

(Kikapress)
«Aveva gli occhi dolci e innocenti di una bambina. Mi si stringe il cuore se ripenso a quel giorno passato insieme agli Abbey road studios di Londra. L’ultima volta che Amy s’è avvicinata a un microfono per incidere una canzone l’ha fatto con me, per il mio disco, Duets II. Abbiamo cantato stando quasi incollati, sentivamo l’uno il respiro dell’altra, ci inseguivamo con lo sguardo. Era emozionata Amy, e non solo perché io ero da sempre il cantante preferito di suo padre». Snocciola ricordi indelebili Anthony Dominick Benedetto, in arte Tony Bennett, l’ultimo grande crooner vivente, 85 anni, una carriera leggendaria, seconda solo a quella di Frank Sinatra, e un disco di duetti con le più grandi voci del mondo: Lady Gaga, Mariah Carey, Andrea Bocelli, Norah Jones, Michael Bublè, Natalie Cole. Artisti proiettati verso un futuro radioso con contratti e progetti da sogno.
Tutti tranne una: Amy Winehouse. «Mancavano pochi minuti all’inizio delle registrazioni e lei era nervosissima » ricorda Bennett. «Non stava ferma un attimo, aveva le farfalle nello stomaco, il volto teso, il cuore a mille. Sono sintomi che conosco bene. In quei momenti sembra che il mondo ti stia per crollare addosso, poi inizi a cantare e il battito torna regolare, prendi fiato e la tensione si scioglie. Io la chiamo la paura dei giganti. Più un artista è grande e più grande è l’ansia che deve sconfiggere prima di una esibizione. L’emotività di Amy mi ha ricordato quella del vecchio Frank (Sinatra, ndr). In camerino, Sinatra era uno straccio, poi saliva in scena e tirava fuori gli artigli del fuoriclasse, la tempra d’acciaio».
Ha un solo rimpianto Bennett: «Quello di non avere avuto il tempo di raccontarle fino in fondo la mia storia tormentata, i miei anni bui di cocaina e champagne. Durante una pausa delle registrazioni, mi ha stretto la mano come una bambina con il papà. “Tony, come si impara a vivere felici? Sono sfinita”. La felicità è non uccidere il proprio talento, le ho detto. La sua morte è un lutto per l’arte. Di ragazze con una voce così calda non ce ne sono più in giro. Non dimenticherò mai le sue ultime parole: “Questa canzone (Body and soul, ndr) non avrebbe potuto venire meglio di così. Grazie, Tony”».
L’effetto Winehouse e il fascino senza tempo dei brani di Duets II hanno regalato a Bennett l’ennesimo record di una carriera iniziata nel 1940: il primo posto nella classifica americana degli album più venduti. Mai, prima d’ora, un artista di 85 anni era arrivato così in alto (in Italia il disco è settimo). «Non fatevi illusioni, non sono ancora appagato e non ho intenzione di ritirarmi. La mia testa è già al prossimo disco».
Lo dice godendosi fino in fondo un magic moment che sembra non finire mai. Non c’è americano del jet set che non voglia incontrarlo, stringergli la mano, strappargli una foto, un autografo. Persino il livello più alto della politica a stelle e strisce sembra fatalmente attratto da questo crooner di origine calabrese, ex veterano della Seconda guerra mondiale, instancabile raccoglitore di fondi a favore dell’educazione artistica nelle scuole pubbliche di New York. «Di solito» racconta «il cantante principale viene introdotto da un gruppo minore che scalda il pubblico: al Metropolitan di New York, il 18 settembre, per il mio ottantacinquesimo compleanno, sono stato chiamato in scena da… Bill Clinton. In platea c’erano sua moglie Hillary, seduta a fianco di Robert De Niro, Richard Gere e Whoopi Goldberg. Dopo lo spettacolo, tutti a cena, sotto un tendone in Lincoln plaza. Sono stato accolto da un videomessaggio del presidente Barack Obama: “Tony, le tue canzoni fanno ormai parte della nostra vita. Io e Michelle non dimenticheremo mai la sera in cui la tua voce è risuonata nelle stanze della Casa Bianca. Buon compleanno”».
Dalle stelle del potere a quelle del pop, prima fra tutte Lady Gaga che, con il consueto infallibile fiuto, si è precipitata in sala d’incisione per registrare con Bennett un vecchio classico della tradizione musicale americana: The lady is a tramp, l’hit portato al successo da Sinatra ed Ella Fitzgerald. Abitino alla Marilyn e parrucca verde, miss Germanotta (il vero cognome della popstar) ha letteralmente stregato l’erede di Sinatra.
Che adesso, quando parla di lei, rinuncia a qualsiasi prudenza: «Credo di non sbagliarmi nel dire che questa donna diventerà grande come Elvis Presley. In settant’anni di carriera ho cantato con i più grandi, ma lei ha un talento incommensurabile, è una performer nata, ha un senso dello spettacolo straordinario. Quando entra in una stanza, ruba la scena con un battito di ciglia. Sa recitare a copione, ma anche improvvisare e, a dispetto della musica per cui la conosciamo, ha una delle più belle voci di tutti i tempi». Esagerazioni? Il sospetto di essere andato un po’ sopra le righe non lo sfiora nemmeno: «So bene quel che dico: quando hai un talento e un’intelligenza fuori del comune, il mondo è destinato a cadere ai tuoi piedi».
- Lunedì 3 Ottobre 2011









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