
Tema Magazine è al suo quarto numero
In Italia, negli ultimi anni, è aumentato il fenomeno delle Fanzine autoprodotte, o pubblicate grazie al sostegno di editori indipendenti ed illuminati.
Figure che scelgono di investire in veri e propri volumi d’arte, riducendo drasticamente - o in alcuni casi azzerando - le pagine pubblicitarie, puntando l’attenzione sui contenuti e sul contenitore - rilegatura, materiali, allegati.
Una di queste realtà è TEMA magazine; giunta al suo quarto numero è, almeno per il momento, fruibile e liberamente scaricabile dal sito.
Abbiamo incontrato Sibilla Zandonini, ideatrice e curatrice dell’intero progetto.
Ciao Sibilla, spiegaci brevemente il progetto “TEMA” e cosa ti ha spinto a produrre una web-zine di arte.
TEMA è innanzitutto un magazine virtuale, quindi qualcosa che si sfoglia.
Potrebbe sembrare superfluo da specificare, ma in rete spesso la parola magazine è associata a semplici blog o siti-contenitore.
Ogni numero di TEMA contiene quattro interviste ad artisti contemporanei italiani, prevalentemente giovani, ma con una ricerca artistica ben chiara e un certo bagaglio di lavori ed esperienze.Il progetto è nato per due motivi.
Il primo è che volevo mettermi in mostra professionalmente e avevo bisogno di un progetto che mi gratificasse anche nel caso non fosse servito. Il secondo è in risposta alla staticità del mercato dell’editoria legata all’arte in Italia.Credo sia divisibile in due categorie: da un lato poche pubblicazioni mainstream, prive di contenuti e dall’altro molte pubblicazioni indipendenti, noiose e autoreferenziali. Avevo voglia di leggere qualcosa di interessante e non scontato.
Da quanto esiste e quante persone collaborano al progetto?
Il dominio temamagazine.it è stato comprato esattamente un anno fa; il 17 marzo uscì il primo numero e a dicembre arriverà il quarto, a cui sto lavorando in questo periodo.
A lavorarci siamo io e gli artisti; non potrei mai attribuire tutto il merito a me, senza loro e la loro arte non esisterebbe TEMA.
Quali difficoltà hai incontrato e come è stato recepito dai fruitori il progetto?
Non posso dire di aver incontrato vere difficoltà. All’inizio qualche artista non ha voluto partecipare, ma è anche normale, soprattutto in un percorso appena iniziato.
La fatica più grande è sicuramente il fatto di essere sola; non posso essere brava e competente in tutto e a volte è frustrante, ma sono fermamente contraria allo sfruttamento del lavoro altrui - altra piaga dell’editoria d’arte, e non solo…
TEMA è stato recepito bene soprattutto dagli artisti.È difficile per loro trovare lo spazio per un dialogo aperto sulla propria arte, senza esser legati ad un evento in particolare - mostra o premio che sia - .
Altri punti a favore sono la purezza dell’ambiente: non c’è pubblicità su TEMA - per questo sono povera - e il mio coinvolgimento emotivo e mentale nell’intervista.
Non so se posso dire lo stesso dei lettori; a loro chiedo molta fatica, spero di ripagarla.
Sei in contatto con altri creatori di web-zine italiani?
Consigliacene un paio.
Questa domanda mi mette in crisi, sinceramente mi sento molto lontana dall’intera scena.
Non vorrei passare per quella snob, però le motivazioni dietro ai progetti, l’ampiezza di respiro e la profondità sono diversi. Un prodotto che mi piace, totalmente diverso da TEMA, è BOLO di Marco Nicotra, anche solo perché è un altro folle solitario come me.
- L’intervista a Silvia Vendramel
- L’intervista ad Alice Pedroletti
- L’intervista ad Alia Scalvini
- Una delle pagine della web-zine
- Tema Magazine è al suo quarto numero
Recentemente, se non sbaglio, hai partecipato ad un meeting a Venezia.
Com’è stato? E cosa è emerso da quell’incontro?
A metà settembre sono stata a Mestre ospite del Venetian Industries Festival, mi invitò Saul Marcadent, un giovane curatore come me, che si era già interessato di editoria indipendente.
L’intero Festival si proponeva come vetrina di realtà indipendenti del triveneto; è stata un’esperienza positiva perché mi ha permesso di parlare in pubblico di TEMA e di conoscere persone che condividono un certo modo di pensare.
Di solito a Venezia si associa solo la Biennale d’arte, invece, vista da qui, mi sembra molto più viva e interessante di Milano.
Hai avuto contatti con qualche editore? Ne stai cercando uno che possa pubblicare TEMA su carta?
