
Jodie Foster (credits: Ufficio Stampa The Beaver)
“Attrice e regista? Una pessima idea: non fatelo, fidatevi”. Non devono averlo sentito in molte, il premuroso e ironico consiglio di Jodie Foster: tra le sue colleghe, oltreoceano ma anche italiane, pare ormai scoppiata la moda del salto di qualità dietro la macchina da presa.
Con alterne fortune sempre più attrici si lasciano tentare dal sogno della regia, registrando esperienze ed emozioni diverse. “Dei lati positivi nel firmare la regia ci sono” rassicura l’ex enfant prodige di Scorsese, ormai attrice di indiscusso talento- vedere Carnage di Polanski per credere - ma anche regista di film come Mr.Beaver, applaudito allo scorso Festival di Cannes.
“Non è male essere l’unica persona a conoscere la sceneggiatura a menadito, ad aver scelto gli attori e a poter quindi pianificare tutto. Non devi dipendere da nessuno, sei tu che devi decidere cosa fare”. Ma là dove per una donna riflessiva come lei fare la regista si rivela un processo “terapeutico”, utile a “farti ruminare le cose che hai dentro, rimestandole secondo punti di vista sempre nuovi”, per qualcun’altra invece è, addirittura, “eccitante”.
Parliamo di Eva Mendes, icona sexy carismatica che anche sul set ha le sue armi per farsi ascoltare. Nel dirigere il suo cortometraggio California Romanza, infatti, si è trovata decisamente a suo agio: “Mi prendevano sul serio, e a me piaceva che finalmente non fosse tutto concentrato su di me. La regia è un’arte eccitante, ma strana: il film proviene da te ma non resta a te, ne sei madre ma devi lasciarlo andare”. Madre spesso apprensiva e preoccupata, lo sa bene Natalie Portman, autrice di un corto del film collettivo New York, I Love you: “Bello passare dietro la macchina da presa, ora capisco di più i registi. Mi spaventa solo entrare in sala e aspettare il verdetto sul film che ho diretto io: in quel momento realizzo che se c’è qualcosa di sbagliato è tutta colpa mia”.
Colpa o non colpa, quel che conta è badare al proprio cast: lo insegna Stefania Sandrelli, che con Christine Cristina ha azzardato l’esordio alla regia dopo quasi cinquant’anni di carriera: “Ogni attore prima o poi pensa alla regia, è inevitabile - ha commentato, confermando le voci sulle sue spremute di arancia sul set - Io ci tengo alla salute dei miei attori”. La sindrome regista-madre ha colpito anche un’altra attrice nostrana, Maria Grazia Cucinotta, che all’ultima Mostra di Venezia ha presentato il suo corto Il Maestro (in onda il 23 su Diva Universal, alle 21): “Passare alla regia è stata un’emozione incredibile: alla prima proiezione ho pianto tutto il tempo, anche per la gioia di aver avuto attori e bambini fantastici. Fare film ti toglie egocentrismo, e chissà che non faccia un lungometraggio, prima o poi”.
C’è anche chi ha voluto prendere la cinepresa e andare a immortalare le bellezze artistiche e umane della sua città natale. Un omaggio per immagini, questo è Catania Andata e ritorno, che la stessa autrice Donatella Finocchiaro definisce così: “Un gioco, più che un esordio: volevo parlare della mia città, raccontare com’era ieri e com’è oggi”. Sia ben chiaro, la protagonista di Terraferma di Crialese sentiva “la necessità di farlo come cittadina”, ma “non intendo fare la regista”, ci tiene a precisare.
Di tutt’altro parere Valeria Golino, che invece dietro la macchina da presa sembra averci preso gusto: dopo i premi per Armandino e il madre, ha annunciato la voglia di girare un lungometraggio, tratto dal romanzo Vi perdono di Mauro Covacich. Scelta coraggiosa quanto rischiosa, dato che ad affrontare il tema dell’eutanasia sul grande schermo, finora, pareva intenzionato solo un cineasta esperto come Marco Bellocchio. E invece la Golino sembra avere le idee chiare: “Lo produrrò con Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri, vorrei girarlo senza pressioni e il più libera possibile. Ho scoperto che fare la regista mi piace, per ora non mi vedo in un film diretto da me, in futuro chissà”. Capito Jodie?
- Giovedì 15 Settembre 2011









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