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Compie 50 anni l’icona del pop Michael Jackson e per l’occasione, ancora una volta, non cessa di stupire i suoi fan. Ma stavolta sulle pagine dei giornali di tutto il mondo non sono finite le sue grane finanziarie e i debiti che hanno coinvolto anche la sua abitazione più lussuosa, il Neverland ranch. No, stavolta è la musica, con la m maiuscola a riportarlo sotto i riflettori.
Innanzitutto per il regalo di compleanno che è lo stesso Michael Jackson a fare al suo pubblico. Ovvero una greatest hit scelta direttamente dai fan attraverso i siti web del Sun e di GmTv: 18 brani selezionati su una rosa di 50. Si tratta di pezzi che hanno realmente fatto la storia del pop: da Billie Jean a Smooth criminal, da I just can’t stop loving you a Black or white. L’album oltre ad uscire in Australia, Gran Bretagna Giappone, Olanda pare abbia buone chance anche di arrivare sui nostri scaffali.
Ma la sorpresa più grande che Michael Jackson regala ai suoi fan arriva in queste ore direttamente dagli Stati Uniti. Il re del pop, infatti, starebbe lavorando ad una versione musicale delle opere poetiche di Robert Burns, autore scozzese del XXVIII secolo. A rivelarlo David Gest, ex marito di Liza Minnelli che avrebbe partecipato alle registrazioni in uno studio californiano. Sara la poesia dunque a tenere occupato Michael Jackson negli anni a venire?
Forse è per questo, allora, e pare anche per le precarie condizioni di salute, che sembra ormai certa l’assenza della popstar al concerto del 4 settembre a Beverly Hills con la sua tribù familiare, i Jackson Five, che non suonano insieme dal 1989.
Altro che Marguerite Yourcenar. L’Adriano che il British Museum rimanda all’occhio del visitatore nella eccezionale mostra, eccezionale per quantità e qualità di opere presentate, appena inaugurata a Londra è tanto civilizzatore quanto brutale e aggressivo. Adriano, Impero e conflitto, in cartellone fino al prossimo 26 ottobre, sfugge infatti all’idealizzazione proposta dalla scrittrice nel suo celebre “Memorie di Adriano” del 1951 e restituisce un Adriano fedele alla storia e per questo più autentico.
Se, insomma, a Londra è appena scoppiata l’Adrianomania una ragione ci sarà. Merito dei pezzi presentati, a partire da una delle più recenti scoperte archeologiche, una colossale testa mai esposta finora raffigurante lui, l’imperatore. Barba riccioluta, sguardo fiero, fronte alta. Altri 180 oggetti, provenienti da 31 musei in tutto il mondo, alcuni mostrati per la prima volta fuori delle abituali sale in cui vengono custoditi, contribuiscono a costruire il ritratto di un uomo che a 41 anni, nel 117 d.C si trova improvvisamente alla testa di un impero. Amante delle arti ma anche stratega deciso, così deciso da non esitare quando serviva a trattare i suoi rivali con ferocia inaudita come dimostrano gli oggetti giunti da Israele che testimoniano dei circa 600 mila morti tra gli ebrei di Gerusalemme a causa della repressione dell’Imperatore. E poi c’è l’Adriano amante e amato, e il fantasma del suo grande amore Antinoo morto annegato nel Nilo nel 130 d.C. a cui dedicherà perfino un culto.
Fuori dalla magnifica villa di Tivoli, dunque, ed è la grande lezione di questa mostra, c’è tutto un mondo composto di mille sfumature. Sullo sfondo lui, il potere. Compagno bramato e detestato, ma unico vero orizzonte di un’epoca e di un’imperatore.
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Musulmano sì ma non insensibile al gentil sesso. A deciderlo è stata nientedimeno che la corte inglese che ha restituito così al celebre cantante pop britannico Cat Stevens quella giustizia negatagli da alcune notizie pubblicate dall’agenzia World Entertainment News Network e dal sito Contactmusic.com Cat Stevens, 59 anni, celebre in tutto il mondo per canzoni come Wild World e Morning has broken, dal 1978 si è infatti convertito alla religione islamica diventando Yusuf Islam. Conversione che non solo ha cambiato profondamente il suo aspetto fisico, oggi il cantante indossa abiti tradizionali e ha una folta barba, ma anche il suo approccio alla musica. Solo pezzi religiosi, l’ultimo dei quali uscito nel 2006.