Quanto è difficile riuscire nell’opera di convincimento?
Non mi sono ancora mossa in questa direzione, un po’ per paura, un po’ perché vorrei mantenere la pulizia di TEMA per cui credo debba diventare un libro, non una rivista piena di pubblicità.
Ma ad esser sincera più che un editore vorrei dei soldi: con qualche centinaia di euro potrei stamparlo in seria limitata, per come è strutturato il magazine credo si possa considerare un prodotto di nicchia.
Nell’era del digitale, la nostra generazione sta lentamente tornando a “raccontare storie” utilizzando la carta.
Come ti spieghi quello che, apparentemente, sembrerebbe un processo inverso rispetto a molte testate che lentamente stanno abbandonando il supporto originario.
Ricerca di sicurezza tramite qualcosa di concreto? O c’è dell’altro…
Sicuramente ci troviamo di fronte ad un limite tecnologico: leggere su schermo non è - almeno per ora - confortevole come leggere su carta e, nonostante gli sforzi, l’utente medio di internet non legge che le prime righe di un post.
Non posso attaccare il modo in cui la gente fruisce delle risorse di rete perché sono io la prima a perpetuarlo; si tratta di velocità e informazioni dirette, di creare collegamenti tra contenuti, il surfing è superficiale.
La cultura come approfondimento è ancora sui libri, internet è uno strumento compendiario. Le riviste si trovano in un territorio liminale: le si sfoglia rapidamente e magari su 40 articoli ne leggi solo i due che ti interessano, quindi si prestano ad una fruizione elettronica.
Se ci sarà una rivoluzione di costumi sarà lenta. In Italia sarà lentissima. Per quanto riguarda la ricerca di sicurezze consiglio a tutti un peluches; nessuno prova a rimpiazzarli.
Quali criteri segui nella scelta degli artisti presenti in un numero di TEMA? E più in generale, come decidi il “tema” del numero.
La ricerca degli artisti è costante e slegata dal progetto, mi premuro solo di salvare nella barra dei preferiti tutto ciò che mi interessa.
Fondamentalmente perdo le ore a fare ricerca. Per quanto riguarda TEMA, invece, gli argomenti sono venuti da se: Italia era il primo perché volevo intervistare artisti italiani e quest’anno ben sappiamo che è il 150esimo compleanno del nostro stato.
L’Italia è un luogo, i luoghi sono abitati da animali. Scelto il TEMA pesco dall’archivio chi mi serve, è una scelta arbitraria e fondamentalmente il tema è una scusa per dare un filo logico al tutto.
Stai già concludendo il prossimo numero? Di cosa parlerà?
Lo scoprirai solo il 17 dicembre.
Come vedi TEMA da qui a, diciamo, 10 numeri?
Sia che TEMA diventi una consolidata pubblicazione, sia che diventi un ricordo lontano, sarà qualcosa di molto bello e significativo per me. Per natura non sono portata ai grandi sogni, perché poi ci sono le grandi cadute.
Credo invece nel duro lavoro costante che dà i suoi frutti se meritati. Finché reggo si va avanti un piccolo passo alla volta.
In TEMA la tua volontà è di creare un punto di incontro tra artista e spettatore: credi che nel mondo dell’arte, soprattutto quella contemporanea, ci sia spesso incomprensione tra l’idea dell’artista e la percezione del suo spettatore?
Assolutamente si, questo perché mancano volontà e luoghi adatti. L’arte a partire dalla fine dell’Ottocento ha iniziato una folle corsa, un’evoluzione inarrestabile, nel bene e nel male.
A questo processo non è corrisposta un’azione di educazione del pubblico: oggi, a differenza di allora, chiunque può accedere all’arte, tra gallerie private e musei pubblici, ma per il pubblico è come guardare la puntata 25.478 di Beautiful senza aver mai visto quelle prima; disorienta.
E da ciò che non si capisce si scappa, a meno che qualcuno non ti fornisca la chiave di lettura. Perché l’arte è un linguaggio in codice, quando hai la chiave inizia la parte divertente del gioco.
Quale sarà la tua next big thing?
Non credo ci siano grandi cose da fare, piuttosto cose che vanno fatte. Per questo il prossimo passo è andare avanti.
Perché, come scriveva Calvino ne Il cavaliere inesistente, Carlomagno, di fronte all’elmo vuoto del cavaliere inesistente esclamò:
“- Mah, mah! Quante se ne vedono! (…) E com’è che fate a prestar servizio, se non ci siete?
- Con la forza di volontà, -disse Agilulfo,- e la fede nella nostra santa causa!”
Grazie.
- Lunedì 28 Novembre 2011









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