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I Coldplay e la grottesca danza di George W. Bush & Co.

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  • Tags: Barak-Obama, Bill-Clinton, Coldplay, Fidel-Castro, George-Bush, Hillary-Clinton, Hugo-Chávez, Osama-bin-Laden, Richard-Nixon, Robert-Mugabe, Saddam-Hussein, Tony-Blair, Violet-Hill
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George W. Bush si improvvisa direttore d'orchestra
Il potere fa ballare la danza della morte a migliaia di poveri cristi che ogni giorno crepano di fame, di sete e a causa di guerre incomprensibili? Se è così allora noi facciamo ballare i potenti. È questo lo slogan che ha portato la rock band britannica dei Coldplay, sempre più impegnata politicamente su temi sociali, a decidere di inserire sull’homepage del loro sito una versione “alternativa” al video ufficiale di Violet Hill, il primo singolo estratto dal loro nuovo album, Viva La Vida or Death And All His Friends che uscirà in tutto il mondo il prossimo 13 giugno. La clip ufficiale, girata in Sicilia tra gli scenari desolati dell’Etna e davanti al palazzo che servì da sfondo ad alcune scene del Padrino di Coppola, è molto bella ma difficilmente batterà online la versione “alternativa” che, invece, sta già spopolando su youtube.Il video con i politici ballerini dei Coldplay


In poco meno di quattro minuti grazie ad un montaggio astuto che rimescola immagini di repertorio a effetti speciali si vedono ballare e suonare tutti i potenti della terra degli ultimi anni, nel mezzo di immagini di guerre, più o meno celebri e più o meno recenti. Balla George W. Bush, che apre il video con una vocina simile a quella della mitica scimmia di Tarzan, Cita, e poi si mette a dirigere l’orchestra che dà il là alla canzone dei Coldplay. Balla Tony Blair e suona la chitarra acustica mentre la band canta “è stato un lungo e scuro dicembre”, ballano i Clinton scatenati con Bill, naturalmente, al sax, e balla Barack Obama che fa le corna accompagnato dal posteriore invitante di una sua fan. Intanto, sullo sfondo, i morti delle guerre più o meno dimenticate cominciano ad affiorare. Balla Fidel Castro che cade rovinosamente a suon di musica da una scalinata, saluta a suon di musica Hugo Chávez dalla limousine nera nel giorno del suo matrimonio con l’ex moglie Marisabel Rodríguez, balla Robert Mugabe, balla Saddam Hussein, tra un bombardamento e una sfilza di croci di marines statunitensi e di torture. Altri protagonisti sulle note di questo video destinato a diventare cult sono Boris Eltsin, Richard Nixon e, immancabile in chiusura, Osama Bin Laden. Il video è stato prodotto da Mat Whitecross, regista di ottimo livello, lo stesso di “Road To Guantanamo” e direttore artistico anche di “Bigger Stronger”, il video che lanciò nel mondo del rock i Coldplay nel 1999.

