
Bar Sport (01 Distribution)
Sento parlare di Bar Sport al cinema (dal 21 ottobre) e subito penso alla Luisona, alla decana delle paste che se ne sta nella bacheca - puramente coreografica - dal 1959, tanto che dal colore della crema i vecchi riescono a trarre le previsioni del tempo. Penso alla divertente commedia umana scritta da Stefano Benni e vado al cinema felice e pregustando già le risate, per di più sapendo che a dar vita al teatrino di “eroi” strampalati attorno a un bancone sono - tra gli altri - Claudio Bisio, Angela Finocchiaro e Giuseppe Battiston, tre certezze della comicità italiana.
E invece esco dal cinema delusa, le risate elargite in sala si possono contare sulla punta della mano e si trattano più che altro di sorrisi. E anche la Luisona, lei, quella pasta atavica con “la bellissima granella in duralluminio”, non è riuscita a conquistarmi. Tanti i tentativi comici, pochi quelli veramente andati a segno.
Ammetto che non era poi così facile trasferire tanto materiale “sacro” raccontato e ironico in dialoghi e personaggi. “Ma come fai a metterci dentro tutta quella roba?”, avevano infatti chiesto aggrottando le sopracciglia al regista Massimo Martelli, quando aveva espresso la volontà di fare un film tratto da Bar Sport. Ma a maggior ragione mi viene da chiedermi dove sia evaporato, nella trasposizione cinematografica, tutto il potenziale comico del libro di Benni.
La “colpa” probabilmente non è degli attori, che pur senza eccellere fanno tutti il loro onesto compito. Bisio è il tecnico da bar, più comunemente chiamato “Tennico”, l’asse portante di ogni discussione, soprattutto se sia di calcio o ciclismo. Battiston è il barista, Antonio detto Onassis per la sua avarizia. Claudio Amendola, poco incisivo, è il rappresentante, lui, il colpevole di “far fuori” la Luisona: ma il pathos di questo tragico “attentato” non si sente granché. Teo Teocoli è il playboy, quello che va al bar una sera sì e una no per raccontare agli amici le sue avventure galanti, evidentemente frottole che se ben imbastite hanno comunque l’approvazione di tutti.
Le due anziane signore, sedute appartate a un tavolino d’angolo, con al collo una stola di volpi spelacchiate, sono state affidate alla Finocchiaro e a Lunetta Savino. Nonostante si tratti di un duo comico potenzialmente brillante, che a volte regala anche qualche risolino, non capisco perché non ricorrere a due vere attrici anziane e non a due donne mature incanutite e invecchiate per l’occasione, ma che sembrano appunto due donne mature incanutite e invecchiate per l’occasione, non due anziane signore.
Il più micidiale di tutti, quello che con le sue stoccate riesce sempre a essere pungente e divertente, è invece Antonio Catania, il Muzzi, che a Natale diventa buono anche lui, tanto da portare al bar l’albero, segato di notte ai giardini comunali.
Ma tutta questa brigata di compagni di ventura, riunita nel mite squallore del Bar Sport (Panorama.it ha anche una rubrica a nome Bar Sport), viene amalgamata senza l’energia necessaria. Il ritmo scarseggia e a volte ci si annoia un po’.
Resta comunque al film di Martelli il merito di richiamare alla memoria spaccati di Italia andati che conservano un buon sapore, quando ancora recarsi al cinema era un evento e si poteva fumare in sala, quando per telefonare ci si appigliava al vecchio scomparso telefono a gettoni, quando i “cinni” sfrecciavano per le vie in bici senza rischiare di essere investiti ad ogni curva. Seppur non sempre efficaci, simpatiche le animazioni aggiunte al girato, come il coccodrillo della maglia Lacoste che arranca di caldo o l’epica sfida ciclistica tra Pozzi e Girardoux.
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- Venerdì 21 Ottobre 2011










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Il 22 Ottobre 2011 alle 6:36 Bar Sport, ecco il film tratto dal libro | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] a trentacinque anni di distanza, Bar Sport sbarca nei cinema, distribuito da 01, portando sul grande schermo personaggi mitici come il barista, il tennico, il [...]
Il 22 Ottobre 2011 alle 9:46 - Vivi Capena ha scritto:
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