
Il dibattito è sempre aperto: ci può essere autentica amicizia fra un uomo e una donna? La poetessa milanese Alda Merini, più volte candidata al Nobel per la Letteratura (leggi la sua scheda su Wikipedia), non ha dubbi: “Le persone investono le proprie risorse umane quasi esclusivamente nell’amore o nelle pratiche di sesso. Seppure assai rara, però, l’amicizia fra uomo e donna è possibile. E stupenda”.
Il disco Rasoi di seta, uscito venerdì 25 maggio, è il frutto dell’autentica amicizia fra la Merini e il cantante-compositore Giovanni Nuti, che ha dedicato gli ultimi tredici anni del suo percorso artistico a tramutare in canzoni i versi della “musa dei Navigli”: prima ha scritto le musiche del cd Milva canta Merini del 2004 e ora canta ventuno poemi della Merini.
“Dopo l’amicizia iniziale” spiega la poetessa “è scoppiata anche la passione, ma io ho fatto subito marcia indietro e siamo rimasti meravigliosi amici, perché l’arte impone anche rinunce dolorose. Poeti e musicisti darebbero se stessi in nome della libertà”.
Se l’amicizia fra sessi opposti è rara, ancora più complicata è la pacifica convivenza fra vicine di casa; almeno nel caso della Merini. “La protagonista del brano La zanzara è una vicina di casa che mi ha scippato il solaio, perché ha avuto due gemelli e voleva uno spazio dove far giocare i bambini. Ha fatto scempio dei miei ricordi senza alcun rispetto. Io vivo sui Navigli, dove la sera c’è sempre baccano: rispetto la voglia di vivere dei giovani, ma anche noi anziani abbiamo dei diritti, credo… spero!”.
La canzone I poeti è un duetto fra Giovanni Nuti e Simone Cristicchi, che si è riappacificato con la poetessa dopo uno screzio dovuto al tema del brano Ti regalerò una rosa con cui ha vinto il Festival di Sanremo.
“Ha messo il dito in una piaga che brucia ancora” spiega la Merini, che ha vissuto per anni l’orrore del manicomio “e l’ha fatto con leggerezza. Cristicchi è stato un fulmine a ciel sereno con quei capelli a rovo d’uccello; però gli vogliamo bene lo stesso, perché ha agito con sincerità e affetto”.
Alda Merini ha perdonato anche Pippo Baudo, che aveva escluso da Sanremo la sua canzone Sull’orlo della grandezza, presente nell’album Rasoi di seta. “Non posso volere male a Pippo. Gli devo molto: ha pagato lui una mia bolletta telefonica da sei milioni di lire. Un marocchino mi ha clonato il cellulare, ma il tribunale ha dato torto a me… E se dico che gli extracomunitari rubano, succede che mi picchiano”.
Quando era in manicomio è capitato a lei di dover picchiare qualcuno. “Il titolo Rasoi di seta mi rammenta le rasoiate dei tanti malati che cercavano di suicidarsi: a volte io li malmenavo perché quello era l’unico modo per salvare la loro vita”.
Qui la VIDEO INTERVISTA ad Alda Merini e Giovanni Nuti registrata al termine dello showcase di presentazione dell’album Rasoi di seta al teatro Filodrammatici di Milano
Video intervista ad Alda Merini e Giovanni Nuti

Irene Grandi è la prima artista al mondo a girare un video nel mondo virtuale di Second Life. “Non potevo lasciarmi scappare l’occasione di entrare nella Storia realizzando qualcosa per prima” spiega divertita la cantante fiorentina, che nel clip del singolo Bruci la città, uno dei due inediti della raccolta Irene Grandi. Hits, appare con il suo avatar, cioè l’immagine virtuale che ci rappresenta sul web. “Mi piace abitare nel mondo di Second Life, perché è più facile fare nuove amicizie, anche reali, e organizzare concerti, magari in versione unplugged come il tour teatrale che ho in mente per l’autunno”. (AUDIO spiega “perché ho girato il video su Second Life”).
Una primizia assoluta è anche lo showcase live (preceduto alle ore 18 di oggi da un incontro virtuale con i fan) in programma questa sera alle 21.30 sull’isola IbridArte di Second Life e trasmesso in diretta streaming sul sito ufficiale di Irene Grandi.