  • paolo.manzo
  • Mercoledì 21 Maggio 2008

Il capo del gabinetto di Sarkozy apre a Scientology ed è polemica

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  • Tags: Emmanuelle-Mignon, Nicolas-Sarkozy, polemiche-Francia, Scientology, sette, tom-cruise
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Tutto è partito dalle dichiarazioni di Emmanuelle Mignon, capo gabinetto di Nicolas Sarkozy, al settimanale VSD. “In Francia le sette sono un falso problema. La lista del 1995 è scandalosa”. Il riferimento esplicito è all’elenco inserito nel rapporto della Commissione d’inchiesta del Parlamento francese sulle sette, in cui compaiono, tra le altre, Scientology, i Testimoni di Geova e il movimento dei Raeliani. “Scientology o è pericolosa, e allora la dobbiamo vietare, altrimenti ha il diritto di svolgere le sue attività in pace”, ha aggiunto la Mignon facendo infuriare mezza Francia.
La “chiesa” di Tom Cruise, dunque, in Francia è considerata una setta ma, interrogato al proposito, invece di smentire le dichiarazioni della Mignon il presidente Sarkozy ha preferito glissare: “Non so se Scientology sia o meno una setta, non spetta a me dirlo ma alla Commissione apposita. Non mi riguarda dal momento che non ho mai avuto a che fare con loro quando ero ministro degli Interni”. Peccato per lui che l’emittente France3 sia andata a pescare in archivio l’incontro molto amichevole tra Sarko e Tom Cruise, numero due di Scientology. Che negli ultimi mesi sta aumentando le sue pressioni in Europa per vedersi riconosciuto lo status di Chiesa. Sono passati solo 4 anni da quell’incontro e, in effetti, Sarko all’epoca non era ministro degli Interni bensì dell’Economia.
Furiose le reazioni della stragrande maggioranza dei politici francesi, sia di destra sia di sinistra, in seguito alle dichiarazioni della Mignon. Il primo ministro François Fillon, fedelissimo di Sarkozy, ha detto che “le deviazioni settarie devono essere combattute” e, in merito alla capo gabinetto al centro delle polemiche, intervistato da France2, ha spiegato: “Non ho consigli da dare al Presidente. È lui che deve “gestire” i suoi consiglieri”. Più duri Jean-Pierre Raffarin, dello stesso partito di Sarko - “le sette sono un pericolo”, mentre Ségolène Royal ha definito “irresponsabili” le dichiarazioni della capo gabinetto. Il più furioso, comunque, è senz’altro il centrista François Bayrou, che ieri non ce l’ha più fatta ed è esploso – “basta! Quando è troppo è troppo”. Naturalmente si riferiva al fatto che “uno dei collaboratori più stretti di Sarkozy evochi ufficialmente una riabilitazione di Scientology”.

Il riassunto delle feroci polemiche scatenate dalla capo gabinetto di Sarko in merito alle sette e a Scientology

LEGGI ANCHE: Scientology: alla sbarra in Belgio, ma assolta in Spagna - Gli Anonymous contro Tom Cruise e Scientology

  • paolo.manzo
  • Venerdì 22 Febbraio 2008

Scientology: alla sbarra in Belgio, ma assolta in Spagna

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  • Tags: Belgio, criminalità, Germania, Italia, Scientology, Spagna
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Estorsione, frode fiscale, esercizio illegale della medicina, violazione alla privacy, organizzazione criminale e associazione a delinquere. Sono queste le accuse che la Giustizia belga ha rivolto nei confronti di Scientology perché, sostengono i magistrati di Bruxelles, l’organizzazione “si camuffa come un’entità religiosa mentre, in realtà, si tratta di un’organizzazione commerciale che vende corsi in cambio di grandi quantità di denaro”, per di più senza essere registrata come impresa. Le accuse del Belgio sono frutto di un’indagine durata dieci anni e sono originate da parecchie denunce di ex membri di Scientology che si sono sentiti ingannati dall’ente. Come in questo video:

Ma se le cose per la “chiesa” di Tom Cruise e John Travolta vanno male in Belgio, in Germania vanno addirittura peggio. E per rendersi conto della battaglia che il governo di Angela Merkel conduce contro Scientology è sufficiente dare un’occhiata al sito Internet del BFV, il servizio segreto tedesco. L’associazione è protagonista di una delle sei “aree di lavoro” su cui concentrano tutti i loro sforzi gli 007 teutonici. Con essa gli altri nemici giurati dei James Bond tedeschi sono tra gli altri l’integralismo islamico, il terrorismo e i neonazisti.
Non tutta l’Europa tuttavia è uguale e, per esempio, la Spagna di José Luis Rodríguez Zapatero con una sentenza della Audencia Nacional ha riconosciuto lo scorso 7 dicembre il diritto di Scientology ad iscriversi al registro nazionale degli enti religiosi. A Madrid, insomma, quella che in Francia è considerata una setta, ha praticamente gli stessi diritti della millenaria Chiesa Cattolica.

Un reportage della tv iberica smaschera le tecniche commerciali di Scientology in Spagna


E l’Italia? Nel nostro paese per l’articolo 8 della Costituzione il riconoscimento giuridico di una confessione religiosa si ottiene stipulando un’apposita convenzione con lo Stato e, sino ad oggi, questo accordo non c’è stato.

