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Torna Lost: quarta stagione tra passato e futuro

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  • Tags: Fox, Lost, quarta-stagione, serie-tv, sky
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Da lunedì 7 aprile alle 21 su Fox, canale di intrattenimento di Sky.<br /> [i](Credits foto: © American Broadcasting Companies, Inc. All rights reserved)[/i]
Negli Usa ha debuttato su ABC il 31 gennaio totalizzando 16 milioni di spettatori. Se qualcuno credeva che Lost avesse stufato, forse ha fatto male i conti. Così arriva anche da noi, lunedì 7 aprile alle 21 su Fox, canale di intrattenimento di Sky, la quarta stagione della serie che ha sconvolto i canoni classici del telefilm e la cui trama fitta di misteri non promette soluzioni agli enigmi a breve termine.
Dove eravamo rimasti? Chi si fosse perso il gran finale della scorsa stagione, può rimettersi in pari sabato alle 21.50 o domenica alle 23.05, sempre su Fox, che ritrasmette gli ultimi due episodi seguiti dallo speciale Lost: passato, presente e futuro. Già, perché nella serie che ha rinverdito il flash back come forma di narrazione che consente di aumentare la suspense o di fornire prodigiosi colpi di scena, sul finire della terza stagione sono arrivati i flash forward: lampi di quel che accadrà in futuro ad alcuni dei personaggi. Ma non c’è alcun sollievo alla tensione psicologica creata dall’intreccio. Anzi, semmai non fa che aumentare la sensazione di smarrimento e di angoscia per la sorte dei naufraghi. Sono riusciti a chiamare i soccorsi dalla torre radio, ma chi ha ricevuto l’S.O.S. è davvero intenzionato a salvarli? Charlie, che si sacrifica per realizzare la profezia di Desmond e mettere in salvo i suoi compagni, sarà morto inutilmente? E chi o che cos’è Jacob, la misteriosa entità a capo dell’isola che ha chiesto aiuto a Locke?
A giudicare da quello che si legge sui siti dei fan americani (attenzione agli spoiler!), la quarta stagione si preannuncia ricca di azione.

Lunedì sera la prima puntata della nuova serie sarà preceduta dal video inedito del brano dei Subsonica Quattrodieci, girato con ambientazioni in puro stile Lost.

Guarda LA GALLERY

  • marta.buonadonna
  • Venerdì 4 Aprile 2008

Troppa violenza in tv? Eppure Dexter, spietato serial killer, è un eroe

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  • Tags: Csi, Dexter, foxcrime, Greys-Anatomy, Jeff-Lindsay, Michael-C.-Hall, serial-killer, Six-Feet-Under, sky
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Fox Channels Italy
La vicenda comincia su carta, il libro è Darkly Dreaming Dexter (in italiano La mano sinistra di Dio) di Jeff Lindsay. La storia è quella di un uomo dalle pulsioni omicide che incanala i suoi istinti mortiferi rendendosi “utile” alla società: si mette ad ammazzare i serial killer che la fanno franca.
La serie TV Dexter ha esordito nel 2006 in America, mentre la prima stagione è appena andata in onda da noi su FoxCrime, il canale satellitare di Sky dedicato alle serie poliziesche.
All’apparenza un uomo qualunque, Dexter Morgan è interpretato da Michael C. Hall, già visto in Six Feet Under, il telefilm su una famiglia proprietaria di un’agenzia di pompe funebri (il ragazzo non è schizzinoso in fatto di morti). Dexter lavora come ematologo per la polizia di Miami. Ricostruisce la dinamica di un omicidio basandosi sugli schizzi di sangue. Ma quello che fa in realtà è svolgere le sue indagini parallele, sfidando i serial killer che commettono gli omicidi su cui la polizia indaga e giustiziandoli con un macabro rituale.

