A fine novembre lo vedremo a teatro, all’Eliseo di Roma, con lo spettacolo Il nipote di Rameau di Diderot, di cui cura anche la regia. Nel frattempo, dal 28 ottobre scorso Silvio Orlando è nelle nostre sale con la bizzarra commedia Missione di pace, in cui l’attore – nei panni di un rispettato capitano dell’esercito, in missione segreta nei Balcani – duetta e si cimenta in una lotta generazionale con Francesco Brandi, suo nipote nella realtà e suo figlio (pacifista sfegatato e sognatore cronico di Che Guevara) nella finzione. Una rivalità familiare che, rivela Orlando, c’è sempre stata: “Se Francesco diventa anche solo un pochino più famoso di me mi ammazzo: vorrei mantenere un primato almeno all’interno della mia famiglia”.
Parla spesso a favore dei giovani e accetta di partecipare ad opere prime come questa di Francesco Lagi. Cosa bisogna fare per favorire le nuove leve del cinema?
Essere il meno ingombranti possibili: oggi assistiamo all’avvento sullo schermo di una nuova generazione che merita più rispetto, perchè porta cose veramente nuove e coraggiose, invece spesso la costringiamo a fare più fatica rispetto a ciò che è lecito aspettarsi solo perchè non capiamo forme di linguaggio nuove. Bisognerebbe essere più leggeri e più sinceri, altrimenti, nel tentativo di proporre i giovani, alla fine si promuovono più che altro gli anziani. E da parte loro i giovani dovrebbero essere più aggressivi e sicuri di sé, perché nessuno ti regala niente e bisogna tirar fuori le unghie, altrimenti nella vita si ottiene poco.
Ci interessa una sua riflessione in merito alle missioni di pace: la sua amica e collega Alba Rohrwacher le ha definite delle “contraddizioni in termini”, è d’accordo?
Sono temi così complessi e delicati che non mi sento tanto all’altezza di discuterne, anche perché per noi è facile parlarne, altro conto è essere lì. E’ vero che spesso le missioni di pace hanno risvolti di nuovo colonialismo, ma è anche vero che portano aiuto alle popolazioni, in situazioni di grande disagio, pensiamo al Kosovo e all’ex Jugoslavia, o al Libano, poi certo bisogna vedere di volta in volta il caso e il motivo per cui siamo in un determinato paese.
Ma il film ha contribuito a cambiare le sue prospettive sull’argomento?
E’ una commedia che ha uno sguardo tutto storto, non ha molto a che vedere con le vere missioni di pace: il riferimento è più il fumetto che la realtà, è un voler prendere in giro certe forme ideologiche troppo strette che possono guardare sia militari che anti-militaristi. L’idiozia regna dove ci si prende troppo sul serio, anche il pacifismo rischia di diventare un nuovo dogma, quello dei “senza se e senza ma”, mentre secondo me non bisogna mai smettere di dire “se” e “ma”. La comicità può servire proprio a fare da deflagratore a situazioni coriacee, da qualunque parte si trovino.
Bello tornare a lavorare con Alba?
Molto. Mi sento responsabile nei suoi confronti, perché per Il papà di Giovanna l’avevo tirata dentro io, i fratelli Avati non la conoscevano, e da lì è iniziata la sua meravigliosa carriera. E’ una persona speciale, anche nelle sue faticosità, una che va ascoltata e messa a proprio agio, ma non troppo, altrimenti esagera.
Ultima curiosità: si è appena concluso il Festival del Film di Roma, un commento sulla kermesse?
E’ un festival che arriva un po’ tardi, con un tono di cupezza autunnale che non gli fa bene, comunque io spero sempre che i festival non siano vetrine di cinema straniero: si tende a flirtare molto con cinematografie straniere, tipo quella americana, che però poi rischiano di prendere troppo spazio e di oscurare il nostro cinema.
- Lunedì 7 Novembre 2011










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Il 6 Dicembre 2011 alle 16:34 Roberto Faenza: “Il delitto di via Poma dimostra come l’Italia sia un paese che non sa arrivare alla verità” | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] “Speriamo che alla fine vada in onda davvero, vista la valanga di diffide che ci sono già arrivate”. Così il regista Roberto Faenza commenta la messa in onda, rinviata più volte e finalmente confermata per stasera su canale 5, del suo Il delitto di via Poma. Ventuno anni dopo, una sorta di contro-indagine televisiva per vederci un po’ più chiaro tra le fila ingarbugliate di un caso irrisolto tra i più noti, seguendo le vicende dell’ispettore Niccolò Montella, interpretato da Silvio Orlando. [...]
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