LEGGI ANCHE: Gli Anonymous contro Tom Cruise e Scientology

  • paolo.manzo
  • Lunedì 18 Febbraio 2008

Fernanda, la nuova stella della Tv brasiliana

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  • Tags: Caetano-Veloso, Fernanda-Honorato, Marília-Gabriela, Maria-Bethania, Programa-Especial, sindrome-di-Down, TVE-Brasil
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Fernanda Honorato ha 27 anni, si è laureata in giornalismo all’Università Cattolica di Rio De Janeiro, nuota, pratica la capoeira, suona il violino, fa ginnastica ritmica, fa volontariato e dopo essere diventata una diva delle telenovelas brasiliane grazie al suo ruolo nella celebre serie Páginas da vida della Tv Globo, da qualche mese è finalmente riuscita a coronare il suo sogno: diventare reporter. “È un sogno che mi porto dentro da quando bambina, intervistavo i miei famigliari e, scherzando, dicevo che volevo essere come Marília Gabriela, la più famosa giornalista, attrice, cantante e presentatrice brasiliana”, ha detto. Fernanda c’è l’ha fatta grazie alla sua forza di volontà e alla consapevolezza delle proprie possibilità. Da marzo è diventata la giornalista di punta di Programa Especial, trasmissione di reportage della televisione privata TVE Brasil, dedicata interamente a raccontare ai brasiliani le storie dei più deboli e degli emarginati. Due categorie che, nel paese del Samba, non sempre sono tenuti nella giusta considerazione.
Giovedì 15 novembre Fernanda ha coronato un altro sogno della sua vita. È riuscita a intervistare un altro mito della sua infanzia, la cantautrice Maria Bethania, regina della musica pop brasileira, sorella di un altro mito della canzone verde-oro, Caetano Veloso e da sempre impegnata a favore dei bambini disabili. Fernanda non è riuscita a trattenere le lacrime e già alla seconda domanda è andata diretta al sodo: “Maria, come ti senti ad essere intervistata da una Down?”. Già, dimenticavamo un particolare che, a ben guardare le cose fatte da miss Honorato, non aggiunge né toglie nulla: Fernanda è la prima reporter affetta da sindrome di Down del Brasile. Il pubblico la ama, e l’audience di Programa Especial continua a battere un record dietro l’altro…

Eccola:

  • paolo.manzo
  • Lunedì 19 Novembre 2007

Le nuove telenovelas? Fatte in casa e distribuite on line

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  • Tags: Blog, Brasile, Fiz-Tv, internet, San-Paolo, telenovelas, tv
  • Un commento

Sono le serie tv più in voga del momento in Brasile, seguite da milioni di persone ogni giorno. Ma la novità è che sul piccolo schermo non vanno in onda. Il loro è un trionfo sul web. Costruite puntata per puntata come una telenovela, da amatori che un domani avranno tutte le carte in regola per diventare dei professionisti. E che per il momento stanno raccogliendo click da tutto il mondo.
La più famosa è Conversas de Elevador, inventata da un giovane attore di soli 25 anni e interamente ambientata nell’ ascensore del suo palazzo. In ogni puntata Edgar, il protagonista, sale o scende dal piano in cui abita con i vicini e ovviamente, punto succoso del programma, chiacchiera con loro. Ogni essere umano si trasforma così in personaggio, dall’atleta che rientra a casa via ascensore dopo una partita di basket, e l’argomento della puntata diventa il sudore, alla bellona che cerca fidanzati dappertutto anche da un piano al’altro.

E se tutto è cominciato per gioco, adesso Edgar, nella vita Felipe Rais, fa partecipare gli internauti che lo chiedono: tantissimi e molti addirittura in lista d’attesa.
Babilonia 1981, invece, è stata concepita e realizzata da tre ragazzi che rievocano i mitici anni Ottanta. Canzoni, imitazioni di film, monologhi sull’argomento tengono incollati i fedelissimi web-spettatori.

Più tradizionale, invece, la serie “Mina e Lisa” in cui due adolescenti raccontano in ogni puntata dei loro dubbi sull’amore, la vita, il sesso.

E ora intorno a questo mercato sta fiorendo un vero e proprio business. È nata, infatti www.fiztv.com.br che permette agli ideatori di queste serie caserecce di guadagnare anche qualcosa. Per il momento, gli onorari si aggirano sul magro equivalente di 20 euro a episodio. Ma è plausibile che, visto il successo del fenomeno, i caché possano aumentare sensibilmente.

