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Lacuna Coil, rock italiano d’esportazione

Cristina Scabbia
La rocker più sexy del pianeta? Bibbie del metal come Kerrang! hanno incoronato Cristina Scabbia, milanese. Sguardo intenso, viso d’angelo e fisico mozzafiato, la bella 36enne è la voce dei Lacuna Coil, band amata in Italia e osannata all’estero: il nuovo album Shallow Life ha esordito nella classifica Us di Billboard al sedicesimo posto. Il gruppo – alla vocalist si aggiungono Andrea Ferro (voce), Marco Coti Zelati (basso), Marco Emanuele Biazzi (chitarra), Cristiano Migliore (chitarra) e Cristiano Mozzati (batteria) – è in tour Oltreoceano da quasi due mesi, ma è sulla strada verso casa: i ragazzi, tutti sulla trentina, tra giusto un mese saranno tra i protagonisti della terza edizione di Rock in Idro. Le chitarre invaderanno l’Idroscalo di Milano sabato 13 e domenica 14 giugno e i Lacuna Coil godranno di ottima compagnia: nella seconda serata prenderanno il loro posto sul palco Limp Bizkit e Faith No More,  mentre sabato si passeranno il testimone Gogol Bordello, Babyshambles e The Pogues.

Cristina Scabbia, contenta di tornare a casa?
Sì, tutti noi della band non vediamo l’ora di suonare Shallow Life davanti al nostro pubblico. Però, devo dire che ormai gli Stati Uniti sono la mia seconda patria. Ci siamo stati tante volte in studio di registrazione e in tour: mi trovo molto bene con gli americani.
Infatti si è fidanzata con James Root, chitarrista degli Slipknot.
Stiamo insieme da cinque anni e ci dividiamo tra Florida e Iowa. Non è facile mantenere una relazione a distanza, ma fare entrambi questo mestiere aiuta.
Gli Slipknot all’Idroscalo mancano: chi cercherà di incontrare dietro le quinte?
I Faith No More: Mike Patton è uno dei miei cantanti preferiti in assoluto. E poi sarà interessante rivedere i Limp Bizkit nella formazione originale con Wes Borland.
Dopo Rock in Idro arrivano le vacanze?
Magari! Non avrò molto tempo per staccare la spina: parteciperemo a diversi festival estivi, compresi il Download a Donington in Gran Bretagna,  il Graspop a Dessel, in Belgio e, a Berlino, il Wacken. Per me organizzare una vacanza è come giocare a Tetris: devo trovare lo spazio giusto dove infilarla.
È stata eletta divina del rock: il premio che le ha dato maggiore soddisfazione?
Il prestigioso Icon Award ai Metal Hammer Awards a Londra: sono stata la prima donna ad averlo ricevuto. Mi ha votato il pubblico, che mi ha ripagato dei tanti sacrifici. Essere nominata la più sexy? Credo che la sensualità vada oltre l’aspetto fisico, però ringrazio: l’attenzione nei miei confronti si è moltiplicata.
Cinque brani che un’icona del metal ha caricato sul suo Mp3?
Kindergarten, Faith No More, una delle mie canzoni preferite di sempre: stupendi i cambi di melodia. Find The Real, Alter Bridge, tra le band migliori sulla piazza: gran voce, quella di Myles Kennedy e chitarre magnifiche. The Night, Disturbed: il ritornello mi fa impazzire e adoro come il cantante David Draiman segue la ritmica con la voce. Never Too Late, Three Days Grace: una ballad rock che mi piace tantissimo. Du Hast, Rammstein: un brano tosto perfetto per le serate sul tour bus.
La sua band preferita?
Nessuna. Sono fan della musica, non di un gruppo in particolare. Ascolto musica mista: trovo sempre qualcosa di interessante in ogni genere. Se devo dare un consiglio a chi apprezza la ritmica dico: ascoltate i Disturbed.
Nessun idolo nemmeno da ragazzina?
Madonna e i Duran Duran: ero pazza di John Taylor, il bassista!

