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È partita in questi giorni Sensational Fix, la mostra dedicata ai Sonic Youth al Museion di Bolzano (recentemente criticato per aver alcune scelte artistiche, come quella della rana crocifissa). La rassegna, che proseguirà fino a gennaio, si è dimostrata all’altezza delle aspettative: vernissage affollatissimo, complice forse la presenza della band, e un live emozionante in una fonderia bolzanina, a degna conclusione della mostra Transart.
L’esposizione è strutturata in due sezioni transmediali, quella centrale e quella satellitare dedicate all’attività quasi trentennale del combo attraverso una selezione di poster, copertine, flyer, t-shirt, foto, estratti sonori e diversi contributi selezionati dal chitarrista Thurston Moore.
I Sonic Youth, dicono i curatori dell’evento, “sono il solo gruppo della storia del rock a cui sia possibile dedicare una mostra come questa” perché condividono in qualche modo lo stesso approccio artistico di Burroughs, Cage, Ginsberg, van Sant… Tutto il materiale raccolto da Sensational Fix diventa così testimonianza di una parte di storia dell’arte contemporanea americana.
Durante la conferenza stampa al museo, Moore si nasconde dietro un paio di occhiali scuri, aria da star, Kim Gordon e Lee Ranaldo sono telegrafici e il batterista Steve Shelley si limita a un “hallo”. La presentazione scivola via tra qualche battuta con Dan Graham che ha concepito per l’occasione un padiglione dedicato agli archivi sonori della band, e molti ringraziamenti. Qualche scambio con i giornalisti e la seduta è tolta. Dismesso l’abito formale i Sonic Youth si aggirano per il Museion diventando all’improvviso molto affabili, tanto da suonare in una piccola jam con alcuni dei presenti nella “sala prove” allestita per la mostra. Panorama.it li ha intercettati tra un autografo, una foto e molte chiacchiere in attesa del concerto. Ranaldo è a Bolzano da qualche giorno…
Sensational Fix mette in mostra opere di alcuni artisti che hanno collaborato con voi in maniera quasi simbiotica…
Sì. Molti di loro hanno cominciato a lavorare con noi, quando - né noi, né loro - eravamo famosi. Alcuni erano amici, conoscenti o semplici frequentatori dei club dove abbiamo mosso i primi passi… Ricordo che certe volte le cose sono andate più o meno così: hey mi piace il vostro suono, posso disegnarvi la copertina del disco?
Avreste mai pensato di finire in un museo?
(Ride) Bè, quando abbiamo iniziato, mai avremmo immaginato una cosa del genere. Nella vita non si sa mai comunque…
Sono anni che frequentate l’Italia. Come le sembra quest’angolo, un po’ insolito, del Paese?
Molto bello. Trovo il panorama meraviglioso. Ho passeggiato per Bolzano con vero piacere. La commistione tra cultura italiana e tedesca è davvero interessante. Come sempre si mangia bene e la gente mi è parsa molto cortese. In questi giorni mi hanno anche prestato una bicicletta e sono andato a pedalare un po’ in giro. L’ho proposto anche agli altri e credo che in questi giorni faremo un mini tour nei dintorni in bici. A New York la cosa è molto più complicata. Certo, sono rimasto qui molto poco per poter dire definitivamente come ci si trovi da queste parti, ma la prima impressione è molto buona.
Come le sembra la musica indipendente italiana?
La scena italiana mi interessa… Saranno le mie origini… Ci sono molti gruppi validi, all’altezza del panorama internazionale. Con alcuni di loro ho anche collaborato per certi progetti sonori, come con i My Cat Is An Alien…
Veniamo al live, cosa avete in scaletta?
Sicuramente proporremmo brani dagli ultimi dischi, ma abbiamo in mente di offrire, in linea con la mostra, una sorta di panoramica di tutta la nostra produzione. Addirittura brani da Evol, Daydream Nation, Goo, Dirty e da qualcuno dei primi EP. Molto dipende anche dalla piega che prenderà la serata.
Shelley interviene: “Abbiamo intenzione di dare in pasto al pubblico bolzanino, anche un paio di cose nuove. Due o tre brani… (molto probabilmente No Way e Mars, N.d.r.)
Quindi state lavorando a qualcosa di nuovo?
