Il peggiore nemico di noi stessi? Indovinato: siamo noi.
Siamo noi che ci abbattiamo, umiliamo, scoraggiamo, delegittimiamo. Siamo noi che permettiamo agli altri di farci male, o impediamo loro di farci del bene. Nella mia attività di coach mi sono trovato di fronte a centinaia di casi di persone che sono efficientissimi e sanguinari carnefici di se stessi. Si alzano al mattino pensando a tutto ciò che potrà andare male durante la giornata, così la iniziano con il morale a terra e con il piede sbagliato. Si presentano alle persone trasmettendo totale mancanza di fiducia sia in se stessi, sia negli altri; e perché mai gli altri dovrebbero fidarsi di chi non si fida né di loro, né di se stesso? Si lamentano di tutto, non trovano una soluzione per niente. Quando, finalmente, vanno a dormire si fanno l’ultimo regalo, passando mentalmente in rassegna i momenti peggiori di una giornata di m… e ripetendosi, per l’ennesima volta, il mantra motivazionale “Sono un fallito, non valgo nulla”. E così facendo si preparano mentalmente perché l’indomani sia altrettanto brillante.
E’ facile cadere nella trappola della demotivazione. Da ragazzo mi capitava spesso. E ogni tanto mi capita ancora. Ma ora mi impegno a trasformare il critico interiore in coach interiore.
Il nostro critico interiore è la vocina che ci rimbomba in testa. E che normalmente ci dice tutto ciò che non va bene, tutto ciò che stiamo sbagliando. Le sue frasi preferite sono “Sono un cretino!”, “Che stupido!”, “Come ho fatto a non pensarci prima?”, “Perché capitano tutte a me!”; frasi che servono ad abbatterci, a sentirci dei perfetti deficienti. Ma questa vocina non è, di per sé, negativa. Se la sappiamo usare a nostro vantaggio.
Il critico critica e basta. Il coach ti mostra gli errori, ma ti insegna anche a non ripeterli. Se arrivi in ritardo all’appuntamento, invece di dirti “Sono un imbecille!” prova a dirti “Mi sono comportato da imbecille perché sono uscito tardi, non prevedendo la possibilità di trovare traffico”. Se perdi il cliente invece di dirti “Sono un incapace!” prova a dirti “Mi sono comportato da incapace perché non ho capito che avrei dovuto essere più flessibile con lui”. Se il partner ti molla invece di dirti “Un altro fallimento, sono un fallito”! prova a dirti “Stavolta non è andata bene. Ma so che merito l’amore”. E penso a come avrei potuto comportarmi diversamente per non venire scaricato.
Impara dai tuoi errori. Fanne tesoro. Per non ripeterli più. Ci vorrà del tempo per migliorare. Soprattutto se il comportamento sbagliato è radicato. Ma comincia a non abbatterti. E a trasformare il critico in coach. Il primo passo consiste nel seguire il consiglio evangelico: Prenditela col peccato, non col peccatore. Perché siamo tutti peccatori. Tutti sbagliamo. Ma non per questo siamo sbagliati.
- Martedì 25 Ottobre 2011










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