Annie Lennox: “La musica deve cambiare rotta grazie alla Rete”

The Annie Lennox Collection
Dopo aver venduto 80 milioni di dischi e vinto 8 Brit Awards, 6 Grammy Awards e 1 American Music Award alla carriera, Annie Lennox – scozzese, 55 anni a Natale – pubblica la sua prima raccolta: The Annie Lennox Collection (Sony Music). Oltre a classici come Why, Walking On Broken Glass e Little Bird, il Cd contiene due inediti: Pattern Of My Life, scritta da Tom Chaplin dei Keane e la cover degli Ash Shining Light. E il brano Sing, la splendida voce soul degli Eurythimcs ha inciso per la campagna omonima da lei fondata per aiutare bambini e donne del Sud Africa affetti da Hiv e Aids.

È al suo primo Greatest Hits: che effetto fa?
Un bell’effetto: con questo album concludo ogni rapporto con le case discografiche. Finalmente sono libera di gestire il mio lavoro: da ora in poi decido io quando pubblicare.

Ha già qualche progetto?
No. Mi piacerebbe recuperare la musica folk scozzese, che nessuno considera più e, al contrario, merita grande attenzione. Però, il progetto che mi sta più a cuore si chiama Sing, la campagna umanitaria cui mi dedico anima e corpo.

Quando è nato il suo impegno?
Nel 2003, quando ho partecipato al primo concerto di 46664, l’organizzazione mondiale di Nelson Mandela (per 28 anni, fino al 1990, 46664 è stato il numero identificativo di Mandela in carcere, ndr) che lotta contro il virus dell’immunodeficienza. L’incontro con Mandela è stato l’unico evento che mi ha stravolto la vita, insieme alla nascita delle mie due figlie.

Evento che l’ha spinta a fondare Sing…
Nel 2007: ho invitato 23 colleghe, tra cui Madonna, Shakira, Céline Dion e Pink, a registrare con me il brano Sing (contenuto nell’album Songs of Mass Destruction, ndr), i cui proventi sarebbero andati all’iniziativa pro Sud Africa. La proposta è stata accolta con successo e, sinora, le donazioni hanno supero 500 mila euro.

Qual è l’obiettivo di Sing?
Assicurare esami clinici e cure mediche, informare i sudafricani sul virus e prevenirne la trasmissione. La salute è un diritto per chiunque ed è mio dovere, da privilegiata, aiutare chi soffre.

Il prossimo appuntamento in agenda?
Un concerto a Hong Kong, il 28 aprile, per raccogliere altri fondi. Tra l’altro, sarà la prima volta che mi esibirò in Asia da sola.

Scarica anche la musica? Ha dichiarato di recente di essere favorevole al download.
No, ma utilizzo molto la Rete e ho un blog che aggiornato di continuo. Considero Internet un mezzo straordinario: permette di comunicare senza filtri e, in più, è immediato. Ho molta fiducia nel Web: mi auguro che porti un po’ di democrazia nel nostro business, ecco perché ho aderito subito al manifesto lanciato dai Radiohead in favore del download. È ora di cambiare rotta: i diritti delle opere d’ingegno devono essere gestiti direttamente dagli artisti. Ai quali spettano i profitti: fino a oggi, si sono impossessati della gran parte degli introiti manager e discografici.

Asia Argento on air su Lifegate Radio

asia-argento
Continua con successo l’esperienza di Asia Argento sulle frequenze di Lifegate Radio. Il programma, il secondo on air da Roma insieme ad Area Protetta di Sergio Mancinelli, si intitola Life in Asia e va in onda fino a giugno, tutti i venerdì dalle 22 alle 23. L’attrice trasmette direttamente dalla sua casa romana: luogo perfetto per confidenze, racconti e consigli musicali come in questo botta e risposta con Panorama.it.

