimo lavoro del regista di culto Terrence Malick, conteso tra tutti i festival e alla fine inevitabilmente accalappiato dal più importante, quello di Cannes. Per le opere per certi versi geniali e urlanti fuori dal coro il destino è questo, dividere. E se nella critica da qualche parte qualcuno inneggia al capolavoro e qualche altro dalla nobil platea della Côte d’Azur ulula e fischia il disappunto, anche nella mia testa The Tree of Life ha il moto ondulatorio di un su e giù, come una nave che s’innalza in un mare di impressioni e poi affossa.
The Tree of Life manca di una trama nel senso proprio del termine, e questo è il suo neo come la sua perla. Di che parla The Tree of Life? The Tree of Life, dal 18 maggio subito nelle sale italiane, è la storia degli O’Brien, una famiglia texana degli anni ‘50, tradizionalista e molto religiosa: da una parte un padre esigente e duro, interpretato da Brad Pitt (che è anche produttore del film), dall’altra una madre accogliente e squisitamente dolce, che è la rivelazione Jessica Chastain. Tra loro tre figli, tre fratelli, e soprattutto il percorso di perdita dell’innocenza del più grande di questi, Jack, passando attraverso la morte di un fratello e la ruvidità violenta di un padre che predica la forza piuttosto che la bontà per il successo nella vita. Ma questo canovaccio abbozzato è riduttivo, non è che un riflesso della trama che si perde o forse è il centro di una visione cosmica e mistica più grande. La famiglia O’Brien è una piega nel corso sconfinato e disorientante della vita, dall’origine del mondo a oggi, a quando Jack diventa grande, interpretato da Sean Penn, e vaga nel tentativo di trovare risposte alle origini e al significato dell’esistenza, tanto da mettere in discussione la sua fede.
La storia della famiglia O’Brien è solo una delle tante storie di un universo favoloso e immenso, dalla notte dei tempi alla quotidianità, dal mondo dei dinosauri al magma terrestre a distese d’acqua a perdita d’occhio a stormi in moto impetuoso tra palazzoni contemporanei.
- The Tree of Life
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Sono di un fascino e di un’eleganza ancestrale tremendi le immagini dei figli O’Brien che crescono, girate con una prospettiva che incanta: i primi passi, i giochi attorno all’albero del giardino, gli sguardi tra fratelli, i buffetti, le prove di lealtà, le lacrime condivise, i baci, le mani che si toccano attraverso un vetro…
Dall’altro canto ci sono invece le immagini del tutto, del cosmo, con un potere evocativo intenso che però a volte fa fatica ad amalgamarsi con la parte del tutto, con la piccola storia O’Brien. Il rischio è di trarne delle impressioni separate, come di due elementi distinti. Forse è questo il peccato di The Tree of Life, un peccato veniale che però rischia di rotolare su se stesso crescendo pericolosamente: la vita vera della piccola famiglia texana non si fonde appieno, lasciando libere le briglie della razionalità, con le visioni cosmiche che tutto inglobano, misteriosamente. E la tentazione forte è quella di scindere le due parti di film nel giudizio.
Intanto le scene poderose, di vita famigliare o di vita cosmica, sono accompagnate da domande che scavano, del piccolo Jack, della signora O’Brien, di un’umanità inquieta e in crisi…
La religione della famiglia O’Brien insegna che nella vita ci sono due strade, la Grazia, ovvero la bontà, o la Natura, l’egoismo. La signora O’Brien è in tutto la Grazia. Il signor O’Brien si dimena cercando di allontanare ma elogiando la Natura. La fede vacilla. Il mondo non sembra potersi spiegare sempre con la fede.
“Hai lasciato morire quel ragazzo. Lascerai che succeda ogni cosa” rimprovera il piccolo Jack in un sussurro a un’entità suprema. “Perché dovrei essere buono se tu non lo sei?”. Sono gli interrogativi interiori di tutti.
E in un’ultima visione mistica del film, con Sean Penn protagonista, anche questi dubbi sembrano però trovare pace… Peccato che, soprattutto per chi non ha fede, sia difficile abbandonarsi a queste visioni senza giudizio e difese attente e critiche.
Terrence Malick, inguaribile timido che anche a Cannes non ha voluto essere presente se non a luci spente in sala e che non rilascia dichiarazioni e interviste, ha aperto il fluido interiore umano agli interrogativi più alti.
Se The Tree of Life sia un capolavoro o meno ancora non lo so dire, ma credo di no, navigo ancora su e giù tra la meraviglia, soprattutto della forma, e la perplessità, soprattutto interiore.
E siccome nei vari articoli di commento a The Tree of Life è così difficile leggere il suo nome, voglio citare con sincere lodi Hunter McCracken, il giovane attore esordiente che interpreta Jack da piccolo: nel suo sguardo c’è qualcosa che scuote tenerezza e turbamento allo stesso tempo.
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- Mercoledì 18 Maggio 2011










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Il 18 Maggio 2011 alle 20:02 The Tree of Life, film complesso e poderoso che disorienta | Notizie Più ha scritto:
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Il 30 Novembre 2011 alle 23:30 - Vivi Capena ha scritto:
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