È un telefilm per stomaci forti: le esecuzioni sono mostrate in un certo grafico dettaglio, ma dopo 8 serie di C.S.I., l’ultima sta andando in onda proprio ora su Fox Crime, il pubblico si è abituato a omicidi, cadaveri e autopsie. Del resto perfino in Grey’s Anatomy, serie a sfondo medico-romantico, interventi chirurgici a cuore aperto vengono mostrati senza problemi.
Insomma, lo schermo gronda sangue, ma la particolarità di Dexter consiste nel fatto che qui crudele assassino ed eroe coincidono. I fan lo adorano. In attesa della seconda stagione, (negli Usa andrà presto in onda la terza), intanto anche la saga su carta va avanti. Jeff Lindsay è arrivato al capitolo numero tre. Ma i romanzi e la serie tv stanno seguendo piste ormai del tutto diverse: in questo terzo libro Lindsay ha dato a Dexter perfino dei poteri sovrannaturali, dettaglio alla base di molte stroncature.
E per chi si ponesse una questione etica su come è possibile che uno spietato assassino possa essere l’eroe positivo di un telefilm, rispondiamo con l’amletica domanda che proprio Dexter pone a se stesso e anche a noi spettatori: “Sono una persona buona che fa cose cattive? O una persona cattiva che fa cose buone?”

Chi è Dexter?

Anche la colazione si trasforma in un rito sanguinario

Un assaggio di ciò che ci attende nella seconda stagione

LEGGI ANCHE: L’allarme del Comitato minori: troppa violenza in tv, adolescenti a rischio - Il FORUM

  • marta.buonadonna
  • Giovedì 3 Aprile 2008

Passaparola e marketing virale: il pubblicitario diventa 2.0

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  • Tags: gianluca-arnesani, internet, marketing, passaparola, pubblicità, strategie
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http://flickr.com/photos/debaird/2256843238/
La rete ha rivoluzionato il modo in cui i consumatori decidono quali beni e servizi acquistare. Così il marketing è costretto a cambiare per adeguarsi a dinamiche sconosciute anche solo 5 o 10 anni fa, quando i blog erano cosa da pionieri e la banda larga non era ancora “di massa”. Se ne parla il 2 e 3 aprile a Milano al Word of Mouth Summit 2008.
Quali sono i nuovi sistemi di marketing che un numero sempre maggiore di agenzie specializzate studia per aiutare le aziende a raggiungere i consumatori sempre più smaliziati?
Ne parliamo con Gianluca Arnesano, Emerging Media Strategist, responsabile per l’Italia di Icemedia, società olandese specializzata in brand activation e marketing del passaparola, relatore al convegno.
“Il consumatore è oggi molto più consapevole e le numerose informazioni che può scambiare con i suoi pari lo portano ad essere più critico rispetto alle comunicazioni che provengono da fonti ufficiali come le aziende o più in generale i media”. Ed è qui che scendono in campo gli esperti di marketing “non convenzionale”, proponendo strategie nuove come il marketing virale o il buzz marketing. Di che si tratta?
“Con queste definizioni si intendono”, spiega Arnesani, “le tecniche che, agevolate dai mezzi digitali, permettono di agire sull’aspetto relazionale. Innescano infatti un passaparola che grazie al coinvolgimento attivo degli utenti si espande in maniera virale”. Che ruolo hanno i blog? “Il blog è un ottimo strumento per comunicare e instaurare un rapporto privilegiato con alcune tipologie di utenti. È entrato di diritto nel mix di attività che aiutano l’azienda a relazionarsi in maniera efficace con i consumatori”.
I messaggi che arrivano sono perciò più subdoli? “Dipende dall’azienda e dai suoi obiettivi”, precisa Arnesani. “I media innovativi lavorano su aspetti differenti come il coinvolgimento, l’intrattenimento, la curiosità e la fiducia. Non parlerei di messaggi meno riconoscibili quanto di messaggi diversi rispetto alla proposizione di valore di un brand”.
L’Italia a che punto è sul fronte dell’adozione di queste strategie innovative? “Beh non è certo ai primi posti per innovazione nei media e nella comunicazione, ma ci sono segnali positivi”.