Sì. Le do uno scoop (ride) siamo al lavoro su un altro disco. Dovrebbe uscire, più o meno, la primavera prossima per i tipi della Matador. Non abbiamo ancora un titolo e, ripeto, siamo solo all’inizio, ma una paio di canzoni sono già pronte e le testeremo proprio qui. Speriamo bene…
La vostra attività transmediale somiglia molto a quella dei Nine Inch Nails. Trent Reznor ha deciso di pubblicare gli ultimi album con licenza creative commons, in copyleft e di lasciare che siano liberamente scaricabili dal sito dei NIN. Voi ci avete mai pensato?
La cosa è molto intrigante… dobbiamo informarci meglio. Potrebbe essere una soluzione interessante per il nuovo album. Ci penseremo. Perché no?
Intercettiamo anche Moore. Lei ha curato una curiosa antologia, uscita in Italia per ISBN edizioni, che raccoglie vecchie compilation realizzate su audiocassetta da diversi artisti e musicisti a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90. Ha riscoperto qualcosa di interessante ascoltando quei nastri?
Mi sono divertito tantissimo a fare questa cosa, anche se all’inizio, quando mi è stato chiesto ero un po’ scettico. E devo confessare che, in effetti, riascoltare certe canzoni dopo tantissimi anni è stato come scoprirle di nuovo. Tutto questo materiale, piovuto dal passato, si è rivelato una grande fonte di ispirazione.

È 2013, il primo premier donna della storia d’Italia viene eletto regolarmente. Pochi minuti dopo, un colpo di Stato rapido e brutale sconvolge il Paese, i politici più importanti di entrambi gli schieramenti (gli stessi di oggi) vengono fatti fuori con un colpo alla testa. United We Stand è la cronaca per parole e immagini degli eventi che seguono il golpe, è anche la proiezione nel futuro degli eventi messi in moto dal libro di Simone Sarasso Confine di stato (Marsilio, pp. 416, 18,00 €) e infine è la prima graphic net novel, ossia un romanzo a fumetti a puntate pubblicato su richiesta attraverso la rete, la cui portata non si esaurisce con la dipanazione lineare della storia. Si tratta infatti di un progetto aperto ai contributi creativi dei lettori. Simone Sarasso, affiancato dalle chine di Daniele Rudoni, già in scuderia Marvel, ha costruito un intero mondo narrativo che oltre alle sei uscite bimestrali della vicenda principale disponibili su Lulu.com, prevede un sito dedicato, che ogni sette giorni pubblica racconti secanti e tangenziali, materiali collaterali, file “confidential” e un blog-officina nel quale si svelano i retroscena e il making of del progetto.
L’apporto dei lettori è fondamentale per lo sviluppo dell’intera operazione. Chiunque può infatti arricchire e ampliare United We Stand con qualsiasi mezzo espressivo.
Il progetto editoriale sembra aver suscitato un’ottima risposta di critica e pubblico tanto che in rete si cominciano a vedere blog e siti sorti spontaneamente dedicati a vicende parallele. Lo stesso Sarasso ci racconta che il progetto “va a gonfie vele” e che la sezione dei contenuti speciali “va ingrassando di mese in mese.” Nelle prossime settimane, verranno pubblicati a cadenza regolare degli ulteriori approfondimenti della storia e da aprile, oltre alle parti visive e testuali, faranno parte di United We Stand anche i suoni con delle testimonianze dall’Italia occupata, registrate in mp3 freeware.
“Arrivano all’incirca un centinaio di visitatori unici al giorno” spiega Sarasso a Panorama.it “Molte testate, sia cartacee sia web, hanno parlato di noi e contribuito a spargere la voce. L’onda di entusiasmo ha avuto anche effetti positivi sulle vendite”. Il primo volume ha raggiunto le cento copie vendute, una cifra che nel mercato editoriale tradizionale non significa molto ma che per il mercato legato alla rete e al progetto Lulu.com è ragguardevole, tanto che, prosegue lo scrittore novarese “grazie al nostro successo sul web, Lulu.com ci ha invitato a Comicons, l’importante fiera del fumetto milanese.” I contributi esterni non hanno tardato ad arrivare e a fine anno verranno pubblicati a loro volta. Tra le persone che hanno dato la loro versione, alcuni scrittori e soprattutto il “pubblico” che grazie alla rete, può smettere di essere spettatore e diventare a sua volta protagonista attivo. “Molti lettori si stanno cimentando nella costruzione di storie legate a UWS”, conclude Sarasso e tra i più significativi cita il racconto lungo Le brigate della morte di Mario Uccella, che a breve sarà online, e il blog Skysoldiers.