Chi ti piacerebbe intervistare?
Lou Christie, il “Faraone del falsetto”. Vorrei che mi parlasse di Twyla Herbert, l’eccentrica, mistica gipsy con cui compose innumerevoli hit.

Un artista intramontabile?
Syd Barrett: una meteora avulsa, un buco nero.

Una novità italiana su cui punteresti?
Niente di nuovo dal fronte…

La voce maschile più bella in assoluto? E quella femminile?
Ne basta una: Nina Simone, voce femminile e maschile insieme.

Il Cd che ami in questo momento?
More of Cake Please, di The Cake. Band tutta al femminile di fine anni Sessanta. Mattacchione, ma dolci e fresche come pesche vellutate.

Il tuo Cd preferito di sempre?
The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd: mi ha aperto la testa.

Il concerto della tua vita?
Quello di Ozric Tentacles, a New York nel 1994. Psichedelia pura.

Il primo album e l’ultimo che hai acquistato?
Il primo è stato un Greatest Hits di Elvis Presley, a 5 anni. Mi ero innamorata del faccione con il ciuffo ribelle che mi guardava sorridente dalla copertina; il più recente è Country Moog di Gyl Trythall del 1972, perché è citato da Bob Moog come una delle sue registrazioni “Moog” preferite.

Cinque brani nel tuo lettore Mp3?
Here I Come di Barrington Levy, vorrei che fosse suonata al mio funerale; F.U.N.K. di Betty Davis, la voce femminile più volgare che abbia mai sentito; Masculine Intuition dei Bonniwell Music Machine, energia allo stato puro; Baciami la vena varicosa di Clem Sacco, perché mi fa morire dal ridere; infine, Cani Sciolti dei Sangue Misto per i bei ricordi.

Parti per la luna: quali album porti?
The White Album dei Beatles, Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach e Histoire de Melody Nelson di Serge Gainsbourg.

Suoni qualche strumento?
L’omnichord, un’arpa elettrica giocattolo.

Le emozioni che ti suscitano la chitarra, il basso, la batteria.
Chitarra: gelo nelle vene. Basso: vuoto in pancia. Batteria: sale nella zucca.

Ti sei mai esibita come cantante?
Una volta, tanti anni fa, con i Royalize RYLZ. Ho diretto anche il loro video, nel quale appaio, La tua lingua sul mio cuore.

Hai mai avuto una band?
Da ragazzina, insieme al regista Alex Infascelli. Ci chiamavamo Kid’s Sparkle Fun.

Chi era il tuo idolo, all’epoca?
Roland Orzabal dei Tears for Fears.

E adesso di chi sei fan?
Papa John Phillips, adoro il suo album John, the Wolfking of L.A.

