Decimo film per il “toscanaccio” Pieraccioni, che nei cupi tempi di crisi sceglie di sfoderare dal cilindro una commedia colma di speranza e di buonismo già dal titolo: Finalmente la felicità. Nei panni di un maestro di musica, s’innamora stavolta della sorella adottiva (l’esordiente Ariadna Romero, bellezza cubana vista giusto in qualche spot e come schedina in Quelli che il calcio) dando del filo da torcere al fascinoso Thyago Alves (modello ed ex naufrago dell’Isola dei Famosi). Il tutto tra battute di Rocco Papaleo e suore scatenate, senza contare l’incipit affidato a Maria De Filippi e alla trasmissione C’è posta per te.
Lo hanno già defininito un film troppo “buonista”: come risponde?
“Buonista” è una parola inventata con mia grande gioia all’epoca di Il Ciclone, a me non dà fastidio, anzi: ci sono tanti artisti che raccontano altre cose, Virzì e Salvatores hanno preso l’eredità di Monicelli e della commedia graffiante, io non ho mai sofferto della sindrome del lieto fine. E poi
se qualcuno leggesse uno dei miei libri, a dir poco pessimisti, cambierebbe subito idea.
Una commedia come la sua è un buon antidoto contro la crisi?
Magari, ma non basta un film comico a risolvere i problemi dell’Italia, di sicuro aiuta, se non altro a trascorrere bene un’ora e mezza. Ma per rimettere a posto il condominio italiano ci vuole altro: bisogna farli lavorare bene questi tecnici, dar loro fiducia, come sto provando a fare io.
Cosa si aspetta dal nuovo governo?
Mi auguro che facciano al più presto qualcosa per far lavorare la gente: il lavoro rende la vita importante, cercarlo e non riuscire a trovarlo è la cosa più desolante dell’universo. Perciò mi auguro che si riprenda l’economia, che i ragazzi tornino presto, e tutti, a lavorare. Ne incontro tanti e mi sento anche in colpa, perché io ho questo animo scherzoso, mentre loro hanno il vuoto davanti, purtroppo.

La seducente Ariadna Romero in una scena di "Finalmente la felicità" (credits: ufficio stampa)
Il suo nuovo film pare un inno a due voci: uno è la musica, l’altro l’universo femminile…
Sulla musica, basti dire che ne sono un grande appassionato, tanto che ho diverse canzoni mie personali e ogni anno minaccio di presentarne una a Sanremo. Sulle donne, tutti i miei film sono sempre stati una carezza sul volto dell’universo femminile, non a caso il mio personaggio le definisce “partiture difficilissime”, è una delle battute che mi piaceva di più: riconosco alle donne superiorità intellettuale vera e propria.
Dopo diciassette anni di carriera in che direzione sta andando il suo cinema?
Il mio cinema va dove porta il momento, stavolta con Giovanni Veronesi ci siamo buttati col bunjee jumping a scrivere la commedia secondo noi più comica, con strutture un po’ criticate ma che a me a guardarle danno gioia. Però ho anche comprato i diritti del libro Sette uomini d’oro di Lorenzo Licalzi, sono anni che spero di portarlo al cinema, fa ridere dall’inizio alla fine. Io non so bene dove vada il mio cinema, ma so che la matrice del cabarettista non mi abbandonerà mai, ecco perché in questi 17 anni ho sempre rifiutato ruoli propostimi da autori importantissimi: io sono un cabarettista prestato al cinema e morirò tale, non ho la sindrome da David di Donatello.
- Lunedì 19 Dicembre 2011










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