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Archivio per autore: » eleonora.voltolina

Ravello, un festival lungo quattro mesi

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  • Tags: Andrea-De-Carlo, Concerto-allalba, Costiera-amalfitana, Domenico-De-Masi, Ravello-Festival, Uto-Ughi
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Ravello Festival

Un punto d’onore il festival di Ravello già ce l’aveva: quello di essere - dopo il Maggio musicale fiorentino - il secondo festival più antico d’Italia. Da quest’anno ne ha anche un altro: è diventato il festival più lungo d’Europa. Rispetto alle edizioni precedenti, infatti, nel 2008 il calendario è raddoppiato: da giugno a ottobre la cittadina, gioiello della Costiera amalfitana, ospiterà centoquarantatré appuntamenti artistici e culturali, in cui oltre ottocento artisti saranno chiamati a declinare il tema della diversità.
Il sipario si apre venerdì 27 giugno con un concerto inaugurale al Belvedere di Villa Rufolo: il Maestro Eduard Zilberkant dirigerà l’orchestra filarmonica di Praga offrendo al pubblico musiche di Antonio Vivaldi, Johannes Brahms, Antonin Dvoràk, e di compositori meno noti come Askell Masson e Jacob Ter Veldhuis. Ospite d’onore della serata, la percussionista Evelyn Glennie.
Nello sterminato programma, ci sono alcune chicche da segnalare. Il 30 agosto, nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, l’incontro con Andrea De Carlo, recentemente tornato nelle librerie con il romanzo Durante (pubblicato da Bompiani), che per l’occasione imbraccerà la chitarra e insieme al percussionista Arup Kanti Das darà vita a una performance musicale. E poi il recital Lettera di Lord Chandos (4 settembre), all’interno della rassegna Passeggiate musicali – Musica e poesia nel giardino di Klingsor, che vedrà in scena Toni Servillo accompagnato dal pianista Antonio Ballista; il concerto di Uto Ughi (6 settembre), che si esibirà insieme alla Wiener Kammerorchester con il suo violino ma anche nelle vesti di direttore d’orchestra. Non mancherà nemmeno il Concerto all’alba, diventato ormai l’evento clou della notte di San Lorenzo (tra il 10 e l’11 agosto) - a suonare alle quattro e mezza del mattino, mentre il sole sorge su Ravello, quest’anno saranno i musicisti della Nuova Orchestra Scarlatti diretti da Aurelio Canonici.
Musica, letteratura, teatro ma anche cinema, enogastronomia e molto altro ancora: come dice il presidente della Fondazione Ravello Domenico De Masi: “Il cartellone, che prevede ogni giorno uno o più spettacoli, si presenta all’insegna della varietà, della polifonia, della qualità, della coesistenza del classico e delle forme d’arte sperimentali. Sono in programma eventi particolari e ricercati e altri che prestano attenzione al grande pubblico”. A ciascuno il suo: il calendario completo è scaricabile in formato pdf dal sito del Ravello Festival.

  • eleonora.voltolina
  • Giovedì 26 Giugno 2008

Marin Alsop, alla Scala la prima volta di un “Maestro” donna

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  • Tags: Baltimore-Symphony-Orchestra, direttore-dorchestra, Leonard-Bernstein, Marin-Alsop, musica-classica, Piermarini, teatro-La-Scala
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Grant Leighton

Per la prima volta nella storia del Teatro alla Scala di Milano l’orchestra verrà diretta da una donna. Toccherà a Marin Alsop, direttrice d’orchestra newyorkese, rompere il tabù e calcare il podio del Piermarini: in programma, da domenica 6 a mercoledì 9 aprile, Franz Listz con il poema sinfonico Les Préludes, la suite op. 19 Il mandarino meraviglioso di Bela Bartòk, e infine Antonin Dvorak con la celebre Sinfonia dal nuovo mondo.

La Alsop, cinquantadue anni, è anche la prima donna a ricoprire la carica di direttore stabile di una delle maggiori orchestre sinfoniche degli Stati Uniti, quella di Baltimora.
Figlia d’arte (i genitori erano entrambi musicisti), laureata a Yale, è stata allieva di Leonard Bernstein che ricorda come “mentore ed eroe”.

