
La talpa (Medusa)
La difficoltà principale, guardando La talpa (dal 13 gennaio al cinema), è memorizzare i nomi dei vari personaggi (Percy, Bill, Roy, Toby, Lacon, Peter, Jim, Smiley, Controllo, Dick…) e attribuirli ai giusti volti e agli intrighi e alle operazioni segrete nelle giuste città (Budapest, Londra, Istanbul…). Una volta riusciti nell’impresa, sperando che ciò non avvenga al 120° minuto dei 127 minuti di film, il godimento nella visione è assicurato.
Tomas Alfredson, regista svedese che - potere di una vampiretta - si è guadagnato la stima del panorama cinematografico internazionale grazie al delicato e intenso quasi horror Lasciami entrare, è stato chiamato a realizzare l’adattamento sul grande schermo del romanzo di spionaggio di John Le Carrè La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy il titolo orginale, molto più affascinante quanto già rompicapo), da cui era stata già realizzata l’omonima serie televisiva interpretata da Alec Guinness.
- La talpa
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Sfrondando giustamente alquanto dalla trama iniziale, Alfredson si affida per il personaggio portante di George Smiley a Gary Oldman, che riesce ad evocare con carisma la solitudine, il dolore, l’eleganza e l’intelligenza che già Guinness impresse al personaggio della serie tv.
In piena Guerra Fredda, nel 1973, Smiley, ex agente del Secret Intelligence Service (SIS) inglese, nome in codice Circus, viene chiamato dal sottosegretario Lacon (Simon McBurney) a una terribile missione: individuare tra i suoi ex colleghi e amici la talpa, l’agente doppiogiochista al servizio dei sovietici.
Già il suo vecchio capo Controllo (John Hurt) aveva sospetti, che ricavadevano sulla sua più stretta cerchia di collaboratori: l’ambizioso Percy Alleline (Toby Jones), cui aveva dato il nome in codice Tinker (lo stagnaio); il raffinato Bill Haydon (Colin Firth), soprannominato Tailor (il sarto); il vigoroso Roy Bland (Ciarán Hinds), chiamato Soldier (il soldato); lo zelante Toby Esterhase (David Dencik), ribattezzato Poor Man (il povero); e… Smiley stesso.
Anche se si solleva tanto fumo e polvere da anni passati, il brillante cast e una sceneggiatura tesa riescono a mantenere La talpa attuale (che ha debuttato in concorso alla scorsa Mostra di Venezia). La ricerca della verità, anche da parte dello spettatore, è sempre sollecitata. Lo sforzo nell’individuare chi frega chi è intenso e alto.
Seduti nella poltroncina, coi sensi allarmati, non è comunque facile mantenere insieme i tanti pezzi che Alfredson ricuce insieme in una storia di intelligence, ansia e paranoia. Anche un semplice starnuto rischia di far perdere un pezzo nel puzzle della comprensione. O voi che entrate al cinema, lasciate quindi a casa ogni velleità di distrazione. Pena, la noia.
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- Venerdì 13 Gennaio 2012










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