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Halloween: un bambino guarda una lampada a forma di zucca, smbolo di questa antica festività agraria
Oggi è Halloween, la festa del “Dolcetto o Scherzetto”, tanto americana capace però negli ultimi anni di prendere sempre più piede anche in Italia. Una moda che non piace però a tutti. Da più parti, soprattutto nel mondo cattolico, la notte delle streghe viene criticata perchè “non cristiana” e non italiana. Per saperne e capirne di più abbiamo cercato di capire nascita ed evoluzione di questa Festa. Giallista noir, sceneggiatore, antropologo, Eraldo Baldini è l’autore con Giuseppe Bellosi di Halloween (2006, Einaudi), una delle ricerche più apprezzate sulle origini di questa antichissima festività preceltica che oggi, grazie alla cinematografia americana, è diventata nuovamente di moda tra giovani e giovanissimi.
Definito da Carlo Lucarelli «una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana», Baldini bolla come «sorprendenti», in questa intervista (pubblicata a ridosso della festa di Halloween del 2010, ndr), le accuse di «satanismo» e «neopaganesimo» contro Halloween mosse dalle autorità ecclesiastiche. «Il fatto che la religione vincente demonizzi una forma religiosa precedente come Halloween è avvilente. La Chiesa poi – spiega ancora - ha inserito le nostre feste sulle feste pagane preesistenti: la nascita di Cristo è a Natale, quando si celebrava il solstizio d’inverno, la festività di Ognissanti è fissata nel giorno dei morti, ad Halloween. Potrei continuare. Insomma: non si possono negare la storia, le nostre radici». Continua

Halloween: un bambino guarda una lampada a forma di zucca, smbolo di questa antica festività agraria
Giallista noir, sceneggiatore, antropologo, Eraldo Baldini è l’autore con Giuseppe Bellosi di Halloween (2006, Einaudi), una delle ricerche più apprezzate sulle origini di questa antichissima festività preceltica che oggi, grazie alla cinematografia americana, è diventata nuovamente di moda tra giovani e giovanissimi.
Definito da Carlo Lucarelli «una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana», Baldini bolla come «sorprendenti», in questa intervista, le accuse di «satanismo» e «neopaganesimo» contro Halloween mosse, nell’ordine, da don Benzi, da Radio Maria e dal vescovo di Verona. «Il fatto che la religione vincente demonizzi una forma religiosa precedente come Halloween è avvilente. La Chiesa poi – spiega ancora - ha inserito le nostre feste sulle feste pagane preesistenti: la nascita di Cristo è a Natale, quando si celebrava il solstizio d’inverno, la festività di Ognissanti è fissata nel giorno dei morti, ad Halloween. Potrei continuare. Insomma: non si possono negare la storia, le nostre radici». Continua

Manifestazione del gay pride a Roma del 2007
Gli uomini che frequentano le trans sono gay?
È vero che la maggior parte è sposata, benestante e (spesso) con prole? E soprattutto, tralasciando l’imbarazzante caso del quasi ex governatore del Lazio: che cosa trovano gli uomini nelle prostitute transessuali che le loro mogli, o amanti, non gli danno? Solo una notte di evasione dalla monotonia sessuale, magari condita di cocaina o di ecstasy, come emerge ormai da molte indagini di polizia? Continua
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Una foto della Canon EOS MARK III durante il photocall: Brian De Palma
È la prima macchina fotografica mai accreditata dalla Mostra del Cinema di Venezia. Piazzata su un cavalletto sarà telecomandata da un computer in remoto controllato da un fotografo. Che se ne starà seduto comodamente in un bar del Lido o in una sala d’albergo e scatterà le immagini degli attori e dei registi accorsi ai photocall, gli appuntamenti istituzionali per presentare un film o una star. L’idea - fotografare un evento da lontano attraverso un apparecchio connesso a una rete - è qualcosa di più di un’eccentrica provocazione (cui Canon ha offerto il suo supporto tecnico). È un modo per riflettere sulle trasformazioni cui andrà incontro il mestiere di fotoreporter nel prossimo futuro. Ne è convinto almeno il suo ideatore, Marcello Mencarini, già fotografo di lunga data e autore nel 1995 di un altro esperimento che fece discutere (e indignare i suoi colleghi più tradizionalisti): il primo reportage interamente realizzato sempre a Venezia con una macchina digitale. Anche oggi c’è chi considera l’accredito della Canon EOS MARK III (una macchina che realizza foto ad altissima definizione e che è possibile controllare da remoto) come un requiem per il mestiere o, peggio, una boutade mediatica. “Ma non bisogna avere paura delle tecnologie, i fotografi non spariranno” rassicura Alberto Czajkowski, professional imaging manager della Canon. “Vogliamo dimostrare che in molti casi si possono scattare foto senza essere fisicamente presenti in un luogo e che la tecnologia non sostituisce l’uomo, lo aiuta”. Spiega Mencarini: “Siamo di fronte a una trasformazione epocale che sta cambiando le caratteristiche del mestiere, un po’ come quando passammo dalle vecchie pellicole al digitale. Anche in questo caso, però, i fotografi continueranno a esserci: ci sarà sempre una persona che scatta, che filma dietro la telecamera, che scrive un libro. Solo che l’uomo può essere ovunque: dietro a un computer, anche in un albergo di Tokyo, se volete”. Ma come hanno reagito i fotografi presenti ai photocall? “Per lo più hanno capito. E poi va detto che, in questi appuntamenti, ci sono decine di miei colleghi che si sbracciano, che si spingono, che strepitano. Che gridano: guardi qui, guardi là. Ma alla fine, giocoforza, fanno più o meno tutti la stessa fotografia. E noi”, aggiunge ridendo, “non facciamo eccezione”.
