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Che abbaglio l’impegno civile di attori, comici e soubrette

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  • Tags: satira
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Sabina Guzzanti

L’Accademia contro la tv. Non accadeva da tempo, almeno non in questi termini. Nell’ultimo numero della rivista Nuova storia contemporanea diretta da Francesco Perfetti è lo storico Dino Cofrancesco, autore, tra l’altro, del recente La democrazia liberale (e e le altre), a tuonare: “Non ho il potere, nè il titolo, nè autorità per impedire a letterati e uomini di spettacolo di predicare dal pulpito dei maggiori quotidiani, dei più diffusi rotocalchi, delle più seguite trasmissioni radiofoniche e televisive”. Senonchè “le prediche sono prediche e in una società laica, per crescere moralmente e intellettualmente, si ha bisogno più di dubbi che di certezze” e “i letterati e gli uomini di spettacolo svolgono un compito di cui, talora, si farebbe volentieri a meno”. Pollice verso, dunque, nei confronti di vip e comici, almeno quando aspirano a diventare maitre a penser e intellettuali. Una presa di posizione netta, che il professore genovese ha spiegato così a Panorama.it.
Nel suo intervento, lei se la prende contro “il populismo della mente” di certe star della tv. Può spiegarsi meglio?
In quel saggio faccio riferimento all’illusione, tipica dei letterati e ora anche dei comici impegnati, che i fatti parlino da soli, senza alcun bisogno di interpreti o di mediazioni concettuali, e che solo quanti sono in buona fede e non asserviti ai padroni siano in grado di vederli e di poter gridare “il re è nudo”. E non c’è episodio della vita politica italiana o di politica internazionale che non rafforzi i critici del sistema nelle loro convinzioni e nei loro sdegni civili.
Secondo lei, a quali storture porta l’impegno “civile” di attori, comici e soubrette?
La grande comicità, fin dall’età classica, è sempre stata una critica del potere. Ma da Aristofane al Principe De Curtis si può definire vis comica quella di chi si mette dalla parte della “gente meccanica e di piccolo affare”, dei quotidianamente “umiliati e offesi”. Tutta un’altra cosa rispetto a ciò che professano certi attori, divenendo primi cantori della critica del militante di partito che ha le sue idee sul mondo, sulla politica, sull’economia, sulla storia e che si traveste così da “uomo qualunque”.
Può fare qualche esempio?
Il populismo vero, quello di Guglielmo Giannini, aveva una sua dimensione tragica che volgeva in comicità. Il falso qualunquismo di Beppe Grillo nasce invece da una vena comica fallita che cerca il riscatto nella denuncia sociale.
Dunque è solo la comicità di Grillo da mettere alla gogna?
Nient’affatto. Si potrebbero aggiungere i nomi di Daniele Luttazzi, Luciana Littizetto, Sabina Guzzanti e Maurizio Crozza (forse il più bravo di tutti). Tutta gente che ha, per così dire, il carisma comico d’ufficio. E che fa ridere solo chi sta sulla loro lunghezza d’onda ideologica.