La direzione d’orchestra è ancora percepita come un mestiere “maschile” - fin dal titolo attribuito ai direttori, “Maestro” - e sono ben poche le donne che riescono ad emergere in questa professione. Ma Alsop rivendica le pari opportunità: “Certo è ben strano che nel 21esimo secolo ci siano ancora “prime volte” per le donne. Ma spero che questo voglia dire che ci saranno più occasioni per le donne delle prossime generazioni”. Dal 2002, Alsop cura il Taki Concordia Conducting Fellowship con l’obiettivo di formare giovani direttrici d’orchestra: “In questo momento ne seguo due: sono entrambe asiatiche, ed entrambe eccezionalmente dotate”.

  • eleonora.voltolina
  • Venerdì 4 Aprile 2008

Dal bookshop al no profit: come cambiano i luoghi dell’arte

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  • Tags: Adriana-Polveroni, arte, arte-contemporanea, Castello-di-Rivoli, FrancoAngeli, Gnam, MADRE-di-Napoli
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L'opera dell'erista Maurizio cattelan nell'allestimento al Castello di Rivoli

Adriana Polveroni è appena tornata dall’India. Uno dei suoi usuali viaggi intorno al mondo, alla scoperta dei “templi del sapere”, i musei. Perchè questa giornalista fa un lavoro che molti le invidierebbero: visita, scandaglia e valuta i luoghi dove viene esposta l’arte contemporanea. La sua esperienza pluridecennale è adesso diventata un libro: This is contemporary! (sottotitolo: Come cambiano i musei d’arte contemporanea) pubblicato dalla casa editrice FrancoAngeli. Panorama.it ha intervistato Adriana Polveroni per capire un po’ meglio il mondo (talvolta poco conosciuto) dell’arte contemporanea.

Lei spiega nel suo libro che ormai non si parla più di pittura o di scultura, ma di installazione: le opere d’arte contemporanea sovrappongono più arti, come per esempio fotografia, video, suono, residui industriali. Quali sono le caratteristiche che un museo deve avere per accogliere e valorizzare al meglio queste opere?

Il primo requisito è la disponibilità di spazi molto ampi: talvolta serve un’intera stanza per esporre un’opera. E poi è necessario che questi spazi siano flessibili, modulabili: adattabili cioè alle diverse esigenze degli artisti.

C’è polemica sulla commercializzazione dell’arte contemporanea e dei suoi luoghi: lei scrive “oggi non è facile distinguere un museo da un’attività commerciale”, perchè accanto agli spazi espositivi vi sono sempre librerie, negozi, bar e ristoranti.
È sicuramente vero che i musei si sono sempre più “commercializzati”, ma bisogna valutare la situazione con un po’ di “laicità”. I musei sono macchine costose dal punto di vista della gestione, quindi cercano soluzioni per incrementare i guadagni. Il discrimine sta nel quanto: se il museo continua anche a funzionare come luogo culturale, o se finisce per diventare solo un megastore commerciale. I servizi aggiuntivi non sono un male tout-court, anzi: a volte rendono la visita al museo più piacevole. Ma non devono avere più spazio delle esposizioni!

Quali musei l’hanno colpita particolarmente, in positivo o in negativo, negli ultimi tempi?
In Italia ci sono due esempi positivi: il Castello di Rivoli, che è stato il primo museo d’arte contemporanea italiano e difende bene la sua posizione; e poi il MADRE di Napoli, che fa un’ottima offerta culturale rendendo la visita al museo piacevole e non solo faticosa. Il MADRE poi è una mosca bianca: pare che la città stia precipitando nel degrado, eppure questo museo - che sorge nel cuore antico e ferito di Napoli - guadagna posizioni di prestigio anche a livello internazionale. Come esempio negativo potrei invece citare le mostre di Marco Goldin: sempre sostenute da un battage pubblicitario martellante, cui poi purtroppo il più delle volte non corrisponde una qualità artistica elevata.

E all’estero?
Un esempio negativo clamoroso è il Museo Ebraico di Berlino: un progetto architettonico eccezionale di Daniel Libeskind, svilito da un allestimento fastidioso e quasi umiliante. Un percorso obbligato, in cui i visitatori vengono trattati come ragazzini da mettere in fila e guidare, togliendo loro la possibilità di esplorare, tornare sui propri passi, costruire la visita in maniera autonoma. Mentre come esempio positivo voglio citare il Louisiana Museum, vicino a Copenhagen: per l’armonia tra l’interno e l’esterno, dove l’allestimento delle opere continua in un bellissimo parco.

