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- Un commento
Ci piace avere ragione. Ci piace dimostrare che la nostra posizione, le nostre idee, il nostro gusto è migliore di quello altrui.
Io ho ragione, tu hai torto: spesso questa frase, o altre simili, ci fanno in qualche modo sentire superiori. Perché noi siamo più bravi, più intelligenti, più perspicaci; mentre gli altri, poveretti, non ci arrivano. O arrivano in ritardo.
Voler primeggiare, anche nelle discussioni, è umano. Fa parte dello spirito competitivo insito in noi. E fa anche parte di un certo senso di giustizia, di correttezza, e a volte anche di affetto che è dentro di noi.
Se, ad esempio, io sono convinto, straconvinto, arcisicuro che fumare ti fa male mentre tu no, cercherò in tutti i modi di portarti dalla mia parte. Soprattutto se ci tengo a te. Se ti amo. Se voglio aiutarti a vivere meglio.
Ci sono casi in cui è fondamentale convincere l’altro. Con tutti i mezzi.
Tuo figlio si droga? Devi dissuaderlo a tutti i costi. Il tuo partner sta buttando via i soldi? Devi fermarlo a tutti i costi. Un amico si sta fidando delle persone sbagliate? Devi aprirgli gli occhi a tutti i costi. Perché te lo detta il cuore.
Ma ci sono altri casi in cui il voler avere ragione a tutti i costi è dettato non dal cuore, ma dall’orgoglio. O da un punto di vista aleatorio. E allora è meglio lasciar perdere.
Quante volte, tra amici, soprattutto in questi tempi di grande cambiamento, si parla di politica? Invariabilmente si finisce col parlare di Berlusconi. E come al solito c’è chi lo ama e chi lo odia. È facile che gli animi si riscaldino. E che si finisca col bisticciare. La voce si alza. E l’intelligenza si abbassa. Perché tanto è inutile. Tanto non si riesce a far cambiare idea a chi la pensa in un certo modo. A chi ragiona per compartimenti stagni.
L’unico risultato che si ottiene è di bisticciare. Ne vale la pena?
Io sono da sempre animalista. Quando mi capitava di incontrare dei cacciatori erano liti furibonde. Col bel risultato che dopo esserci accapigliati ci guardavamo in cagnesco. Io credevo di aver difeso gli animali. Invece avevo solo difeso il mio ego. E avevo convinto ancor di più i cacciatori di essere nel giusto.
Perché a nessuno piace ammettere di avere sbagliato. La mia idea, il mio partito, il mio Dio: ci sono persone disposte a farsi scannare pur di non cedere. Anche se, a un certo punto del dibattito, capiscono di avere torto marcio. Lo capiscono, ma non lo ammetteranno mai. Perché è il loro ego a fregarli.
Tutti abbiamo il nostro ego da salvaguardare. E pochi sono tanto intelligenti, umili e coraggiosi da ammettere di avere sbagliato.
La tua amica è orgogliosissima perché ha comprato un cappellino che a te sembra ridicolo? Non criticarla. Evita le bugie: non puoi dire che è bellissimo se invece è osceno. Ma evita lo scontro. Avresti ragione a dire che fa schifo? Chi se ne frega.
Prima di parlare per criticare, correggere, redarguire pensa: l’altro capirà? Accetterà? Acconsentirà? Se la risposta è sì, vai avanti. Se la risposta è no, frenati. Perché in quel caso la scelta è tra l’avere ragione e l’avere serenità. Io scelgo la seconda.
Sono stata promossa dirigente, ero tutta contenta ma quando l’ho detto a mio marito, che è impiegato, lui ha reagito con molto distacco. Mi ha detto soltanto “Sei proprio una donna in carriera!” e da allora è diventato più freddo. Anche a letto. È invidia? Cosa posso fare per fargliela passare?
Giovanna, 30 anni
Certo che è invidia: tuo marito non sopporta che sul lavoro la moglie gli bagni il naso. È una reazione comune a molti uomini: inconsciamente vedono nella loro donna che fa carriera un rivale.
Nella loro mentalità antica (ma purtroppo ancora piuttosto diffusa) l’uomo è il capofamiglia, quello che porta a casa i soldi. Va bene che la moglie lavori, purché non si dimostri più brava di loro.
In tal caso arrivano a considerarla non più la loro compagna, bensì un altro uomo: perché la classica rivalità professionale, secondo loro, è tra uomini, e una donna che li supera assume caratteristiche maschili. Questa reazione può condurre addirittura all’impotenza.
Esalta la tua femminilità quando sei con lui. Vestiti sexy (lascia i tailleur per il lavoro), truccati, e soprattutto sii molto dolce e coccolona, un po’ bambina. Così la sua virilità ferita si rimarginerà e tornerà ad essere affettuoso.
Il mio capo è maschilista. Dice che le donne ragionano con l’utero, nella sua azienda non riescono a fare carriera. C’è qualche soluzione?
Luciana, 43 anni
Se le donne ragionano con l’utero, gli uomini ragionano con l’equivalente maschile che inizia per c: a volte è vero, e lo è senz’altro nel caso del tuo capo. La donna ha una marcia in più rispetto all’uomo: è più empatica, più sensibile, più intuitiva. Coglie prima le situazioni.
E ha una marcia in meno: per motivi ormonali è più soggetta a sbalzi di umore (da qui la diceria che sia uterina). Il boss vuole soltanto uomini nelle posizioni di comando? Non ti consiglio di cambiare sesso, bensì di accentuare, in ufficio, le tue caratteristiche maschili: mostrati sicura, determinata, anche un pizzico aggressiva.
Fagli capire che gli attributi non ti mancano; anzi, che ne hai più tu di tanti colleghi maschi.
È l’unico modo per apparire mascolina ai suoi occhi e quindi per fare carriera.
- Mercoledì 8 Giugno 2011









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