  • marta.buonadonna
  • Mercoledì 2 Aprile 2008

Guitar Hero: rockstar per un giorno, dal salotto di casa a un palco vero

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  • Tags: chitarra, concorsi, giochi, guitar-hero, Musica, videogame
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http://www.guitarherogame.com/gh3/
Aspiranti rockstar di tutto il mondo, prendere una videocamera e filmatevi mentre date il meglio di voi suonando come una vera leggenda del rock con qualunque cosa vi capiti a tiro, dalla racchetta da tennis al manico di scopa, fino alla finta chitarra che sostituisce il joystick nel popolarissimo Guitar Hero. Il gioco, il cui terzo capitolo, The legends of rock, è uscito da pochi mesi, permette a chiunque sia dotato di una PS2, ma anche 2, di una Nintendo Wii, dell’Xbox 360 o di un semplice Pc, di fare il verso ai propri idoli.
Premendo nella giusta sequenza i 5 tasti che si trovano sulla chitarra al posto delle corde, si suona il brano desiderato. E in questa ultima versione di brani ce ne sono molti, tra cui tantissimi classici come Paint it black, dei Rolling Stones e Anarchy in the UK dei Sex Pistols. Per i veri appassionati è in vendita perfino la colonna sonora. Alcuni pezzi sono suonati nei demo da chitarristi famosi, primo tra tutti Slash, ex chitarrista dei Guns’n Roses, che può essere emozionante emulare. Ma la modalità multiplayer, aggiunta a questa ultima edizione, dà anche la possibilità di sfidare online altri aspiranti chitarristi.

Ora però si può fare un passo ulteriore: filmando la propria performance e inviando il video al sito Release Your Rockstar (libera la tua rockstar) si partecipa a un concorso che vede in giuria Lemmy Kilmister, frontman dei Motorhead. Si può vincere la possibilità di diventare un personaggio del gioco e addirittura di suonare su vero palco.

Alcune delle performance che partecipano al concorso


L’Air guitar, ovvero l’arte di far finta di suonare la chitarra, non è mai stata così di moda, la tecnologia ha solo reso più realistica la sensazione di suonare e più agevole la possibilità di creare delle community di appassionati. Di sicuro tutta la serie di Guitar Hero, e in particolare questa terza puntata, ha avuto il merito di creare dei personaggi, che si sono fatti un seguito online.
Come il 33enne canadese Justin, autoproclamatosi il migliore del mondo nella ostica disciplina di pigiare dei tasti per imitare il suono di una chitarra. La persona che posterà il maggior numero di commenti al suo ultimo video, nel quale lancia il guanto di sfida (ma in realtà l’unica cosa che sventola davanti alla webcam è una lattina di Budwiser), avrà l’onore di confrontarsi con il maestro in persona, online, venerdì 4 aprile alle 3 e 33 del pomeriggio (ma non siamo sicuri di quale fuso orario). Al suo canale su YouTube, dove ha postato la bellezza di 57 video delle sue prodezze, sono iscritti quasi 10.000 fan. Verrà arruolato ad honorem nella competizione ufficiale?

Justin lancia la sfida per il titolo mondiale

  • marta.buonadonna
  • Lunedì 31 Marzo 2008

Language community, le lingue straniere s’imparano col peer to peer

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  • Tags: apprendimento, babbel, e-learning, englishblog, italki, licemocha, lingue, mozilla, palabea
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[i](Credits: Corbis)[/i]
Anni di studio, esercizi, pratica, esami, viaggi all’estero, faticosa lettura di romanzi e manuali, poi ancora studio, esercizi, esami. Ora non più: i metodi per apprendere una lingua straniera sono tutti da rifare da quando, su Internet, hanno cominciato a nascere siti dedicati al loro insegnamento.

Sul web, il meccanismo insegnante-allievo cede il passo al peer-to-peer, ovvero da pari a pari, il che vuol dire anche gratis. Prendendo a modello il funzionamento dei social network, in cui ogni utente registrato inserisce i propri contenuti, naviga in quelli altrui, condivide e stringe nuovi rapporti di amicizia, i siti di apprendimento “sociale” delle lingue permettono a tutti di essere contemporaneamente insegnanti e allievi.
C’è ad esempio Babbel dove i molti utenti mettono a disposizione registrazioni fatte in podcasting in cinque diverse lingue. Su Italki c’è molta disponibilità di utenti cinesi che non vedono l’ora di imparare l’italiano e sono disposti a insegnare il mandarino ai loro amici lontani migliaia di chilometri. Funzionano in maniera simile, con diversi ventagli di lingue e differenti sistemi di apprendimento (anche grazie a supporti video), ma con lo stesso approccio di language community, anche Livemocha e Palabea.
Se però non vi sentite “social” e volete comunque usare Internet per imparare le lingue, esistono altri strumenti. Visitate, per esempio, Englishblog oppure, se usate il browser Mozilla, provate a scaricare Speak it, un’applicazione che, a vostra richiesta, leggerà tutti i contenuti in inglese delle pagine che state visitando, o solo parole e frasi selezionate, aiutandovi nell’ingrato compito di impararne la pronuncia.