Per contribuire alla costruzione del racconto, una sezione del sito (World War III), accessibile con una password desumibile dalla lettura del primo volume, è a disposizione di chiunque abbia voglia di cimentarsi nell’impresa.
Il booktrailer di United We Stand

“Da duemila anni Gesù si vendica su di noi di non essere morto su un divano”: così Emil Cioran ironizzava lapidario con il suo caratteristico stile nei Sillogismi dell’amarezza. In molti, dopo e prima di lui, hanno ragionato, ricamato, filosofeggiato e scherzato sul tema. Di recente, in chiave pop, Davide Colombo del collettivo multimediale milanese il Deboscio, ha lavorato a un progetto in questa direzione partendo da quello che in narrativa anglosassone si definirebbe un what if (cosa sarebbe successo se): quale sarebbe ora il logo della chiesa cristiana se Gesù fosse stato decapitato?
Con l’aiuto di uno sculture specializzato in calchi, Colombo ha realizzato una statua che rappresenta Cristo inginocchiato davanti a un ceppo; poco distante la testa mozzata poggiata su un cuscino. Nessuna traccia di sangue, colori neutrali e soprattutto nessuna ascia in vista. In termini simbolici, l’assenza dell’ascia è in realtà una presenza. E infatti Il Deboscio ha approntato una serie di fotomontaggi, in cui i luoghi della cristianità, dalla chiese ai cimiteri, sono adornati di asce e non di croci.

Da qui il titolo dell’opera: C’è da rifare l’immagine coordinata, ovvero l’immagine, il logo, mancante da abbinare alla scena della “sacra decapitazione”. Il regista Mario Monicelli, piacevolmente colpito dal lavoro di Colombo ha deciso di comprare l’opera. Panorama.it lo ha intervistato.
Come mai ha scelto di acquistare “L’immagine coordinata”?
L’ho comprata… In realtà è rimasta ancora alla Littleitalygallery a Milano, l’ho vista solo in foto, non ne conosco nemmeno le dimensioni.
È più o meno a grandezza naturale. A proposito dove la metterà?
Bè io abito in quaranta metri quadrati, il posto si trova (ride).
Tornando alla domanda iniziale…
È un riconoscimento nei confronti di un lavoro artistico che reputo intelligente. Mi piace l’idea spiritosa, leggera e allo stesso tempo dissacrante che c’è dietro. È un’opera molto carica di ironia. È questo il motivo principale che mi ha spinto a comprarla. Ne ho parlato con Davide Colombo e siamo entrati in sintonia immediatamente, proprio sulla caratura ironica del suo lavoro. Di questi tempi l’ironia è merce rara. E su certi temi poi… Ne parla anche il mio ultimo film (Le rose del deserto N.d.R.). C’è una scena in particolare in cui alcuni soldati, per irritare un frate che è con loro, guardando la luna commentano: “certo che la mezzaluna è molto bella, esile, romantica… meglio della croce, simbolo di morte.”
A livello formale, come giudica l’opera?
L’opera mi è piaciuta a livello sia estetico sia poetico. Ne ho apprezzato il disegno, la composizione, i piani e la luce. Spero poi sia davvero così, ripeto ho visto solo l’immagine e a meno che non sia merito esclusivo di un grande fotografo…
Un acquisto fatto da un nome come il suo non può che dare visibilità a Il Deboscio…
Volevo dare un attestato di stima a questi giovani artisti, e aiutarli per quanto possibile. Sono molto bravi e arguti. La curiosità nei confronti de L’immagine coordinata mi è venuta leggendo il depliant di presentazione: preciso, simpatico e scritto bene, cosa da non sottovalutare affatto, in quanto abbastanza insolita. Ormai i ragazzi non sanno più scrivere… non conoscono più la sintassi.
C’è chi ha definito l’opera una blasfemia gratuita e scontata…
Ognuno la pensa come vuole, io ho intravisto del concetto nel lavoro di Colombo. Il resto lascia il tempo che trova.
