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Archivio per autore: » claudia astarita

Cina: gli stessi luoghi, a distanza di un secolo. In mostra a Hong Kong

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  • Tags: cina, fotografia
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gli stessi luoghi a distanza di un secolo

LA GALLERY

La Cina di Luigi Piovano e quella di Stefano Mangini si incontrano al Visual Arts Centre di Hong Kong, dove sta per essere inaugurata la mostra “Time Stamps. The Forgotten China”. Cento scatti per raccontare un viaggio di un secolo. La mostra mette insieme le storie di due fotografi, di due instancabili viaggiatori. Le loro immagini testimoniano un grande amore per la Cina, una passione da tramandare nei decenni con l’ausilio di una macchina fotografica.

Le immagini di Piovano, capitano nella spedizione militare che nel 1901 partì alla volta della Cina per portare sostegno al contingente internazionale duramente attaccato dai ribelli del movimento degli Yihequan, dei “pugni di giustizia e di concordia”, più noto in occidente come la compagine dei Boxer, sono accostate a quelle contemporanee di Stefano Mangini.
Mangini, che su Panorama.it ha già raccontato il suo viaggio in moto da Shanghai a Genova durante il quale ha attraversato tutta l’Asia, ha ritrovato le foto di Piovano e ha deciso di restaurale e di accompagnarle con quelle che lui ha scattato girando la Cina, realizzando così una galleria di immagini mozzafiato che catturano contemporaneamente le somiglianze e le differenze di ambienti, contesti, atmosfere e personalità simili a cavallo di due secoli tanto lontani.

Colpiscono le analogie tra i sorrisi dei bambini, gli sguardi schivi delle donne e la familiarità degli scorci immortalati dai due a una distanza di tempo solo apparentemente lunghissima. Molte coppie di immagini lasciano all’osservatore l’impressione che la Cina in cento anni non sia affatto cambiata. La quotidianità delle micro-realtà del Regno di Mezzo sembra essere rimasta immutata, e la rivoluzione delle architetture, dei costumi e delle abitudini viene presentata come una prerogativa dei centri urbani medio-grandi. Dove, e le foto di Mangini lo dimostrano, qualche angolo immortale continua a fare capolino, per ricordarci che agli occhi di uno spettatore attento le differenze, nel tempo così come nello spazio, tendono a sfocarsi.

LA GALLERY

  • claudia astarita
  • Mercoledì 22 Luglio 2009

Vieni in Cina, ti regaliamo “Piscina e ragazze”

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Piscina

 

(Credits: permanently scatterbrained by Flickr)

In tempi di crisi, gli alberghi cinesi inventano nuove strategie per attirare clienti. Con la complicità delle altissime temperature estive, i manager degli hotel di Chongqing, metropoli del Sichuan, hanno deciso di promuovere il pacchetto “piscina e ragazze”, che permette a chi prenota una stanza di alternare alle salutari e rinfrescanti nuotate in piscina l’intrattenimento con bellezze locali selezionate personalmente dagli albergatori.

Da contratto le “bellezze al bagno” cinesi restano in piscina dalle otto alle dieci di sera in cambio di un centinaio di Yuan (circa dieci Euro) al giorno e di bibite e frutta gratuite. Nei giorni scorsi molte giovani orientali si sono presentate alle receptions degli alberghi più in voga di Chongqing nella speranza di poter migliorare il proprio tenore di vita con l’accesso alle lussuose piscine della città e con pasti a base di frutta freschissima in maggioranza importata. E se ipocritamente i manager degli alberghi garantiscono personalmente che l’intrattenimento tra ragazze e clienti non supererà mai la soglia del lecito, sul web il pacchetto promozionale sichuanese é gia stato etichettato come tentata istigazione alla prostituzione.

  • claudia astarita
  • Giovedì 2 Luglio 2009

New York mette all’asta gli effetti personali di Gandhi

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I sandali in pelle, gli occhiali di metallo dalla montatura rotonda, l’orologio da tasca, una ciotola e un piatto appartenuti a Mahatma Gandhi stanno per essere venduti all’asta. A New York, da Antiquorum, il 4 e 5 marzo prossimi. Ciotola, piatto e orologio sono stati ritrovati perché donati alla nipote Abha Gandhi nel 1948. I sandali furono regalati dal Mahatma in persona a un ufficiale inglese nel 1931, a Londra, e gli occhiali consegnati al colonnello indiano H A Shiri Diwan Nawab, che chiese a Gandhi di dargli un sostegno, e per aiutarlo il leader indiano gli regalò le lenti che gli “avevano permesso di liberare l’India”.

