
di Cristiana Allievi
Parla lentamente, come se cercasse le parole a una a una. La pronuncia è ottima ma, come ripeterà più volte durante l’incontro, «my English is poor», il suo inglese è stentato.
Una cascata di capelli appena mossi, tra il biondo e il rosso tiziano, gli occhi di ghiaccio che ti aspetti da una nata a pochi chilometri a est di Mosca, Svetlana Khodchenkova, 28 anni, ha sempre pensato che da grande avrebbe fatto il medico. A 15 anni, però, diventa modella; poi passa alla facoltà di economia, che lascia dopo un anno per approdare, finalmente, a un amore stabile: il teatro. Studia al Vakhtangov di Mosca e viene arruolata in film per cinema e tv, diventando popolarissima. Oggi fa la prima apparizione in una produzione internazionale, La talpa, diretta dallo svedese Tomas Alfredson, accanto ai blasonatissimi Gary Oldman, John Hurt e Colin Firth.
Nelle sale dal 13 gennaio, la storia è tratta dall’omonimo romanzo del 1974 di John Le Carré, ex agente segreto inglese diventato uno dei romanzieri di maggior successo degli ultimi 40 anni.
Com’è per una donna nata nell’ex Urss fare la spia, per giunta in piena guerra fredda?
Sono felice di venire uccisa in un film di rilevanza internazionale, ancora più felice perché succede alla fine (ride, ndr). A dire la verità nessuno sa cosa mi accade davvero, la spiegazione è solo nel romanzo.
Come ha avuto la parte?
Erano le 5 del mattino, mi trovavo a Minsk, in Bielorussia, per un film. È arrivata la mia agente allungandomi una sigaretta e il copione: «A Londra» mi ha detto «cercano una russa per fare la parte della spia in un film di un regista svedese. Vogliono un provino in video». L’ho spedito e ho aspettato due settimane. Alfredson mi ha convocata a Mosca, c’era anche Keira Knightley a fare le audizioni, se ci penso è incredibile. Quando ho capito che ce l’avevo fatta, ho scaricato il libro di Le Carré da internet e l’ho letto in inglese. In russo non è mai stato tradotto.
Che ricordi ha della guerra fredda vista dall’Unione Sovietica?
(Prima di rispondere c’è un lungo momento di silenzio, ndr). Durante quel periodo a noi russi non era permesso parlare di altro che di politica. Era una cosa tremenda, nessuno si curava della vita di nessuno. Nel film cerchiamo proprio di mostrare la gente, i suoi sentimenti: io sono Irina, sono una spia, sono sposata, ma sono innanzitutto una donna.
Cosa intende dire?
Che una donna vuole ricevere amore, e poterlo dare, mentre Irina è stanca perché la guerra fredda non le permette di avere la relazione che vorrebbe, non le consente di dire tutto ciò che sente né di chiedere quello di cui ha bisogno. Dopo Bless the woman (il film che l’ha resa nota al grande pubblico e che le è valso la nomination per il Nika award, il riconoscimento più antico per il cinema nel suo paese, ndr) mi è capitata un’altra icona di donna russa costretta a sacrificare amore e passione a causa della durezza
della vita.
Lei è stata modella con un discreto successo. Lo scorso marzo era nuda sulla copertina di «Maxim» Russia e all’ultimo Festival del cinema di Venezia le sue foto in abito nero con piumaggio hanno fatto il giro del mondo.
Il mondo dell’immagine mi piace. A 15 anni sfilavo, ho viaggiato molto fra Parigi, Londra e il Giappone. Ma ho capito presto che quel lavoro non faceva per me. Va bene finché sei giovane e magra, ma volevo qualcosa di più serio per il mio futuro.
Si trasferirebbe negli Stati Uniti per fare decollare la carriera?
No, adoro il mio paese, la sua storia, il suo profumo. Lascerei Mosca solo per brevi periodi, ma è presto per pensarci, anche se credo che La talpa cambierà molte cose.
Chi le piace tra i colleghi?
Brad Pitt e Colin Firth. Pur non avendo lavorato insieme, Colin è venuto da me prima del red carpet di Venezia, si è presentato e si è comportato da vero gentiluomo. Tra le donne il mio riferimento è Audrey Hepburn: ho la collezione di tutti i suoi film e ho letto tutto su di lei.
Cosa fa quando non lavora?
Viaggio, quando sono impegnata in teatro mi bastano due giorni fuori città per rilassarmi. Ma a causa di una serie tv molto famosa («Lavrova’s Method», ndr), non ho molto tempo libero per me e per la mia famiglia, i ritmi sono massacranti. E visto che ne risento, ho imparato a staccare.
Perché ha scelto la recitazione, dopo l’idea di fare il medico e il tentativo di diventare economista?
Non mi è mai passato per la testa di diventare una grande attrice di cinema, volevo recitare in teatro. Ma un progetto come La talpa, in cui non faccio la parte dell’ennesima bionda russa, è una specie di sogno».
Cosa vuole dire?
A Hollywood noi russi veniamo usati solo per fare i gangster e le prostitute, mentre io vorrei potere interpretare tutto, anche una donna inglese. Qualcuno dovrà pure provarci, prima o poi. Non sono ancora pronta, ma quando saprò bene l’inglese ne riparleremo.
- Giovedì 29 Dicembre 2011









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