  • marta.buonadonna
  • Mercoledì 6 Febbraio 2008

Lo sciopero degli autori tv fa impennare il web

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  • Tags: Greys-Anatomy, internet, nielsen, pew-internet-project, sceneggiatori, sciopero, tv, Usa, videosharing, youtube
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http://flickr.com/photos/hereinvannuys/1879221392/in/photostream/
Ha annullato i Golden Globe, sta facendo vacillare la notte degli Oscar, ma soprattutto ha svuotato il prime time televisivo americano. Lo sciopero degli sceneggiatori sta facendo perdere molti soldi ai grandi network televisivi (nel caso più recente la Nbc, che avrebbe dovuto trasmettere la cerimonia dei Golden Globe). Ma come al solito, tra i due litiganti c’è un terzo che ci guadagna. Internet, o meglio i siti di videosharing, sempre più numerosi online. Il sito della Bbc riporta la notizia che Nielsen Online avrebbe rilevato un raddoppio di audience per alcuni siti di condivisione video proprio a partire dall’inizio dello sciopero degli autori tv, a inizio novembre 2007.
Lo scenario sul quale questa notizia si inserisce è quello di un trend di crescita per il videosharing e per la frequentazione di questo tipo di siti da parte degli utenti di tutto il mondo. Lo dimostrano i dati di un’altra ricerca (file Pdf), di Pew Internet Project, che snocciola una serie di dati interessanti. Quasi la metà degli utenti internet americani ha visitato un sito di videosharing nel corso del 2007 e in un giorno medio, circa il 15% di loro stava guardando un video o caricandone uno proprio. E se si guarda ai giovani sotto i 30 anni, la fruizione dei video online tocca il 70%.
L’intrattenimento, insomma, si sposta inesorabilmente sempre più su Internet, ma certo la carenza di buoni prodotti in tv, da quando gli sceneggiatori hanno incrociato le braccia, deve aver contribuito al repentino boom. Nei due mesi successivi allo sciopero, racconta la Bbc riportando i dati Nielsen, YouTube ha aumentato il proprio pubblico del 18%, e altri siti più giovani, come Crackle, hanno letteralmente raddoppiato l’audience nei mesi di novembre e dicembre rispetto ai due mesi precedenti. “E una crescita molto superiore a quella cui si assiste normalmente in un periodo così breve e lo sciopero è un possibile fattore”, ha dichiarato al sito della tv inglese Alex Burmaster, analista della Nielsen.
Sceneggiatori e attori tv devono stare attenti. In questo vuoto creativo lasciato dal prime time sguarnito, sempre più utenti si stanno improvvisando filmaker: secondo lo studio di Pew Internet Project il 22% degli americani si è messo a girare video in proprio e il 14% di loro ne mette online almeno qualcuno. Perciò può darsi che quando Grey’s Anatomy e Lost torneranno sugli schermi tv con nuovi episodi molti dei loro fedeli spettatori abbiano nel frattempo abbandonato il divano per imbracciare la videocamera.

Guarda il video con le ragioni dello sciopero (in inglese)

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: A rischio gli Oscar per lo sciopero degli autori tv - Cosa guardano gli italiani in dvd - Autori tv: mentre gli americani scioperano, gli italiani sognano l’Ikea - Come si diventa autori tv in Italia? Parla il writer della Littizzetto

  • marta.buonadonna
  • Venerdì 11 Gennaio 2008

Jacquemart-André: qui l’arte è di casa

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  • Tags: arte, Botticelli, Canaletto, Della-Robbia, Edouard-André, Fragonard, Mantegna, Musée-Jacquemart-André, Neilie-Jacquemart, Paolo-Uccello, Parigi, Perugino, Rembrandt, Tiepolo
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LA GALLERY

