Panorama.it ha chiesto ad un agente del reparto mobile di una Questura lombarda un commento sul film ‘Acab -All Cops Are Bastards’ di Sergio Sollima uscito nelle sale italiane il 27 gennaio.
ACAB. Ho letto il libro di Bonini, figurati se non vado a vedere il film. Credo sarà il solito film da “zecche” in cui tutto è stabilito sin dall’inizio. “Celerino figlio di puttana, celerino figlio di puttana”. Ecco: il film inizia così. A posto, siamo proprio a posto. Aveva ragione il collega stamattina in ufficio quando m’ha detto: “Ma che cazzo stai affà?! Je dai soldi a ‘sti stronzi?!” Scaricatelo su Torrent se proprio vuoi ma nun c’andà al cinema!”
L’incidente con lo scooter di Cobra, lo spaccio di droga mentre c’è il Negro, il servizio di ordine pubblico al porto con la carica di Mazinga. Gli sputi sulle divise. La croce celtica tatuata. Gli sfratti e la signora che dice: “Ehi, mi guardi, mica sono invisibile”. Cobra che urla a Spina dicendogli, quasi insegnandoli, che un celerino da solo non vale nulla. Sono passati davvero tanti anni da quando anch’io ero al Reparto Mobile di Roma. Una città a parte nel mondo della Polizia. Le ho vissute tutte queste storie, inclusa la paura all’esterno dello stadio. La voglia di sistemare gli “irregolari sul territorio” in maniera più decisa ed efficace di quanto lo Stato sia capace. Il riprendere il collega in piazza che non indossa il basco chiedendo anche a lui, soprattutto a lui, massimo rispetto per la divisa. L’essere pronto a sistemare i negri da strada per essere poi circondati da negri amici: razzismo selettivo, come il nero amico che permette il secondo lavoro alle guardie in discoteca e il collega che si sposa la cubana. Adesso, al caldo di un ufficio, uscito dal branco rivivo queste storie di figli che escono dai binari sognati dai genitori sbirri, di sbirri che lottano per i genitori sfrattati, di sbirri con l’abbonamento in tribunale per le lesioni procurate.
Sai che c’è?! Che questo film non è male, non è male per niente. Non è contro la Polizia di Stato, affatto. Con una grande fotografia e musica a palla (mica potevano mancare i Clash!), racconta di quali danni, a livello personale familiare e sociale, possa creare ed avere un poliziotto ignorante. Che è lasciato solo dai vertici quando in piazza diviene strumento della politica. Pasolini, dopo gli scontri di Villa Giulia disse che “i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano”. Ecco, le cose non sono cambiate. Più lauree, più smartphone, più viaggi. Ma sempre con il rischio, per il celerino, di essere lasciato solo nella sua ignoranza deleteria. Bel film. ACAP. All Cops Are Persons.
- Venerdì 3 Febbraio 2012











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