Jordin Sparks: l’album arriva in Italia

In Italia il nuovo album di Jordin Sparks
LA GALLERY

La voce non è nuova, perché il singolo No Air, in cui duetta con Chris Brown, è stato per mesi uno dei brani più trasmessi dalle radio e il suo primo album è molto atteso. Ora è arrivato in Italia il Cd omonimo di Jordin Sparks, la più giovane vincitrice, a 17 anni, di American Idol, la versione d’oltreoceano di X Factor, nel 2007. Il Cd negli Stati Uniti è già un grande successo: il merito va al talento indiscusso della cantautrice di Phoenix, ma anche ai collaboratori prestigiosi che hanno firmato il suo debutto, da The Underdogs a Eman.
Lei in America, Leona Lewis nel Regno Unito, in Italia Giusy Ferreri: siete tutte figlie di un talent show che vi ha portato in vetta alle classifiche.
È una fortuna che esistano programmi del genere, perché dànno un’occasione a chi sogna di cantare, ma non sa come farsi ascoltare dalle case discografiche! Io ero una fan sfegatata di American Idol, non me ne perdevo una puntata: quando sono salita per la prima volta sul palco, mi sono data un pizzicotto per svegliarmi. Invece era tutto vero. E ho pure vinto! È stato il momento più felice della mia vita.
Dopo il trionfo, cosa l’ha emozionata di più?
Mi sono capitate tante cose indimenticabili, in questi mesi. Sono stata nominata ai Grammy Awards, per esempio: domenica, finalmente, mi sono goduta la passerella sul mitico red carpet di Los Angeles! Non ho dormito un mese per scegliere l’abito …
E com’è stato cantare l’inno nazionale alla finale del Super Bowl?
Fantastico e bizzarro al tempo stesso: ero sempre andata allo stadio per fare il tifo per mio padre (Phillippi Sparks, ex giocatore dei New York Giants e dei Dallas Cowboys, ndr), invece l’anno scorso è venuto lui ad applaudire me.
Di recente si è svolto anche il suo gala di beneficenza
Il secondo. I miei genitori mi hanno insegnato la disciplina, mio padre è stato un atleta professionista e con lui non si scherza, e a fare del bene: la mia famiglia appartiene alla Chiesa evangelica e io sono una cristiana fervente. Ringrazio Dio ogni mattina e ogni sera per i doni che ricevo e indosso l’anello della purezza: desidero arrivare vergine al matrimonio.

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Marlene Kuntz, vent’anni di carriera e un Best of

Marlene Kunz
I Marlene Kuntz - una delle rare boccate di aria fresca nel panorama italiano, per la miscela di rock alternativo, sperimentazione e poesia - festeggiano vent’anni di carriera con il primo Best of, in vendita da oggi. Cristiano Godano, leader della band piemontese,  fa il bilancio dell’attività.
La vostra è una lunga carriera: il risultato migliore? E il peggiore?
Il migliore è essere ancora qui e fare i musicisti da grandi. Quello di cui non sono soddisfatto, invece, è non essere riusciti a fare comprendere ad alcuni il nostro percorso.  Per mancanza di fiducia nelle nostre capacità e attenzione verso il nostro lavoro.
Vent’anni sul palco li avete messi da parte: sogna di seguire le orme dei Rolling Stones e aggiungerne altri venti?
A me conviene di sicuro: non guadagno così tanto da poter vivere di rendita. Più che un rocker come Keith Richards, però, mi vedrei come un cantautore alla Paolo Conte.
Se non fosse musicista, come sbarcherebbe il lunario?
Mi sono laureato in Economia e Commercio: sarei un commercialista pessimo e frustrato. Penso con estremo rammarico all’università: ho buttato via del tempo. Non mi interessava la materia e ho rimosso tutto.
Quali sono i brani che hanno segnato la storia dei Marlene Kuntz?
Festa mesta, perché la sua idiosincrasia è entrata nel cuore del pubblico, che si immedesima nel testo ed è amatissima al punto che non manca mai nei live: la platea non ce lo perdonerebbe. Poi Nuotando nell’aria, La canzone che scrivo per te, Bellezza, una gran canzone che ci ha aperto le porte verso mondi nuovi. E Uno, il nostro più grande successo commerciale grazie alla rotazione radiofonica, eppure dal testo molto duro.
La raccolta che pubblicate domani segna una svolta?
No, proseguiamo il nostro cammino. Siamo in tour nei teatri da un anno e mezzo, a febbraio ci attendono ancora alcune date (Roma, Bologna e Genova rispettivamente il 2, il 9 e il 17, ndr); quindi, a fine marzo, partiremo con una nuova serie di concerti nei club. Per quanto riguarda il nuovo album, per ora, stiamo a zero tranne qualche idea.
Il Best of è disponibile anche in digital download…
Ne farei volentieri a meno: con Internet gli artisti guadagnano meno. Ma, soprattutto, non ne sono entusiasta perché scaricare i pezzi toglie sacralità alla musica. Il bello dei dischi sta nello sceglierli in negozio, gustarsi le copertine e i file annullano tutto il carisma. Ecco, a proposito, scaricare le copertine è tra le cose più terribili che ci possano essere.

