Per chi ha trent’anni o giù di lì Vasco c’è sempre stato, c’è e presumibilmente ci sarà sempre: ecco la verità per i fan del Blasco, per quella “generazione di sconvolti che non hanno più santi nè eroi” ma che, tra qualche acciacco, i primi capelli bianchi e un po’ di saggezza in più, è ancora qua e oggi augura buon compleanno al Komandante che compie 60 anni.
E allora concedeteci un po’ di amarcord visto che chi scrive può considerarsi - senza presunzione - una fedelissima del Signor Rossi. Quando lui cantava “Vita spericolata“, io guardavo lo Zecchino d’Oro, quando viveva di whiskey e Lucky Strike io mangiavo la pizzetta e bevevo il Billy all’arancia dopo scuola…poi intorno ai 13 anni l’uscita de “Gli spari sopra“, ha segnato l’inizio di un’amicizia. Perchè per chi lo ama Vasco non è il “cantante preferito”, ma un amico, un leader, il nostro Komandante. Per la mia generazione ha avuto lo stesso effetto catartico che Robin Williams, nelle vesti del professore John Keating, ha avuto ne L’Attimo Fuggente quando si è messo in piedi sulla scrivania: Vasco è un altro punto di vista sul mondo, un punto di vista mai scontato, irrequieto, malinconico e pronto a trasformarsi…era il fratello maggiore tutto eccessi e rock ‘n roll di vado al massimo, poi è diventato il padre pieno di stupore di benvenuto, e dopo, quando si credeva che avesse scritto tutto quello che era possibile scrivere e pensare ha trovato nuovi spunti e, con la saggezza degli anni e le verità sulla vita, ci ha regalato perle come il mondo che vorrei o di manifesto fututrista o aquilone.
C’è chi sostiene che Vasco dopo aver composto Sally nel ‘96 si sarebbe dovuto ritirare, e chi, invece, lo segue e lo comprende e ne coglie evoluzioni e turbamenti senza dire: “era meglio quando”; oppure “si, ma prima…”. Per quanto mi riguarda fare gli auguri ai sessant’anni del Komandante è come dargli appuntamento ad una nuova fase della sua vita: siamo qui - ci verrebbe voglia di dirgli se ne avessimo la possibilità tra le centinaia di migliaia di persone che vorrebbero farlo - a festeggiare il tuo passato e ad aspettare nuovi imput per gli anni a venire perchè ok che hai detto “smetto di fare la rockstar”, ma io, noi possiamo accettare questo solo in cambio di qualcos’altro..perchè dopo 13 concerti ( o forse più) e centinaia di serate con la tua musica vivere di ricordi non mi è concesso…Vasco live per esempio, è un evento che cambia la vita: è un rito che si ripete puntuale ogni anno con le sue regole e le sue abitudini.
Da sempre il concerto di Vasco a San Siro ha segnato l’inizio ufficiale della mia estate, era così quando andavo allo stadio con l’invicta e le venti mila lire in tasca per la salamella e con papà che aspettava me e le mie amiche davanti all’uscita, ed è stato un appuntamento ripetuto di anno in anno fino allo scorso giugno quando ho lasciato mio figllio alla baby sitter per andare a vederlo con mio marito, o quello precedente, l’anno del tour indoor del 2010, che il mio bimbo Vasco lo ha visto dalla pancia.
Il Blasco è stato il ritmo della mia vita, della gioia e del dolore, del cuore infranto e del profumo dell’alba dopo una notte di divertimento, Vasco è la colonna sonora dell’estate e dell’inverno, di quel maggio di qualche anno fa quando, in abito bianco, le note di toffee mi hanno accompagnata al sì più emozionante, e lo è stato ancora quando poche ore più tardi io e mio marito abbiamo offerto una torta ai nostri ospiti dove trionfava la scritta “quando ormai si vola non si può cadere più”, e lo è oggi che Vasco intrattiene mio figlio che ne preferisce le note rispetto al “ballo del qua-qua”.
Vasco è tutto e il contrario di tutto. E’ la certezza di un compagno fedele e la capacità di sintetizzare verità che altrove non mi va di andare a cercare “é tutto un equilibrio sopra la follia”, ho tatuato sulla schiena..e cosa c’è di più vero in un’epoca in cui tutto sfugge, vive di regole che lasciano l’aspetto umano di vita e relazioni come ultimo corollario demodè di un mondo talmente grande da essere minuscolo; la follia ci permette di navigare due spanne sopra al mondo; di essere novelli albatros di baudelairiana memoria: le ali goffe sono spiegate verso l’orizzonte in un volo che solo l’anima artistica del poeta Vasco è in grado di cantare e raccontare con la saggezza del vecchio e lo sguardo incantato del bambino.
- Lunedì 6 Febbraio 2012










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