IL FORUM

  • filippomaria_battaglia
  • Venerdì 18 Luglio 2008

East West East: in fuga dall’albania con una bici da corsa

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  • Tags: albania, Cinema, East-West-East, Trieste
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East West East
Per molti, una gara in bicicletta è solo una gara. Per un albanese vissuto a Tirana agli inizi degli anni ‘90, no. Può rappresentare un preziosissimo biglietto di sola andata. Direzione? Occidente, e cioè: “paradiso terrestre”. Capita così in East West East, un film per la regia di Gjergj Xhuvani che si sta girando proprio in questi giorni a Trieste.
La storia è quella di un gruppo di cinque giovani ciclisti ingaggiati dal governo albanese per una corsa dilettantistica in Francia. Rappresenteranno la loro nazione, ma ciò che più importa loro è che faranno tappa in Francia e in Italia. E una volta giunti in Friuli Venezia Giulia, i cinque ragazzi capiranno davvero che tutto è un altro mondo: dalle donne ai televisori, dai vestiti al cibo, Tirana sembrerà distante migliaia di chilometri. Presto, però, si risveglieranno bruscamente da questa sorta di “sogno di gruppo” per le rivolte che esploderanno nel loro paese e che li costringeranno ad infinite vicissitudini.
“Volevo raccontare quegli anni non facili” ha detto alla conferenza stampa Gjergj Xhuvani che, oltre ad essere regista è anche lo sceneggiatore della pellicola. “In particolare volevo soffermarmi sul piacere per l’ingenuità dei miei fratelli albanesi, il loro sconosciuto eroismo, la flebile voce delle loro ragioni, il disturbo della tenacia che non si arrende all’ostilità generale, i sogni di scaltrezza, i sorrisi che illuminano il buio, l’ostico studio di regole nuove, la loro enorme vogliosa gioiosa fatica di campare. Per farlo” ha detto il regista “ho riportato il calendario all’indietro, ho creato una squadra di improvvisati ma determinati corridori, li ho lanciati nell’eldorado dell’Ovest e riportati nell’orgoglio dell’Est, giusto in tempo per conoscere i nuovi punti cardinali che il mondo si dava abbattendo gli ultimi odiosi muri”.
L’uscita nelle sale italiane è prevista per fine anno. Salvo che regista e produttori – incoraggiati dai risultati delle prime riprese – non decidano di tentare la carta del Festival di Berlino. A quel punto, la data d’esordio slitterebbe di qualche mese. E, complice il film, il viaggio ideale dei ciclisti albanesi farebbe rotta nel simbolo europeo della guerra fredda, quella capitale tedesca che fino al novembre del 1989 era spaccata in due da un muro controllato a vista dai vopos di Mosca.

  • filippomaria_battaglia
  • Martedì 10 Giugno 2008

La carica dei blog contro i critici letterari

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  • Tags: antonella-cilento, Blog, critica-letteraria, jonathan-franzen, massimo-maugeri
  • 2 commenti

Più che una vivace contestazione, sembra essere un plotone di esecuzione. Sui blog nostrani, l’accoglienza riservata a recensori e critici letterari non è di certo tra le più accomodanti. E negli ultimi mesi (anche grazie all’uscita di certi libri che hanno fatto discutere) il dibattito sul loro ruolo e sui loro vizi ha scatenato lettori e scrittori di ogni sorta.
A suonare la carica, qualche tempo fa, è stato Letteratitudine, il blog di Massimo Maugeri, che pubblicava un post di Antonella Cilento. La scrittrice napoletana, commentando un convegno sul ruolo della critica letteraria nostrana, si domandava polemicamente: “Ci chiediamo anche come mai una folla di autori di buona qualità quando vengono editi - e non sono soggetti al lancio hollywoodiano riservato a quei due o tre titoli all’anno che fanno il fatturato dei molossi editoriali italiani (cagnetti, in verità, rispetto all’editoria tedesca o inglese per non parlare di quella americana) - debbano chiedere la carità ai recensori per essere letti e spesso malamente riassunti sui quotidiani”.
E continuava, rincarando la dose: “Perché debbano anche essere disprezzati dai critici che si mettono la maiuscola davanti, con ragione vista la loro storia, sfruttati da editori che danno anticipi ridicoli?”. “Perché debbano, in definitiva, scrivere per essere numeri di poco conto in case editrici i cui uffici stampa e editori e addetti ai premi li guardano come accattoni e, contemporaneamente, liquidati come ignoranti da critici che non li leggono?”.
Ma l’exploit della Cilento non è stato affatto isolato. Da mesi, la querelle sulla “lobby dei critici” dà vita a commenti di ogni tipo su tantissimi altri blog. Quello di Rossana Campo, pubblicato da Feltrinelli, ha ospitato ad esempio un post piuttosto fuori dalle righe: “Ah parliamo un po’ dei critici letterari. Ho letto un pezzo sull’Unità di Maria Serena Palieri che dice: “Se il critico è d’animo un po’ disonestuccio, cosa fa? Legge un po’ all’inizio, un po’ alla fine, se è furbo procede al carotaggio (campioni di testo prelevati qua e là) e poi giù a scrivere… Provate questo giochino: ritagliate le recensioni di un libro, andate in libreria e verificate quali usano in blocco la descrizione del libro che dà la quarta di copertina…’. Be’, coi miei libri lo vedo spesso, diciamo che a occhio e croce mi sembra il sistema di otto recensioni su dieci, quando va di culo…”.