Van Morrison: in arrivo la versione live di uno dei più celebrati album della storia

Van Morrison
Van Morrison non potrebbe inaugurare meglio l’etichetta di cui è il fondatore: il 13 febbraio Listen To The Lion Records pubblicherà Astral Weeks. Live At The Hollywood Bowl. Registrato soltanto qualche mese fa durante i due acclamati concerti di Los Angeles del 7 e 8 novembre, il Cd propone la prima e unica – per ora – versione dal vivo di uno degli album più celebrati della storia: Astral Weeks. I due show del 2008 hanno festeggiato i 40 anni di questo disco amatissimo dal pubblico e osannato dalla critica che ha visto la luce sul vinile e rimane, dopo quasi mezzo secolo, una fonte di ispirazione straordinaria per gli artisti blues o jazz, folk o rock. Del resto, ne è convinto “il cowboy di Belfast” stesso, il quale dichiara: “Queste canzoni sono senza tempo e sono fresche ora come allora, anzi, forse ora più di allora”.
Durante le due serate, “Van the man” ha manipolato i brani creando e aggiungendo sezioni nuove e, quale produttore del Cd, insiste sul fatto che non ci sia stata postproduzione: le sonorità sono quelle pure e intense che hanno incantato l’anfiteatro californiano.
Sul palco, accanto al nordirlandese, un’orchestra di archi e una band costituita da grandi musicisti, alcuni dei quali “originali” – come il chitarrista Jay Berliner – poiché suonarono nelle sessioni di Astral Weeks del 1968: “I concerti alla Hollywood Bowl mi hanno dato l’opportunità di interpretare quelle canzoni nel modo in cui le avevo intese. Ci sono certe dinamiche che puoi ottenere nelle registrazione dal vivo, non in studio. Amo ascoltare i live: ti dànno tutto in un solo momento, grezzo e senza tagli. In scena c’era un’alchimia evidente, io l’ho sentita” racconta Morrison, 54 anni in agosto.
A occuparsi della distribuzione dell’album, in vendita anche in doppio vinile con tre tracce bonus (tra cui Gloria), e del Dvd che uscirà nei prossimi mesi è Emi Music, un tempo sua casa discografica: “Ho scelto di proporre il disco a questa etichetta” spiega il cantautore “perché qui mi sembra di aver riconosciuto persone che hanno acume, orecchio e comprendono il significato degli arrangiamenti complessi e dell’essenza classica di lavori come Astral Weeks. Si sono impegnati a mantenere l’integrità dei dischi che faccio e questo è tutto ciò che mi interessa”.
Per la gioia dei fan, il 27 e il 28 febbraio Van Morrison ripeterà l’esperimento di Los Angeles a New York, città natale del capolavoro. Al Madison Square Garden lo accompagneranno due band in due concerti diversi: uno dedicato interamente ad Astral Weeks, l’altro ripercorrerà il repertorio dell’intera carriera e potrebbe regalare alla platea chicche e rarità del genere di Mystic Eyes, Baby Please Don’t Go e Tb Sheets.