Quali sono oggi le città dell’arte contemporanea?
Prima di tutto Londra. Poi Pechino, Barcellona e New Tork. Ma la Grande Mela la metto per ultima: perchè l’offerta di gallerie d’arte è ormai molto scarsa, e ormai si trovano opere interessanti solo nei musei e negli spazi no profit.

  • eleonora.voltolina
  • Mercoledì 23 Gennaio 2008

Polaroid, la foto magica in sessant’anni di scatti

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  • Tags: digitale, fotografia, Helmut-Newton, Jean-Todt, Maurizio-Galimberti, Monica-Bellucci, New-York, Polaroid, Wim-Wenders
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LA GALLERY

In questo 2007 che sta per chiudere i battenti c’è un oggetto-simbolo che ha compiuto sessant’anni: è la Polaroid, la prima macchina fotografica istantanea. Brevettata nel 1929, fu in grado di sviluppare le foto in soli sessanta secondi proprio nel 1947.

Un miracolo della tecnica merito di Edwin Land, che inventò l’istantanea per soddisfare un capriccio della figlioletta un po’ impaziente, a cui non piaceva dover aspettare qualche giorno per lo sviluppo e la stampa dei negativi. Almeno, questa è la leggenda che viene tramandata. “Fatto sta che è ancora oggi una magia: agli occhi di un bambino, ma anche di un adulto, vedere apparire l’immagine sul rettangolo di carta, appena dopo lo scatto, è esaltante”, commenta Maurizio Galimberti, il più famoso polaroid-fotografo d’Italia.

Galimberti scatta solo con la sua Polaroid “integrale” da oltre vent’anni: “Ho cominciato nel 1983, e da allora non l’ho più lasciata. È una pellicola che permette una visione molto artistica, e ha la sua grandezza nel colore: trasmette contemporaneità, sangue, emozione”.

La tecnica di Galimberti è particolare. Quando deve fotografare una persona, le appoggia la Polaroid al corpo, creando un contatto fisico tra la macchina e il soggetto. “Per raccontare il suo volto, io lo abbraccio”, spiega. In questo modo nascono i suoi ritratti così speciali (guarda la gallery): ha immortalato “a mosaico” Monica Bellucci, Wim Wenders, l’amministratore delegato della Ferrari Jean Todt, facendoli sempre emergere in modo diverso rispetto alle fotografie tradizionali. Ma Galimberti non ritrae soltanto persone: il suo penultimo lavoro, pubblicato dalla casa editrice Damiani, è New York Polaroid. “Una città inquietante, in cui si può essere uno, nessuno e centomila” spiega il fotografo citando Pirandello. L’ultimo suo lavoro, invece, dal titolo Metamorfosi (il catalogo della mostra mostra è pubblicato da Electa), raccoglie sessanta immagini, in cui ritratti e paesaggi vengono affiancati.

Nel corso dei decenni, praticamente tutti i più grandi maestri dell’obbiettivo hanno ceduto almeno una volta al fascino della Polaroid. E c’è un libro che raccoglie molti scatti celebri: è il Polaroid Book, pubblicato dalla casa editrice Taschen. Tra le foto, quelle di Ansel Adams, David Hockney, Helmut Newton, Jeanloup Sieff e Robert Rauschenberg.

Certamente il mercato della Polaroid è stato danneggiato dall’avvento delle macchine fotografiche digitali, a cui non solo la massa dei fotografi occasionali, ma anche molti professionisti si sono convertiti, visti i vantaggi dal punto di vista economico. Ma allora perchè la Polaroid non solo sopravvive, ma mantiene intatto il suo fascino? “Perchè è unica”, risponde subito Galimberti: “Ventitré strati di materia chimica che si combinano insieme, attraverso 5500 reazioni chimiche, nel giro di un secondo, e l’immagine che compare e prende forma poco a poco: non so se mi sono spiegato. Se non è una magia questa…”

LA GALLERY

  • eleonora.voltolina
  • Giovedì 20 Dicembre 2007

La violenza sulle donne dà spettacolo, per salvare la vita

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  • Tags: Bordertown, centri-antiviolenza, Jennifer-Lopez, susanna-perachino, violenza-sulle-donne
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Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca, vuole gettare una luce sui diritti negati delle donne. In scena a Roma il 25 novenbre al teatro dell'Angelo.
LA GALLERY

Domenica 25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza alle donne. In tutta l’Italia, istituzioni, enti locali, associazioni e centri antiviolenza propongono eventi culturali per ricordare questo giorno e sostenere la battaglia. Spettacoli teatrali, mostre fotografiche, concerti, presentazioni di libri: tante iniziative (quasi tutte ad ingresso gratuito) con un obiettivo comune ovvero attirare l’attenzione sul problema dei maltrattamenti alle donne e promuovere una crescita culturale sul piano delle relazioni tra uomo e donna. Panorama.it disegna una mappa di alcuni di questi eventi.