Tra un paio di settimane saranno in molti a contendersi i preziosi oggetti del Mahatma, e Antiquorum stima di poter ricavare dall’asta almeno 50.000 sterline, puntando sulla preziosità di oggetti unici. “Gandhi non possedeva molte cose”, spiega Michelle Halpern, responsabile della casa d’aste newyorkese, “ecco perché il loro valore è così difficile da stimare. È un eroe non solo per l’India ma per il mondo intero”. Gli oggetti sono stati raccolti da un collezionista americano che ultimamente ha deciso di vendere tutto. Le quotazioni partiranno da 20.000 e 30.000 dollari, ma a New York sono tutti convinti che in pochissimo tempo saliranno alle stelle.

  • claudia astarita
  • Venerdì 13 Febbraio 2009

Nuova mania giapponese: a scuola con Obama

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  • Tags: Obama
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Il discorso di Barack Obama
Con 400.000 copie già vendute, il primo bestseller dell’anno in Giappone non è l’ultimo romanzo di Haruki Murakami o di Banana Yoshimoto, ma la collezione di tutti i discorsi del neo-Presidente americano Barack Obama. Il testo, cui è allegato un CD per ascoltare le orazioni di Obama nelle versione originale, è stato messo sul mercato con l’obiettivo di aiutare i Giapponesi a perfezionare il loro inglese.

Da un paio di settimane, gli studenti di molte scuole di lingue di Tokyo sono spronati dagli insegnanti a imparare a memoria i discorsi del Presidente per ampliare il vocabolario ed eliminare i difetti di pronuncia. Le parole ben scandite di Obama sono perfette per fare esercizio in inglese. La sua personalità, la maniera impeccabile in cui si rivolge al pubblico, e la melodia delle frasi pronunciate fanno risultare i suoi discorsi particolarmente seducenti alle orecchie dei Giapponesi. “Desiderosi di riuscire a imitare le intonazioni del Presidente, adulti e bambini vengono da lui stesso spronati a studiare di più”, ha raccontato un professore di inglese di Tokyo alla BBC. E agli allievi che chiedono se queste esercitazioni li aiuteranno effettivamente a migliorare il loro livello di inglese, i docenti rispondo con un incoraggiante “yes, we can”.

  • claudia astarita
  • Giovedì 29 Gennaio 2009

Cinema: povertà e religione infiammano gli animi di indiani e nepalesi

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  • Tags: Cinema
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The Millionaire
Una commedia romantica e un film comico sono al centro di una polemica che vede India e Nepal sul banco dell’accusa. Si tratta di Slumdog Millionaire, pellicola inglese uscita nelle sale italiane a dicembre con il titolo The Millionaire, e Chandni Chowk to China, lungometraggio di Bollywood realizzato in collaborazione con la Cina e proiettato in questi giorni nei cinema londinesi. Il primo racconta la storia di un indiano giovanissimo, Jamal Malik, che per conquistare l’amata Latika partecipa all’edizione hindi del gioco televisivo a premi Chi vuol esser milionario, di cui la ragazza è una fervente ammiratrice. Il secondo narra le avventure di Sidhu, un taglia patate di Nuova Delhi che, in cerca di un futuro migliore, parte alla volta di Shanghai, finendo con l’essere persino ingaggiato da due contadini cinesi che imploreranno il suo aiuto per sconfiggere i signori della guerra del loro villaggio.

