
Minimalista. Senza pubblico. Con spalle d’eccezione (Fabio Fazio e Laura Chiatti). Una sola puntata. E 9,2 milioni di telespettatori (pari al 32,9% di share, contro il 46% del precedente Rockpolitik) catturati da La situazione di mia sorella non è buona, il nuovo show di Celentano. Che forse non soddisfa le aspettative della Rai, ma come al solito fa discutere.
Poco più di un’ora e mezza di canzoni e provocazioni, un appello agli ultrà perché depongano le armi e divengano motore della “rivoluzione” e l’invito a Berlusconi a “voltare pagina, a fare una rivoluzione dentro di te, a dare un segnale che non sei più quello di ieri”. Fino a fermare gli architetti kamikaze e i progetti della Moratti e tutto ciò che è contro la natura. “Se non lo farai non sarai un ‘ultra’ e il tuo partito” conclude Celentano “invecchierà quando meno te lo aspetti”.
Il ritorno in video del Molleggiato è insomma un clichè che piace: il quarto piano della Rai come una sala d’incisione, lui al centro, il crocefisso al collo, un camicione a righe, gli stivaletti storici e tutt’intorno, come discepoli, i suoi musicisti. Nessun terremoto, ma Adriano Celentano cambia ancora registro: uno scenario anni ‘60, con Bella e Mogol e tante chiacchiere. Tra un silenzio e l’altro, a far saltare la noia, lui butta lì le sue bombe: sulla guerra, sul nucleare, sui piani del comune di Milano, sugli architetti kamikaze, sugli ultrà.
Il mistero è svelato (e anche un po’ scontato). La sorella Maria non c’entra niente. È la situazione del pianeta, della politica, dell’economia a non essere buona. Si salva solo Prodi, che forse: “è sulla strada giusta, fa promesse che si possono attuare ma il popolo non gradisce”.
Va un po’ meglio alla musica. Almeno qui: fanno la loro comparsa, a fianco del “predicantante”, Carmen Consoli, Francesco Tricarico, Ludovico Einaudi, Stefano Di Battista, tutto come era stato annunciato, ma tutto un po’ diverso: un trionfo dell’arte italiana.
Già, la musica. Come suonava Baccini: Adriano, è meglio che canti. O sono meglio le sue prediche? Il dilemma rimane. Insomma, Il re degli ignoranti in video fa sempre un certo effetto…
Il FORUM

La musica a palla, il ritmo giusto, il corpo che si muove senza freni. E tutto senza la chitarra. Già perché i musicisti che salgono sul palco a New York non suonano, mimano.
Ma lo fanno talmente bene che il pubblico si scalda come davanti a un concerto vero.
Loro sono i campioni di Air Guitar, un’espressione inglese con cui si indica il mimare con frenesia il gesto di suonare la chitarra, fingendo di averne una tra le mani.
Il più importante campionato di quello che è nato come un hobby (chi non ha mai provato a fingere di suonare una chitarra, eseguendo l’assolo principale o la ritmica del brano che si sta ascoltando) si tiene negli stati Uniti, dove è già diventato un appuntamento cult.
La gara prevede due round: nel primo i musicisti “eseguono” un brano di loro scelta, mentre nel secondo il brano è a sorpresa.
E il fatto che i concorrenti possano esibirsi in capriole e salti senza paura di rompere “l’invisibile strumento”, al pubblico non importa tanto: ci si può emozionare anche senza che la musica esca da corde e amplificatori, ma passi solo dai gesti indemoniati del corpo, con un playback di grande interpretazione.
Il VIDEO servizio:
Per saperne di più:
Campionato mondiale di Air guitar
Air Guitar Italy
Il VIDEO su YouTube:
Il VIDEO del campionato mondiale del 2006:
Il costo? Elevato: mettersi in gioco. Il biglietto, invece, è gratis. L’appuntamento è Tutto qui, un evento teatrale comico che non va in scena, ma accade. Dopo il primo appuntamento del 15 marzo, per altri cinque giovedì consecutivi. L’orario e il luogo sono sempre gli stessi (ore 21 a Segrate -MI-, Cascina Commenda in via Amendola), il tema della serata cambia, a seconda di chi ci sarà: sul palco e in sala. Già, perché oggi tutto è reality e interattività. Anche in teatro, almeno per come lo intendono Nando Timoteo (Colorado cafe’ - Italia 1), Ricky Bokor (Cafè Teatro Cabaret - Rai 2), Alfredo Colina (Bulldozer - Rai 2), e Bubby, gli ideatori di Tutto Qui. Rompendo l’approccio tradizionalmente “frontale” della scena (attori sul palco e spettatori in sala), a Tutto qui succede il contrario: lo scambio tra ospiti e comici è continuo, fino a creare, grazie all’improvvisazione e alla casualità, un effetto “surround” che trasforma lo spettacolo in una serata “nel” teatro. Altro da dire? No: fate girare il sorriso e, anche senza prenotare, andate in scena anche voi. Tutto qui.
Ecco un riassunto video della prima serata (15/03/2007)
Nando Timoteo