Viva il blog e abbasso i critici, dunque? La risposta non pare poi così scontata, ed infatti basta pochissimo per far decollare polemiche infinite. Una delle ultime occasioni di contesa è stata un’intervista rilasciata da Jonathan Franzen al Corriere della Sera, ripresa polemicamente dal blog eremoletterario. Lo scrittore stanuitense se la prendeva con un “maledetto blogger che mi ha rovinato la serata del Book Award, sbattendomi in faccia un microfono e mitragliandomi di domande volgari”. A finire sul banco degli imputati era quindi “la mancanza di critici letterari tradizionali, che agivano da filtro, per farci scoprire libri di vero valore”. “Molto meglio avere 50 inflessibili recensori di quel tipo - concludeva l’autore delle Correzioni - piuttosto che 500 mila strilloni incompetenti”.
Punto e a capo, e ci ritroviamo così di nuovo all’interrogativo di partenza: quanto sono onesti e affidabili critici e recensori? Il dibattito resta aperto, in attesa di ricevere l’ennesima dichiarazione di qualche “blogger-scrittore” che si sente “sin troppo sottovalutato”.

  • filippomaria_battaglia
  • Domenica 13 Aprile 2008

Politici e scrittori nella morsa di panettone e pandoro

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  • Tags: Antonio-Caprarica, Giampiero-Mughini, Giano-Accame., giulio-andreotti, Pietro-Ichino
  • Un commento

Da un lato, c’è chi ne elogia il gusto e chi evoca i tempi in cui era cucinato in modo artigianale. Dall’altro, chi ne canta la sofficità e chi lo aspetta per pura tradizione. Ogni anno, di questi giorni, a contendersi il prestigio e il primato del dolce più tipico delle feste dicembrine sono sempre in due. Ed il refrain che ne segue è più o meno lo stesso: pandoro o panettone?
Politici, scrittori e giornalisti hanno detto la loro a Panorama.it. Ne è venuto fuori un k.o. schiacciante in favore del dolce meneghino, con qualche piccolo distinguo campanilistico.
Per il giuslavorista ed editorialista del Corriere della Sera Pietro Ichino, non ci sono dubbi: “Panettone, senza esitazione, se è di quelli buoni”. Se no, allora i dubbi vengono: “Nel caso in cui non si possa aspirare alla fascia alta, allora forse meglio il pandoro”. Prima però andrebbe preceduta da una “buona galantina di tacchino con la gelatina. Per i primi due decenni della mia vita, ogni anno ho visto mia madre e mia nonna impegnate per almeno un paio di giorni prima del pranzo di Natale nella preparazione di questa prelibatezza. Se ne mangiava ancora fino a Capodanno”.
Ad un Giampiero Mughini che si professa “totalmente estraneo alle atmosfere e alle abitudini del Natale”, c’è Giano Accame che si dichiara senza esitazioni: “Panettone, per vecchie consuetudini. Ma lo preferisco pure per i canditi e per l’uvetta”. Anche se, continua lo scrittore, “sopraggiunge la nostalgia di quando i panettoni Motta e Alemagna erano milanesi”.
Tra Veneto e Lombardia, Antonio Caprarica, direttore di RadioUno e dei tg RadioRai, sceglie la sua Puglia: “se devo dire un dolce, faccio il nome degli strufoli nella versione leccese, vale a dire un pernicioso mix di pasta frolla fritta e poi passata al miele. Tra pandoro e panettone, comunque io sono un cultore del secondo”, tanto da farne (gradito) omaggio anche in quel di Londra: “Tempo addietro, quando ero ancora corrispondente Rai, regalai un panettone al Principe di Galles. Mi ringraziò, ma tenne a precisare che fra tutte le things italians, lui stava decisamente dalla parte del pane toscano tostato con olio extravergine d’oliva”.
Altra regione, altri campanilismi. Il senatore a vita Giulio Andreotti non ha dubbi, e tra pandoro e panettone sceglie quest’ultimo, perché è “più romano”. Ma c’è spazio anche per un ricordo legato alla madre e ai suoi tortellini (”li faceva buonissimi”) e ad una rievocazione di tradizione capitolina: “è una vecchia usanza romana mangiare lenticchie, come auspicio di danari che arriveranno lungo l’anno. Nel 1957 ero a Parigi. I negozi erano chiusi e al ristorante non ce ne erano. Il mio compagno di gita Mario Ungaro fu molto addolorato per questo, e vi restò fino al giorno dopo”. Tristezze gastronomiche a parte, per il momento è il panettone a spuntarla: l’84 per cento degli italiani lo acquista, spendendo mediamente 14 euro.
Per il momento, appunto: possiamo star certi che il prossimo Natale torneranno entrambi sugli scaffali di supermercati e pasticcerie. E con essi ritornerà il solito, ciclico, refrain: pandoro o panettone?

