
Bailee Madison in una delle scene clou di "Non aver paura del buio" (Credits: Ufficio Stampa)
Difficile dormire tranquilli dopo aver visto questo film, a meno che non si controlli scrupolosamente che da sotto le lenzuola non spuntino all’improvviso le malefiche creature di Non avere paura del buio (dal 13 nelle nostre sale, dopo l’anteprima al Noir Film Festival), una “fiaba dark più che un thriller: un Alice nel paese delle meraviglie decisamente più terrorizzante”. A parlare è il giovane Troy Nixey, erede naturale -lo si coglie da regia e messa in scena- di Guillermo del Toro, che ha scritto la sceneggiatura del film e lo ha ingaggiato dopo aver apprezzato un suo cortometraggio. Questa è dunque l’opera prima di Nixey, che sulla scia di Il labirinto del fauno sceglie di raccontare una storia con protagonisti una bambina tormentata (la bravissima Bailee Madison), un padre distratto dal lavoro (Guy Pearce) e un’aspirante matrigna dolcissima (Katie Holmes), unica a credere che le paure di una ragazzina possano corrispondere a terrificanti realtà.
Perché si ostina a definirla una fiaba?
Perché le vecchie fiabe tradizionali sono quanto di più spaventoso ci sia al mondo! Sono più che violente, l’anima dell’horror deriva da lì.
Il suo film, invece, deriva da un horror televisivo di John Newland, come si è regolato nel firmarne un remake?
Mantenendo dei riferimenti al film originale e facendo qualcosa di molto diverso, pur mostrando rispetto verso alcuni aspetti, ad esempio la grandezza delle creature del buio e il loro strano modo di sussurrare. In più il finale è lo stesso ed è sicuramente aperto a un sequel, io ne sarei contento, anche perché mi piacerebbe continuare nel fantastico.
Sempre sulle orme di Guillermo del Toro?
Magari, quando mi dicono che “Non aver paura del buio assomiglia” a un suo film mi gonfio di orgoglio, è un grandissimo complimento per uno come me. Io ero un fumettista, ho mandato una mail a Guillermo che è molto aperto ai suoi fan, tutti possono scrivergli, per avere un incoraggiamento rispetto al corto che avevo appena realizzato e lui di tutta risposta mi ha mandato la sceneggiatura di Non aver paura del buio! In comune abbiamo il modo di affrontare il tema dell’infanzia e anche l’attrazione per il folklore e la mitologia da “fairy tale”.
Come vi siete regolati per l’orripilante look delle creature?
Io sono cresciuto a pane e Spielberg, ma anche Kurosawa, Miyazaki, e apprezzo l’enorme potere visuale di Christopher Nolan, ma ancora una volta mi sono rifatto a Del Toro: volevamo che le creature fossero tra il fantastico e il realistico, e il risultato mi sembra davvero impressionante!
Perché non farlo in 3d?
Ne abbiamo parlato a lungo, io credo che il 3d non avrebbe aggiunto valore al film, poi da un punto di vista di business o si tratta di un grandissimo film tipo Avatar, oppure adesso, a seguito di alcuni flop, gli spettatori americani si stanno stancando del 3d.

Katie Holmes in una scena del film (Credits: Ufficio Stampa)
Nel cast spicca Katie Holmes, è stata la sua prima scelta?
Sì, era al top della mia lista dei desideri ed è stata perfetta nel suo ruolo.
Ma Tom Cruise è venuto a trovarvi sul set?
Come no, veniva spessissimo, abbiamo fatto anche delle cene insieme. E’ un tipo molto amichevole, è simpatico e sa essere un bravo sostenitore, poi è molto amico di Guillermo del Toro. Ha visto il film e l’ha apprezzato, anzi a fine proiezione mi ha fatto i complimenti per la tensione che crea il film e soprattutto per aver scelto la sua donna come, in un certo senso, il male assoluto!
Senta, la sua baby protagonista ha paura, giustamente, del buio: lei invece cosa teme?
Io amo il buio e amo dormire, e credo nei fantasmi, ecco forse mi spaventano le esperienze fantasmatiche. Mi spiego: per la scena girata in un ospedale abbandonato ci avevano parlato della presenza di spettri al piano di sopra. In effetti prima di aprire la porta abbiamo sentito un suono di campanello provenire dall’altra parte dell’edificio, e non c’erano luci, i corridoi erano bui. Ad un tratto tutte le stanze hanno iniziato a risuonare di quel “driin driin”, e si sono spente e accese delle luci all’improvviso, è stato spaventoso. Era la “ghost experience” che Guillermo sogna da una vita, e io l’ho vissuta per ben due volte. Assurdo! Poi però ho ripreso a lavorare.
- Mercoledì 11 Gennaio 2012









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