A scatenare le accuse di sessismo bigotto da parte della stampa britannica lo scorso marzo era stata un presunto rifiuto del cantante nel corso di una serata di gala a rivolgere la parola a qualsiasi donna il cui viso non fosse coperto dal velo. Non solo ma l’agenzia riportava anche una presunta dichiarazione del manager di Stevens secondo la quale l’ex idolo del pop parlerebbe solo con sua moglie mentre con le altre donne la comunicazione avverrebbe attraverso un intermediario.
Secondo la difesa, Adam Tudor, invece “Yusuf Islam non ha mai avuto difficoltà di alcun tipo con le donne, qualsiasi fosse la loro religione. Anzi” ha proseguito l’avvocato “normalmente le donne giocano un ruolo fondamentale nella sua vita”. Con il risarcimento ottenuto dal processo Islam/Stevens promette adesso di fare beneficenza ma soprattutto di pubblicare al più presto un dvd con tanto di intervista sulla sua nuova esistenza. Perché non siano gli altri a raccontare adesso la sua storia.
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Deve ancora godersi la gloria del tappeto rosso di Cannes che già si è lanciato in un nuovo progetto. E così da un lato il pubblico internazionale della Croisette è già in attesa con impazienza e interesse di Steven Soderbergh e del suo Che, ispirato alla figura di Ernesto Che Guevara. Dall’altro la curiosità cresce dopo che la Bibbia di Hollywood, cioè Variety, ha dato la notizia come un fulmine a ciel sereno. Proprio in questi giorni il regista statunitense ha firmato un contratto per girare The Girlfriend Experience, una pellicola dal budget bassissimo che racconterà il mondo della prostituzione d’alto bordo vistoda una squillo che guadagna 10 mila dollari a notte. L’intero progetto è top secret ma secondo le prime indiscrezioni nel ruolo della protagonista dovrebbe essere scelta un’attrice porno professionista. Per la prima volta dopo il film che lo consacrò nell’olimpo internazionale, Sex, lies & videotape, Soderbergh torna così ad affrontare senza pudore l’argomento sesso.
Se il contratto è stato firmato solo adesso, l’idea pare invece fosse in cantiere da molto tempo. Basti pensare che chi ne firma la sceneggiatura, e cioè Brian Koppelman e David Levien, avevano cominciato a lavorare sul tema quando il regista era impegnato sul set di Ocean’s Thirteen. Le riprese cominceranno il prossimo autunno e dureranno solo due settimane. Per prepararsi al tema sia il regista sia gli sceneggiatori hanno intervistato decine di donne collegate al mondo della prostituzione.
Già nel 2005 Soderbergh aveva diretto Bubble, un’altra pellicola a basso costo. Come questa anche The Girlfriend experience appartiene ad un progetto più ampio, quello di realizzare un totale di 6 film low budget prodotti da HDNet da distribuire contemporaneamente attraverso le sale cinematografiche, la pay-tv e il mercato dell’home video.
Il trailer di Bubble

Luogo virtuale della democrazia mondiale o pozzo nero di approssimazioni o incompetenze? Finisce sotto accusa Wikipedia, la megawebenciclopedia in progress, che gli internauti di tutto il mondo, senza necessariamente possedere competenze specifiche o titoli accademici, possono aggiornare in continuazione. E la cui consultazione è gratuita. “The Truth according to Wikipedia”, cioè “La verità secondo Wikipedia”, documentario del filmaker olandese IJsbrand van Veelen (appena presentato alla the Next Web conference e ora visibile nella sua interezza su Youtube) fa a pezzi, intervista dopo intervista, questo globale sforzo virtuale che dal 2001 cerca di costruire conoscenza in più di 200 lingue e con milioni di voci.