Le immagini scattate saranno trasmesse in tempo reale su una pagina web della Canon (clicca qui) e naturalmente, nell’era dei social network, sono free copyright, scaricabili da tutti e anche editabili.
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È morto il 17 maggio scorso in un ospizio di Englewood (Gran Bretagna), a 92 anni, il professore della Columbia University John F. Lattimer. Urologo, esperto balistico che tra i primi esaminò il corpo di John Fidgerald Kennedy, Lattimer si divertiva nel tempo libero a collezionare reliquie militari e resti umani. Tra di essi c’era anche il pene di Napoleone Bonaparte. Leggenda vuole che l’organo riproduttivo dell’Imperatore francese sia stato fatto decurtare da uno dei suoi nemici, il clerico Vignali, che al generale non aveva mai perdonato alcune pesanti allusioni sulle sue presunte defaillance sessuali.

Ne dà notizia, su un audace blog tutto dedicato alle questioni di sesso, il sito online del quotidiano spagnolo El Mundo, che accompagna il post con qualche divertita precisazione: “Il pene napoleonico passò di mano in mano, restando però di proprietà della famiglia Vignali per molti anni”. Battuto poi all’asta nel 1999, fu acquistato da Lattimer per 4 mila dollari. Circa otto milioni del vecchio conio. “La misura del pene di Bonaparte - spiegò Lattimer senza fornire ulteriori dettagli - era di quattro centimetri e mezzo in stato di riposo che diventavano 6,1 durante l’erezione”. Come Lattimer conoscesse così dettagliamente le misure di Bonaparte è un mistero, ma pare che l’Imperatore - noto ai più come un impenitente sciupafemmine - soffrisse sin da adolescente di un grave problema endocrinologico che limitò la crescita dei suoi organi genitali. Concludono rassicuranti i blogger-sessuologhi del Mundo: “Questi dati smentiscono chi crede che il successo amatorio dipenda dalla lunghezza dell’organo. Certamente tra le virtù di Napoleone non c’erano né la statura né la “lunghezza”, ma non vi è alcun dubbio che sia stato ugualmente capace di dispensare grandi passioni alle donne che ha amato”.
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“La censura di oggi è un po’ più sottile di una volta, ma è in realtà è più violenta. Forse solo Internet è l’unico mezzo libero, ma vedrai che dura poco: anche lì i censori riusciranno a metterci sopra le mani”. Così parlò Oliviero Toscani, il fotografo pubblicitario più censurato e amato del nostro Paese, al quale Panorama.it ha rivolto qualche domanda a bruciapelo.
Chi sono oggi i censori?
I mediocri. Quelli che non sono capaci di educare i loro figli. Quelli che non hanno niente da dire. E chiunque sia un po’ più avanti della società in cui vive subisce la loro censura. È normale. È persino un onore essere censurati. Vuol dire che sei più avanti di loro. È sempre stato così nella storia.
Loro? Hai qualche nome e cognome da fare?
Prendi Nolita Pocket, la mia pubblicità, quella con la bambina nuda con il fratellino in braccio. Lo Iap, questo istituto che ha atteggiamenti in stile mafioso denominato Istituto di autodisciplina pubblicitaria, sostiene che istighi alla pedofilia. Che cosa vuol dire? Me lo sai spiegare?
No, ma tu te ne puoi fregare. Sei Toscani. O no?
Certo che me ne frego. Ma quelli dello Iap condizionano i giornali. E, con il loro piccolo potere da burocrati, riescono a impedire che una pubblicità sia pubblicata anche perché gli editori si fanno condizionare. Insomma, il solito circuito vizioso…
Quali sono i temi più censurati?
Il sesso e la religione. Il sesso perché è ancora un grande problema sociale. La religione perché è tremenda, è rimasta ai tempi dell’Inquisizione e continua ad avere un potere pazzesco.
Era più facile lavorare oggi o vent’anni fa?
È uguale, c’è solo un po’ più di autocensura. Certo, quando rivedo le mie foto di Benetton censurate la gente dice: è ridicolo. Ma come, censuravano queste cose qui? E certo che lo facevano! Ti ricordi la mia foto sui preservativi colorati? Tra un po’ anche Famiglia cristiana li regalerà in allegato…
È cambiato il senso del pudore negli anni?
