Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Chi si somiglia si piglia. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Chi va al mulino s’infarina. E potremmo continuare ad oltranza, citando detti della saggezza popolare che enfatizzano un concetto: noi ci adeguiamo all’ambiente in cui ci troviamo.
Si dice, a ragione, che basta una mela marcia per far marcire l’intero cesto. Per fortuna è vero anche il contrario: se stai in un ambiente positivo, costruttivo, stimolante diventi una persona migliore. Ecco perché è così importante scegliere l’ambiente in cui stiamo.
Raramente possiamo sceglierci l’ambiente fisico: se abiti a Scampia difficilmente potrai cambiare casa e andare ad abitare a Porto Rotondo. Ma quasi sempre possiamo sceglierci l’ambiente umano. Se abiti a Scampia, o in un qualunque quartiere degradato, puoi comunque selezionare le tue amicizie: evitare il più possibile di frequentare i camorristi e frequentare il più possibile persone per bene. Che abbondano anche lì.
E se abiti a Porto Rotondo, o in un qualunque quartiere altolocato, puoi scegliere se frequentare persone ricche, ma supponenti e vuote oppure persone ricche, simpatiche e alla mano.
Non possiamo sceglierci i genitori. Ma possiamo sceglierci gli amici. E la cerchia di persone che frequentiamo di più.
Secondo alcuni studi il nostro carattere si modella su quello dei cinque individui che vediamo con maggiore frequenza. È per questo che i genitori vogliono che i loro figli evitino le cattive compagnie. Perché peggiorerebbero. Anche se sono bravi ragazzi rischierebbero, nel tempo, di diventare cattivi.
Ti suggerisco di stilare un elenco delle persone che frequenti con maggiore assiduità. E volontariamente: se sul lavoro hai un capo, o un collega, che possono esercitare un’influenza negativa su di te non puoi farci molto. Ma almeno nel tempo libero sii selettivo. Assegna un voto, da zero a dieci, a ciascuna persona.
Zero significa che ha un’influenza nefasta su di te: ti induce a comportarti male, a commettere reati. Oppure ti toglie energia. Ti deprime. Ti abbatte. Senza che tu possa fare alcunché per lei.
Dieci, al contrario, significa che questa persona ti innalza. Ti eleva. Ti fa toccare il cielo con un dito. Ti trasmette felicità, serenità, positività, gioia di vivere. Risveglia in te sensazioni positive, ti spinge a comportarti correttamente, ti fa crescere interiormente.
Fai in modo di frequentare chi ti innalza, non chi ti abbassa. Non chi ti fa grufolare nel fango, ma chi ti fa volare in cielo.
Lo capisci facilmente. Con la testa. E con il cuore. Ci sono persone che al momento ti fanno divertire con le loro cattiverie o le loro idiozie. Ti fanno ridere in modo sguaiato, volgare. Ti sembra di stare bene con loro, ma poi ti accorgi che ti stai abbruttendo. Lasciali perdere.
Segui invece chi ti apre la mente. E il cuore. All’inizio può essere una scelta difficile: siamo più attratti dal basso che dall’alto. Ma può essere la scelta più importante della tua vita. Una scelta di cui andare orgoglioso.
Mio marito vorrebbe che non lavorassi più, dice che ci pensa lui a portare a casa i soldi e che io dovrei dedicarmi interamente ai nostri due bambini piccoli (1 e 3 anni). Ma io non mi sentirei realizzata solo come moglie e madre. Lui ribatte che una brava madre dovrebbe tenere i bambini e non lasciarli alla baby sitter. Lei cosa ne pensa?
Susy, 29 anni
Penso che tuo marito sia irrimediabilmente all’antica. La donna deve pensare soltanto ai bambini e al marito e non deve lavorare? Ma stiamo scherzando? Per carità, conosco donne che fanno le mamme a tempo pieno. Ma dev’essere una loro scelta, non certo un’imposizione dell’uomo.
Mi pare di capire che tuo marito cerchi anche di farti sentire in colpa: lasci i figli alla baby sitter, dunque non saresti una brava mamma. È un’idiozia antiquata.
Una brava madre è innanzitutto una madre realizzata, contenta, soddisfatta di sé. Capace quindi di emanare positività, serenità, gioia.
Se cedessi alle pressioni di tuo marito ti sentiresti frustrata, castrata, delusa: cosa potresti dunque trasmettere ai piccoli?
Inoltre una brava madre deve pensare anche al futuro dei suoi figli. A quando andranno a scuola. Una mamma inserita nel mondo professionale, dinamica, colta può spesso aiutarli di più – negli studi, nei compiti, nelle ricerche – rispetto a una che trascorre la giornata tra le quattro mura domestiche.
Visto che tuo marito dice di tenerci tanto ai bambini, chiedigli di assumersi le sue responsabilità familiari e di dare una mano anche lui a far crescere i pargoli. Perché i tempi in cui il papà era sempre in giro per lavoro e la mamma sempre in casa a fare la “regina del focolare domestico”, come si diceva una volta, sono finiti da un pezzo.
Il mio capo mi chiede di fare gli straordinari, ma non voglio essere trattenuta fino a tardi in ufficio perché la famiglia mi aspetta. Cosa dirgli?
Margherita, 43 anni
Digli la verità: che ci tieni sia al lavoro che alla tua famiglia. Se è un minimo intelligente capirà che è possibile conciliare entrambe le esigenze.
Nell’Europa del Centro-Nord è assolutamente normale che una donna con famiglia non solo non sia tenuta agli straordinari, ma addirittura possa svolgere un part-time. Da noi la situazione è diversa, ma si sta evolvendo.
Spiegagli che non è soltanto una questione di ore di lavoro, bensì di qualità del lavoro. Offrigli di svolgere tutti i tuoi compiti in minor tempo, senza bisogno di straordinari, grazie ad una miglior organizzazione. E, soprattutto, mostrati davvero interessata all’azienda.
Deve capire che il tuo non è un capriccio dovuto a scarso attaccamento al lavoro, bensì un’esigenza reale. E che è meglio avere una collaboratrice che lavora meno, ma contenta, piuttosto che una frustrata costretta agli straordinari.
- Giovedì 30 Giugno 2011









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