
Jan Fabre - Pietas
Allontanandosi dai luoghi più tradizionali della 54esima Biennale di Venezia, ci si può imbattere in opere di fortissimo impatto scenico ed emotivo.
Jan Fabre, eclettico artista belga, propone ad esempio una singolare rivisitazione della Pietà di Michelangelo, esponendola nella navata centrale di una chiesa sconsacrata del XVI secolo, la Nuova Scuola Grande di S.Maria della Misericordia.
Attraverso le sue sculture in marmo di Carrara, ha voluto ricostruire una sorta di luogo spirituale nel quale una rappresentanza delle religioni del mondo venissero mostrate contemporaneamente.
- Living gravetomb
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- Tools of poetical terrorism
- Pietas
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- Jan Fabre
- Jan Fabre
- Pietas
- Merciful dream
La riproduzione di due cervelli umani ad esempio, luogo da cui derivano sentimenti come empatia e compassione, sono un tributo al Paganesimo - simboleggiato dalla croce in legno avvolta da rovi - e al Critianesimo - una croce composta dai chiodi utilizzati nella crocifissione.
Il cervello è uno degli elementi ricorrenti nelle opere di Fabre che da trent’anni utilizza il corpo umano come tema principale della sua arte.
Queste opere accompagnano lo spettatore fino alla vera protagonista della mostra: la Pietas.
A seguito delle numerose polemiche e delle esplicite denunce di blasfemia, soprattutto per il volto della Vergine rappresentato con un teschio, Fabre tiene a precisare che non ci sia stata nessuna nota provocatoria durante la realizzazione di quest’opera.
L’idea dell’autore è riassunta in una esplicita dedica a Michelangelo e all’amore che congiunge da sempre l’arte italiana a quella fiamminga.
Il Cristo, in questo caso impersonificato dall’artista stesso, vive in uno stato che l’autore definisce post-mortem, ovvero un lasso di tempo in prestito.

Pietas - particolare
Fabre si è ritratto a piedi nudi, a simboleggiare l’accettazione della morte a favore di qualcosa di estremamente più potente; gli insetti, altro elemento ricorrente nelle sue opere, rapprensentano un ulteriore rimando all’arte classica, mentre il cervello che in questo caso vediamo scivolare nella mano destra, rappresenta lo stato di abbandono all’immaginazione; quando la razionalità e la concretezza vengono meno.
Lo stato d’animo che pervade l’intera opera è accentuato dalle due volte in cui Fabre è stato in coma, oltre che dalla vasta rappresentazione nel mondo dell’arte fiamminga e italiana in cui la Vergine viene rappresentata con un teschio, ma non in chiave negativa, bensì come una madre che vorrebbe sacrificarsi in onore del figlio.
Come egli stesso afferma:
Tutto il mio lavoro è l’espressione stessa di una vita vissuta in uno stato post-mortem, perchè nel momento in cui accetti la morte, ogni respiro, ogni piccolo gesto, diventano un avvenimento eccezionale, quasi spirituale.
Al di là della - presunta o meno - buona fede di Fabre che esclude ogni tentativo di voler generare clamori polemici attorno alla sua Pietas, va comunque detto che trovarsi di fronte a un’opera di tale potere evocativo e di tale presenza scenica non può lasciare indifferenti.
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- Martedì 21 Giugno 2011









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