Apparentemente, nessun elemento giustifica le proteste e le manifestazioni organizzate in questi giorni in India e in Nepal, ma gli asiatici sostengono di avere validi motivi per scendere in piazza. A Nuova Delhi, Tapeshwar Vishwakarma, segretario generale di un comitato per la tutela di chi vive negli slum e nelle periferie diroccate, ha denunciato il fatto che nel titolo del film inglese si utilizzi, in maniera dispregiativa, il termine “cani da slum” al posto di abitanti. La storia di Jamal Malik, infatti, è anche quella di un ragazzino cresciuto nei bassifondi dello slum Dharavi di Mumbai che, per una performance tanto brillante quanto inaspettata a Chi vuol esser milionario, fomenta i sospetti degli organizzatori e delle forze dell’ordine, certi di un imbroglio. Per gli indiani la pellicola offende e scredita l’immagine della Nazione agli occhi del mondo, e mentre alcuni attivisti si sono limitati a protestare a parole, altri hanno chiesto al governo di bandirne la proiezione nel Paese e, in alcune città, hanno persino preso a sassate i cinema. “Slumdog Millionaire racconta l’India immaginata dagli stranieri, descrive un viaggio nella povertà e nella disperazione”, afferma Shyamal Sengupta, professore di Mumbai. Pur riconoscendo che la pellicola ha contribuito a far sì che Dharavi fosse aggiunta alla mappa geografica virtuale di milioni di spettatori, gli indiani restano convinti che produttori nazionali sarebbero stati in grado di raccontare la stessa storia con maggiore umanità e realismo.

Completamente diverse le ragioni che spingono i nepalesi a chiedere che Chandni Chowk to China sia bandito dai cinema nazionali. Causa scatenante della polemica è l’allusione al fatto che Buddha sia nato in India anziché in Nepal. A far scattare l’allarme sono stati i nepalesi residenti in Inghilterra che, dopo aver visto Chandni Chowk to China, hanno informato i connazionali “dell’ennesimo attacco dell’India all’identità e all’indipendenza del Paese“. Senza perdere tempo, le autorità di Kathmandu hanno chiesto all’India di correggere l’errore e cancellare la scena incriminata, ma per il momento da Delhi non è arrivata nessuna risposta.

  • claudia astarita
  • Martedì 27 Gennaio 2009

In Giappone anche i robot salgono sul palcoscenico

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In Giappone, si sa, i robot sono ormai diventati parte integrante di molte famiglie. Servono per aiutare a pulire gli appartamenti, per tenere d’occhio i figli, per annunciare le previsioni del tempo o i programmi in prima serata, e per dare informazioni ai visitatori di fiere e convegni. Fino ad oggi, però, nessuno aveva immaginato che gli umanoidi potessero anche recitare, manifestando, proprio come gli esseri umani, paure e sentimenti, desideri ed emozioni.

Ebbene, all’Univerità di Osaka sta andando in scena proprio in questi giorni una pièce intitolata Hataraku Watashi, letteralmente “I, worker”. Immediato il collegamento con la famosissima opera di Isaac Asimov, “I, Robot“, raccolta di nove racconti brevi in cui un reporter intervista Susan Calvin, una robopsicologa che ha speso tutta la sua vita lavorando con gli umanoidi.

In “I, worker” i protagonisti sono due speciali robot programmati per pronunciare una serie di battute al momento opportuno e per muoversi liberamente sul palcoscenico insieme agli altri attori. Alla fine della prima, il regista/docente Oriza Hirata ha raccontato alla stampa che l’obiettivo della sua rappresentazione è stato quello di mettere in evidenza il rapporto che intercorre tra essere umani e nuove tecnologie. Per questo ha deciso di mettere in scena un melodramma realistico ambientato in un futuro non troppo lontano. Dove una giovane coppia che ha acquistato due robot da impiegare come maggiordomo e governante si trova a dover affrontare una sorta di crisi esistenziale vissuta da uno dei due umanoidi. Questi infatti, dopo essere stato costretto ad adempiere mansioni noiose e ripetitive, lamenta di aver perso ogni stimolo nel lavoro. Non solo, dopo lunghe discussioni con i padroni, l’umanoide arriva persino a discutere del suo ruolo nella loro vita.

Per il momento la rappresentazione dura solo venti minuti, ma i ricercatori dell’Università di Osaka che hanno elaborato i software che permettono ai robot Wakamaru-Mitsubushi di parlare hanno già promesso che entro il 2010 le capacità di dialogo di questi umanoidi verranno senz’altro migliorate. Con la prospettiva di un debutto in un teatro della capitale, quindi, Hirata si sta già preparando a modificare la sua storia.

  • claudia astarita
  • Lunedì 1 Dicembre 2008

Cina, vietato cantare in playback

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  • Tags: cina
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La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici
Vi ricordate Lin Miaoke, la cinesina di 9 anni che ha cantato (in playback) una canzone popolare durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino? Ad agosto, i cinesi avevano difeso la scelta del playback sostenendo che la vera voce della cerimonia, Yang Peiyi, una bambina di 7 anni, avesse una faccia troppo paffuta e una dentatura non troppo perfetta per apparire in mondovisione in occasione di un evento tanto importante.