LEGGI ANCHE: Ho rifatto il look alla Chiesa. Intervista a Davide Colombo

LA GALLERY
Il patrimonio artistico italiano, si sa, è il più grande del mondo. Sarà per questo che possiamo permetterci di sperperarlo e rovinarlo. Tra le tante vicende, più o meno eclatanti, potremmo sceglierne una che ha le carte in regola per diventare un racconto noir. Gli elementi ci sono tutti: la costruzione di un ecomostro, la politica, le proteste, una controversa busta con due proiettili, un’operazione militare su larga scala con nome altisonante, dei “terroristi”, un misterioso scrittore e un noto filosofo prussiano.
La storia potrebbe iniziare più o meno così: dopo diversi interventi che hanno intaccato i colli spoletini, vengono messi in cantiere due palazzi in uno degli scorci medievali più incantevoli di Spoleto. L’autorizzazione da parte della Sovrintendenza di Perugia è piuttosto nebulosa e passa attraverso due rifiuti prima di essere approvata. Un politico della CdL (Gianluca Speranza) scopre che il parere positivo è firmato da una persona la cui competenza in materia sembrerebbe dubbia, un cartografo. Anche l’iter amministrativo comunale è piuttosto lambiccato, si era partiti dieci anni fa con un permesso per creare un parcheggio, si è arrivati all’edificabilità e al porgetto messo in atto dall’attuale amministrazione (qui le immagini).

Ma una parte della cittadinanza insorge. Il Coordinamento Difesa Ambiente organizza una manifestazione in giugno. Poco dopo il Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti riceve una lettera minatoria con due pallottole e alcuni riferimenti alle lotte per l’ambiente (con tanto di indirizzo del mittente!). A ottobre, dopo tre mesi di indagini, scatta l’operazione “Brushwood” che coinvolge 108 uomini armati e i carabinieri del Ros, sezione antiterrorismo, con quattro elicotteri. La pista seguita dagli inquirenti è quella dell’anarco-insurrezionalismo e porta all’arresto di quattro ventenni e un quarantaduenne. Presunti costitutori di una cellula appartenente alla Coop-Fai. Le accuse: associazione sovversiva senza o con finalità di terrorismo. I reati contestati fanno perdere un po’ di credibilità ai comitati, anche se il Coordinamento (che raccoglie numerose associazioni, inclusa Italia Nostra, Legambiente e WWF) all’indomani della lettera con pallottole, aveva immediatamente emesso un comunicato, firmato anche dal Gruppo Ambiente Spoleto (a cui appartavano i presunti terroristi) di condanna delle pallottole inviate e di solidarietà con le istituzioni regionali a cui erano state mandate. Nel frattempo, uno degli arrestati viene rilasciato dopo pochi giorni, e gli altri restano in carcere o agli arresti domiciliari dopo l’ammissione di aver fatto qualche scritta sui muri.
A fianco dei comitati entra in scena anche lo scrittore Michael Gregorio (pseudonimo dietro il quale si celano in realtà due autori) che, seguendo l’esempio di Asor Rosa a Monticchiello, si schiera intellettualmente e concretamente in difesa del patrimonio artistico della città. L’identità dello scrittore viene svelata: si tratta di due spoletini (uno di adozione), Daniela De Gregorio e Michael Jacob, autori di Critica della ragion criminale e I giorni dell’espiazione (Einaudi), due thriller a sfondo storico che hanno tra i protagonisti Immanuel Kant. Per loro, quali cittadini, scendere in strada contro gli scempi ambientali diventa un dovere morale, un imperativo categorico che lo stesso Kant “avrebbe riconosciuto, applaudito e condiviso”. Questa la trama a grandi linee. Il finale, sebbene per molti sembrerebbe archiviato, non è ancora stato scritto.
LA GALLERY - LEGGI ANCHE: Polemiche col naso in su: quei grattacieli, belli e maledetti
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Politicamente Scorretto: si chiama così la manifestazione letteraria dedicata al giallo e al noir che mette insieme cultura e impegno civile, mistero e politica, inquietudini e storia. Quest’anno l’appuntamento si rinnova il 23, il 24 e il 25 novembre a Casalecchio di Reno (BO). L’idea è nata in seno agli scrittori bolognesi di genere, e in particolare attorno alla figura di Carlo Lucarelli, quando a un certo punto delle loro carriere si sono trovati all’improvviso investiti della responsabilità di essere alfieri di una nuova letteratura impegnata. Politicamente Scorretto è nato quindi per occuparsi di un tema specifico: il noir in rapporto alle tematiche sociali e politiche, ai cambiamenti e alle contraddizioni della società e della storia e al modo in cui si rapporta con esse. Ma la rassegna vuole anche indagare quanto il noir riesca a essere critico e investigativo, e quindi scorretto, o quanto invece sia allineato o indifferente.
