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Archivio per autore: » saverio.grimaldi

I Caminada sul palco dei Deep Purple

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  • Tags: Caminada, Deep-Purple, Musica
  • Un commento

Chi è solito affibbiare etichette direbbe che i Caminada sono un perfetto power-trio, cioè chitarra (Mauro), basso e voce (Massimo) e batteria (Francesco). Ma nel caso specifico non c’è nulla di più sbagliato. I Caminada non vogliono certo sfuggire ai vocaboli tecnici della musica, ma per la loro giovane età crediamo si vogliano sentir liberi di esprimere se stessi al di là degli stereotipi. Le loro facce parlano da sole così come il loro curriculum che, come tutte le band emergenti, si scorre velocemente. Ma c’è una caratteristica che nel loro profilo salta subito all’occhio. Alla voce live troviamo che i Caminada hanno aperto uno dei recenti concerti italiani dei Deep Purple. Che botta. Non succede a tutti, specie a inizio carriera. Bene, la nostra chiacchierata negli studi della Emi, dove presentano il loro primo disco in uscita il 18 di gennaio e dal titolo omonimo, parte proprio da qui.
Come avete vissuto un evento come quello di aprire il concerto di un gruppo che ha fatto la storia dell’hard rock mondiale?
Un po’ di tensione c’è sempre, ma alla fin fine è andato tutto benissimo.
E il pubblico come ha reagito? Mi spiego. I gruppi spalla sono spesso oggetto di fischi.
A noi non è successo niente di tutto questo. Siamo stati, anzi, molto applauditi.
Primo disco e subito un contratto con una casa discografica importante. Niente male…
Hai già detto tutto tu. Siamo felicissimi che il nostro lavoro sia piaciuto. Ora aspettiamo il riscontro del pubblico.
Di cosa parla questo album?
Il disco è incentrato su di noi. Parla delle nostre esperienze, delle nostre mancanze e semplicemente della nostra vita.
I Caminada propongono un rock decisamente diverso dal punk-rock di altre giovani band italiane. Il vostro suono trae ispirazione da Hendrix e dai Cream, tanto per semplificare le numerose citazioni che fate. In questi vostri ascolti sono stati fondamentali i dischi rubati ai vostri genitori?
Forse sì. Siamo cresciuti ascoltando questa musica. Ma ci piaceva l’idea di riportare al centro una tipologia di suono che oggi è dimenticato e forse anche superato. Ma che certe sonorità siano ancora valide lo dimostra ad esempio il consenso ottenuto al concerto dei Deep Purple.
Leggendo i testi abbiamo visto un riferimento alla vostra Milano. Qual è la critica più forte che fate alla vostra città?
Milano ha tutto e spesso ti fa sentire estraneo. Una città piena di abitudini e cliché. Poi in realtà tanta gente è sola. Ma essendo la nostra città siamo più attenti ai problemi che la circondano e forse anche per questo più critici.

  • saverio.grimaldi
  • Venerdì 4 Gennaio 2008

The New Story: quando il web è un’arma a doppio taglio

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  • Tags: Musica, The-New-Story, web
  • Un commento

Sono in quattro, ma dal casino che fanno quando li raggiungiamo al telefono sembrano cento. The New Story, il quartetto milanese, al secondo album della carriera, Different Ways, sono impegnati in una serie di interviste telefoniche e quindi, per smorzare quell’aria che li rende troppo seri, si mettono a scherzare. Calibrare qualche domanda, pensiamo, sarà impresa titanica, ma non certo impossibile. Proviamo.
Dopo il successo del primo album eccovi al secondo lavoro. Ci raccontate com’è nato e se c’è un luogo in particolare che ha ispirato questo vostro disco?
È nato come sempre accade nella nostra sala prove. Che poi è il nostro rifugio. Ma come ogni buon gruppo rock nasce dalla nostra fortissima passione per la musica. Dietro c’è stato un lavoro abbastanza lungo, da gennaio a settembre del 2007.
La scelta di cantare in inglese arriva da lontano, visto che voi avete già e abbondantemente utilizzato proprio l’inglese.
Sì, questo è vero. Ci siamo trovati sempre a nostro agio con la lingua inglese, anche perché il nostro retroterra culturale arriva dall’ascolto di gruppi e artisti non italiani. In questo disco, invece, abbiamo deciso di inserire dei brani nella nostra lingua perché sentivamo un’esigenza che andava in questo senso.
Quali sono state le reazioni da parte dei fan a questo vostro piccolo cambiamento, ci riferiamo ai testi in italiano.
Devo dire molto positive, anche al di sopra delle nostre stesse aspettative. Per noi è stata una vera sorpresa visto che quando si cambia non è sempre facile avere un alto gradimento da parte del pubblico che sino a quel momento ti ha seguito con estremo interesse.
Per band giovani e formate da giovani, come siete voi, il mondo di internet legato a quello della musica cosa rappresenta?
È uno strumento importante per la diffusione della musica che in questo modo ha allargato il suo raggio d’azione. Certo, andrebbe regolamentato, ma su questo credo che siamo tutti d’accordo. Come siamo tutti d’accordo che può essere un’arma a doppio taglio. Se, infatti, da un lato di regala la popolarità anche in pochissimo tempo dall’altro lo scaricare senza pagare produce un danno alle band.

