Il genio di Martin Scorsese alle prese con la più sofisticata tecnologia. Il risultato è Hugo Cabret, favola 3D di cui è stata proiettata una (modesta) manciata di minuti in anteprima al Festival Internazionale del Film di Roma. Un bambino dagli occhi cerulei corre a perdifiato tra la folla, in una stazione gigantesca. E’ Asa Butterfield, già visto in Il bambino con il pigiama a righe. Protagonista della pellicola nei panni di Hugo Cabret, personaggio inventato dallo scrittore Brian Selznick, il piccolo Asa presenta, nella sequenza mostrata a Roma, un’affascinante scoperta alla sua amica Chloe Moretz: un robot in grado di animarsi e addirittura segnare misteriose tracce su un foglio.
La cura dei dettagli, in perfetto stile Scorsese, è a dir poco maniacale, e la tecnica stereoscopica la rende straordinaria. Potere delle immagini, lo stesso per cui il libro La straordinaria invenzione di Hugo Cabret si è rivelato un incredibile successo editoriale: “Le immagini raccontano più delle parole – sostiene Selznick – Il mio scopo era destare interesse già solo nell’azione fisica di girare la pagina. La maggior parte del libro per altro è ispirata al cinema: sin da piccolo adoravo Le Voyage dans la lune di Georges Méliès, e grazie a delle ricerche ho scoperto che Méliès aveva una collezione di robot che furono buttati dopo la sua morte. Così ho immaginato cosa accadrebbe se un bambino oggi li trovasse e provasse a ripararli e il libro ha iniziato a prendere forma, poi alle parole ho sostituito le immagini”.
Non capita a tutti gli scrittori avere Martin Scorsese interessato alla trasposizione cinematografica della propria opera: “Quando ho saputo che era interessato al film ho capito che il mio libro era nelle mani giuste: Scorsese è uno dei migliori registi della storia”. Concorda il piccolo Butterfield, 14 anni e già la possibilità di lavorare con un cineasta di questo calibro: “Ho sostenuto i primi due provini a Londra, poi ho spedito un video e infine ho fatto un provino a New York con Scorsese. Dei suoi film ho visto The Aviator, The Departed, Shutter Island, sono straordinari, ma ho compreso davvero l’importanza di ciò che stavo per fare vedendo come reagivano le persone quando dicevo che avrei recitato con lui”.
Presente all’evento speciale del festival anche Francesca Lo Schiavo, curatrice con Dante Ferretti delle scenografie del film: “La stazione che vedete (anche dal trailer, ndr) non è una copia di un luogo reale, ho preso elementi dalle quattro stazioni di Parigi e ricostruito un luogo diverso con dettagli molto precisi. E’ stato miracoloso ritrovare un documentario del 1926 in cui veniva illustrata una delle stazioni. Scorsese ci chiedeva di tenere sempre presente che si trattava di un racconto ispirato a Méliès, uno degli inventori dello spettacolo cinematografico, colui che ha tentato i primi effetti speciali. E per questo voleva mantenere il film in equilibrio tra realtà e fantasia: abbiamo dovuto dilatare le dimensioni di certe costruzioni, e il risultato è straordinario, anche perché sia per noi che per Martin era la prima volta che usavamo il 3D”.
- Mercoledì 2 Novembre 2011










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Il 7 Dicembre 2011 alle 20:39 Dario Argento: “Il mio Dracula 3D fa paura quanto i politici” | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] talmente nuova da far impallidire persino “Avatar, che è già obsoleto”, più vicino a Hugo Cabret: “Scorsese ha usato il mio stesso nuovissimo [...]
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