
Dal libro Tourbook - Fabrizio De André 1975/98
Piuttosto che esibirsi, lamentava un principio di afonia, oppure lancinanti mal di gola, faceva chiamare tre medici diversi per essere visitato, richiedeva un laringoiatra specializzato. Poi magari non era vero. La gola non gli faceva poi così male. Anzi, non gli doleva affatto. Ma il pensiero di dover cantare in pubblico lo paralizzava letteralmente, fino a fargli accampare ardite scuse pur di non comparire sul palco.
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La Smorfia napoletana - Credit foto: yab994, Flickr
Me ne andavo in giro per San Francisco con un gallo al guinzaglio e mi fermò un gendarme…
In realtà a San Francisco io non ci sono mai stato. E al guinzaglio non solo non ho mai portato un gallo, ma nemmeno un cane, ché di cani (e di galli) mai ne ho avuti. Ma i sogni, si sa, sono misteriosi. O almeno, per capirli è necesssario ricorrere a complessi sistemi d’interpretazione. Scarto la psicanalisi (troppo costosa e lunga) e mi affido al metodo più rapido e accessibile: la Smorfia napoletana! Continua

- chips
Foto By carmen zuniga - Flickr
Sguardo cattivo oppure occhiali scuri. Bandana in testa oppure felpa col cappuccio alzato. Lucide camicie di seta e jeans… Potrebbero sembrare lottatori di wrestling nella loro giornata libera. Invece sono giocatori di Texas Hold’em, la versione made in Usa del poker che ha contagiato l’Italia. Continua

Tavolo virtuale da poker - By Ryan Harvey - Flickr
Mentre le imprese italiane si dicono attanagliate dalla crisi, il business del poker online spariglia le carte del mercato. I numeri parlano chiaro. Il primo torneo su un provider autorizzato con licenza dei Monopoli di Stato si è svolto il 2 settembre 2008. La stima per il 2009 era di raccogliere 400 milioni di euro. A tre mesi dalla fine dell’anno, invece, si è raggiunto un volume di 1,64 miliardi (il Superenalotto a luglio era avanti di poco con 1,7 miliardi). E secondo le stime il 2009 si concluderà con un fatturato complessivo di oltre 2 miliardi, quasi quanto un’azienda come la Autostrade. Credere alle previsioni è facile, perché il poker online è un seme caduto nel terreno più fertile dell’economia su internet. Continua
Inizia il conto alla rovescia per il passaggio al digitale terrestre di Raidue e Rete4 anche nella capitale. Roma in attesa del 16 giugno, festeggia la novità con una due giorni di manifestazioni organizzata da Mediaset a Piazza del Popolo. L’info point fornisce informazioni sulla piccola rivoluzione. Ma il cambiamento non interessa soltanto chi abita nel Lazio, perché entro la fine del 2012 il processo di migrazione dalla televisione analogica a quella digitale terrestre dovrà essere completato in tutta l’Italia.
Per il momento, la domanda più frequente è: “Che cosa devo fare?”. Qualche dubbio ancora rimane.
Per rispondere alle domande degli utenti, Mediaset e Rai hanno allestito delle apposite pagine web. Vi si trovano informazioni su i vantaggi; gli apparati per la ricezione; la copertura; una sezione di domande e risposte, ma anche indicazioni per gli amministratori di condominio e suggerimenti per gli antennisti in vista dello switch off.
Ma i siti nati nelle ultime settimane per informare sulla rivoluzione televisiva in corso sono tantissimi. Molti sono siti di installatori che approfittano della sete di informazioni del grande pubblico per farsi un po’ di pubblicità. E in generale offrono informazioni sui vantaggi del digitale rispetto alla tv come siamo abituati a vederla oggi. Ma non mancano i punti oscuri della questione. E a ristabilire un po’ di obiettività ci pensa Wikipedia, dove una ricchissima pagina fa il punto della situazione, senza trascurare di descrivere i problemi legati alla transizione e ai maggiori consumi di energia elettrica.

