
The Iron Lady (Bim Distribuzione)
Meryl Streep è una di quelle attrici che riesce nell’impresa quasi impossibile di non deludere mai, sempre così autentica eppure capace di essere nuova e diversa in ogni personaggio che interpreta. E in The Iron Lady, dal 27 gennaio al cinema, una volta di più nel suo sguardo si coglie una fermezza, un acume e pian piano una fragilità inesplorata sorprendenti, di una Margaret Thatcher amata, odiata, ora delicata ottantaseienne affetta di quella demenza senile che cattura anche chi si è reso celebre per la sua forza e risolutezza e al mondo ha solcato traguardi unici.
Difficilmente le pur brave colleghe candidate all’Oscar (soprattutto Viola Davis in The Help) sapranno strapparle l’ennesima statuetta. Nonostante ciò la sua viscerale bravura non basta a fare del biopic sulla “lady di ferro” un film godibile che si salvi da spruzzate di noia e qualche perplessità. Ma c’è da dare atto alla regista Phyllida Lloyd che non era facile rendere dinamica e coinvolgente una biografia sulla prima e tuttora unica donna primo ministro in Gran Bretagna, passando tra elezioni, sedute al Parlamento, sciopero dei minatori, task force navali alle isole Falkland, poll tax…
- The Iron Lady
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Per rendere meno ostico un film su una politica che ha così tanto macinato e vissuto di politica la regia indugia molto sull’età recente della Thatcher, con la Streep anche in questo caso perfetta coi suoi occhi arrossati, i movimenti lenti, la voce che esce flebile e tremante. Ma, condividendo la critica mossa dal premier britannico attuale David Cameron, mi è sembrato un soffermarsi eccessivo sulle allucinazioni di un’anziana ora malata, sulle sue debolezze. Se da una parte ne esalta un’umanità raramente vista nei suoi undici anni da primo ministro, dall’altra sembrano un po’ indelicati e un escamotage per “addolcire” il film.
Ben più interessante è invece la giovinezza di Margaret, quando ancora era Margaret Roberts, figlia di droghiere con laurea ad Oxford: un’origine umile spesso rinfacciata alla Lady, che probabilmente invece è stata la sua forza. E così il suo matrimonio con l’industriale Denis Thatcher (interpretato da Jim Broadbent), suo primo sostenitore, e la sua cavalcata verso il numero 10 di Downing Street, le sue prese di posizione impopolari, i suoi tanti successi fino alle sofferte dimissioni nel 1990.
Tanti applausi vanno a J. Roy Helland, che si è occupato delle acconciature e del trucco della Streep: una parte della credibilità del personaggio, anche nell’incedere della vecchiaia, va a lui.
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