  • paolo.manzo
  • Venerdì 5 Ottobre 2007

La storia di Tarek, kamikaze palestinese e stella del cinema israeliano

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  • Tags: Cinema, Dror-Zehavi, Israele, Maradona, Medio-Oriente, Palestina
  • 2 commenti

Shredi Jabarin, palestinese di Tulkarem, non avrebbe mai immaginato di diventare la stella di un film diretto da un regista israeliano. Invece Shabat Shalom Maradona (Buon Sabbath Maradona, in italiano), pellicola diretta da Dror Zehavi che proprio in questi giorni sta terminando gli ultimi ciak, vede come principale protagonista lui e la storia del personaggio che interpreta, quella di un kamikaze palestinese, Tarek, che si infiltra dalla Cisgiordania in pieno centro di Gerusalemme con una cintura piena di esplosivo. Quando però schiaccia il detonatore di fronte a un bar affollato, il meccanismo si inceppa e Tarek chiede aiuto a un ignaro elettricista israeliano di cui diventa amico, assieme a una ragazza 17enne proveniente da una famiglia di ebrei ortodossi.

Sabbath di pace Maradona, il cui titolo fa riferimento alla grande passione di Tarek per il grande campione di calcio argentino, uscirà all’inizio del 2008 e già si è attirata le critiche dei “falchi” israeliani che, come per Paradise Now candidata all’Oscar nel 2005, considerano ancora un tabù il raccontare le storie umane dei kamikaze. Così come quella dei “falchi” palestinesi che stanno dietro al “business” dei kamikaze in Cisgiordania e che minacciano Tarek di uccidergli i genitori, rimasti in Cisgiordania.
Tarek nella realtà non è un kamikaze in particolare ma la summa di tutti i kamikaze “falliti”. Il film si basa infatti su testimonianze reali, raccolte tra gli agenti dell’intelligence israeliana dallo stesso Zehavi, dopo una serie di attentati suicidi fortunatamente non andati a buon fine. E dai racconti delle forze di sicurezza di Tel Aviv si evince che i kamikaze sarebbero spinti al martirio più da motivazioni personali che ideologiche. Per questo Buon Sabbath Maradona è un film destinato a far discutere e a scatenare polemiche. Anche perché dal 2000 sono state oltre 400 le vittime di attentati suicidi e da quando, sette anni fa, si sono bloccati i negoziati di pace, 4200 palestinesi e 1030 israeliani hanno perso la vita in combattimenti vari e scontri a fuoco. “Il vero obiettivo di questo film” ha però spiegato il regista “è quello di costruire un ponte tra Israeliani e Palestinesi, Ebrei e Arabi, per permettere una riconciliazione, nonostante la situazione in cui siamo costretti costantemente a vivere”.

  • paolo.manzo
  • Lunedì 1 Ottobre 2007

Giappone superstar ai Mondiali di Tango di Buenos Aires

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  • Tags: Argentina, Ballo, Buenos-Aires, Giappone, Mondiali-di-Tango, Tango
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Il Giappone è la nuova patria del tango. Non sono rumors ma l’incredibile bilancio della quinta edizione dei Mondiali di Tango che si è conclusa domenica 26 agosto a Buenos Aires, in Argentina. Sulle tavole di scena, infatti, sono stati proprio i rappresentanti del Sol Levante a ipnotizzare il pubblico. Leggerezza, eleganza dei movimenti e una capacità espressiva che non ha niente da invidiare a quella latina. Del resto in Giappone in questi ultimi mesi è esplosa una vera e propria tangomania. Locali da ballo, le tradizionali milongas, aprono dappertutto e si fa a gara tra i giovani a chi impara prima e meglio. I risultati si sono visti ai mondiali di Buenos Aires. Non solo il Giappone è stato il paese non sudamericano a mandare in gara il maggior numero di ballerini, 11 coppie su un totale di 479 danzatori, ma due di loro hanno addirittura vinto la medaglia di bronzo nella categoria “scenario”.