Una delle pièce più toccanti è Donne di Sabbia – Ciudad Juarez, che racconta il dramma delle giovani rapite e uccise in una cittadina del Messico. La lettura - teatralizzata - di lettere dei parenti delle vittime, di poesie, diari e dichiarazioni ufficiali va in scena sabato 24 novembre a Genova, alle ore 18:00 nella Sala Chierici della biblioteca Berio, e il giorno dopo a Torino, alle 21:00 al teatro Vittoria. Qui interviene anche Marisela Ortiz Rivera, fondatrice di Nuestras hjias de regresso a casa (l’associazione di familiari e amici delle donne uccise a Ciudad Juarez) e coautrice dello spettacolo.

Sempre al teatro Vittoria, il 25 novembre, con il patrocinio del Comune di Torino, l’appuntamento è con la proiezione di Bordertown, che narra proprio la vicenda del “femminicidio” di Ciudad Juarez. Interpretato da Jennifer Lopez, il film era stato presentato in anteprima in Italia, lo scorso 8 marzo, da Amnesty International nell’ambito della campagna Mai più violenza sulle donne.

A Roma il 25 va in scena al teatro dell’Angelo, alle 21:30, Figlie di Sherazade – raccontare per salvarsi la vita: scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca per gettare una luce sui diritti negati delle donne. Lo spettacolo ha vinto il premio RadioRai Microfono di cristallo ed è stato finalista al premio Ustica 2007 per il teatro di impegno civile e al Festival internazionale di Lugano. Prima dell’inizio della rappresentazione, sul palco saliranno le operatrici di L.I.S.A., uno dei centri antiviolenza più importanti della capitale, per portare la loro testimonianza, illustrare i dati sulla violenza in Italia e indicare i luoghi dove rivolgersi in caso si sia vittime di maltrattamenti.

Il 24 novembre a Genova aprie la mostra fotografica Prigioniere: un reportage che la fotografa Susanna Perachino ha realizzato partecipando agli incontri nella casa-rifugio per donne vittime di violenze domestiche, nella casa madre-bambino e nel centro di accoglienza UDI di Genova. La mostra (nella gallery, tre degli scatti) verrà allestita nel “tunnel” della biblioteca Berio e rimarrà aperta, dalle 8:30 alle 19:00, fino al 12 dicembre.

Infine, per i ritardatari segnaliamo due eventi in calendario lunedì 26 novembre: a Milano, alle ore 21:00 al teatro Ciak, andrà in scena lo spettacolo Un pugno di artisti per una carezza, condotto da Debora Villa (la “Patti” della sit-com Camera Cafè) con la partecipazione, tra gli altri, della showgirl Elena Santarelli e del comico Enrico Bertolino. Il ricavato verrà devoluto all’associazione Cerchi D’Acqua che a Milano sostiene le donne vittime di violenza. A Firenze invece, al Viper Theatre alle ore 19:00, l’associazione Artemisia promuoverà un evento per la presentazione della Campagna del fiocco bianco. Alla serata, condotta dall’attrice Anna Meacci, interverranno molte stelle del panorama sportivo cittadino: giocatori della Fiorentina, della Everlast basket e delle squadre di rugby, pallanuoto e volley.

Altri appuntamenti:

Bologna - venerdì 23 novembre, palazzo della Regione Emilia-Romagna: presentazione del libro curato da Giuditta Creazzo Scegliere la libertà: affrontare la violenza (FrancoAngeli). Una fotografia statistica del fenomeno della violenza in Emilia-Romagna, sulla base delle donne accolte ed ospitate nei dodici Centri antiviolenza del territorio.

Siracusa - sabato 24 novembre, ore 10:00, aula magna IT.I. Enrico Fermi: nell’ambito della conferenza Demoni del focolare - Delitti in famiglia alcuni allievi insieme alle operatrici delle Nereidi appunteranno al bavero degli uomini presenti il fiocchetto bianco dell’omonima campagna. Nel contempo un’attrice leggerà un appello agli uomini composto da Raffaella Mauceri, giornalista-editrice e fondatrice dei cinque centri antiviolenza Le Nereidi.