  • filippomaria_battaglia
  • Lunedì 24 Dicembre 2007

Che fatica essere universitari

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  • Tags: Elio-Pelizzetti, Massimo-Ammaniti, Nino-Dazzi, studenti, università
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Sofferenti, ansiosi e isolati. Ma anche impreparati e a volte inadeguati ai ritmi accademici e ai suoi esami. È questo il ritratto degli studenti universitari che emerge dai dati del centro romano di “consueling” dell’Università La Sapienza, diretto dal prorettore Nino Dazzi.
Quattro studenti su dieci hanno difficoltà nell’organizzazione del proprio studio, due su dieci sono deconcentrati e demotivati, il 10 per cento ha le idee confuse. Gli studenti che hanno contattato il centro di consulenza e di assistenza coordinato dallo psicanalista dell’adolescenza Massimo Ammaniti, sono perlopiù giovani donne, con un’età media di 23 anni, spesso iscritte a facoltà umanistiche.
Ma Roma non è un caso isolato. Anzi: è la cartina di tornasole di un malessere più diffuso, già segnalato l’estate scorsa dal ministero dell’Istruzione.
È per questo, ad esempio, che il rettore dell’Università di Torino, Elio Pelizzetti, ha deciso di correre ai ripari, istituendo un ciclo di lezioni preparatorie per i liceali che decideranno di seguire i corsi scientifici dell’Ateneo piemontese.
Da luglio a settembre di ogni anno, la sua università terrà seminari in matematica, logica, inglese e comprensione e analisi dei testi. Obiettivo? Evitare che gli studenti arrivino impreparati alle lezioni del primo anno accademico. Uno su cinque abbandona infatti le aule universitarie nei primi due anni, la maggior parte incontra difficoltà cognitive ma anche relazionali. Anche in questo, il corso preparatorio potrà (forse) aiutarli.

  • filippomaria_battaglia
  • Lunedì 3 Dicembre 2007

Le vie dei tesori: i segreti d’arte di Palermo, per un festival della conoscenza

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  • Tags: arte, Gianni-Riotta, Gianrico-Carofiglio, Le-vie-dei-tesori, libri, Massimo-De-Cataldo, palermo, Philipe-Daverio, spettacoli, teatro
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A battezzare la manifestazione sarà un dibattito, che si terrà il 6 ottobre nella sede della Facoltà di Giurisprudenza, con Massimo De Cataldo, Piergiorgio Di Cara e Christine Von Borries: tutti scrittori di successo, tutti uomini di legge. Ma ci sarà spazio anche per un incontro con il magistrato-narratore Gianrico Carofiglio, che presenterà in anteprima il suo nuovo libro Sellerio, L’arte del dubbio, per un dibattito sul Gattopardo con Gianni Riotta e per una chiacchierata con Philipe Daverio, che “spiegherà” la Vucciria di Renato Guttuso. E le iniziative continueranno per tutto il mese di ottobre. Dal prossimo sabato, a Palermo, Le vie dei tesori condurranno ad un calendario fitto di incontri e di iniziative, ma soprattutto di percorsi inediti grazie alla riapertura di musei ed edifici finora chiusi al pubblico.

