
Mario Monicelli: un anno fa, il 29 novembre 2010, Mario Monicelli si uccideva lanciandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma (Credits: Kika Press)
Mario Monicelli è stato colui che ha raccontato meglio gli italiani nei loro pregi e soprattutto nei loro difetti. Ha spesso descritto la provincia, ma è stato tra i registi meno “provinciali” del dopo guerra. Ha amato le due grandi città italiane: Milano e Roma. La capitale è stata la sua città adottiva, dopo aver vissuto la gioventù in Lombardia con un padre giornalista e uno zio editore che faceva di nome Mondadori. E’ stato un uomo intraprendente e avventuriero, nonostante - a sua detta - non gli piacesse viaggiare fuori dai confini del Paese. L’ho incontrato anni fa a Roma. Sapevo poco di lui: l’ho chiamato “maestro” e lui ha risposto: “Io non insegno e in italiano prendevo sempre votacci, che me chiami a fa maestro?”. La sua dote era quella di non prendersi mai sul serio, di essere umile con sé e davanti agli altri. Non accettava le ipocrisie né l’eccentricità e il suo cinema è fatto di questo: i suoi film non sono mai basati su un personaggio, sono corali. Le inquadrature raramente si fermano su un attore. La vita per lui ha una visione d’insieme. “Amici miei” è un film che spiega tutto ciò, ma anche “I soliti ignoti” e “Parenti serpenti”, uno dei più grandi flop del cinema italiano che però ancora oggi viene ricordato perché ha aperto un nuovo filone della commedia all’italiana. Monicelli è stato inoltre un precursore. Ha raccontato l’Italia in maniera asettica, fuori da qualsiasi giudizio. Ha descritto piccoli eroi, ma anche gente comune con i suoi limiti, con le loro stravaganze e con i loro grandi difetti. Il 15 era il suo numero: è nato nel maggio del 1915. Il 15 ottobre del ‘43 è stato chiamato alle armi. Il suo primo cortometraggio è uscito il giorno 15. Ha lavorato con tutti i più grandi attori italiani moderni e contemporanei. Da Totò a Gian Maria Volontè. Ha smesso di fare cinema perché era stanco e non era più convinto che ci fossero in giro bravi attori. Quel giorno mi ha detto: “Senti ma tu lo sai com’era il cinema negli anni ‘50? Una scatola di cartone, quattro stracci, recitazione e molto amore. Non ce sta più e allora de che stamo a parlà? Pensiamo ad altro”. Ha pensato ad altro. Fino a quando ha voluto farla finita. E anche in quell’occasione, il finale l’ha scelto lui.
- Martedì 29 Novembre 2011









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