

di Raffaele Panizza
«Mi scusi, le dispiace se mi tocco?»
E trac, neanche fosse nascosto dal bancone di Striscia la notizia, fra i tavolini del Café de paris Ezio Greggio esorcizza con una strizzata la parola proibita che ha appena sentito dall’intervistatore: incassi.
Brutto segno, significa che al suo “Box office 3D: il film dei film” crede sul serio.
«E ci credo sì. Ci ho messo dentro 12 prese per i fondelli di altrettanti kolossal americani. Questa è la più grande parodia mai prodotta nella storia del cinema» dice, senza risatona ah!ah!ah!, quella che in greggese serve a smontare la seriosità delle affermazioni precedenti.
Di ritorno da una settimana fra Los Angeles e New York a caccia di partner americani, eccolo ora a Saint-Tropez per un giro di appuntamenti con potenziali distributori francesi e vip assortiti. Poi, dritti a Venezia: il 30 agosto il suo nuovo film da produttore e regista (sono passati 12 anni da “Svitati” con Mel Brooks) preinaugura la nuova Mostra d’arte cinematografica, con una proiezione straordinaria alla Sala grande del Palazzo del cinema al Lido, fresca di restauro. Scandalo, ululano i cineblogger.
Certamente una concessione inusuale, un onore che molti cineasti possono sognarsi soltanto. «Guardi, il miracolo non è che Ezio Greggio apra Venezia, ma che accada con una commedia, genere che fino a poco tempo fa non si filava nessuno» si smarca lui.
Quattro milioni e mezzo di budget, girato tutto in 3D, il film è una sequenza di esecuzioni di classici Usa vecchi e nuovi. «È come sedersi in un multisala dove è permesso passare da un film all’altro».
C’è «Viagratar», ambientato sul pianeta Panduro, dove cresce un’erba selvatica che permette agli abitanti di dilettarsi con un rito chiamato bunga bunga. Poi «La leggenda di Zoppo», «Harry Sfotter», «Il codice gratta e Davinci», «Corri fast che sono furius», «Twinight», storia d’amore tra Bellabimba e Pallidone… Nel cast, oltre a Greggio, Gigi Proietti, Enzo Salvi, Anna Falchi, la rivelazione di Zelig Rocco Ciarmoli; e molti camei.
Il trailer fa ridere. Il film sarà dal 9 settembre nelle sale, staremo a vedere.
L’ultima volta a Venezia, con Pupi Avati, sono stati 12 minuti di applausi. Ora rischia 12 minuti di attapiramento?
Lo escludo. Il film fa più ridere dei discorsi del ministro Renato Brunetta. E se il pubblico non dovesse divertirsi, giuro che farò rimborsare il biglietto. Da Enzo Iacchetti. Ah!ah!ah!
I maligni dicono che l’onore di preinaugurare Venezia sia un regalo dell’ex ministro della Cultura Sandro Bondi.
Bondi è stato per anni uno dei clienti migliori di Striscia, dubito che mi ami a tal punto da volermi fare un regalo. Da me, di solito, i politici scappano.
Quelli di nuova generazione, tipo Nichi Vendola, mostrano più fair play?
Per niente. Vendola è uno che s’incazza, e di brutto anche.
E allora qual è il santo in paradiso che deve ringraziare?
Il santo è il direttore del festival, Marco Müller. Ha visto il film e si è sbellicato dalle risate. Mi ha fatto così tanti complimenti che mi imbarazzo a ripeterli. M’imbarazzo per lui, ovviamente.
Non faccia il modesto…
Mi ha detto che questo è cinema vero, non il classico filmetto italiano. Ci sono tecnica, sceneggiatura, storia. Credo poi che condivida la mia critica di fondo a un certo cinema americano, fatto senza idee, piazzando attoroni e registoni a sostegno di
storie inesistenti. Ah, posso dire che dopo avere visto il mio film Müller è diventato un grande fan di Anna Falchi.