Jamie Oliver, l’uomo che prende gli inglesi per la gola

Jamie Oliver - Foto di David Loftus
Jamie Oliver - Foto di David Loftus
Nel Regno Unito Jamie Oliver è una vera stella. 33 anni, sposato, due figlie (il terzo erede è in arrivo a marzo) e una catena di ristoranti, lo chef che ha cominciato a darsi da fare con padelle e mestoli da ragazzino, al Cricketers, il pub dei genitori, ha persino collaborato con il Governo Blair per mettere a punto menu sani e appetitosi nelle mense scolastiche.
Grazie alla Tv, il programma Il cuoco nudo è diventato un cult, e ai libri - in Italia è uscito da poco La mia cucina naturale (Tea Libri) - James Trevor Oliver si è trasformato da talentuoso apprendista di campagna (è nato a Clavering, nell’Essex) a gastronomo più famoso di Sua Maestà. Tra le numerose amicizie Vip, qualche giorno fa è balzata agli onori della cronaca quella con Brad Pitt: Oliver ha raccontato sulle pagine del suo Jamie Magazine una chiacchierata con l’attore Americano, che gli ha confidato: “Il piatto migliore che Angelina mi ha preparato sinora è stata una scodella di cereali”. Ecco, invece, cosa ha confidato Oliver a Panorama online in un botta e risposta che comincia dalla cucina e finisce con le donne.
Quali ingredienti non dovrebbero mai mancare in cucina?
Erbe aromatiche, frutta e verdura fresche, olio d’oliva, aglio, limoni, farina, uova da allevamento all’aperto.
Un piatto inglese che anche gli italiani apprezzerebbero?
Stufato di manzo: trovate la mia ricetta sul sito.
Invece, qual è la sua pietanza italiana prediletta?
Non ne ho una in particolare: scelgo in base alla località. Amo assaggiare la cucina tipica.
E il suo vino preferito?
Non sono un esperto in materia: con la carne, però, ordino sempre Sassicaia.
Ha mai lavorato con cuochi italiani?
Sì, con Gennaro Contaldo e Antonio Carluccio: mi hanno insegnato praticamente tutto quello che so. Il mio mentore è proprio Gennaro: mi confronto con lui ogni giorno e cuciniamo ancora insieme. Con lui ho progettato la catena di ristoranti Jamie’s Italian.
Se non fosse diventato chef?
Farei il falegname.
Tra dieci anni come si immagina?
Un po’ più rilassato e con qualche ristorante in più.
I suoi hobby?
Nulla di particolare: guardo film e ascolto musica. Non leggo, sono dislessico e mi addormento dopo dieci pagine e non pratico nemmeno uno sport.
Ha preparato la carta dei pasti per gli scolari britannici e ha due figlie: il trucco per invogliare i bambini a mangiare le tanto odiate verdure?
Credo che ai piccoli le verdure non dispiacciano: basta coinvolgerli nella scelta, magari farsi aiutare da loro nel coltivarle, nel cucinarle. E poi meglio evitare cibi poco invitanti, stracotti o bolliti: anche i cavolfiori, se sono croccanti e saporiti, diventano un piatto gustoso.
Si dice che gli uomini si prendono per la gola. E le donne?
Pure, infatti credo che la categoria dovrebbe mettersi di più ai fornelli. Io, però, sono stato fortunato: mia moglie (la ex modella Jools Norton) è felice con una semplice pasta con il tonno!
Un’idea per una cena romantica?
Farfalle alla carbonara con piselli freschi. Per dolce, una ricetta alla portata di chiunque: yogurt con marmellata di mirtilli accompagnato con un cordiale di sambuco.
Cosa la colpisce in una donna?
La risata, la personalità decisa e un bel sedere!
La mia cucina al naturale

L’omaggio di Massimo Bubola a Fabrizio De André

Dall'altra parte del vento
Pochi artisti hanno conosciuto Fabrizio De André più di Massimo Bubola. L’11 gennaio ricorre il decennale della scomparsa di Faber: per ricordarlo, il cantautore veronese pubblica venerdì 5 dicembre Dall’altra parte del vento, una raccolta di 14 brani scritti dal1977 al 1990 con De André – da Rimini a Don Raffaé – riarrangiati e reinterpretati.

Ripercorriamo gli eventi dal principio: come ha incontrato De André?

