
Vinicio Marchioni, protagonista del film Cavalli (Credits: ufficio stampa)
Se è vero che il sogno di ogni attore è interpretare un bel ruolo in costume, Vinicio Marchioni, ex Freddo del serial Romanzo Criminale, ha coronato il suo recitando in Cavalli, opera prima di Michele Rho. Un film d’altri tempi, non tanto per l’ambientazione di fine ‘800, quanto per l’atmosfera che sa restituire: “Ci siamo calati nei panni di persone che hanno vissuto senza corrente elettrica, senza I-phone, con enormi problemi di comunicazione: un’esperienza unica, ci ha dato la chance di riflettere su un’Italia che non esiste più”.
Si riferisce ai valori di un tempo?
No, i valori del film credo siano quelli che ogni italiano ancora conserva, dalla provincia di Aosta fino all’isola di Lampedusa: tutti abbiamo bisogno di fraternità, di amore o di andare al di là dei nostri confini per crescere. Il problema, semmai, è una classe politica che sta facendo sempre peggio.
Classico discorso del “si stava meglio quando si stava peggio”?
Già, forse inizio a ragionare così perché ho avuto un figlio da poco, ma penso che da una parte la tecnologia ci aiuti tanto, e siamo andati avanti anni luce anche con la scienza, però molte volte le nostre comunicazioni sono ormai indotte da un sistema commerciale che vuole che si spenda sempre di più. Ma non in cultura: la mancanza di fiducia nel sistema culturale fa sì che sia più importante investire per ampliare prodotti pubblicitari, scuole e cliniche private, piuttosto che pubbliche. Ecco perché gli adolescenti trovano più interessante mettersi al computer che comprare un libro.
Com’era lei da ragazzo?
Ho avuto la fortuna di studiare all’università e avere mezzi e apertura mentale per aprire un libro o guardare un film, e penso sia un diritto inalienabile creare un sistema culturale per cui ognuno abbia la possibilità non solo di andare in una libreria ma, come in Francia, farsi un abbonamento mensile al cinema pari a 14 euro con cui andare in tutte le sale che vuoi, ogni volta che vuoi.
Non male, è questo il paese che sogna per suo figlio?
Come padre ho molti dubbi, ma resto convinto che lo Stato siamo noi: se ognuno si impegnasse per cercare di cambiare piccole cose del quotidiano questo si ripercuoterebbe sulla classe politica. Spesso è colpa anche dei singoli cittadini: per qualunquismo, menefreghismo o sopravvivenza siamo i primi responsabili di piccole inciviltà.
Dove sta andando questo paese?
Non ne abbiamo la più pallida idea, siamo allo sbando. Ma io sono ottimista di natura: credo ci siano nuove generazioni di attori, artisti, musicisti e giornalisti che non ce la fanno più. Abbiamo tutti la voglia di impegnarci per far sì che le cose migliorino.
La cosa che le piace meno dell’Italia?
Il provincialismo più stupido, quel guardare quello che succede altrove con ammirazione senza essere capaci di valorizzare le nostre enormi risorse.
E della classe politica?
La volgarità, al di là delle ideologie sono tutti di una volgarità e piccolezza umana, prima che intellettuale. E’ questo che ci fa più male e allontana sempre più dalla politica.
Tornando al film, è vero che è caduto da cavallo?
Sì, e anche Michele Alhaique, del resto quando hai a che fare con animali che hanno un altissimo grado di sensibilità non sai mai come possono svegliarsi la mattina. Eppure io mi sono innamorato di questa opera prima così ambiziosa. Poi fin da piccolo ho sempre sognato di poter fare belle scene a cavallo, un giorno.
- Venerdì 21 Ottobre 2011









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