
Andy Warhol - Autoritratto (Spazio 35)
Quando si pensa a un mercante d’arte, compare nella testa - almeno nella mia - una figura altera, avvolta in un doppiopetto dal taglio sartoriale, gemelli ai polsi e con l’aria magari un pò snob.
Fabrizio Cairati, nonostante svolga da anni questa professione, è una fortunata eccezione.
Supportato dal fratello di base a New York, rappresenta un colosso come Andy Warhol. La passione deriva dal padre, a sua volta piccolo collezionista, talmente forte da trasformare la sua laurea in giurisprudenza in un’avventura differente.
Ma perchè proprio Andy Warhol? Come ci è riuscito?
Fabrizio, preferendo l’onesta verità a una facile soluzione pirotecnica, mi confida che è stato il risultato di una occasione irripetibile capitata anni fa e colta al volo.
Da quel momento in poi, hanno avuto la possibilità di trattare direttamente con la Fondazione Warhol e da allora si occupano quasi esclusivamente dell’artista.
Mi racconta come il non possedere una galleria possa essere, al giorno d’oggi, molto più pratico, acquistando e rivendendo opere direttamente a privati o a galleristi. Una certa consapevolezza di questa libertà d’azione viene sottolineata quando parla della situazione attuale del mercato:
“Non esistono più galleristi come Leo Castelli: autentici personaggi che catalizzavano l’attenzione del mondo dell’arte sugli artisti che rappresentavano; dei deus ex machina capaci di fare la differenza.
Da un pò di anni a questa parte il settore dell’arte, così come gli altri del resto, è saturo e pieno di “faccendieri” capaci di vendere ciò che più gli conviene. Lo fanno senza una chiara consapevolezza.
Senza la conoscenza del prodotto.
Un altro aspetto è costituito dalle aste che hanno sensibilmente diminuito i rapporti diretti tra il mercante e l’acquirente, aumentando gli intermediari; questo processo ovviamente ha reso le cose molto più difficili.
Fortunatamente io e mio fratello nel corso degli anni abbiamo costruito rapporti lavorativi forti che ci permettono di lavorare con tranquillità.”
Osservando le opere che Fabrizo ha fornito allo Area 35 per la mostra di Warhol di cui ci siamo occupati in questo post, mi viene naturale chiedergli come si possa riconoscere un falso, considerata soprattutto l’enorme produttività dell’artista e i numerosi multipli in circolazione.
“Esiste in Fondazione un catalogo ragionato completo di tutta la produzione dell’artista.
Di ogni opera sono segnate le dimensioni precise al millimetro, i materiali e il codice dei colori utilizzati, oltre che alla posizione della firma, se è stata realizzata a matita o a penna e dove è posizionata.
Tutti elementi utili ad allontanare il più possibile potenziali sospetti.
Poi ovviamente ci sono anche i timbri dei due uffici predisposti all’autenticazione di ciascuna opera e di ciascun multiplo.
Detto questo è chiaro che regna sempre una fiducia di base che si instaura tra il mercante e l’acquirente: mi è capitato di accompagnare con piacere alcuni grandi compratori direttamente a NY, alla sede della Fondazione Warhol come ulteriore conferma sull’autenticità di opere che spesso hanno quotazioni molto alte.
Non nascondo che mi sono stati sottoposti alla vendita molti multipli che di autentico avevano ben poco e che ho riconosciuto al volo. Ma fa parte del mestiere”
Occupandosi ogni giorno di opere appartenute al Re della Pop art, mi domando se avesse ceduto alla tentazione di tenerne qualcuna per sè:
“In realtà non ho nessuna opera di Warhol a casa; qualche volta mi piace farne ruotare un paio, avendo questo privilegio, ma non ho ancora sentito l’esigenza di trattenerne nessuna in particolare”.
Concludendo la nostra chiacchierata, mi sembra di comprendere quanto la sua soddisfazione maggiore sia stata quella di aver portato in mostra alcune serigrafie difficilmente riconducibili a Warhol; la serie raffigurante le gemme e quella sullo scrittore Hans Christian Handersen.
Quasi a volere mantenere viva la fiamma della passione per l’arte che non vuole cedere al solo aspetto professionale.
- Martedì 24 Maggio 2011









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