Io ero un ragazzo promettente e il produttore Roberto Dané aveva organizzato l’appuntamento nella sede della casa discografica a Milano, in uno stanzino al decimo piano. Dopo venti minuti di silenzio, per rompere il ghiaccio abbiamo cominciato a parlare di calcio. Poi ci siamo persi di vista, fino a quando una mattina mio padre mi dice: “Alle 4 ha telefonato uno che ti cercava. Si è spacciato per De André”. Invece era proprio lui. Da lì è nato il nostro rapporto di scambio reciproco intellettuale, emotivo, anche fisico, perché facevamo anche tanti lavori manuali insieme, come strappare le erbacce nel suo giardino, per esempio.
Come si svolgeva una vostra giornata di lavoro?
A dire il vero, lavoravamo pochissimo: in due anni abbiamo cocnluso otto canzoni. Però parlavamo molto. Ogni maggio, per tre anni, sono partito da Livorno in traghetto con la mia inseparabile moto, sbarcavo a Olbia e mi fermavo mesi a casa sua. I tempi erano molto dilatati e le nostre giornate trascorrevano chiacchierando di Garibaldi, delle Repubbliche marinare e della prima Guerra mondiale; delle mie origini contadine e del suo sfollamento nelle Langhe. A volte mi domandavo se avesse senso tutto questo: avevo poco più di vent’anni e mi sembrava di buttare via il tempo, invece di stare con la mia ragazza. Poi ho capito che tutto quagliava e il risultato è arrivato con il secondo disco, Indiano.
Perché ha intitolato il Cd Dall’altra parte del vento?
È il titolo di un pezzo che pubblico per la prima volta: racconta di una notte in un bar in cui il protagonista vede nello specchio sopra il bancone l’amico scomparso, che poi gli parla e scompare con l’alba. Dall’altra parte del vento è un inno agli outsider, contro il sistema, e Fabrizio si considerava un outsider: non credeva di aver sfondato ed era convinto che il successo fosse ancora lontanissimo.

Grace Jones, una spendida 60enne… cannibale

Grace Jones

Nata nel 1948 a Spanish Town, Giamaica, Grace Jones festeggia 60 anni con un nuovo album inedito, Hurricane, in uscita oggi. Nel decimo Cd della regina della disco music, attrice e modella, hanno lavorato Tricky, Brian Eno, Wendy and Lisa, tanto per citare qualche nome e il video del primo singolo Corporate Cannibal il 4 luglio, in anteprima su Youtube, ha calamitato quasi 150 mila fan.

La clip di Corporate Cannibal si apre con la sua voce: “Piacere di conoscerti, piacere di averti nel mio piatto”, recita: sono passati 19 anni, ma resta la pantera che conoscevamo…
Ero davvero ossessionata dall’argomento del cannibalismo da parecchio tempo. Alla fine ho scritto una canzone, anche grazie alla collaborazione di un artista che per me è un poeta: Mark Van Eyck.
Ha raccontato di aver ricevuto un’educazione severa: ha scelto un’immmagine aggressiva per ribellarsi?
Mio padre, il reverendo Robert Jones, era rigidissimo rigido e io l’ho odiato a lungo. Poi l’ho amato: non è diventato vescovo per molti anni a causa della mia carriera, che era un ostacolo nel suo ambiente. Lui mi ha sempre appoggiata, fregandosene. Da lui ho ereditato la teatralità: il pulpito era il suo palcoscenico.
A proposito di teatro: da sempre ama vestirsi con abiti che sembrano costumi di scena.
Mi piace mischiare e, soprattutto, indossare capi bizzarre. Sono stata votata per il look peggiore, altro che icona di stile! Quante persone mi dicono che sarebbe meglio che mi guardassi allo specchio, prima di uscire!
Anche Amy Winehouse non scherza, in fatto di look eccentrici…
Ha uno stile molto personale e se ne frega dei giudizi. È una ragazza speciale, con un gran talento. Mi piace anche Kate Moss, che ha carattere, stile e ne approfitta per divertirsi, qualità non facili da trovare in una modella.
Se lo dice lei, che era una delle poche top model negli anni Settanta e ha posato per Andy Warhol
Le modelle di solito sono semplici cornici, fatte di pelle e ossa, su cui appoggiare abiti. Io sono stata trasgressiva anche in questo: dopo una cover di Vogue mi sono depilata le sopracciglia, rasata a zero la testa e non piacevo più a nessuno. Cosa ho fatto? Me ne sono andata!
Sono 6 le date live fissate per ora da Grace Jones, tutte a gennaio e tutte in Gran Bretagna: 19 Birmingham (Symphony Hall), 22 Glasgow (Clyde Auditorium), 24 Manchester (Apollo), 25 a Bristol (Colston Hall), 26 e 27 Londra (Roundhouse).

