
di Antonella Piperno
Intervistare Claudia Gerini a casa sua alla vigilia del Festival del cinema di Roma è un po’ stare sul set di fianco a Sarah Jessica Parker in Ma come fa a far tutto?: la conversazione si incastra tra la preparazione della valigia per il Sud Africa dove girerà l’action-thriller anglotedesco The Labyrinth, l’accudimento alla secondogenita Linda che si è appena svegliata, la telefonata di un’amica cui ha delegato l’acquisto di un regalo di compleanno. Nelle vicinanze c’è pure il compagno Federico Zampaglione che la reclama per un concerto: «Teso’, alle 18.30 devo suonare vicino a Caracalla».
Al Festival del cinema Gerini apre il concorso il 28 ottobre come protagonista assoluta di Il mio domani, film intimista di Marina Spada ambientato a Milano (sarà nelle sale il 4 novembre prodotto da Kairòs e Raicinema). Gerini è Monica, donna piena di inquietudini, in precario equilibrio tra una carriera di successo come formatrice del personale, una piatta relazione clandestina con il suo capo e un rapporto difficile con la famiglia d’origine. Fino a quando le si romperà qualcosa dentro.
È la sua prima volta in concorso a un festival…
Ero stata a Cannes con Non ti muovere, ma fuori concorso, e comunque quello era un ruolo di contorno. Questo è il mio primo film drammatico da protagonista, lo stavo aspettando da tempo, lo desideravo.
I ruoli brillanti alla Enza Sessa, la coatta di «Grande, grosso e Verdone» che urla parlando al telefonino, non la soddisfacevano più?
Tutt’altro. Vado fiera di Enza Sessa come della Jessica di Viaggi di nozze. È difficile rappresentarle in tacchi vertiginosi e pantaloncini leopardati e riuscire comunque a fare emergere la loro dolcezza. Sono orgogliosa anche del mio ruolo nella nuova commedia di Fausto Brizzi Com’è bello far l’amore, dove sarò una moglie dalla sessualità coniugale un po’ appannata che verrà rivitalizzata dall’arrivo di un amico pornodivo. Ma mi soddisfa ancora di più riuscire a spaziare tra commedia e dramma. Ed essermi tolta di dosso l’etichetta di attrice commerciale che anni fa mi escludeva dai film d’autore.
Quando fa la coatta però è più appariscente e sexy, nel nuovo film è spesso struccata, col volto sofferente. La disturba rivedersi sul grande schermo meno bella del solito?
Non ho paura di farmi vedere senza trucco né al cinema né nella vita, o nelle interviste tv. Non sono tra quelle che si rimirano il maquillage allo specchio. Anzi mi rompo pure le scatole, vorrei che i truccatori fossero più sbrigativi.
Caratterialmente si sente più vicina alla tormentata Monica o alle chiassose protagoniste dei film verdoniani?
Come persona ho un pezzettino di tutti i miei personaggi, l’attaccamento al lavoro di Monica, la solarità di Enza. Cerco di prendere la vita con ottimismo, mi piacciono le persone, credo che sia difficile non andare d’accordo con me. Ma anch’io ho i miei momenti di malinconia.
Come affronta i momenti di tristezza?
Li vivo e ne parlo con la mia psicoterapeuta Terry Bruno che da cinque anni mi segue una volta alla settimana. È lei che mi ha aiutata nel periodo della separazione dal padre della mia prima figlia. Curiosamente è anche una specialista di Pnl, la programmazione neurolinguistica (tecnica che punta a influire sugli schemi comportamentali attraverso il linguaggio, ndr) di cui si serve anche il mio personaggio nelle sue lezioni di formazione professionale. Le ho fatto leggere il copione, anche la regista era d’accordo.
Ha altri momenti riservati a se stessa?
I tre allenamenti di taekwondo: sto per diventare cintura nera. Mi sono necessari per non essere fagocitata dal ruolo di mamma-chioccia: ho il difetto del «tutto io», devo essere io ad accompagnare le bambine, fare il bagnetto, metterle a nanna, preparare la cena.
Come la protagonista anche lei è figlia di separati, ha sofferto?
No. I miei si sono lasciati quando avevo 18 anni e sono stata contenta per loro perché finalmente potevano viversi la loro vita. È stata mia madre a cambiare casa, mia sorella viveva con il fidanzato e io sono rimasta sola con mio padre. Un bel periodo: nonostante il grande legame con mia madre ero una «papona». E poi è stato lui, ex impiegato del comune, ad avvicinarmi al cinema facendomi vedere Poveri ma belli e Pane amore e fantasia. Avere una figlia attrice per mio padre è il massimo.
Ha mai avuto il desiderio, come la sua protagonista, di fare tabula rasa e ricominciare un’altra vita?
Quando mi sono separata. Ora ogni tanto fantastico di vivere un anno in barca, un anno a Parigi, un altro a Los Angeles come quando ero single e mi sono trasferita a Madrid. Ma ero sola, senza figli e alla scoperta del mondo. Ora ho fatto un’altra scelta e mi godo le serate casalinghe con Federico.
- Venerdì 4 Novembre 2011









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