Paola Parenti, presidente di Casalecchio delle Culture, annota che la scelta di ospitare la rassegna (quest’anno alla terza edizione) è legata fortemente al territorio bolognese, che è stato scenario di stragi come quella del 2 agosto e dell’Italicus, degli efferati omicidi della Uno Bianca, di tragedie come quella di Ustica, del Salvemini e dell’assassinio di Marco Biagi. Politicamente Scorretto allora non è solo un semplice festival della narrativa di genere ma è anche un luogo dedicato all’analisi, alla riflessione di tutti quei misteri italiani che fanno parte del Dna del paese, che sono ancora indecifrabili o destinati all’oblio, e che in qualche modo il linguaggio letterario sta (ri)esplorando.
Questa terza edizione, grazie al contributo di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, riserverà una particolare attenzione alla lotta alle mafie, a cui verrà dedicata una sezione speciale: Alta Civiltà. La sfida dei giovani alle mafie (tra gli ospiti, Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Gherardo Colombo, Lirio Abbate, Pina Grassi e il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.)
Verrà dedicato poi un intero appuntamento di approfondimento, sabato 24, alla strage del 2 agosto 1980, per analizzare gli interrogativi ancora aperti a ventisette anni di distanza. Naturalmente saranno molti i protagonisti della scena letteraria italiana che, insieme a Carlo Lucarelli, si interrogheranno sullo stato del giallo, prestando un’attenzione particolare alla capacità della fiction di interpretare e raccontare la realtà contemporanea con uno sguardo - appunto - politicamente scorretto. Per Carlo Lucarelli il bilancio dell’iniziativa è decisamente positivo e “non solo perché siamo arrivati fin qui dopo diversi anni, ma perché si parla di cose concrete e c’è il tempo di parlarne”, dice a Panorama.it. Lo scrittore si definisce anche “un fruitore della manifestazione” e ci ha confessato di “tornare a casa ogni anno con un paio di idee in più” ha detto “e immagino che questo succeda a tutti gli spettatori”.
Anche la risposta entusiastica degli scrittori alla chiamata è un indice di positività per Lucarelli, secondo il quale le tematiche da approfondire sono ancora tante e se anche quest’anno c’è stato modo di riproporre Politicamente Scorretto significa che “esiste un noir attivo, ancora vitale e scorretto”. Ogni anno l’evento ha ospitato una “scuola” di scrittori, il 2007 sarà la volta di quella romana. “Siamo ancora in debito con molte città e con la loro storia” dice Lucarelli “con la stessa Bologna per esempio. Quest’anno parleremo di Roma. Stiamo salendo da sud a nord pian piano…”. “Il bello di Politicamente Scorretto” prosegue l’autore di Almost Blue “è che si possono scoprire molte cose. Io stesso sono curioso di sapere cosa sta succedendo tra gli scrittori romani di noir, quali sono i loro progetti, le loro difficoltà…”.
La manifestazione è incentrata sul giallo e sul noir ma non per questo esclude che altri generi siano in grado di scandagliare le zone oscure della nostra società: “la manifestazione è nata come kermesse legata al noir, con scrittori di noir che praticano e conoscono al meglio questo genere. Ma esiste anche un romanzo sociale non noir. Non sarebbe male, per esempio se in qualche altra città venisse organizzato un Politicamente Scorretto dedicato ad altri generi, alla letteratura dell’inquietudine, magari anche la poesia… “, auspica Lucarelli, “sarebbe fantastico un festival di poesia politica. Comunque ci sono molti scrittori, anche non strettamente ascrivibili al noir, che non sono potuti venire per vari motivi come De Cataldo o Saviano. Quest’ultimo, in particolare, sarebbe stato perfetto per l’occasione, ma la sua situazione è piuttosto delicata e per lui non è semplice muoversi.”

