
Le idi di marzo (01 Distribution)
Le idi di marzo… Il ricordo del film di George Clooney, che si è appena guadagnato un buon gruzzolo di candidature ai Golden Globe e dal 16 dicembre arriva al cinema, gira per la mia testa con una scia nebulosa, tra sensazioni contrastanti. Più positive, sì, ma non del tutto convincenti.
Thriller politico ben orchestrato e soprattutto ricco di interpretazioni eccellenti, è sottile la scelta di una tensione che ringhia a basso ritmo, sul filo di un cinismo che quasi offusca gli intrighi che lenti prendono forma. Ma la sensazione costante è che manchi qualcosa… la profondità, sì, la profondità. Dietro l’elegante trama che si dipana e si intreccia, nasconde e svela, la profondità manca.
E anche ripensando ad alcuni dettagli un po’ goffi l’attrattiva del film si ridimensiona (può il dramma che scombina gli equilibri della narrazione sorgere, in fin dei conti, dalla “disperata” richiesta di 900 dollari, solo 900 dollari, da parte di una ventenne figlia di un importantissimo politico?).
- Le idi di marzo
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- Le idi di marzo
Le idi di marzo, liberamente tratto dall’opera teatrale Farragut North di Beau Willimon, ex aiutante di Hillary Clinton, si apre sulla fase finale della campagna elettorale alle primarie democratiche. L’Ohio è decisivo nel testa a testa conclusivo. Il governatore Mike Morris (Clooney), seppure con minore esperienza del rivale, sembra il favorito. Ma le carte in tavola si sparigliano facilmente.
Nel super cast del film, il ruolo portante è però quello di Ryan Gosling, superbo, che interpreta Stephen Meyers, giovane numero due nello staff per la campagna di Morris, rampante ma ancora stoicamente idealista. Sostiene Morris perché è convinto che sia il bene dell’America.
Stephen lavora per Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), molto più indurito dagli anni di esperienza nella gestione di campagne politiche. Altrettanto indurito e cinico, dall’altra parte della barricata, Tom Duffy (Paul Giamatti) lavora per l’avversario di Morris. A cercare scoop e notizie su ogni fronte c’è la giornalista del New York Times Ida Horowicz (Marisa Tomei).
Ovviamente non poteva mancare anche una stagista, Molly (Evan Rachel Wood), tanto maliarda e spudorata all’inizio, quanto paradossalmente indifesa e fragile dopo poche scene.
E, come ogni scenario politico prevede, ci sono inganni, colpi bassi, orditi sporchi celati. Gosling è abile nel segnare sul suo volto il graduale cambiamento, dalle illusioni a un imberbe cinismo, anche lui segnato da quel duro ambiente.
Ebbene sì, la politica e l’etica non vanno di pari passo, bella novità!
La sceneggiatura è frizzante, supportata dalle imponenti recitazioni.
La sensazione finale che resta però, è che Le idi di marzo, col suo aplomb cinico e l’elegante lento tirarsi dei fili, voglia darsi arie di intelligenza. Ma che invece sia niente più di un discreto film.
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- Venerdì 16 Dicembre 2011










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