Non è senso del pudore, è ipocrisia. Ipocrisia e mediocrità. Mediocrità e potere. Perché loro, i censori, possono scegliere che cosa pubblicare. Ma alla fine, nella storia, si sono sempre dimostrati per quello che sono: degli imbecilli. Ricordi un censore intelligente o geniale, forse? Guarda la demenza delle televisione degli anni 50. Le mutande no, il reggiseno sì. Le cosce, sì, ma solo fino al ginocchio. Poi le cosce sì, anche fino all’inguine, ma le chiappe no. Tutte stronzate. Ipocrisie, robe dell’altro mondo.
Il potere e l’immagine: parla Toscani

Banned commercial. Il 15 maggio scade il termine per l’iscrizione alla II edizione di “Creatives are bad!”, la mostra dedicata alle pubblicità censurate o mai realizzate nel nostro Paese. Un evento, aperto a tutti i pubblicitari italiani, che è nato da un’idea dell’agenzia MTN Company (con la collaborazione di Comunitàzione.it) e che si svolgerà alla fine di luglio a Cava de’ Tirreni (Sa). Il filone delle pubblicità censurate (o ritirate a causa delle proteste delle più varie associazioni) sta diventando un importante attrattiva in termini di pubblico. Ed è anche un modo per riflettere su come, con l’andar del tempo e a seconda delle latitudini, arretri, si sposti, si trasformi quella cosa impalpabile che è il comune senso del pudore. Roma e Milano hanno recentemente offerto una serie di iniziative sulle pubblicità più contestate della nostra storia (da Jesus a Oliviero Toscani per Benetton, per finire con Ikea). Ma anche su Internet e nelle grandi capitali mondiali gli spot ritirati raccolgono un interesse crescente, quello sì, difficilmente censurabile. Come risulta chiaro dal numero dei clic di questa straordinaria gallery di spot su Youtube.
Leggi anche: Toscani: quanto sono imbecilli questi censori - Jeans Lee: quando la pubblicità scopre il web 2.0 -
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In anteprima: ascolta un estratto di Fade out (dedicata a Pier Giorgio Welby) e il singolo Dentro una rosa (dedicata alle donne musulmane)
Mariella Nava ritorna il 20 aprile sulle scene musicali con un nuovo album di inediti: Dentro una rosa (Nar International/Edel). Tredici brani, che toccano temi di forte attualità come il caso di Pier Giorgio Welby (Fade Out), la lotta delle donne musulmane contro le tradizioni (Dentro una rosa, il singolo che dà il titolo all’album), i sogni e le speranze dei migranti del Terzo Mondo (Gli ultimi). Autrice di grandi successi come Spalle al Muro e Questi figli scritte per Renato Zero e Gianni Morandi, l’artista tarantina mancava dalle scene da tre anni, quando uscì il suo ultimo lavoro: Condivisioni.
Il filo rosso del tuo album sembra essere quello dell’impegno.
Impegno è una parola grossa. Ho però cercato di rimettermi in gioco. Di sfidare le tradizioni, di rischiare. Di fare una musica difficile da fare in Italia, soprattutto in questo momento. Prendi Dentro una rosa: è la storia di una ragazza musulmana che dice no a suo padre per cercare da sola il proprio destino, la propria felicità. In alcune aree del mondo è un tema purtroppo ancora centrale. E del resto non è lontano il ricordo di un padre che ha sotterrato nel giardino una figlia perché era troppo occidentalizzata.
In Fade Out, la canzone dedicata a Welby, canti: “tu lasciami andare se davvero mi vuoi bene e stacca tutti i tubi a quella macchina infernale…”.
Molti cattolici come me provano disagio di fronte all’irrigidimento della Chiesa dopo la fine del pontificato di Wojtyla. Welby chiedeva solo attenzione a partire dalla propria condizione. Ho raccolto il suo grido di dolore, e anche di quelli come lui che chiedono semplicemente di condurre un’esistenza dignitosa. Quando Welby dice che quella non è più vita, quando dice che la vita è andare incontro al sole, amare, anche essere traditi da un amico, bisogna saper ascoltare. Perché tutti dobbiamo chiederci: se io fossi Welby vorrei essere tutelato dalla legge? La mia risposta è sì.
Un riferimento alle posizioni di questo pontificato…
Ricordo il mea culpa di Wojtyla per le colpe della Chiesa, ricordo quando si inginocchiò davanti al muro del pianto. Ecco: mi manca tutto questo, c’era allora un cammino diverso, più vicino ai giovani, meno lontano dalla vita che conduciamo ogni giorno. La Chiesa di Ratzinger invece, come la religione musulmana del resto, si sta irrigidendo. Mi viene in mente un’immagine: quella di una lumaca che rientra nel suo guscio. Ecco: se tutte le religioni si allontanano dalla vita e cominciano a sventolare le proprie bandiere, non posso fare a meno di preoccuparmi. Questo proprio lo dovevo dire.