Ravenna - Giardini Speyer, tutta la giornata: esibizione di vari gruppi musicali (Prenke Jakova, Colobraro, Associazione Romeno-Moldava, Dave Kaye, Sìdì Salem), proiezione del documentario La sottile Linea Rosa e rappresentazione dello spettacolo di cabaret Non solo cipria. Alla promozione dell’evento partecipa il centro antiviolenza Linea Rosa di Ravenna.

Siziano (PV) - Venerdì 23 novembre, ore 21.00, sala Consiliare: Presentazione del video documentario Se potessimo cambiare il finale… - Segue dibattito con Antonella Ceriotti, assessora ai Servizi sociali del Comune di Siziano e il Centro Antiviolenza di Pavia.

LA GALLERY - LEGGI ANCHE: Lo speciale di Donna Moderna con gli altri appuntamenti e i VIDEO

  • eleonora.voltolina
  • Venerdì 23 Novembre 2007

Anoressia: la speranza di guarire riparte dal teatro

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  • Tags: aba, anoressia, bulimia, Eleonora-DUrso, Fabiola-De-Clercq, La-bambina-con-la-pelliccia, teatro
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Una donna sola, sul palcoscenico, che parla con il figlio che porta in grembo. E gli racconta la sua vita, segnata dall’anoressia: tornando indietro fino all’infanzia e di volta in volta trasformandosi nelle persone che hanno segnato, nel bene e nel male, la sua esistenza. Il padre scomparso troppo presto, la madre assente e critica, l’uomo che ha abusato sessualmente di lei quando era piccola. È La bambina con la pelliccia, spettacolo teatrale scritto e diretto da Eleonora D’Urso e interpretato dall’attrice Federica Bognetti.

Al termine della pièce, il dibattito: sul palco sale una delle psicologhe dell’Aba, l’Associazione Bulimia Anoressia, e comincia un botta e risposta con il pubblico, tra cui – conferma la giovane regista, Eleonora D’Urso – “ci sono spesso, per non dire sempre, ragazze e ragazzi con disturbi alimentari”. E racconta un episodio significativo: “A Torino una ragazza venne a vedere lo spettacolo, poi si fermò a parlare con noi. La sera dopo venne di nuovo, stavolta accompagnata dalla madre. E mi disse: “Sono riuscita a convincere mia madre a venire a vedere il vostro spettacolo. Lei, prima, non aveva mai fatto nulla insieme a me”. Poi questa ragazza continuò a tenersi in contatto con me tramite email e sms: fu la prima volta in cui capii quanto La bambina con la pelliccia potesse significare per le persone che vivono il dramma dell’anoressia”.

Aggiunge Fabiola De Clercq, fondatrice dell’Aba con un passato di anoressia alle spalle e un presente dedicato ad aiutare chi soffre di disturbi alimentari: “Tante persone si sono rivolte alla nostra associazione (il numero verde è 800 165616, ndr) dopo aver visto lo spettacolo. Perchè quando le informazioni sull’anoressia e la bulimia “passano” in maniera corretta, empatica ed etica, la richiesta d’aiuto aumenta”.

Lo spettacolo, liberamente tratto dal libro autobiografico Tutto il pane del mondo (Bompiani) della De Clercq, ha debuttato nella sua prima versione nel marzo del 2005, per toccare poi nel corso del 2006 Milano, Bolzano, Verona, Ancona, Fabriano e Padova. Ora, rivisto e completato, è stato presentato in versione definitiva al teatro Garage di Genova, con un grande successo di pubblico e di critica. Dal 22 al 24 febbraio sbarcherà a Roma, al teatro Cometa Off.

“Il libro di Fabiola De Clercq mi capitò in mano per caso, ormai quasi dieci anni fa” ricorda la regista: “mi stavo documentando per fare un’audizione per il ruolo di una ragazza anoressica. Tutto il pane del mondo mi colpì subito, anche se non avevo mai vissuto in prima persona disturbi alimentari, né avevo conosciuto persone anoressiche”. Il libro le tornò in mano nel 2004, e così elaborò una proposta di trasposizione teatrale e la propose all’Aba. Dopo un lungo e impegnativo lavoro sul testo, lo spettacolo ha ottenuto il patrocinio dell’associazione.

