Inizia Contagion (dal 9 settembre al cinema). Le inquadrature si soffermano con evidenza sinistra su una ciotola di arachidi al bancone di un bar, su strette di mano profuse, sulla barra a cui ci si aggrappa sull’autobus, quindi sull’incarnato sofferente di Gwyneth Paltrow, su colpi di tosse, volti pallidi e perlati di sudore… In un inquietante climax ecco la Paltrow moribonda, poi agonizzante in convulsioni con tanto di rivolo di bava, quindi sezionata sul lettino dell’autopsia e con lo scalpo in bella vista da far saltare sulla sedia. Ma quando ormai mi aspettavo di essere entrata in uno di quei film apocalittici americani pieni di scene raccapriccianti e sensazionalistiche alla E venne il giorno, da rimanere perennemente sulle spine e con una mano pronta a coprire gli occhi, ecco che il racconto si “normalizza” e Steven Soderbergh sceglie la via del film pulito e professionale per raccontare una pandemia da analizzare nei suoi più vari risvolti.
- Contagion
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- Contagion, il regista Steven Soderbergh
Sì, perché la sfortunatissima Paltrow non è che il primo morto di una lunga serie, vittima di un virus letale che da Hong Kong si diffonde a Tokyo, Chicago, Londra, Minneapolis, Parigi… Velocemente. Soderbergh è alquanto cattivo e vuole che questo virus sconosciuto si trasmetta con un semplice tocco, e anche solo nel toccare cose appena infettate da altri. “Non parlare con nessuno. Non toccare nessuno. Stai lontano dagli altri”, intima alla moglie il vice direttore Cheever (Laurence Fishburne) del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie.
Nell’analisi - a livello personale, nazionale e mondiale - di questa epidemia e dei tentativi di fermarla, il regista americano mette un po’ di tutto. C’è il dolore della perdita di una moglie, ma c’è anche il tradimento; ci sono dottoresse coraggiose che operano in prima linea per valutare tutti i rischi possibili o ricercano senza posa un vaccino, c’è l’OMS che cerca di trovare le origini del virus, ci sono sospetti sull’esistenza di un potenziale vaccino – e chi dovrebbe eventualmente ottenerlo per primo - e giochi sporchi di case farmaceutiche. C’è il panico che sfocia in follia e violenza, c’è la voce sibillina di un blogger attivista che sostiene che i cittadini non ricevano corrette informazioni e propone la sua cura.
Insomma, c’è così tanta roba che Soderbergh rischia di perdere per strada qualcosa. Tanto che solo a fine film ci ricordiamo che c’era pure Marion Cotillard, “dimenticata” in un villaggio cinese.
Ma soprattutto c’è un grandissimo cast: oltre alla Cotillard e alla Paltrow, Matt Damon, Kate Winslet, Jude Law, Jennifer Ehle. Nessuno di questi però è protagonista, perché il film è corale e a ognuno è affidata solo qualche manciata di minuti. Protagonista è il virus, come ha sottolineato il regista alla Mostra di Venezia, dove Contagion è stato presentato fuori concorso: “In Contagion non c’è‚ nessuna metafora della crisi economica ma solo il virus”. E infatti, in un certo tentativo di realismo, più volte vengono citati virus recenti oggetto di cronache, come l’aviaria e l’H1N1.
Se non c’è alcuna metafora della crisi economica però non manca una stilettata alla veridicità di internet e a certa disinformazione spacciata per inchiesta coraggiosa. Molto più buono Soderbergh mi è sembrato verso le varie alte sfere governative, che peccano anche loro, sì, ma più umanamente.
Le musiche di Cliff Martinez sono notevoli e perfette per un ritmo da thriller. Peccato però che l’oscillare della regia tra voglia di inquietare e desiderio di analizzare scientemente conduca lo spettatore a non appassionarsi a cuore libero alla vicenda. Senza vivere grandi coinvolgimenti, esco dal cinema solo sufficientemente soddisfatta.
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- Venerdì 9 Settembre 2011











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Il 31 Gennaio 2012 alle 21:31 Virus H5N1: lo studio sulla manipolazione bloccato per timore di bioterrorismo | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] mutare in questa direzione. E diventare un pericolo mondiale , un po’ come succede con il film Contagion (in edicola con [...]
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