Nonostante i 30 milioni di euro di incassi e l’entusiasmo di tanto pubblico, non ho amato Benvenuti al Sud: avendo visto Giù al Nord, il film di Dany Boon di cui è il clone, ho trovato sin fastidioso l’eccessivo “rifare” italiano dell’esempio francese. Sceneggiatura quasi identica, con tanto di medesima famosa frase portante: “Chi viene qua piange due volte: quando arriva e quando se ne va”. Per questo Benvenuti al Nord, dal 18 gennaio al cinema, mi è giunto finalmente “originale” e più apprezzato della commedia di cui è sequel.
Tutto è rovesciato: in un pieno negativo di Benvenuti al Sud, la stessa ciurma di attori sbarca ora al Nord. Sempre diretta da Luca Miniero - che ora firma anche soggetto e sceneggiatura insieme a Fabio Bonifacci - si ritrova a… Milano, la città temibilissima per tanto spirito meridionale che lancia “vade retro” alla sua nebbia, al suo freddo, alla celerità del vivere, allo stress connesso. Ma come canta la celebre canzone e come anche Claudio Bisio cita nel film, “luntan de Napoli se mor, ma poi vegnen chi a Milan”.
Mattia (Alessandro Siani), disperato per i suoi problemi di coppia con Maria (Valentina Lodovini), viene trasferito nel capoluogo meneghino - “che brutta morte” commentano i suoi colleghi dell’ufficio postale di Castellabate (Salerno), Costabile piccolo (Nando Paone) e Costabile grande (Giacomo Rizzo) -. Ma ad accoglierlo c’è il caro amico Alberto (Bisio), che però ha poche attenzioni nei suoi confronti essendo anche lui in piena crisi con la moglie Silvia (Angela Finocchiaro). Il rapporto tra Alberto e Silvia? “Adesso è emozionante come fare il cambio di stagione”, dice Silvia-Finocchiaro. Per di più Milano è il punto di partenza della nuova missione delle Poste Italiane: Efficienza Rapidità Puntualità Energia Sorriso, ovvero ERPES, e la sigla è tutto dire. A promuovere questo piano di efficienza maniacale è il super boss Palmisan, interpretato dalla new entry Paolo Rossi, il comico. Rossi è un indiscutibile valore aggiunto e come pseudo-Marchionne è sempre esilarante. Nel vedere Mattia rivolgersi alle clienti allo sportello delle Poste con fare gentile e amicale - “signora, come sta?” “la vedo bene” - se ne esce con un “Ma dove siamo? in una comunità di recupero?”.
- Benvenuti al Nord
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Sono tanti gli stereotipi del Nord sotto la lente di Miniero, e tra l’altro… spesso non sono stereotipi ma realtà. A Milano si va sempre di corsa nei giorni feriali (vero), nel weekend sono tutti fuori città o a fare sport (vero), si mangia spesso il sushi (vero), per decidere di fare una cena tra colleghi occorre incrociare e coordinare le agende di tutti (vero), se ci si abbraccia tra amici ti scambiano per terun (non vero, forse).
Ma forse la chicca di Benvenuti al Nord, che racchiude anche la sua summa, è lo spassoso dialogo tra il signor Scapece (Salvatore Misticone), eredità di Benvenuti al Sud che parla sempre e comunque in incomprensibile strettissimo dialetto campano, e la suocera meneghina ed estremamente razzista di Alberto-Bisio (interpretata sempre dalla Finocchiaro, invecchiata): il loro confronto tra dialetti è altamente al di fuori di ogni comprensione, ma il miracolo buffo è che i due interlocutori si intendono! Nord e Sud infatti sono diversi ma “uguali”.
Tra le tante trovate che suscitano risate leggere, solo in alcune occasioni si ricade sul trito e ritrito: il pesce rosso morto infilato nel piatto a mo’ di sushi non è esattamente il massimo. Ma il sorriso non ne esce rovinato. Le commedie di Mario Monicelli sono ben altra cosa, certo, ma se un domani ci fosse anche un Benvenuti a Est, come scherzosamente lasciano intendere Bisio e Siani sui titoli di coda e sulle convincenti note di Volare reinterpretata da Emma Marrone, non sarebbe poi male.
- Mercoledì 18 Gennaio 2012











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