- Tags: Il Motivatore, lettere, psicologia
- Un commento
Alcuni lo chiamano “l’effetto colibrì”. Come, in teoria, il battito d’ali di un minuscolo colibrì nell’Amazzonia può causare un uragano in Italia, così un piccolo cambiamento nella tua quotidianità può provocare una grande rivoluzione nella tua vita.
Altri lo chiamano “l’effetto palla di neve”. Oppure “effetto valanga”. Perché una piccola palla di neve può, rotolando lungo il pendio, crescere fino a diventare una travolgente valanga.
Comunque lo si chiami, è il metodo dei piccoli passi. L’unico capace di portarci a raggiungere i nostri obiettivi. Perché ci consente di suddividere i grandi compiti in piccole mansioni.
I grandi compiti sono un boccone troppo grande. Troppo difficile da azzannare, tanto più da digerire. Mentre le piccole mansioni sono alla nostra portata. Non ci spaventano. Non ci incutono timore. Non ci allontanano.
Sappiamo che ce la possiamo fare. Così le affrontiamo. E così, passo dopo passo, battito dopo battito, un fiocco di neve dopo l’altro, arriviamo alla meta.
Insegno Motivazione all’università. Mi capita di incontrare studenti del primo anno che ancora non sanno come organizzare il loro piano di studi. Che non hanno le idee chiare su cosa studiare, quando studiare e come studiare per preparare gli esami.
A un ragazzo di diciott’anni trenta esami possono sembrare un ostacolo troppo grande da affrontare, un’asticella troppo alta da superare. Allora vediamo insieme quale esame cominciare a dare per primo. Quale per secondo. Quale per terzo. Con che scadenza.
Così il boccone enorme viene tagliuzzato in tanti bocconcini facili da masticare e da deglutire.
E l’aspetto motivazionale è fondamentale: ogni esame superato è una vittoria. Una tappa verso il traguardo finale. Così a ogni tappa lo studente si sente sempre più carico, orgoglioso, motivato ad andare avanti.
A volte basta poco per cambiare molto. Quando una mia amica smise di fumare non pensava che la sua vita sarebbe cambiata così radicalmente. Invece non solo la sua salute ne giovò, ma anche il carattere cambiò. In meglio.
Si sentì orgogliosa di avercela fatta. Accrebbe la sua autostima. La rimozione dei metalli pesanti delle sigarette dal suo organismo la rese meno aggressiva e più dolce. La sua pelle, il suo alito, il suo aspetto ne guadagnarono.
Trovò il partner che desiderava. E il lavoro che voleva. Un cambiamento ne procurò un altro, e così via a catena. Eh sì: come canta Vasco, anche lui ex tabagista, a volte basta poco…
Ho paura del futuro. Le borse stanno crollando, l’economia mondiale va a rotoli. Se le cose continuano così, mi chiedo fino a quando potrò continuare a mantenere mia figlia con il mio lavoro. Sono angosciata…
Caterina, 46 anni
Puoi cambiare l’economia mondiale, o la situazione italiana? Ovviamente no. Allora concentrati sulla tua situazione personale. E sulla tua economia familiare.
E non vedere tutto nero. Perché noi siamo il prodotto dei nostri pensieri. Se mangi male stai male, vero? Allo stesso modo se pensi negativo ti senti negativa. Noti solo il buio. E non vedi la luce.
Quindi fai una bella dieta di ottimismo. Non significa essere illusi, ingenui, stupidi. Ma saper cogliere il bene dove c’è. E le opportunità dove sussistono.
E poi, scusa, credi davvero di finire sotto i ponti? È un momento duro, hai ragione. Ma la storia umana va a cicli. E anche questo tunnel finirà.
In Svezia un padre italiano è stato incarcerato per avere dato uno scapaccione al figlio di 12 anni. Pazzesco! Io ho preso ceffoni dai miei genitori e li dò ai miei figli, che hanno 11 e 7 anni. E sono convinta che servano per educarli.
Io benedico gli schiaffi che i miei mi hanno dato!
Paola, 35 anni
Sono d’accordo con te sul fatto che incarcerare un padre che dà una sberla al figlio è assurdo. Il ragazzino resta molto più traumatizzato dal vedere il genitore trattato da criminale che dallo schiaffo. Ma non sono d’accordo sulla necessità delle punizioni corporali.
Io ho due figlie di 10 e 8 anni. Non ho mai alzato le mani su di loro. E ne sono orgoglioso. I ceffoni sono la scappatoia di chi non ha altri argomenti educativi sottomano. Meglio evitare.
- Lunedì 5 Settembre 2011









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Commenti
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Il 6 Settembre 2011 alle 11:24 marcelloboldi ha scritto:
credevo si chiamasse’teoria del caos’ e non era un colibrì a scatenare una bufera nell’altra parte dell’emisfero, bensì il battito d’ali di una comunissima farfalla.
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