10958 giorni. E ogni singolo giorno qualcuno da qualche parte sul pianeta ha fatto girare sul piatto, nel mangianastri, nel lettore cd, nel computer, nell’iPod il più rivoluzionario e, contemporaneamente, reazionario disco che sia mai stato stampato. Era il 28 ottobre 1977 quando uscì Never Mind The Bollocks Here’s The Sex Pistols. Una data che molti fanno coincidere con la nascita stessa del punk. Se, in effetti, sia così non ha importanza, come non ha importanza se punk sia un aggettivo o un sostantivo. I Pistols furono solo la punta dell’Iceberg, e si sa, il grosso sta sotto, la punta brilla al sole ma rischia di sciogliersi (e così avvenne). Di tutti i natanti che navigavano nel mare in burrasca degli anni Settanta anche la letteratura avvistò l’Iceberg in questione ma, al contrario della musica che fece la fine del Titanic facendo congelare i passeggeri nelle acque immobili di un canone, approdò con curiosità da scalatore e occhio da geologo.
E allora ecco ricomparire sugli scaffali delle librerie Kathy Acker, che dopo alcuni libri feroci e disincantati firmò quello che venne considerato il primo romanzo punk: Great Expectations. Se i Sex Pistols non fecero altro che riprendere il rock ‘n’ roll e farlo passare per una fragorosa novità, la Acker lo fece con un classico di Charles Dickens. Al posto della penna e dell’inchiostro, un coltello a scatto e del sangue. Da quel momento in poi, il punk trovò la sua vera strada. Lontano dalle chitarre elettriche, dalle creste e dalle pose antisociali. Destinato a morire dal suo stesso slogan, No Future, nelle pagine di William Gibson e del suo Neuromante trovò linfa nuova, un humus su cui far germogliare tutte le potenzialità inespresse a livello sonoro. Il cyberpunk non è come il postpunk. Il prefisso non indica un superamento snobistico, della parola che precede. Negli anni ‘80 il cyberpunk è il punk. È la sua unica fonte di sopravvivenza. Riesce addirittura a bruciare luminoso per quasi un decennio, fino all’arrivo di Neal Stephenson che ne riscrive i canoni con feroce ironia decretando il bisogno di trovare altre strade. In fondo non si tratta di metter insieme due accordi sgangherati ma di scrivere libri, le possibilità sono “leggermente” più ampie. Da lì in poi punk e avant-pop si mescolano con risultati alterni facendo balenare lo spettro del prefisso snob a ogni mossa. Se dovessimo citare qualche autore, faremmo i nomi di Poppy Z Brite, J.T. Leroy, Emma Forrest, Chuck Palahniuk, Irvine Welsh ecc. ecc. ma se proseguissimo le dosi di punk si andrebbero via via diluendo, fino a sparire del tutto perché quello puro è, e rimane, sepolto dalle macerie al neon del cyber.

È durato molto di più del suo omologo sonoro, forse solo per una questione tecnica di tempi di produzione/fruizione e di padronanza degli strumenti, ma come esso ha segnato una generazione intera lasciando dei solchi profondi anche sulla carne di chi non si è mai sentito coinvolto, di chi navigando non si è accorto che sotto la chiglia della sua barca c’era ciò che rimaneva dell’Iceberg.

Estate torrida, quasi infernale potremmo aggiungere con una battuta da avanspettacolo di bassa lega.
È online il sito www.lettura-feroce.com dedicato ad “Apnea la realtà che toglie il respiro” il thriller che narra le vicende delle “Bestie di Satana” (benché dal sito si dichiari che nomi, fatti e persone sono di fantasia), sorta di instant book autoprodotto dall’autore John Buell accompagnato da improbabili booktrailer su youtube e svariati annunci sparsi per la rete.
Lo strillo sotto il titolo parla chiaro: “il romanzo che ha sconvolto tutti, ispirato dalla storia della setta satanica che ha tormentato il Norditalia.” Se scaricate l’incipit sappiate che avrete solo 6 ore e 40 minuti per comprare il libro e terminare la lettura. Lettore avvisato… L’operazione è piuttosto singolare soprattutto per l’alto tasso di dilettantismo. Il sito è scalcagnato, la grafica da quattro soldi, le immagini ingenue, la scrittura altalenante e l’argomento, pura speculazione. Il valore creativo risiede solo nell’ironia che si scorge tra le righe. O che almeno abbiamo cercato di scorgere, sperando che l’autore non facesse sul serio. Già perchè, in un progetto del genere, se non c’è ironia rimane solo il marketing e allora senza un sito accattivante pieno di simbologia esoterica mista a design da studio grafico à la page e senza booktrailer ansiogeni degni di pellicole come La casa del diavolo, John Buell potrebbe anche vendere l’anima a un crocicchio ma non ricaverebbe un euro da questo libro nemmeno da sua madre.
