
Habemus papam, Io sono Li, This must be the place
Quest’anno al cinema è stato accompagnato dai film dei nostri autori più raffinati. Insieme ai sorprendenti e fortunati debutti di giovani o nuovi registi. Ecco la mia personale classifica delle dieci pellicole italiane migliori del 2011.
1) Habemus Papam. Non sono un’amante di Nanni Moretti a prescindere, assolutamente no. Ma l’ultimo lavoro del regista “rosso” tra i film dell’anno è di certo quello più originale e compiuto. Sa unire fine e grottesca comicità a una sottile riflessione sulla fragilità umana, senza lezioni di politica. Michel Piccoli nelle pesanti vesti del pontefice neo-eletto è impeccabile.
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2) Io sono Li. Grazie al passaparola ha saputo guadagnarsi un posto nel cuore di tanti pochi italiani che sono riusciti ad andare oltre le trame della limitata distribuzione. Il regista è il giovane Andrea Segre, precedentemente autore soprattutto di documentari, che racconta una storia forte di immigrazione e contaminazione, ancorata al reale ma con sfumature oniriche. Fascinosa l’ambientazione, Chioggia, piccola città di laguna con una grande identità sociale e territoriale, dove viene mandata a lavorare la splendida protagonista, la cinese Shun Li, interpretata da Zhao Tao.
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3) This must be the place. Non è il migliore Sorrentino, ma la firma - e quindi la cifra stilistica - è pur sempre quella di Paolo Sorrentino. E anche se il regista de Il divo e Le conseguenze dell’amore mette troppa carne al fuoco, spezzando in pratica il film in due parti, conserva però la sua mano elegante, la sua cura dei dettagli più intimi, il suo sguardo particolare sulle solitudini.
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4) La kryptonite nella borsa. Ho ancora negli occhi la scena del pulcino suicida che si butta dal terrazzo: esilarante (tranquilli animalisti, era un pulcino digitale)! Ma questa è solo una delle chicche della commedia sorpresa di Ivan Cotroneo, sceneggiatore scrittore traduttore ma alla sua prima volta come regista. Agrodolce revival anni ‘70, il film ha tanto cuore ma anche grandi capacità comiche. Bello!
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5) Terraferma. La tiritera è la stessa già espressa per This must be the place di Sorrentino (vedi sopra): non è il Crialese migliore, ma sempre Emanuele Crialese è. Il regista che centellina le uscite dei suoi film come chi rilascia cose preziose, che richiedono tempo e riflessione, offre uno spaccato di Sicilia, Lampedusa, ai tempi di barconi e clandestini. Ma lo fa con la sua luminosità intensa, con efficaci ritratti di isolani dai lineamenti marcati e poche parole, con riprese sottomarine e dall’alto di poeticità unica.
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6) Nessuno mi può giudicare. Tra le commedie pure dell’anno non c’è Immaturi o La peggior settimana della mia vita che tenga. Il debutto alla regia di Massimiliano Bruno è dirompente, un riuscito mix di simpatica cafoneria romanesca, multietnicità e parodia dell’odierna epoca delle escort. Senza velleità intellettualistiche, con lo scopo - centrato - di divertire. E con una super Paola Coltellesi, coadiuvata da una coralità di cast azzeccata.
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7) Il paese delle spose infelici. Cartolina ruggente e drammatica dalla Puglia anni ‘90, con un altro esordio di regia notevole, quello di Pippo Mezzapesa. Aggirandosi diafana per la Taranto di gravine, mare, sbuffi di ciminiere, paesaggi lasciati andare, la fotografia seduce e graffia il cuore. I giovani protagonisti, adolescenti sul filo, anche.
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8) L’ultimo terrestre. Gipi, ovvero Gian Alfonso Pacinotti, ha già annunciato un secondo film. E questa è una bella notizia, perché il suo debutto, dai fumetti al cinema, è stato più che interessante. La sua fiaba dolceamara di solitudini e speranze guardando verso il cielo ha avuto un sapore molto diverso da quanto già visto, forse meglio dire… alieno.
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9) Boris - Il film. Ma sì, finalmente un po’ di sana irriverenza - per fortuna ben lontana da quella de I soliti idioti - e una beffarda presa in giro proprio del cinema, tramite il cinema. La serie tv con Francesco Pannofino è passata dal piccolo al grande schermo, e anche lì ha fatto ridere (a volte sganasciare) e lanciato strali. E il sussurrare incomprensibile dell’attrice che fa il verso a Margherita Buy è geniale.
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10) Into Paradiso. Presenza in classifica, seppur all’ultimo posto, di incoraggiamento. Perché seppur non sia del tutto riuscito l’esordio di Paola Randi, che mescola un po’ troppi linguaggi narrativi, il suo primo lungometraggio brilla di originalità. E ci offre un ritaglio di Napoli brillante, chiassoso, ma non edulcorato. Ci sono malavita e camorra, ma anche vitalità e una multiculturalità vivace.
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- Mercoledì 21 Dicembre 2011



















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