Il doppio album Irene Grandi. Hits (nelle news del fan club online trovate la tracklist completa) raccoglie gli hit più famosi e presenta la sua nuova anima da interprete raffinata attraverso gli inediti Bruci la città e La finestra, le cover di Sono come tu mi vuoi di Mina ed Estate di Bruno Martino, la rilettura in chiave unplugged di brani storici come Bum bum e duetti con Pino Daniele e il jazzista Stefano Bollani.
“La canzone di Mina mi ricorda come sono io in amore: sul palco appaio aggressiva, ma in privato sono più femminile e accomodante. Lascio credere a mio marito che sia lui a condurre il gioco, ma sono gelosissima”. Irene è sposata da quattro anni con un commerciante di abiti vintage. “Lavora anche nel mondo degli sport estremi e mi ha insegnato ad andare in snowboard: il matrimonio mi ha dato grande serenità”. Le nozze celebrate a Las Vegas non hanno valore in Italia, quindi la sua è una coppia di fatto.
AUDIO Clicca qui per ascoltare l’opinione di Irene Grandi sui Dico e sull’adozione da parte delle coppie di fatto.
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“I rockettari non si avvicinino a San Marco”: questo il monito di Massimo Cacciari. Già il ponte del primo maggio aveva indotto l’amministrazione comunale di Venezia a stilare un decalogo contro la maleducazione dei turisti mordi e fuggi. Niente panini all’ombra del campanile e vietato girare a torso nudo, tanto per fare degli esempi. Un codice di comportamento che l’assessore al Decoro intende diffondere ad ogni calle, con manifesti in quattro lingue, e con tanto di indicazioni sulle supermulte per i trasgressori. Ora, a riaccendere le polemiche è il più importante raduno rock dell’estate italiana: l’Heineken Jamin’Festival, in programma dal 14 al 17 luglio. Un evento che secondo il sindaco non è compatibile con Venezia e che “è meglio fare in zone più adatte ad accogliere un pubblico così vasto”. La location sarà dunque il Parco San Giuliano di Mestre-Venezia, un’oasi verde di 74 ettari, con la laguna e il campanile di San Marco a fare da sfondo al palco principale, però ai margini della città lagunare.
E se ai fan di Vasco Rossi (che chiuderà la maratona musicale il 17 luglio) venisse voglia di fare una capatina fra calli e canali? “Saranno i benvenuti” risponde il primo cittadino “ma stiano lontani da San Marco: avranno tempo per visitarla in viaggio di nozze o quando saranno vecchi”.
Nelle parole del sindaco risuona l’eco di una vecchia polemica, quella che vent’anni fa accompagnò il concerto dei Pink Floyd. Era stato un evento live memorabile, con uno scenario suggestivo grazie al palco galleggiante nella laguna davanti a Piazza San Marco. Ma la mattina seguente al 14 luglio 1989, Venezia si risvegliò incredibilmente insozzata. Da allora chi ha governato la città ha idealmente alzato una diga per sbarrare l’ingresso nei canali al grande rock di massa. “Far suonare i Pink Floyd in San Marco fu un errore strategico che noi non abbiamo ripetuto” ha spiegato il sindaco veneziano Massimo Cacciari. “I concerti in Piazza San Marco non saranno più di 3 all’anno e con una capienza massima di 4/5 mila persone”.
In occasione del decennale dell’Heineken Jammin’ Festival, quella diga invisibile si aprirà dunque per deviare verso Mestre i 100 mila fan, non soltanto di Vasco Rossi, ma anche degli altri headliner: Iron Maiden, Pearl Jam e Aerosmith (tutto il programma al link Main Stage, nella homepage del sito HJF). Una massa di irriducibili del rock, che dopo aver risposto all’appuntamento per nove anni sull’asfalto dell’autodromo di Imola, trasloca ora al Parco San Giuliano. Lo spazio di verde urbano più grande d’Europa ospiterà due palchi (venerdì 15 e sabato 16 il Second Stage sarà teatro delle Heineken Night con i dj-set di Claudio Coccoluto e Mauro Picotto. E sabato i Finley presenteranno in anteprima il nuovo disco), un’area sport (fra le attività anche calci di rigore contro portieri professionisti con in palio biglietti per la Champions League), un’area relax (con una spiaggia di autentica sabbia), un parco giochi per bambini con servizio di babysitter e un campeggio gratuito per chi acquista l’abbonamento ai 4 giorni (140 euro; mentre il biglietto per la singola giornata costa 40 euro).
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