Per Hiroshi Yamao e Kyoko, questo il nome dei vincitori, insieme nella danza e nella vita è stato il coronamento non solo di un sogno ma anche di tanti sacrifici. In nome del tango, infatti, 14 mesi fa i due si sono licenziati, hanno lasciato il Giappone per l’ Argentina e qui hanno studiato giorno e notte per raggiungere il loro obiettivo: partecipare ai mondiali e possibilmente vincere.
Agosto 2007
“Ballare il tango - hanno dichiarato - resta comunque divertimento puro”. Anche se lei ha ammesso con rossore sulle guance di aver dimenticato qualche passo durante la gara. Ma il pubblico li ha premiati lo stesso. E adesso i due vincitori aspettano con impazienza la prossima edizione. Da segnalare, infine, l’ottavo posto nella categoria “sala” della coppia italiana originaria di Montecatini e formata da Mauro Zompa e Sara Masi, che ha migliorato di tre posizioni il risultato ottenuto nell’edizione dello scorso anno nella categoria “scenario”.

Il video servizio

  • paolo.manzo
  • Martedì 28 Agosto 2007

C’è un film al telefono: Francia, il successo del Pocket Festival

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  • Tags: cellulare, Cinema, Claude-Miller, Francia, Pocket-Films-Festival, video
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http://www.flickr.com/photos/jetalone/
La tecnologia c’è. Non resta che usarla, reinventando semmai il linguaggio. Il Pocket Films Festival, appena conclusosi a Parigi, è partito da queste premesse. E in tre giorni di programmazione, dall’8 al 10 giugno scorsi, ha mostrato che con un telefono cellulare di ultima generazione si può girare un vero e proprio film e ci si può costruire perfino un festival intorno.
Questo è giunto ormai alla sua terza edizione e il pubblico ha dato la sua benedizione. Più di seimila spettatori al Centro Georges Pompidou hanno assistito alle proiezioni di circa 200 movies in miniatura (durata massima una decina di minuti, minima un minuto) e li hanno applauditi. Dimostrando che la settima arte è capace, se vuole, di inventarsi nuove declinazioni. “La perdita del dettaglio che si ha quando vediamo proiettato un film da telefonino sul grande schermo”, racconta uno dei registi in gara, Aurélien Vernhes-Lermusiaux, “non è un limite ma uno stimolo alla nostra immaginazione“.
E se è presto per gridare al capolavoro, le opere, premiate e non, hanno rivelato un bel po’ di fantasia, equamente distribuita. Il vincitore è stato un francese, Antonin Verrier con Porte de Choisy, otto minuti voyeuristici in cui un lui riprende una lei al chiuso di una camera da letto. Ma al festival, che quest’anno proponeva per la prima volta opere di trenta Paesi, si è visto di tutto. Perfino una mucca in piano ravvicinato in Magic Cow di Tennis Karsten e un mento trasformato in fronte con tanto di occhi finti in Nouveau Message à 16h38 di Julien Lassort (guarda i video in fondo all’articolo).
E che il festival non sia stato un divertissement amatoriale, anche se nel 2006 secondo i dati di Strategy Analytics sono stati venduti nel mondo più di 348 milioni di telefonini con telecamera incorporata, lo dimostrano i nomi in campo. Sostenuto dal Centro Nazionale della Cinematografia francese, la giuria della rassegna era composta da professionisti e presieduta dal regista Claude Miller. Professionisti, del resto, erano anche i “telefonino-registi” di questa edizione. In molti vengono dal cinema, dal teatro, dalle arti visive.
Il cinema al telefono, insomma, non smette di fare adepti. E se noi italiani siamo stati all’avanguardia nel 2006 con il primo documentario di 90 minuti Nuovi Comizi d’amore girato interamente con un NokiaN90 dal regista e fotografo Marcello Mencarini e da Barbara Seghezzi, adesso il mercato sembra essere in piena esplosione (leggi anche Nokia, è tempo di cinema 2.0). E per i “telefonino-registi” del futuro non c’è che da scegliere il festival giusto. Dal nostrano Cortofonino Festival allo statunitense The 4th screen, all’asiatico Mobile Asia, al brasiliano Telemig Arte.mov.

Pocket Films Festival 2007: il trailer

Alcuni dei video in concorso

Magic Cow


La Balada del Walkman

Nouveau Message à 16h38

  • paolo.manzo
  • Mercoledì 13 Giugno 2007
Televisione
Tutto sulla musica: concerti, spettacoli, classifiche, artisti
Cinema, di Simona Santoni

Tv, il blog di Angelo Ferrari




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