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Gli ometti blu alti tre mele o poco più nati dalla fantasia del fumettista belga Peyo, I Puffi, arrivano al cinema, dal 16 settembre. Per la prima volta in computer grafica unita all’action live e in 3D.
L’imperversare del 3D nel cinema mi è per lo più fastidioso e mi pare spesso inutile, ma se c’è un ambito in cui la tridimensionalità è spesso ben fatta e accattivante è proprio dove c’è di mezzo l’animazione. E così quando la scena del film si apre sul villaggio dei Puffi, una stupefacente architettura di sentieri tra il verde e funghi a mo’ di case che sembra di poter toccare, quasi che la mia voce si unisce a quella dei bambini in sala in un “ohhhh”.
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- I Puffi
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I Puffi, nonostante non li abbia mai troppo amati nel loro mieloso moralismo, rappresentano comunque un ricordo caro di infanzia. E così il film diretto da Raja Gosnell ha il grande pregio di concedere momenti nostalgici e preziosi agli adulti e momenti di pura piacevolezza ai piccoli, riuscendo ad essere il classico lavoro “adatto a tutti”.
I Puffi, inoltre, regala attimi di leggera ilarità che lasciano addosso un felice senso di buono.
Ma ecco la storia. Il Grande Puffo, Brontolone, Quattrocchi, Puffetta, Coraggioso (nuovo puffo dalle evidenti origini scozzesi) e Tontolone a causa delle goffaggini di quest’ultimo si ritrovano catapultati in mondo nuovo, in piena Grande Mela, a Central Park! Con al seguito l’immancabile nemico Gargamella (Hank Azaria) e Birba, gattaccio perfido nel cartone animato tv che invece al cinema diventa sicuramente più simpatico e di un’espressività esilarante. Il personaggio di Birba è talmente riuscito che se la gioca con il Gatto con gli Stivali di Shrek: ed è tutto dire.
Il manipolo blu si trova proiettato tra grattacieli, auto, orde di umani, e si può immaginare il divertente stupore che crea sui newyorchesi. Però, anche quando si ritrova a casa della giovane coppia Grace e Patrick Winslow (interpretati da Jayma Mays e Neil Patrick Harris), il gruppo dei Puffi mantiene intatto il suo spirito puffoso, solidale, ottimista (Brontolone a parte), e non manca mai di intonare la sua canzoncina “la la lala lala la lalalala”. “Perché? tu cosa canti a lavoro?” chiede Grande Puffo stupito a Patrick quando questi, in ufficio concentrato, gli chiede spazientito di smetterla di cantare.
La piccola pecca del film però è proprio essere un po’ troppo melenso. Se lo si passa ai Puffi, visto che è loro caratteristica principe e anzi spesso fonte di risate, è più indigesto nel riflesso che i Puffi portano nella vita di Grace e Patrick.
A livello di effetti visivi è resa benissimo la convivenza tra persone in carne ed ossa e Puffi creati al computer. Il solo momento in cui questa perfezione vacilla è quando Patrick abbraccia gli ometti blu: allora ecco che ti accorgi che lì c’è un uomo reale che sulla scena abbraccia il nulla.
- Venerdì 16 Settembre 2011











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