
Vittorio Sgarbi dice addio al suo show in prima serata - Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI
È durata solo lo spazio di una serata l’avventura televisiva di Vittorio Sgarbi.
Dopo il disastroso risultato, solo 8,27 % di share per 2.064.000 spettatori, Raiuno - con un laconico comunicato - ha infatti annunciato la chiusura di “Adesso ci tocca anche Vittorio Sgarbi”.
Decisione, si sottolinea, condivisa dallo stesso critico d’arte.
Che però in una conferenza stampa da day after, ammette solo qualche errore, e spara a zero contro la morbosa curiosità del pubblico italiano, compevole di avergli preferito “Chi l’ha visto?” (incentrato sul recente delitto di Melania Rea).
Dice si sentirsi un incompreso che dispensa cultura senza essere apprezzato. Ma non demorde, e fa capire chiaramente che vuole ritornare in prima serata, senza scartare l’ipotesi di un passaggio a Mediaset.
Eccellente come critico d’arte, non ha saputo - però - gestire un prime time infarcito di troppe tematiche, senza una scaletta, un filo conduttore, una logica comunicativa. Alla fine delle due ore sembrava che lo show non fosse ancora iniziato.
Credo, però, che potesse essergli data una seconda opportunità, alla luce della sonora lezione inflitta dai telespettatori: l’immediata cancellazione appare come un processo sommario, anche se giustificato dai costi del programma.
Il fatto è che Sgarbi troppo spesso si lascia prendere la mano oscurando la sua professionalità con sussulti di onnipotenza.
Ma vediamo perché lo show non ha funzionato: innanzitutto per la nota animosità del padrone di casa, e poi per la gran mole di argomenti tirati in ballo che hanno suscitato polemiche.
Si è parlato di tutto: impegno sociale, energia alternativa, approfondimento religioso (con una vera e propria predica del vescovo della città di Noto, Staglianò).
Poi di problemi sociali e personali: prendendo spunto dal tema della puntata, “I Padri”, Vittorio Sgarbi ha presentato il proprio figlio Carlo e il padre novantenne.
Questo è stato uno dei punti più deboli della puntata: sembrava quasi una seduta psicanalitica, con Sgarbi accusato sia come padre inesistente, sia come figlio trasgressivo e furioso.
In quest’ottica si è scatenato soprattutto quando ha difeso il suo operato come primo cittadino di Salemi: troppo lungo il pistolotto, vissuto con la consueta irascibilità.
Alla quale va aggiunta la precaria gestione degli ospiti, a cominciare da Morgan (imbarazzato per essere stato messo in un cantuccio), continuando con Gavino Ledda e tutti gli altri.
Il momento più trash è stato quando ha mostrato la sua testa mozzata e sanguinante (ovviamente finta) proprio come un Caravaggio.
A proposito di cultura: Sgarbi ha preteso di sfoggiarne tanta. Ha parlato di tutto, da Longanesi a Federico Zero a Pasolini, ma in maniera noiosa, purtoppo, e ha mostrato frammenti delle sue escandescenze televisive nel corso degli anni.
Ha rimproverato anche Adriano Celentano, reo di intervenire solo ad Annozero.
Insomma: lo show di Sgarbi non poteva essere il “Vieni via con me” di Raiuno, se questa era l’intenzione dei dirigenti di viale Mazzini. Dispiace per il regista, Riccardo Di Blasi, che ha fatto del suo meglio. Ma inutilmente.
- Giovedì 19 Maggio 2011









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