AC/DC: il rock porta ancora il loro nome

AC/DC
È nei negozi il nuovo cd degli AC/DC, Black ice. L’album, dopo 8 anni di silenzio, riporta sulle scene una delle band che ha fatto la storia del rock: a onorare l’evento, la pubblicazione di 3 versioni del disco. Il Cd digipack deluxe con “marchio di fabbrica” blu, copertina rigida e libretto interno di ventotto pagine; il digipack con libretto di dodici pagine, la cui prima tiratura circolerà con AC/DC giallo, rosso o grigio (nelle emissioni successive rimarrà solo la cover con sigillo rosso) e infine il doppio Lp in vinile 180 grammi con logo rosso. L’entusiasmo dei fans italiani del gruppo australiano per questa rentrée è testimoniato dal “tutto esaurito” fulminante che ha sigillato entrambi i concerti italiani (Milano, Datchforum; 19 e 21 marzo) e la maggior parte delle date del tour mondiale. Del resto, c’era da aspettarselo: oggi come non mai il pubblico segue con grande interesse gli artisti dal curriculum vitae chilometrico. E Angus Young lo sa bene: per questo è tornato a indossare la divisa da scolaretto, a 53 anni.

Rock n roll train è la sintesi perfetta dello stile AC/DC…
E il treno è una vecchia immagine del rock e del blues: noi facciamo quello che sappiamo fare, non seguiamo le tendenze.
Lei, che è il modello per tanti chitarristi, a chi si è ispirato?
Chuck Berry. Non l’ho mai incontrato, purtroppo: non ama questo genere di cose. Un po’ come me: preferisco cantare invece di parlare di me.
Come si sente, di nuovo con l’uniforme da studente?
In effetti non mi vestivo così da qualche anno: l’ho tolta dall’armadio per girare il video di Rock n roll train e mi sono detto: “Sì, devi proprio metterla”.
State per partire in tour mondiale (il 28 ottobre dagli Stati Uniti, dal 18 febbraio in Europa): si emoziona ancora?
Sì e siccome divento nervoso, prima di salire sul palco cerco di concentrarmi. Malcolm tempo fa mi disse: “Non pensare a niente. Suona e basta, sei qui per questo” e ho sempre seguito il suo consiglio. Poi, davanti alla platea, passa tutto e mi sento bene. L’esperienza serve, ti tranquillizza.
A proposito di suo fratello: andate d’accordo?
Adesso più di una volta: eravamo cane e gatto. Però l’ho sempre ringraziato perché mi ha trovato un lavoro! E devo ammettere che fa più lui per me di quanto non faccia io per lui.
Un giudizio su Black ice?
Credo che abbiamo trovato il mood giusto. Non abbiamo dovuto spremere le meningi per arrivare alle idee e non abbiamo subìto pressioni; semplicemente ci siamo seduti, abbiamo parlato - Brandan O’Brien (produttore di Bruce Springsteen, ndr) è stato fondentale - e abbiamo registrato in 7 settimane.

Cinema, di SImona Santoni
Musica, di Gianni Poglio
Televisione, di Marida Caterini
Sport? Quale sport? di Emanuele Rossi
Sport? Quale sport? di Emanuele Rossi

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