L’attore David Carradine, famoso per la serie televisiva degli anni 70 Kung Fu e meglio noto ai più giovani come Bill nel film di Quentin Tarantino Kill Bill vol.1, è stato trovato morto in una camera d’albergo a Bangkok. Lo ha riferito la catena televisiva “Abc” che cita fonti dell’ambasciata Usa in Thailandia. Secondo il giornale thailandese “The Nation”, l’attore 73enne sarebbe stato trovato impiccato nella sua camera di lusso dello Swisshotel Nai Lert Park Hotel, dove si trovava da martedì per girare un film.
Il manager di Carradine, Chuck Binder, che si è detto “sotto shock”. “La sua morte è una notizia scioccante, e tristissima” ha detto Binder “David era così pieno di vita, sempre desideroso di lavorare. Una grande persona”.
Nel 1976 David Carradine aveva vinto una nomination all’Oscar per l’interpretazione del cantante Woody Guthrie nel film Bound for Glory.
Carradine interpretò anche il ruolo di “Big” Bill Shelly nel film di Martin Scorsese America 1929 - Sterminateli senza pietà, del 1972 e il cantante folk Woody Guthrie in Questa terra è la mia terra, del 1976, e ancora come Abel Rosenberg nel film di Ingmar Bergman L’uovo del Serpente, del 1977. Fu protagonista nella serie televisiva Shane, basata sul film, e interpretò un pistolero nel western del 1964 Taggart, tratto da un racconto di Louis L’Amour. Gli appassionati del genere lo ricordano in numerosi video in cui insegnava le arti marziali del Thai Chi eQi Gong.
L’attore era stato immortalato anche in un’opera d’arte contemporanea di Emiliano Montanari. Che aveva girato un video girato nella casa di Carradine, a Los Angeles, tra l’uscita della prima e la seconda parte del film Kill Bill. Nel video, l’attore parlava di sé e del progetto cinematografico, come fosse realmente il perfido protagonista della storia. L’effetto era quello di una fusione totale e straniante tra finzione e realtà, metafora ideale per definire l’America. In Italia, il video era stato presentato nell’ambito della mostra (qui le immagini) curata da Camilla Boemio An American Flash, nel 2007, alla Pinacoteca Civica di Civitanova Marche.
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In fondo al primo corridoio, dietro il bancone di accoglienza, una serie di enormi occhi vi osservano, vi scrutano, indagano con uno sguardo insistente la possibile malattia mentale che è in voi. Benvenuti in manicomio. Anzi, benvenuti all’ufficio accettazione dell’ex manicomio Santa Maria della Pietà di Roma. Qui da poco più di un mese è nato il Museo Laboratorio della Mente: una delle ultime realizzazioni del gruppo di creazione video Studio Azzurro, in collaborazione con la Asl di Roma. Obiettivo: portare l’attenzione sulla malattia mentale, sul modo in cui è stata considerata e assistita nel corso del Novecento e sulla condizione della follia.
I grandi occhi che scrutano all’ingresso sono solo una delle installazioni che accompagnano il visitatore lungo il percorso del museo. Dopo gli occhi, un lungo e sottile muro di plexigass accoglie proiezioni sul fronte e retro. Sulle lastre trasparenti appaiono improvvisamente delle figure che si lanciano contro la superficie e vi sbattono con violenza. Il visitatore è costretto a camminare a ridosso dello schermo, a una distanza minima dalle immagini di quei corpi che sono imprigionati al di là di una barriera invisibile fatta di esclusione fisica e violenza psicologia, ovvero le costanti della vita nei manicomi.
Si entra poi nel regno della percezione con opere che rievocano i “modi del sentire” degli internati. Come nella seconda stanza, dove un gioco di specchi impedisce allo spettatore di identificarsi con una sola immagine riflessa, producendo una sensazione di perdita dell’identità e di straniamento simile a quella dell’alienamento manicomiale.
Tra similitudini esteriori e riflessioni su ciò che sono stati i metodi di contenimento, la follia si pone all’attenzione come un tema ancora problematico. Non manca il pensiero di Franco Basaglia, presentato attraverso un percorso a tappe. Ma i documenti in rassegna, tra video e testimonianze, dalla nascita dell’antipsichiatria fino alla chiusura dei manicomi, mostrano che la malattia mentale, nonostante i progressi fatti, è una condizione che la nostra epoca fatica ancora a comprendere.
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