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La Pop art di Parra, tra dipinti e illustrazioni dal sapore rétro

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  • Tags: arte, illustrazione, Le Le, Parra, Rockwell, Street Art Factory
  • Un commento
Parra - Yes (Bigactive)

Parra - Yes (Bigactive)

Street art FactoryColori saturi, personaggi bizzarri e messaggi al limite del nonsense: Il Pop dal sapore rètro di Piet Janssen, meglio conosciuto come Parra.
Un background da skater, un inizio di carriera da illustratore anonimo, fino al salto in prima linea: i suoi disegni vengono richiesti dai più noti brand mondiali - Nike, Vans, Converse e InCase solo per citarne qualcuno - così come la firma che li accompagna.

In brevissimo tempo il talento olandese - classe ‘76 - firmerà altre collaborazioni, allestirà mostre personali in giro per il mondo e intensificherà l’impegno anche nel settore musicale, altra passione di Piet, con il progetto “Le Le”.
Ho avuto il piacere di incontrarlo e di farci una - lunga - chiacchierata.

Per chi non ti conoscesse, definisciti in tre aggettivi.

Sognante, disegnatore, musicista

Quando hai capito che il mondo iniziava ad accorgersi dei tuoi lavori?

Non saprei dirlo con esattezza, però quando nel 2005 l’agenzia di Londra Big Active mi chiese di unirmi a loro mi sentii molto bene e realizzai che forse quello che stavo facendo avrebbe potuto avere un futuro.
Nel periodo in cui lavorai per loro si sono aperte molte porte e il mio pubblico si è esteso.


Molti illustratori si lamentano - giustamente - per richieste con tempi di realizzazione strettissimi e la pretesa di ricevere risultati eccellenti. A te è mai capitato? Qual è il tuo modus operandi?

Penso di essere piuttosto fortunato perchè lavoro velocemente: riesco a ottenere risultati convincenti in poco tempo. Dopo un’idea iniziale i disegni emergono naturalmente.
Non fraintendermi però, perchè non è sempre facile: paradossalmente i lavori in cui hai completa libertà sono sempre i più difficili.

Ricevere qualche input iniziale dal committente ritengo sia il modo più semplice per giungere ad un buon risultato; diciamo, ad un remix dell’idea iniziale.
Credo che il segreto stia nel non fare mai quello che ti chiedono e di dare al progetto una tua interpretazione, ma questo non deve trasformarlo a tal punto da diventare irriconoscibile agli occhi di chi te l’ha commissionato.

Qual è stato il progetto che ti ha emozionato di più e quale quello più complesso?

Uno dei lavori più difficili - in realtà non era una collaborazione - è stata la realizzazione della copertina dell’edizione olandese del libro “Less than zero” - Meno di zero - di Brett Easton Ellis.
Ho letto il libro, visto il film e riletto il libro, ma l’idea non arrivava. E’ molto frustrante quando accade.

Non avevo niente a che fare con il cliente, ma più tentavo di giungere a qualcosa di concreto, maggiore era la confusione che avevo in testa.
Alla fine feci il disegno più semplice che io abbia mai realizzato; ne ero soddisfatto ma ci impiegai un mese intero!

Più soddisfacente è lavorare con i miei amici del Patta Store ad Amsterdam; sebbene si tratti solo di t-shirt e lavori molto più piccoli, è molto piacevole collaborare con gli amici ed è ancora meglio quando a loro piacciono i disegni che fai.
Ciò che in generale rende tutto più complicato è la burocrazia e le troppe regole; la maggior parte delle grandi aziende soffre di questi problemi.

Le copertine realizzate per i romanzi di Bret Easton Ellis (Parra)

Le copertine realizzate per i romanzi di Bret Easton Ellis (Parra)

Esistono progetti che realizzi solo per denaro o la visibilità che il brand ti garantisce, oppure alla base ci deve essere sempre del coinvolgimento?

Appena arrivato alla Big Active ho realizzato molti lavori senza conoscerne l’impiego finale, ma ero felice di farli sapendo che questi grandi marchi richiedevano il mio lettering o i miei disegni.
Inizialmente non firmavo i miei lavori, lavoravo come illustratore anonimo e facevo soprattutto disegni a mano libera realizzati con colori saturi.

Tempo dopo le persone iniziarono a riconoscere il mio stile e negli anni a seguire passai dall’anonimato a realizzare illustrazioni su richiesta firmati da Parra.

Oggigiorno però sono molto più cauto nel scegliere con cui lavorare poichè voglio che ci sia feeling tra me e il committente.

Illustrazioni, dipinti e musica con i Le Le. Sembra che tu abbia fatto praticamente tutto almeno una volta.
Cosa manca alla lista?