Falchi in 3D… Non è difficile immaginare cosa verrà valorizzato con la terza dimensione.
E invece si sbaglia. Mi sono preso il lusso di evitare certe pecorecciate. È uno dei motivi per cui rifiuto da anni i film di Natale. Ad Aurelio De Laurentiis lo dico sempre: partecipo, ma solo se mi fai scrivere la mia parte, senza volgarità. Finché lui mi dirà no, resterò fuori.
Qual è il film che ha preso in giro più volentieri?
Avatar: una fetecchia colossale. Una specie di storiella di indiani mal riuscita col comandante cattivo e gli aborigeni scemi. Posso citare Fantozzi? Una cagata pazzesca.
Citerebbe Fantozzi anche riguardo a «Harry Potter»?
Quello è girato meglio, per quanto vedere i protagonisti che invecchiano risulta sempre involontariamente comico. Nella parodia faccio la parte di Harry Sfotter, ripetente cinquantenne che si ritrova a Hogwarts insieme a Erniona, interpretata da Anna Falchi, e Ronf, uno strepitoso Antonello Fassari coi capelli rossi. Spassosa anche l’irruzione di Frodolo, il signorino degli anelli, col suo assistente juventino: Gobbum.
Gli americani la odieranno.
Sa qual è il mio sogno? Che al contrario, dopo averlo visto, comincino a interrogarsi seriamente sulla bassa qualità della produzione hollywoodiana. Lo dico da amante del cinema. Solo quest’anno usciranno 27 sequel. Vuol dire che non ci sono idee.
Tra i camei figurano quelli di Bruno Pizzul e Aldo Biscardi. Calciatori ne avrebbe voluti?
Premessa: da juventino posso dire che il calcio e i suoi veleni mi hanno stancato. Insieme a Iacchetti, noto interista, dai microfoni di Striscia lanceremo una campagna di pacificazione tra tifosi bianconeri e nerazzurri: loro si tengono lo scudetto sulle maglie, noi quello morale. Detto questo, sì, ci ho provato disperatamente. Ho inseguito Mario Balotelli per mesi, ma chi ne cura gli interessi è terrorizzato dall’idea di fargli compiere passi sbagliati, e non se n’è fatto nulla.
Tra gli attori c’è un ripescato come Riccardo Miniggio, del duo Ric & Gian. Doveri di amicizia?
Non solo. Un dovere artistico. Trovo scandaloso che la Rai, con migliaia di ore di programmazione l’anno, non trovi posto per persone come Ric, o come Beruschi, o Braschi, che hanno fatto la storia della televisione. Dovrebbero vergognarsi. Quello che è successo a Walter Chiari, tanto per fare un esempio, non deve più ripetersi.
Questo vale anche per la Mediaset, però.
E infatti mi sono mosso con l’azienda affinché Ric possa lavorare di più. Nelle fiction, per esempio, sarebbe perfetto.
A proposito di Rai: i vertici di Viale Mazzini hanno detto di non averle mai proposto il Festival di Sanremo. Se l’è inventato?
Lo dico con le stesse parole del vicedirettore Giancarlo Leone, così fa più ridere: «Spiace che a Leone vengano attribuite
dichiarazioni che immagino non possa, in buona fede, aver mai reso». Se avesse letto l’intervista a Sorrisi, non sarebbe incappato in questo errore. Io ho detto che quest’anno mi hanno offerto il festival e lo ribadisco.
In che anno siamo?
Nel 2011.
Ecco, del prossimo festival, quello del 2012, non ho mai parlato. In ogni caso: no grazie, continuo Striscia. Per presentare occorre essere degli imbonitori e io, con tutto il rispetto, non lo sono.
C’è qualcosa che potrebbe spingerla a mollare Antonio Ricci?
Proprio adesso che io ed Enzino siamo diventati i nuovi Vianello e Tognazzi. Sì, una cosa sola: la morte. Ah!ah!ah!
- Mercoledì 31 Agosto 2011









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