Il video, che ha scatenato un vespaio di polemiche prima tra gli addetti ai lavori poi nel popolo della rete, riesce a far parlare uno dei fondatori di Wikipedia Larry Sangers. Il quale racconta senza censure, come è nato il progetto di sapere universale sul web e come per lui sia morto già nel 2002, determinando così la rottura con l’altro fondatore, Jimmy Wales, anche lui intervistato da van Veelen. Il punto di rottura è proprio quello dell’”Expertise”. Il progetto di Wikipedia secondo Sangers sarebbe stato stravolto. Dal mettere insieme le competenze degli esperti di tutto il mondo ha finito con il diventare un’enciclopedia monumentale scritta e cambiata ogni secondo da chiunque in quel momento ne avesse voglia, spesso incapace e con poca preparazione. Come confermano anche gli altri intervistati, tra i quali Bob McHenry dell’ Encyclopedia Britannica e il guru della comunicazione Andrew Keen. Tutti concordi, ed è questa la tesi del film, che la verità sia tutto fuorché democratica. E che richieda studio, professionalità, curriculum.
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Il suo incubo si concluderà soltanto tra qualche ora, quando potrà finalmente ritornare a casa, nella sua amata Francia. La storia di Martine Boublil diventa così un piccolo caso, che porta di nuovo sotto i riflettori la Chiesa di Scientology e che oltralpe rilancia un dibattito già aperto da settimane. Con una richiesta forte: aprire una commissione d’inchiesta parlamentare su Scientology, come propone il deputato dell’UMP Georges Fenech.
La donna, 48 anni, di origine tunisina ma francese di nazionalità, ex seguace di Scientology per otto anni, è stata liberata in Sardegna lo scorso 21 gennaio, in un casolare nei monti di Ortobene, vicino a Nuoro. Quando i poliziotti l’hanno trovata, Martine è apparsa ai loro occhi in condizioni igieniche pietose, semivestita, per letto un materasso pieno di vermi, circondata dai rifiuti. Si è salvata perché, nonostante tutto questo, è riuscita a comunicare con l’esterno lanciando dei fogliettini, il suo grido d’allarme tracciato con l’unico oggetto che le era rimasto fra le mani: il rossetto. A impedirle di uscire dal locale c’erano una donna di 44 anni e due uomini di 18. Tutti francesi e tutti accusati di tentativo di sequestro. Il gruppo era arrivato in Sardegna all’inizio dello scorso dicembre. La motivazione ufficiale era che Martine fosse reduce da un’operazione e che nell’isola fosse sbarcata per approfittare di un riposo completo. “Era l’inferno”, racconta invece adesso la donna ripensando a quei giorni in cui le veniva impedito a forza di uscire.
Ma la situazione adesso sembra complicarsi. Secondo le autorità giudiziarie italiane ad ordinare il sequestro della donna sarebbe stato il fratello Claude, medico di professione oltreché figura di spicco nella Scientology francese. Dopo essere stato anche lui accusato dalla giustizia italiana per il sequestro di Martine è stato rimesso in libertà insieme agli altri 3 francesi ed è già tornato in Francia. La donna ha raccontato alla polizia di essere stata condotta a forza da Claude, prima in Normandia, poi nella regione della Sarthe, infine in Sardegna. Il portavoce della chiesa di Scientology di Francia, Danièle Gounord, intervistato da Le Parisien sulla questione, ha parlato di “dramma familiare” escludendo ogni implicazione di Scientology.
Non si sa ancora, però, se Martine, una volta a casa denuncerà il fratello e Scientology. La donna è ancora sotto choc e provata psicologicamente. Ma una sua potrebbe dare formalmente il via ad un’inchiesta congiunta della magistratura italo-francese sul caso.


