
Marracash, "King Del Rap": Cover dell'album - Credits: Universal
Marracash è ”King del rap“, irrefrenabile per la promozione del suo nuovo album di inediti anticipato dal singolo omonimo. In vendita dal 31 ottobre, in formato speciale. Oltre alle tracce del nuovo disco, in download gratuito per pochi giorni è disponibile “Roccia Music Volume 2“, acquistabile anche in formato fisico in doppio cd sul circuito dei negozi GameStop.
Qual è la situazione dell’hip hop oggi in Italia?
Possiamo dire che oggi il genere ha attecchito. Il pubblico oggi è pronto a recepire un prodotto anche senza un tormentone, senza scadere necessariamente nella dance come sta succedendo negli Stati Uniti. È l’obiettivo raggiunto.
Molte giovani promesse del rap nascono sul web.
È vero, ma per un pubblico che non sa cosa c’è prima e cosa c’è dopo, su Internet tutti hanno voce, anche i cretini. A parte i blog e i censori e i portali che masticano di musica e ne parlano, c’è chi si ispira al macro-genere e fa “Happy Meal Music”, orientata ai piccolissimi. Tra i veri talenti c’è Salmo, un emergente completo che sta ottenendo molti consensi e credibilità nel settore.
Sempre rimanendo nel web, anche per te sono vive le due fazioni di chi dimostra stima e dice che stai abbassando l’asticella…
Se domani facessi un pezzo scritto dal più grande intellettuale di tutti i tempi, un pezzo gospel pensato da Pavarotti, alcuni diranno comunque che è commerciale. Questo tipo di scontri che si vedono tanto sul web sembrano più giochi da ragazzi che discussioni serie.
Tra i critici, c’è chi dice che il rap non produrrà mai nulla di culturalmente rilevante, ma che sia spesso una collezione di stereotipi, il più delle volte falsi.
Mi batto sinceramente per distruggere questi pregiudizi. Io vengo da un quartiere di periferia, ma sono uno dei tre rapper noti che viene davvero dalle case popolari. Ma questo non mi porta a cavalcare questi temi, che in strada si spacci lo sanno pure i cani morti.
Qual è il tuo rapporto con i fan?
Li amo, ma mi fanno anche molto incazzare. C’è una superficialità incredibile a volte. Distribuisco un album di livello gratuitamente ma non capiscono che basta compilare due campi per scaricarlo. Sembra che vogliano che glielo si porti direttamente a casa. A volte su questi social network c’è un’ignoranza di ritorno incredibile, e in questo cerco a mio modo di educare i fan, che a volte sono così giovani da essere fan per la loro prima volta, gli mancano gli strumenti. Non mi pongo come moralizzatore, ma ci sono cose che mi fanno innervosire, come il fatto che fare una foto con me sia più importante del disco stesso. È come se qualcuno volesse fare una piccola vacanza nella mia vita e l’autografo fosse il souvenir.
Quanto sono importanti i prodotti gratuiti sul web?
Importantissimi, soprattutto nel rap dove la musica prodotta ha una durata sempre più ridotta. Così ai prodotti ufficiali si affiancano quelli ufficiosi, spesso più densi di contenuti. Nei negozi si vendono brani più scanzonati, per mantenere il nome e raccogliere i più giovani. Il problema è che stupirli diventa sempre più difficile, così i mixtape free sono anche un’occasione per fare più sperimentazione secondo criteri antieconomici. Sono operazioni che permettono di fare collaborazioni e progetti paralleli.
Qualcuno sostiene che il rap in Italia stia diventando un po’ troppo pop. È vero?
È come l’impero romano, c’è l’apogeo, poi la decadenza. L’hip hop anche all’estero è diventato poppissimo ma c’è un ritorno di fiamma. Ci sono personaggi come Kanye West che sono riusciti a portare il loro genere su nuove strade, più mature e rivolte al pubblico adulto. In questo caso l’asticella va più in alto e va oltre l’avere vestiti colorati e alla moda. Questo è un processo che fa più fatica a trovare i suoi frutti in Francia e in Germania.
Come ti distingui da questa “deriva”?
Attraverso i testi, che sono un po’ la mia forza. Ci sono poi amici come J-Ax che nel loro genere hanno una cifra diversa, con un genere di brani che fin dal giorno uno si pone obiettivi diversi, anche e soprattutto dal punto di vista musicale. Lui si trova a suo agio con un certo genere di sonorità, sintomo di un cambiamento che trovo adeguato a lui.

