“Un fenomeno. Piovuto da internet, rimbalzato in tv e arrivato finalmente al cinema. Comicità traversale ai generi, multimediale, sfrontata, irriverente, sboccatissima. Guarda a Plauto e strizza l’occhio a Facebook. Una risata ci seppellirà. 2.0, è chiaro”. Questa la presentazione ufficiale sul sito di Medusa di I soliti Idioti, in uscita il 4 novembre nelle nostre sale.
Ispirato all’omonima sketch comedy televisiva, il film vede protagonista il duo Fabrizio Biggio-Francesco Mandelli, che per l’occasione firmano anche la sceneggiatura e le canzoni originali del film. Chiediamo a Mandelli di commentarci il loro successo, anche se lui esordisce ammettendo che “ancora non me lo sono tanto spiegato”.
Come mai i ragazzi vi amano tanto?
Forse perché raccontiamo la realtà della gente comune, la quotidianità, evitando quello che in genere si fa in tv, cioè parlarsi addosso o imitare politici e calciatori. Noi raccontiamo una normalità anche mostruosa ed esagerata, in cui però è possibile riconoscersi.
La critica che ricevete più spesso?
Il linguaggio spesso definito volgare. Io non credo che lo sia, forse è solo più scorretto e più vicino al modo in cui si esprimono i ragazzi e a quello che fanno al bar, a scuola o negli spogliatoi.
L’idea di farne un film com’è nata, dal riscontro del successo della sit-com per caso?
No, l’idea è nata in tempi non sospetti: girando la seconda serie abbiamo iniziato a conoscerci meglio e pensato a realizzare un lungometraggio con due lire, tipo con l’I-phone. Così abbiamo iniziato a immaginare una storia e dopo la terza serie qualcosa è cambiato, sono venuti a chiedercelo e già avevamo le idee chiare.
A chi vi rimprovererà di non contribuire affatto al cinema di qualità che rispondete?
Che è vero. Abbiamo fatto un film pensando semplicemente che tra dieci anni ci avrebbe fatto ridere riguardarlo: è un’istantanea sincera sull’Italia di oggi, senza critica né astio particolari, solo perseguendo l’intento di far ridere. Speriamo sia un film onesto, solo questo.
Hai lavorato a Mtv, partecipato ai cinepanettoni… facile fare l’attore?
Quando ho fatto i film di De Laurentiis ero lusingato di perché per me si trattava, al di là dei gusti, di cinema vero, di film che la gente poi sarebbe andata a vedersi. Allora ero un ragazzino e non avevo niente da perdere, ho imparato tantissimo, era come lavorare in bottega. Per I soliti idioti invece è stato molto diverso, perché l’abbiamo scritto e ci mettiamo la faccia, e a trent’anni non è stato per niente facile.
Chi devi ringraziare per essere arrivato fin qui?
Il prete del mio oratorio che mi fece fare una recita alle medie, dove ho scoperto la mia vera passione, e Andrea Pezzi che mi scelse per Mtv, a cui devo tutto. E anche ai miei genitori, che mi hanno stimolato sempre: mio padre voleva che facessi il medico, però poi mi spronava anche a suonare la chitarra.
Quali sono i vostri riferimenti in termini di comicità?
Tanti, da Vianello e Tognazzi a Cochi e Renato, da Verdone a Guzzanti, dal gruppo del Drive-in ai Monty Phyton, fino ad Andrea Pazienza.
Prima hai definito il film “un’istantanea dell’Italia”: come vedi questo Paese?
Come il paese di chi si lamenta delle macchine in doppia fila e poi dopo due minuti lo fa anche lui. E la cosa fa già troppo ridere: noi la raccontiamo, e vogliamo bene ai vari personaggi con tutti i loro difetti, non c’è un giudizio da parte nostra, ma solo grande affetto. Rappresentiamo i difetti dell’Italia, ritenendo che se ci si ride sopra si esorcizzano e si riescono anche a superare. Ridere aiuta, eccome.
- Venerdì 4 Novembre 2011










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