E’ nato a Londra e ha quell’aplomb inglese, ma stranamente nessun marcato accento britannico e nessuna voglia di gustarsi un tè alle 5 del pomeriggio. Jonathan Guaitamacchi ti accoglie nel suo laboratorio nel quartiere Isola di Milano come una persona qualsiasi: niente formalismi e soprattutto niente peli sulla lingua. Parla di tutto, anche se preferisce esprimersi attraverso i suoi quadri, così di grandi dimensioni e scuri che mettono malinconia ma che affascinano un attento osservatore. A cinquant’anni però è considerato dagli esperti ancora un “esordiente”, nonostante i decenni a passare la mano sulla tela. “Non ho mai frequentato i salotti buoni dell’alta borghesia milanese, sono una persona schiva, forse sarà per questo” dice. Lui disegna per lavoro, certo, ma soprattutto per passione. E non ama la definizione di pittore. E’ un artista poliedrico: ha lavorato nel campo dell’architettura, ha disegnato soggetti diversi, prima di arrivare alle “sue” Londra.
Apre la porta del suo laboratorio in una domenica pomeriggio dopo alcune ore di lavoro. Sta ultimando due quadri le cui dimensioni fanno pensare che siano prossimi ad un’esposizione in gallerie importanti. “Saranno a Londra durante i giochi Olimpici per volontà del governo cinese” dice mentre li mostra orgoglioso…
Come nasce un suo quadro?
Dai miei ricordi, ho alcuni luoghi dentro la mia testa e nel mio cuore che conservo gelosamente. Alcuni quartieri di Johannesburg e di Londra per esempio.
Si avvicina a un suo quadro che sta ultimando, è una pellicola dei suoi “ricordi”, frammenti delle sue esperienze: ci sono ponti, strutture e strade…
Sembra un’opera di un architetto…
Ho disegnato per gli architetti, mi piace molto il disegno tecnico e quindi cerco di ispirarmi a quello.
Come mai l’uso esclusivo del bianco e del nero?
Me lo chiedono in molti. Non c’è una spiegazione razionale. Ho usato per anni i colori, ho iniziato come paesaggista. Mio padre pittore mi mandava fuori con il cavalletto per esercitarmi. Poi ho deciso di cambiare per una mia esigenza. Questi non colori mi rappresentano.
- Jonathan Guaitamacchi, l’artista è nato a Londra ma da anni risiede a Milano
- British black target (270×175)
- British black battersea (150×250)
- British black one way (150×250)
- Day after-return (30×45)
- British black round trip (30×45)
- British black greater london (200×300)
- Round trip (30×45)
- South african black mikapa (150×250)
- Jonathan Guaitamacchi durante un’esposizione a Johannesburg in Sudafrica
Usciamo per prendere una boccata d’aria, passeggiamo per i vicoli del quartiere, è notte e lo sguardo si ferma sulle Torri Garibaldi ben illuminate.
Viene affascinato dall’architettura anche di notte, passeggiando…
Certo, mi affascina questo quartiere, è così in evoluzione. Mi ci sono trasferito nel ‘98, scappando dai Navigli dove regna il baccano ormai. Certi angoli di Milano sono così belli, peccato che questa città per noi artisti non dia molto. Sono arrabbiato perché Milano ha delle potenzialità enormi che non sfrutta. Ci sono artisti validi, molti giovani emergenti come Alessandro Roma. Lui ha una pittura molto “architettonica” che mi piace molto. Putroppo però direi a chi inizia a dipingere ora, di andarsene subito dall’Italia e di trasferirsi all’estero per fare più esperienza possibile, per crescere.
Lei è stato per alcuni anni in Inghilterra…
L’Inghilterra mi ha dato forti e belle emozioni. E’ un punto di riferimento. Così come il Sudafrica. Sarò lì il prossimo anno grazie alla Fondazione Nirox per un’esposizione. La farò prima a Johannesburg e poi a Città del Capo. Ci sono dei galleristi sudafricani che mi apprezzano molto e così qualche volta vado giù. il viaggio è interminabile: 11 ore e mezza di volo ma ne vale la pena.
Prima di quella in Sudafrica, quali sono le prossime esposizioni?
Devo ancora decidere il calendario, ma di sicuro esporrò a Torino, grazie ad una galleria molto importante di Giampiero Biasutti. Non è da tutti: questa galleria non punta spesso sui “giovani emergenti” (ride)
Allora da grande farà il pittore?
Ho un figlio piccolo. Sicuramente farò un mestiere ancora più difficile, il padre.
- Venerdì 16 Dicembre 2011











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