Marracash - Credits: La Presse
E di Fibra, cosa ci dici?
Molti giornalisti sostengono che siamo nemici, ma credo che lo pensino solo perché è molto facile scriverlo. In realtà ci frequentiamo, siamo amici, siamo in ottimi rapporti.
All’arrivo del tuo nuovo album, nessun dissing critico verso altri artisti. Cos’è successo?
Questo genere di scontri musicali sono solo espedienti promozionali. Sono come i terroristi per i governi, degli spauracchi. Senza fare l’immodesto, credo di non aver bisogno di attirare l’attenzione con i dissing. Se esisti solo grazie a loro, vuol dire che non hai nient’altro da dire. Sono divertenti da ascoltare, ma noi in Italia siamo tutti molto amici e collaboriamo. In passato ho solo detto quello che sanno tutti, che Mondo Marcio il fumo che diceva di vendere nelle sue canzoni, non l’ha mai venduto.
Infatti in Roccia Music Volume 2, abbinato a “King del rap”, ci sono tantissime collaborazioni.
Assolutamente, collaboro a 360 gradi. Noi rapper non siamo haters, crediamo nel costruire e meno nel distruggere. Questo atteggiamento si distingue dalla generazione di artisti anche non rap della precedente generazione che soffocava i nuovi talenti. È importante che questi ragazzi un giorno li si produca noi e non un manager con la cravatta. L’esempio più eclatante è uno come Emis Killa, che considero un fratellino perché lo apprezzo tanto anche dal punto di vista umano, è molto in vista e che farà la sua strada.
Le collaborazioni con il mondo pop sono sempre più frequenti, se si pensa ai Club Dogo con Biagio Antonacci…
Sì, anche se con la voce che si ritrova, dovrebbe utilizzare delle basi un po’ più moderne. Per quanto mi riguarda, ha avuto un buon successo il singolo con Giusy Ferreri. Nonostante le etichette discografiche differenti, il nostro duetto è stato molto naturale. Siamo di estrazione popolare, siamo di origine siciliana e abbiamo lavorato duro nella vita. Apprezzo molto anche Tiziano Ferro, di cui ho stima perché fa un pop moderno, invece di Laura Pausini che si è fermata da sempre a “La solitudine”.
In un brano in collaborazione con Fabri Fibra, usi parole critiche verso Francesco Facchinetti. Puoi spiegarci meglio cosa pensi di lui?
Odio i raccomandati e chi non si è sudato quello che ha. Sono della fazione opposta, tutto quello che ho me lo sono guadagnato. Apprezzo il talento e l’impegno, che qui in Italia non viene premiato. Siamo il Paese dei raccomandati. Facchinetti ha cominciato da cantante di serie Z. Non lo conosco nemmeno e spero di non conoscerlo perché poi in questi casi mi capita spesso di trovarli simpaticissimi certi personaggi, ma sembra che ormai Facchinetti dobbiamo sorbircelo a tutti i costi.
Su Twitter hai detto la tua sul video di Belen Rodriguez…
Secondo me gli italiani non aspettavano altro nella vita. Secondo me c’è stato un giorno di comune liberazione del mondo maschile. Mi dispiace per lei, perché secondo me quel video è davvero amatoriale e intimo. Il fatto che sia uscito fuori è la prova che in Italia non è proprio possibile mantenere un segreto.
Cos’è importante per te oggi, rispetto a questo album e in questo momento della tua carriera?
È un album importante, il più bello che credo di aver fatto finora. Completo e spero riuscito. Ho un aspettativa più alta rispetto ai precedenti, ho voluto fortemente che non fosse un album di passaggio. Il mio obiettivo è andare oltre al giovanilismo a tutti i costi, assecondando le scelte delle radio. Preferisco che il pubblico mi pensi come una persona intelligente piuttosto che un tamarro di periferia. Una qualificazione riduttiva, anche per una persona che come me porta i tatuaggi e gli orecchini.
Come sarà il tour?
Sarà un live veramente live, dove il contributo del dj sia ridotto al minimo indispensabile. Abbiamo aggiunto elementi scenografici che renderanno lo spettacolo un po’ più vicino a quello che si fa a teatro. Sarà un tour un po’ più show, ma solo per accenni. Non sarà un concerto simile a quelli di Caparezza, più vicini al teatro-canzone.
Su Facebook hai speso parole polemiche rispetto alle proteste a Roma…
Sono contento che la gente prenda coscienza della realtà che li circonda. Il problema è che molti di loro scendono in piazza per passeggiare in centro e parlare del più e del meno con gli amici. Questo non è essere indignati, è essere annoiati. Sono contento che ci siano i movimenti popolari, ma preferirei che le persone si ponessero più domande. Su come funzionano le banche, i soldi e la nostra democrazia, ad esempio.
- Mercoledì 2 Novembre 2011









I calendari 2012
Tutto su Belen Rodriguez
Tutto su Lady Gaga








Talent show: le 10 star internazionali più amate su Facebook
Musica, le gallery più cliccate: Jennifer Lopez e Noemi in testa, e ci sono sorprese


Le ragazze di Periscopio
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 2 Novembre 2011 alle 10:17 Marracash, l’intervista: “King del Rap”, Facchinetti e… Laura Pausini | Notizie Più ha scritto:
[...] the article here: Marracash, l’intervista: “King del Rap”, Facchinetti e… Laura Pausini Segnala presso: Articoli CorrelatiTutti contro “Mylo Xyloto” dei ColdplayFabri Fibra lancia [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.