
Alessandro Cattelan a X Factor - Credits: La Presse
Panorama.it oggi intervista Alessandro Cattelan. Il conduttore di X Factor, talent show giunto alla sua quinta edizione per la prima volta su Sky, ci delinea un primo bilancio di questa nuova esperienza. Parleremo con lui del programma, dei suoi esordi e della carriera divisa tra radio, tv e libri. Ci rivelerà, con un aggettivo, un punto di forza dei concorrenti ancora in gara. Trasudando, in modo molto delicato le sue preferenze (che naturalmente, a noi, non può confessare).
Come sta andando l’esperienza X Factor?
“Sta avendo un successo con numeri incredibili. Soprattutto è positiva l’opinione di chi lo guarda. I consensi che si leggono sui media sono quelli per me che danno più valore a questa operazione. Siamo tutti felici e io più degli altri come nuovo elemento del gruppo. Mi occupa dal lunedì al venerdì tantissimo tempo, ma non è per nulla pesante. Se posso, cerco di arrivare sempre in anticipo. Lo faccio perché è un lavoro a cui tengo molto”.
Qualche critico ha scritto che il suo compito su Sky non è indispensabile.
“Ho un ruolo definito, dove mi viene chiesto di fare un passo indietro perché al centro non c’è il presentatore, ma i ragazzi. È un modo per dare loro spazio secondo nuove direttive che mi impongono di non perderci in chiacchiere tenendo al centro la musica e il ritmo. Più che un presentatore, sono un metronomo che tiene il tempo e monitora quello dei giudici. Se non è il tuo show è inutile allungare i tempi solo per avere una telecamera addosso”.
Ci può offrire una parola per i ragazzi ancora in gara?
“Antonella Lo Coco è pronta. Claudio Cera è rassicurante. I Moderni sono divertenti, le Café Margot esplosive. Valerio De Rosa è buono, Vincenzo Di Bella granitico. Francesca Michielin è speciale. Jessica Mazzoli è carismatica e Nicole Tuzii talentuosa”.
Ci racconta il suo primissimo esordio televisivo?
“Era una telepromozione a puntate registrata come un telefilm, collateralmente a Festivalbar. Erano i tempi gloriosi di quel programma, quando era condotto da Fiorello e Alessia Marcuzzi. Stavo dentro una carovana dove mi sono divertito come un pazzo. Non avevo minimamente pensato che quello poteva essere l’inizio per altre esperienze televisive. Credo di non aver assorbito nulla rispetto a quello che succedeva attorno a me. Mi pagavano e quando ho finito il lavoro sono tornato a scuola. Sono capitato lì quasi per caso”.
Come mai i conduttori li lancia praticamente solo dalle reti musicali?
“I nomi più interessanti nascono da Mtv e non solo nella conduzione. Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio stanno dimostrando grande bravura, Victoria Cabello ha per le mani l’eredità di una conduzione importante, Giorgia Surina è attrice, Fabio Volo sta facendo tantissimo tra cinema e libri, Massimo Coppola è premiato all’estero per i suoi documentari. Il segreto è solo uno: chi lavora per quella Rete è lì per una grande passione personale per la musica e per la tv. È gente solida che non va in onda solo per mostrare la faccia”.
Durante l’ospitata da Victoria Cabello qualche settimana fa a “Quelli che il calcio…”, sembrava critico verso la gestione Ventura… è vero?
“Assolutamente no, tra l’altro in quella gestione ci ho anche lavorato, quindi sarebbe assurdo. Era un’ottima trasmissione con ascolti importanti e su cui non ho niente da criticare o discutere, anzi. È fondamentale che non si male interpreti quella mia affermazione, che era solo una battuta”.
Nel tuo ultimo libro “Quando vieni a prendermi?” il protagonista viaggia per evasione, ma non risolve i suoi problemi…
“Il protagonista del libro crede che i viaggi risolvano tutto, per poi scoprire che il viaggio arricchisce la personalità, restituisce un protagonista diverso che però non cambia il proprio destino. In generale penso che i giovani fanno benissimo a viaggiare per cercare nuove strade. Per partire e cambiare vita ci vuole coraggio, per lamentarsi senza confronto no“.
Hai provato anche tu la strada del pop, anzi della musica hip-hop che oggi spopola….
“Da rapper di vecchio corso sono felice che oggi ci sia così tanto successo per questo genere. Le carriere di Fabri Fibra, Marracash e dei Club Dogo insegnano che esiste una nuova generazione del cantautorato in Italia che ha affrontato il pregiudizio che voleva questo l’hip hop ascoltato, secondo alcuni, solo da una nicchia di ‘giovani zarri’. Sono uno a cui piace provare a fare tutto. Non rinnego quella fase, ma è giusto che nella vita una persona intelligente capisca che una certa strada non fa per lui. Lo capisci ancora di più quando vedi i volti e le voci dei ragazzi di X Factor, che trasudano talento da tutti pori. Sono delle bombe pronte a esplodere”.
- Lunedì 5 Dicembre 2011









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