Eleonora D’Urso, sia come attrice sia come regista, non era nuova ai temi sociali: nel 2004 aveva portato a teatro, con Davide Carnevali, lo spettacolo E’ da tanto che volevo dirvi (Storia di un abuso), in cui affrontava il tema della violenza all’interno del nucleo familiare: “Nel mio lavoro prediligo le tematiche forti” afferma “ma mi impegno sempre per non scadere nella spettacolarizzazione del dolore, nel banale, nell’eccesso”.

Perché, a dispetto del tema, La bambina con la pelliccia è un inno alla vita. “Portiamo in scena la speranza della guarigione”, spiega la regista: “Con momenti di forte comicità che sorprendono il pubblico, lo fanno sorridere. Non vogliamo creare un’atmosfera tetra: vogliamo comunicare, invece, che dall’anoressia e dalla bulimia si può uscire”. E, aggiunge l’attrice Federica Bognetti, non a caso la protagonista aspetta un bambino: “È incinta non solo di suo figlio, ma anche di se stessa. Della propria rinascita”.

  • eleonora.voltolina
  • Mercoledì 21 Novembre 2007

Note di pace: la musica di Morricone invade Venezia. Insieme all’acqua alta

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  • Tags: colonna-sonora, concerto, ennio-morricone, pace, Venezia
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[i]10 settembre 2007[/i] - Il concerto di Ennio Morricone in piazza San Marco a Venezia.

LA GALLERY

Due sere magiche in laguna: ieri e oggi Ennio Morricone in concerto a Venezia, in piazza San Marco, per ricordare “le stragi della storia dell’umanità” nel sesto anniversario della tragedia delle Torri Gemelle. Cinquemila posti a sedere tutti esauriti ieri sera, forse qualche posto ancora disponibile per stasera. (E i bar storici della piazza che si sfregano le mani, offrendo i loro tavolini come posti aggiuntivi).

A rompere gli indugi, ieri, le note della colonna sonora di C’era una volta in America - forse la più nota tra le decine di colonne sonore composte dal 79enne artista romano. E via con gli altri pezzi, suonati uno via l’altro senza far troppa attenzione agli applausi, come si conviene ai grandi della musica (Morricone, oggi forse l’artista italiano più famoso del mondo dopo la scomparsa di Luciano Pavarotti, ha ricevuto pochi mesi fa l’Oscar alla Carriera - nel video qui di seguito).


Scaletta suggestiva, suddivisa in cinque blocchi: in quello dedicato a Sergio Leone, da segnalare l’esecuzione di C’era una volta il West del soprano Susanna Rigacci, scenograficamente inguainata in un abito rosso fiammeggiante. E poi tante altre musiche che hanno fatto la storia del cinema: da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a Mission, da Giù la testa a Sostiene Pereira.

Sulle teste dei musicisti dell’orchestra Roma Sinfonietta e dei cantanti del coro del teatro La Fenice quattro lampadari in vetro di Murano, pronti a illuminarsi sulle note di Vittime di guerra. Un modo simbolico per sottolineare la volontà di dedicare questo evento musicale alla pace. (Durante il concerto di stasera Morricone eseguirà inoltre il brano Voci dal silenzio: mezz’ora di musica per voce recitante, coro e orchestra composta per ricordare le vittime del World trade center).

Unica pecca di ieri sera, l’acqua alta comparsa a sorpresa a metà concerto: davvero poca, a dire il vero, ma “Piazza San Marco è il punto più basso della città, quindi non appena la marea sale un po’ è la prima ad andare sotto. Tutta colpa di un vento di scirocco inatteso” spiegano i responsabili del Casinò di Venezia, organizzatore dell’evento “ma per fortuna i disagi sono stati minimi”.

Qualche spettatore si è bagnato i piedi, ma le orecchie sono state poi ricompensate dai tre bis che Morricone ha regalato al pubblico: chiudendo l’ultimo, Sacco e Vanzetti (per onorare tutti i condannati senza colpa), il Maestro si è messo gli spartiti sotto il braccio e ha portato via con sè il primo violino. Così tutti hanno capito che era davvero finita: e facendo lo slalom tra le pozze di acqua alta, piano piano hanno abbandonato la piazza.

Si replica stasera, ma - assicurano dal Casinò - senza più pericolo di acqua alta.

  • eleonora.voltolina
  • Martedì 11 Settembre 2007
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