A Paul Auster da anni riesce benissimo. Senza dimenticare il suo primo amore, quello per la scrittura (peraltro in un paese come gli Stati Uniti dove esiste un vero mercato e dove sono tanti a vivere esclusivamente di letteratura), ogni tanto sembra essere vitale per la sua ispirazione cambiare mestiere. Auster non si allontana di molto da quel giardino meraviglioso che è la creatività artistica, visto che da scrittore ogni tanto si trasforma in regista cinematografico. Ma il fatto stesso di cambiare mestiere, almeno per un po’ sembra fare bene sia ai suoi film sia ai suoi romanzi. E sulla sua scia sembrano essere sempre di più, soprattutto in questi ultimi mesi, gli scrittori affermati e venduti in tutto il mondo che mettono da parte la penna e si cimentano in un altro lavoro. Anche ad un’età non più giovane. L’ultima notizia in questo senso arriva sempre dagli Usa. Stavolta è il maestro dell’horror Stephen King ad aver cambiato bacino d’azione. E sceglie adesso la più scanzonata via del musical per dare voce al suo immaginario. Ecco dunque Ghost Brothers of Darkland County, di cui King ha firmato la sceneggiatura. Un gothic-mystery, è vero, ma stavolta tranquillamente trasportato con leggerezza dalle note e dai passi di danza della compagnia diretta da Peter Askin. Parole dunque e musica, quella di John Mellencamp, in scena ad Atlanta nel 2009, prima di sbarcare, si spera con la consacrazione, a Broadway. Della sceneggiatura di King, ancora top secret, si sa solo che la storia è ambientata nella città immaginaria di Lake Belle Reve, negli anni ’50, e che gira tutta intorno alla morte misteriosa di due fratelli e di una ragazza. Sul fronte europeo invece ha deciso temporanemante di cambiare mestiere lo scrittore francese Eric Emmanuel Schmitt. Che si è messo dietro alla macchina da presa per dirigere il suo Odette Toulemonde, in uscita anche in Italia, del cui neorealismo è un grande estimatore. La protagonista del film è una solare quarantenne, Odette appunto, che un giorno incontra il suo scrittore preferito. I suoi romanzi la aiuteranno a costruire la sua felicità di vita. Insomma, anche se si cambia mestiere, alla fine la letteratura è una malattia difficile da cui liberarsi.
The Inner life of Martin Frost: l’ultimo film di Paul Auster
Racconto di Natale: l’episodio scritto da Paul Auster per il film Smoke
Odette Toulemonde: il film di Eric Emmanuel Schmitt

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In concomitanza con l’Oscar di Los Angeles, la brasiliana Monica Mattos ha ricevuto l’Oscar del Porno. Il prezioso trofeo statunitense AVN 2008 come migliore performance straniera femminile le è, infatti, stato appena recapitato in questi giorni a casa, dato che per motivi di visto non ha potuto raggiungere gli Stati Uniti e assistere alla premiazione.
Ex receptionist in un bingo di Sao Paulo Monica è una delle pornoattrici più quotate del momento nel panorama internazionale ed è la prima attrice latinoamericana a vincere il premio. 24 anni, scura di capelli, minuta nonostante le forme, la giovane promessa del porno vive da sola e ama il suo lavoro. “Quando ti piace quello che fai tutto viene meglio”, commenta alla stampa venuta ad intervistarla da tutta l’America del Sud, aggiungendo di fare questo lavoro con passione e senza pudori. Alla celluloide Monica è approdata per caso grazie ad un altro impiego che aveva, questa volta in una discoteca. Nel curriculum la Mattos, nonostante la giovane età, vanta già qualcosa come 250 film, di cui 20 girati all’estero e, oltre a show di strip-tease, conduce anche due programmi in diretta sul canale privato Canal Adulto. La pornostar da Oscar guadagna poco più dell’equivalente di 10 mila euro al mese. Soldi con i quali, racconta soddisfatta, ha già comprato una casa alla madre, di estrazione povera come lo era lei quando ha cominciato. “Mi appoggia in tutto quello che faccio”, sorride Monica davanti ai giornalisti. E adesso, grazie al prestigioso premio statunitense i cachet cresceranno. Una speranza in più per la sua famiglia. E per lei stessa che ha già un altro sogno pronto nel cassetto. Comprare un’altra casa. Stavolta tutta per sé.
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