Dopo Turbigo, che Buell non esita a porre al centro del triangolo malefico Torino - Amsterdam - Milano (!), l’estate brucia anche Bologna per una faccenda davvero infernale, quella di Marco Dimitri dei Bambini di Satana, che ha scontato 400 giorni di carcere da innocente, ma che tuttora deve fare i conti con diffidenza e ignoranza. In occasione della rassegna BoNoir, che si è tenuta nella città felsinea, non solo Dimitri è stato contestato durante la realizzazione di un’intervista, ma la stessa rassegna è stata attaccata dall’esponente dell’Udc Maria Cristina Marri in quanto “carica di messaggi subdolamente negativi” e da Il Resto del Carlino che ha definito “out” l’organizzatrice della manifestazione, la scrittrice Grazia Verasani, per “aver riabilitato un satanista”.
Le due vicende, “quella dei Bambini di Satana e quella delle Bestie di Satana sono del tutto differenti” spiega Antonella Beccaria, autrice di Bambini di Satana - Processo al diavolo - i reati mai commessi di Marco Dimitri “nel primo caso non c’era alcun reato, mentre nel secondo ci sono vittime accertate. Entrambi, però” spiega ancora Beccaria “hanno un punto in comune: l’uso che è stato fatto dell’etichetta, reale, presunta o posticcia, di satanista. Un’etichetta che, per l’associazione bolognese, è valsa per l’opinione pubblica come condanna a priori e per le Bestie di Satana è stata sufficiente a trovare giustificazione a comportamenti criminali senza sentire la necessità, almeno a mezzo stampa (salvo poche eccezioni) di scavare nel loro vissuto per rintracciare le motivazioni dei reati.”
Guarda l’intervista a Marco Dimitri

L’ultima follia di questo geniale mattatore è stata quella di partecipare a un video-clip musicale di una band indipendente. Il filmato lo vede protagonista assieme ad alcune avvenenti signorine e sarà premiato al Meeting delle Etichette Indipendenti in programma a Faenza il 24 e 25 novembre prossimi. La canzone del video, che grazie alla presenza del nostro ha avuto accesso all’etere televisivo, è la cover in salsa ska del classico di Lee Hazelwood e Nancy Sinatra, “These boots are made for walking“: la band in questione è quella bolognese delle “Braghe Corte”.
Oltralpe la gauche caviar, la sinistra radical chic, lo ha eletto a icona del cinema d’autore per le sue parti nei film della controversa regista Catherine Breillat.
La sua carriera d’altronde, dopo una breve parentesi giovanile come marinaio, è iniziata proprio in Francia, con una parabola che lo ha portato dalle stalle alle stelle: da lavapiatti a modello a divo di fama planetaria. Nel corso della sua attività professionale è stato chiamato a recitare in tutta Europa e negli Stati Uniti dove la sua capacità drammatica gli ha fatto vincere moltissimi premi e interpretare ruoli di altissimo livello come Dorian Gray, Dracula e il dottor Jekyll e la sua nemesi. Nel ‘99 è stato dato alle stampe anche un libro che narrava la sua incredibile storia (e nel 2006 la Mondadori ha pubblicato la sua autobiografia, sancendo definitamente la sua poliedrica capacità artistica).
Dopo alcuni anni di gavetta ha fatto il passo che lo ha portato ad aprire una sua casa di produzione e che lo ha spinto dietro la macchina da presa per mettere tutta la sua esperienza al servizio della difficile arte della regia (premiato a Cannes come esordiente nel ‘96) senza disdegnare per questo qualche cammeo nel mondo della pubblicità, creando scompiglio e dando dei seri grattacapi al Giurì di autodisciplina pubblicitaria che dopo sofferta decisione censura lo spot di cui è protagonista. Ora che ha un certa età e che è sposato con due figli ha annunciato di volersi ritirare dal dorato mondo dello stardom, senza però rinunciare a concedersi qualche divertissement.
Ah, lui è Rocco Siffredi.