Forse fare sculture! Ne ho fatte alcune assieme all’azienda belga Toykyo che hanno lavorato con i miei disegni 2D; mi piacerebbe molto imparare a lavorare con il tridimensionale.
Inoltre vorrei realizzare più progetti di animazione; ne ho fatti un paio per i video dei Le Le ad esempio Breakfast, ma sarebbe divertente realizzare un corto animato producendo anche la colonna sonora.
Sarebbe fantastico!

Parlaci del progetto Le Le

Il progetto Le Le è iniziato 3 anni fa.
Facevo sempre suoni e musica nel mio MPC sampler e nel 2003 ho pubblicato alcuni brani bizzarri da 1 minuto circa.
Avevo la mia etichetta che si chiamava The Records of Rockwell e penso di aver pubblicato 3 di quegli album.

Passata questa prima fase, ho deciso di prendermi una pausa concentrandomi maggiormente sull’illustrazione, finché incontrai Pepijn Lanen, un rapper di un famoso gruppo tedesco chiamato The Jeugd van Tegenwoordig.
Abbiamo iniziato a parlare dei nostri reciproci lavori; gli dissi che anch’io avevo fatto della musica e così gli inviai il sample di un pezzo piuttosto ritmato che gli piacque.
Andammo dal suo amico Rimer Veeman - Rimer London - che aveva uno studio dove potevamo registrare la canzone
A Rimer il pezzo piacque; così aggiunse gli ultimi tocchi alla bozza che avevo creato.

In quel momento nacque Le Le.
Se non ricordo male, quella stessa notte realizzammo 3 pezzi completi.
Abbiamo sempre fatto canzoni quando avevamo tempo e ci divertiamo molto a farlo.
Siamo tutti piuttosto impegnati e quando abbiamo tempo ci fa piacere lavorare insieme ai nostri progetti.
Al momento siamo molto vicini dal portare a termine il nostro nuovo album che probabilmente uscirà a Febbraio 2012.

Una volta ho letto che uno dei tuoi sogni nel cassetto sarebbe poter realizzare i titoli di testa di un film…

Sì, mi piacerebbe davvero molto.
Adoro i titoli di testa dei vecchi film come La pantera rosa,  Anatomia di un omicidio, Yellow Submarine…
Trovo che molti elementi appartenenti alle vecchie tecniche di animazione siano ancora molto efficaci e belle.

Parra - “Disguise”
Parra “I Want You”
Parra - “Flykick”
Parra “Brigitte Is Crying”
Le copertine realizzate per i romanzi di Bret Easton Ellis (Parra)

Parra - “Fly Coffe Table”
Parra
Parra - “Not So Happy Birds”
Un trio di tele
L’illustrazione realizzata per il marchio Vans

Parra - opera realizzata ad acquerello (Parra-Hypebeast)
Un flyer realizzato da Parra
Parra “Revenge”
Parra - “Take a Rest”
Parra - “Tarzan Interrupted”


Da dove trai ispirazione per i tuoi personaggi?

Osservando la gente e gli animali di tutte le forme; sfogliando le vecchie riviste, guardando la tv spazzatura; trovo sempre qualcosa di attraente da riproporre nei miei disegni.
Mi piace giocare anche con figure antropomorfe.

Sei mai stato ispirato da stili e artisti vissuti in epoche ben lontane dalla tua?
Ad esempio i pittori Fiamminghi.

Sì, probabilmente sì, ma non ho testi che parlino di loro.

Le enormi quantità di immagini contemporanee o del passato, osservate anche anche solo per qualche minuto, rimangono in testa e, prima o poi, emergono in qualche illustrazione.
Mio padre una volta mi disse che idee e immagini arrivano liberamente; ciò che devi fare è semplicemente aspettare e coglierle.
Lo stesso, penso, valga anche nella musica.
Spesso le idee sono a portata di mano anche se ad una prima occhiata non riesci a dar loro una spiegazione: un mix di tutto quello che hai visto e sentito che improvvisamente si incastra in modo perfetto.

Dopo il Fly new coffee table e la scultura Take a Rest entrambi realizzati per la Toykyo, hai intenzione di proseguire con altri progetti?

Sicuramente!
A fine anno uscirà una nuova scultura in porcellana. Sarà di dimensioni maggiori e molto esclusiva, ma è bellissima!
Sto già pensando ad alcune cose da realizzare nel corso del 2012; magari a qualcosa di più utile come una teiera, un bel vaso di fiori o una sedia di design.

Come procedi nella scelta dei colori per i tuoi lavori?

Non uso molti colori accanto al bianco e nero, ma i miei colori predominanti sono l’azzurro, il rosso, il rosa e l’arancione.
Penso che questi colori siano adatti a me, è difficile spiegarne il motivo… non mi annoiano mai.
Altri invece mi stufano dopo poco tempo, come il giallo o il verde che uso qualche volta ma non sono tra i miei preferiti.