Sotto l’esperta guida dell’antropologa Maria Sofia Messana, si visiteranno ad esempio le carceri dell’Inquisizione, in un lungo itinerario che racconterà vittime e storture della malagiustizia di tre secoli fa. Si ricostruiranno poi “le picconate” di Giuseppe Pitrè, che poco più di un secolo fa portò alla luce disegni e graffiti dei detenuti.
Ma le riscoperte non saranno soltanto umanistiche: Le vie dei tesori solcheranno anche il Museo della Radiologia, uno dei pochi esistenti al mondo, le Collezioni di Ingegneria, che ospitano il modellino di legno della Mole Antonelliana, l’Osservatorio Astronomico e l’Orto Botanico, il più antico giardino scientifico d’Europa. Troverà spazio poi un percorso per visitare le “stanze celebri” dell’Hotel de France, dove ospiti come Freud e De Amicis, hanno lasciato ricordi, aneddoti e qualcuno (Joe Petrosino) anche la vita, un dibattito su “Cosa è Cosa Nostra” col procuratore nazionale antimafia Grasso, ed un ricordo di uno Sciascia inedito e sommerso, che non fa rima con quello del Giorno della civetta, facendo di nome Antonino e di professione il medico. La sua scoperta (la fototerapia) avrebbe assegnato uno dei più ingiusti Nobel della storia dell’Accademia svedese, quello a Niels Ryberg, nel 1903. Insieme a quei misteri, Palermo cercherà di svelarne un altro, quello del suo crepuscolo. Cercando di trovarne, o quantomeno di iniziarne a trovare, un’efficace risposta.

  • filippomaria_battaglia
  • Giovedì 4 Ottobre 2007

Camilleri: Montalbano morirà per colpa della tv

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  • Tags: Andrea-Camilleri, libri, Montalbano, Sellerio
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Montalbano morirà. È presto per sapere quando, ma Andrea Camilleri ha già deciso che il commissario più amato dagli italiani “si eclisserà mettendosi in contrasto dialettico con il suo autore”. A svelarlo è stato lo stesso scrittore ad una piccola rivista culturale, Gli Apoti (dal sito si può scaricare gratuitamente il numero del periodico), specificando di avere “già da qualche tempo scritto l’ultimo romanzo della serie, che conservo nel cassetto della Sellerio, e quindi di conoscerne l’esito”.
Nell’intervista - insolitamente rilasciata ad una piccola testata piuttosto che ad un periodico di grande tiratura - lo scrittore di Porto Empedocle rivela nel dettaglio l’incipit del libro che segnerà la fine dello “sbirro” di Vigata: “Montalbano riceve una telefonata che lo avvisa che hanno sparato ad un uomo in mezzo alla strada. Appena recatosi sul luogo del delitto, sente un coro aereo: “U commisariu arrivò, u commissario Montalbano”. “Cu, chiddu ra televisione?” chiede uno. “No, chiddu veru” gli risponde l’altro. Ed il vero Montalbano - quello del libro insomma - comincia a chiedersi se non stia agendo in un certo modo solo perché l’ha visto in televisione. È così che inizia la battaglia col suo doppio che lo porterà alla fine”. Un conflitto identitario, quindi, provocato da una crescente insofferenza nei confronti di film e tv, quantomeno di quelli recenti: “Ai miei tempi c’erano Studio1 e le Kessler, adesso solo diverse paia di cosce di una volgarità estrema. Con l’avvento delle televisioni commerciali il gusto si è notevolmente imbastardito”. Per quanto il destino del commissario di Vigata sia ormai segnato, i fan di Montalbano possono per il momento stare tranquilli: prima della sua fine sarà protagonista di almeno altri due romanzi. A confermarlo è Antonio Sellerio, dell’omonima casa editrice: “L’epilogo sicuramente non uscirà a breve, anche perché, dopo un racconto fantastico previsto per settembre, Camilleri ritornerà entro l’anno in libreria con il suo principale protagonista”.

  • filippomaria_battaglia
  • Giovedì 9 Agosto 2007
Televisione
Tutto sulla musica: concerti, spettacoli, classifiche, artisti
Cinema, di Simona Santoni

Tv, il blog di Angelo Ferrari




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