Oggi, i capi del partito sembrano aver deciso di tornare sui loro passi, e si dichiarano pronti ad approvare un un regolamento che prevede che tutti coloro che “imbroglieranno il pubblico” cantanto in playback canzoni che non hanno scritto personalmente verranno severamente puniti. Il testo della normativa non specifica quale sia l’entità delle punizioni per i singoli reati, ma quel che è certo è che tutti i bar in cui è previsto un intrattenimento con musica dal vivo rischiano il ritiro della licenza se nell’arco di due anni il regolamento verrà infranto più di una volta.

Infine, il portavoce di un Ministro coinvolto nel progetto anti-playback ha aggiunto che al momento il governo è in attesa di una reazione da parte della popolazione, per capire se sia opportuno andare avanti per questa strada oppure no. Lasciando aperta la possibilità che, entro Natale, il Partito cambi di nuovo posizione.

  • claudia astarita
  • Giovedì 13 Novembre 2008

Ugly Betty sbarca in Cina. Ma diventa “invincibile” e troppo bella

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  • Tags: tv, Ugly-Betty
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Ugly Betty
Con la precisa intenzione di cavalcare l’onda del successo della serie americana Ugly Betty (un riadattamento dell’originale colombiano Yo soy Betty, la fea), la Hunan Satellite TV, un network satellitare cinese creato circa una decina di anni fa e già noto in Cina per aver trasmesso il programma Super Girl (la versione cinese di American Idol), ha acquistato i diritti del format americano e, potendo contare su un budget di circa 21 milioni di dollari, ha girato ben cinque stagioni (circa 400 episodi) della nuova serie Ugly Wudi.

La prima puntata andrà in onda domenica prossima, il 28 settembre. Fino ad oggi le uniche indiscrezioni rilasciate dal produttore Chen Xiaodong e dallo sceneggiatore Sheng Heyu, noto ai cinefili per aver scritto The banquet, presentato nel 2006 alla Mostra del cinema di Venezia, riguardavano una trama riadattata alle esigenze degli ascoltatori cinesi. Dal momento che, letteralmente, Ugly Wudi significa “l’invincibile brutta”, c’è chi specula immaginandosi un’eroina con poteri soprannaturali (che tanto piacciono ai cinesi) o stacanovista sul lavoro.

Quando però, pochi giorni fa, Lin Wudi ha fatto la sua prima apparizione in pubblico, i fedelissimi della versione americana della serie sono rimasti senza parole di fronte alla bellezza dell’America Ferrera cinese. Lin Wudi non ha ancora un nome, e alla stessa attrice (secondo indiscrezioni una debuttante) è stato proibito di rivelare a chiunque ogni tipo di dettaglio relativo alla sua vita privata. Nonostante indossi occhiali spessi, tondi e dalla montatura nera, abiti ridicoli piuttosto che stravaganti e un apparecchio ai denti ben visibile, proprio come Betty Suarez, Lin Wudi sembra non essere piaciuta troppo al pubblico cinese, che la trova attraente per la sua corporatura snella, gli occhi grandi e i capelli ben curati.

Sorpresi da tali reazioni, i produttori sono corsi subito ai ripari assicurando agli spettatori cinesi che, sullo schermo, Lin Wudi è molto più brutta di come appare dal vivo, e che, per la prima apparizione in pubblico, era stato espressamente richiesto dagli sceneggiatori di “esagerare con il trucco per paura che la bruttezza della ragazza infastidisse gli ascoltatori”. Tuttavia, tali dichiarazioni non sembrano aver convinto gli internauti che popolano il sito di Baidu: dal loro punto di vista, Lin Wudi dovrebbe essere almeno più grassa. In alternativa, suggeriscono di modificare il titolo della serie in “Pretty Wudi”.

Tuttavia, sono in pochi a sapere che l’attrice che interpreta la bruttina cinese è stata costretta a ingrassare di dieci chili e sottoposta a un ciclo intensivo di lampade per dare alla sua pelle quel tocco di abbronzatura che tanto disprezzano gli asiatici, da sempre fanatici di una pelle bianca da mantenere anche con l’ausilio di creme di bellezza sbiancanti.

  • claudia astarita
  • Sabato 20 Settembre 2008
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