Sono convinto che le combinazioni di colori siano essenziali. Un giallo funziona maggiormente quando viene accostato ad un arancione o al rosso.
Personalmente preferisco sempre la semplice combinazione che va dai 2 ai 4 colori, in modo da non creare troppa confusione.
Il bianco e nero invece li scelgo per lavori che debbano comunicare messaggi molto più incisivi e seri.

Qual è il colore di cui non potresti fare a meno?

Se dovessi scegliere penso il mio azzurro e il rosso.

Con quale artista vorresti collaborare?

Ammiro molto Toshio Saeki; i suoi poster sono fantastici.
A dire il vero apprezzo i lavori di molti artisti, ma penso che collaborare con una seconda persona sia piuttosto difficile.
Preferirei invece che una mia opera venisse esposta accanto ad una del mio artista preferito durante un’esposizione collettiva. Questa potrebbe essere una buona collaborazione.

Quanto conta esporre i tuoi lavori?

Molto importante perchè mi dà modo e spazio per mostrare le mie opere.
La sensazione più bella è quando si aprono le porte nella serata del vernissage e la gente può guardare una stanza piena dei risultati del duro lavoro realizzato in precedenza.
E’ la sensazione migliore.

Parra - opera realizzata ad acquerello (Parra-Hypebeast)

Parra - opera realizzata ad acquerello (Parra-Hypebeast)

Considerata l’enorme quantità di progetti realizzati in questi anni, non hai pensato al primo volume di una monografia?

Ah ah! Sì, forse.
Ma ho un grosso problema: difficilmente conservo i miei lavori.
Dovrei andare alla ricerca di molto materiale: in molti casi prenderlo in prestito o addirittura riacquistarlo per poterlo fotografare.
Ma comunque stavo pensando di fare un libro del genere l’anno prossimo.

Una delle mie serie di t-shirt preferite realizzate per Rockwell è la Fight Collection. Di solito produci prima i disegni seguendo un tema specifico, oppure ne raggruppi un certo quantitativo e successivamente dai il nome alla serie?

Solitamente raggruppo disegni già esistenti. Raggruppo i migliori e cerco un tema.
La Fight Collection è nata da una mostra che ho fatto a Tokyo nel 2010.
Tutte le immagini di quella mostra erano talmente coese tra loro che ho pensato di farne una collezione per la Rockwell - suo marchio di abbigliamento -.

E’ anche un modo per i ragazzi più giovani che non possono permettersi di acquistare opere d’arte, averne una stampata su una t-shirt.
Mi piace l’idea.

So che sei spesso a Los Angeles per delle mostre personali. Hai ancora intenzione di trasferirti lì?

Non ho intenzione di trasferirmi lì ma mi piace andarci.
Per qualche motivo alla gente di L.A. piacciono i miei lavori e ogni volta ricevo sempre buoni feedback sulla vendita delle mie opere.

Nel corso dei miei vari soggiorni ho incontrato buoni amici e mi piace tornare nei posti che mi fanno sentire bene.
Non sono un avventuriero; sono legato a ciò che mi piace e che conosco.
Non so se questo sia intelligente, ma mi fa stare meglio.

Tuo padre era un pittore.
Ti ha lasciato una sorta di eredità artistica?

Decisamente!

Crescere con lui è sempre stata un’esperienza formativa.
Ero solito sedergli accanto mentre dipingeva, realizzava sculture o costruiva componenti di arredo.
Era sempre lì, a lavorare con le sue mani. E’ stato ed è tutt’ora un buon esempio.

Quando qualcosa diventa complicato e perdo il controllo di ciò che sto facendo, chiamo mio padre e parlo con lui per ore del lavoro, del processo creativo e di qualunque altra cosa.
Terminata la conversazione mi sento rilassato e torno a mio agio.
Resta una grande fonte d’ispirazione.

Qual è la tua next big thing?

Attualmente sto lavorando ad un pezzo per il Dipartimento di architettura e Design del MOMA di San Francisco.
Si tratta di un’installazione piuttosto grande in 2D per una mostra che verrà inaugurata a fine marzo 2012.
C’è ancora molto lavoro da fare, ma non vedo l’ora di esporre quest’opera a chiunque avesse voglia di osservarla.

  • Riccardo Fano
  • Mercoledì 7 Dicembre 2011

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Commenti

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Il 17 Febbraio 2012 alle 14:05 - Vivi Capena ha scritto:

[...] domanda dell’intervista a Parra, quella che solitamente faccio agli artisti che ho il piacere di incontrare, è [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

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