L’ereditiere Edouard André conosce la giovane pittrice Nélie Jacquemart il giorno che la sceglie per farsi fare un ritratto. È il 1872 e per i due comincia un’affettuosa amicizia che sfocia, nove anni dopo, nel matrimonio. Entrambi appassionati d’arte, con molto tempo a disposizione e moltissimi soldi, intraprendono innumerevoli viaggi, la cui meta è quasi sempre l’Italia, andando a caccia di opere d’arte che poi riportano nella loro dimora parigina, in Boulevard Haussmann. Marito e moglie non sono soli nelle decisioni su cosa acquistare, ma si fanno consigliare dai maggiori esperti dell’epoca scelti tra i curatori di importanti musei.
Alla morte di Edouard, Nélie prosegue l’opera iniziata insieme al marito, con l’idea di fare della collezione un museo. Così è avvenuto e oggi la loro casa è uno dei musei-gioiello di Parigi, aperto 365 giorni l’anno, che vale senz’altro una visita per almeno tre motivi: il maestoso edificio che si trova a pochi passi dall’Arco di Trionfo (da notare la scala e il giardino d’inverno), la collezione di opere d’arte che contiene e la presenza degli arredi negli appartamenti privati, che restituiscono intatta l’atmosfera che doveva regnare nella casa quando era abitata.
Difficile immaginare come si svolgessero questi viaggi mirati all’acquisizione di opere d’arte, ma è un fatto che i due si siano portati a casa, staccandoli dai muri su cui erano stati dipinti, perfino diversi affreschi del Tiepolo. E poi quadri, qualcuno all’epoca ancora da attribuire, scelti con gusto sicuro che si è poi rivelato anche affidabile (è il caso di una Vergine con bambino del Botticelli e di un Ecce Homo del Mantegna), e sculture, (il museo ospita una delle più belle collezioni di Francia del XV e XVI secolo italiano). Rembrandt, Perugino, Paolo Uccello, Canaletto, Della Robbia, Van Dyck e Fragonard sono alcuni tra gli altri artisti di cui al Jacquemart André si trovano opere. E proprio a Jean-Honoré Fragonard, il pittore dei piaceri libertini di cui si è appena celebrato il bicentenario della morte, il museo dedica, fino al 13 gennaio, una bella mostra con un centinaio di opere dell’artista.

LA GALLERY

  • marta.buonadonna
  • Lunedì 10 Dicembre 2007

T.R. Knight, uno spot contro l’omofobia

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  • Tags: Battlestar-Galactica, Brothers-and-sisters, gay, Glaad, Greys-Anatomy, Isaiah-Washington, lesbiche, tr-knight, Ugly-Betty
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Eliminare l’omofobia e la discriminazione basate sull’identità di genere e l’orientamento sessuale. Questa la non facile missione di Glaad, “Alleanza contro la diffamazione di gay e lesbiche”, che in questi giorni sta portando avanti negli Stati Uniti una campagna di sensibilizzazione su questi temi basata sullo slogan “Scegli di essere un alleato e un amico“. Star delle serie tv più amate, da Grey’s Anatomy ad Ugly Betty, da Brothers and sisters a Battlestar Galactica, e campioni dello sport prestano volto e voce alla campagna. Tra loro T.R. Knight, l’attore che interpreta il timido George in Grey’s Anatomy e che l’anno scorso fu il protagonista di un litigio sul set con il collega Isaiah Washington. Questo lo aveva chiamato “faggot”, termine dispregiativo usato per definire un omosessuale. Knight aveva allora fatto outing dichiarando la propria omosessualità, e alla fine della terza stagione Isaiah Washington era uscito dal cast.
Tra i volti noti che si alternano in video ci sono attori e sportivi omosessuali e non, che fanno notare al pubblico come tra i colleghi di lavoro, tra parenti e amici possano esserci, senza che ce ne rendiamo conto, persone gay e lesbiche alla cui sensibilità bisogna prestare attenzione. Insomma il concetto è semplice: prima di dire una barzelletta sui gay pensate che potreste parlare di vostra sorella o del vostro vicino di scrivania.

Il video che ha per protagonista l’attore di Grey’s Anatomy T.R. Knight

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  • marta.buonadonna
  • Martedì 4 Dicembre 2007
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