  • saverio.grimaldi
  • Venerdì 4 Gennaio 2008

Le nuove band in ascesa, da MySpace alle top ten

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  • Tags: Caminada, Finley, Lost, Meldody-Fall, Musica, Myspace, rock, The-New-Story, Vanilla-Sky, web
  • Un commento

LA GALLERY

A molti, ma non a tutti, Vanilla Sky, The New Story, Caminada, Finley, Meldody Fall, Lost, posso dire pochissimo. Eppure sono loro la nuova frontiera della musica giovane, anzi giovanissima, italiana. Gruppi che sono passati, quasi in un batter di ciglia, dalle sale prova improvvisate nelle cantine a importanti case discografiche.
Qualcosa si sta muovendo nel sottobosco musicale italiano. E a dimostrarlo c’è la capacità di questi gruppi emergenti di essere attivi su internet. È il caso dei diciottenni torinesi Melody Fall. Da perfetti sconosciuti hanno fatto cifre da circo. Duecentomila i contatti sulla loro pagina di MySpace (quasi impallata), tour e consensi soprattutto in Giappone e Francia e un contratto da firmare per la pubblicazione dei loro lavori negli Stati Uniti. E, come se non bastasse, li vedremo a Sanremo nella sezione giovani. Discorso identico per i laziali Vanilla Sky che dall’autoproduzione del cd-demo (andato esaurito in due mesi) passano, nel 2003, a una tournée che li terrà impegnati ben due anni. A chi suona strano il loro nome, ricordiamo che la cover Umbrella è uno dei brani maggiormente passati dalle radio. Stesso discorso per The New Story (qui il loro spazio su MySpace), il singolo More Than Life, è rimasto nella top 10 dei singoli più venduti su iTunes per più di tre settimane. Fanno lo stesso percorso i lombardi Finley che, scoperti da Claudio Cecchetto, raggiungono la notorietà nel 2006 con l’album Tutto è possibile che entra con prepotenza nella classifica dei dieci album più venduti in Italia (fermandosi, si fa per dire, alla quarta posizione) e la rafforzano con l’ultimo lavoro: Adrenalina. La storia si ripete per i piacenti e alla moda Lost, che passano da band senza contratto a osannanti live. E ancora i giovanissimi Caminada, astro nascente con piglio prettamente rock.
Ma la differenza tra queste band e quelle del passato anche recente è la loro dimensione più internazionale. Gli artisti italiani hanno cominciato a cantare in inglese, anche se in ritardo rispetto ad altre zone dell’Europa (basti pensare alla Scandinavia). I testi non sono impegnatissimi, anzi sono tesi al disimpegno. E c’è poca politica e tanta voglia di divertirsi. Insomma, il successo delle nuove band italiane ha una formula in perfetto stile americano.

LEGGI ANCHE: The New Story: quando il web è un’arma a doppio taglio - I Caminada sul palco dei Deep Purple - LA GALLERY

  • saverio.grimaldi
  • Venerdì 4 Gennaio 2008

Anna Netrebko, la lirica è sfacciatamente sexy

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  • Tags: Anna-Jurjewna-Netrebko, lirica, Luciano-Pavarotti, Musica
  • 3 commenti

Anna Jurjewna Netrebko, la cantante soprano di origine russa.

LA GALLERY

Quella di Anna Jurjewna Netrebko è la perfetta storia di Cenerentola, con la leggera, ma fondamentale, differenza che nel lieto fine la giovane non trova il principe azzurro bensì il successo. Molti si chiederanno di chi stiamo scrivendo. Bene, l’arcano è presto svelato. Anna Netrebko (video) è un soprano di origine russa di 36 anni. La sua biografia racconta della classica ragazza povera che per pagarsi gli studi di canto lavora come donna della pulizie. Nella fattispecie, la location è il teatro Mariinsky di San Pietroburgo. Qui il direttore artistico si interessa a lei, la incoraggia e decide di farla debuttare proprio in quel teatro dove lei lavava i pavimenti. E quel debutto le apre le porte di una carriera tutta in ascesa. Dopo anni di gavetta riesce a ottenere non soltanto il successo nella musica colta, ma soprattutto l’affermazione nel mondo della musica cosiddetta leggera, dove anche l’immagine gioca un ruolo essenziale. La Netrebko, bellissima e sexy, sembra quasi quasi uscita da una passerella di moda. E proprio questo particolare, assai poco trascurabile, la fa assurgere a icona, adatta al palco di un teatro come anche a un video clip di Mtv.
Anna Jurjewna Netrebko, la cantante soprano di origine russa.

Per i puristi, e per gli amanti della musica classica in generale, la Netrebko rappresenta un modello troppo commerciale. E forse non hanno tutti i torti, visto che il binomio musica classica-musica leggera nei negozi di dischi e al botteghino dei teatri funziona molto bene (basti pensare agli esempi tutti italiani dell’indimenticato Luciano Pavarotti e di Andrea Bocelli). Fatto sta che il caso Anna Netrebko sta già facendo scuola. E il mondo della lirica è ora alla ricerca di questo modello di artista. I nomi sono tanti ma due in particolare stanno riscuotendo parecchio successo: Annette Dasch e Nadja Michael. Nel frattempo Anna Netrebko, l’originale, continua a mietere successi. Spopola su Youtube. Piace ai giovani (con cui condivide la passione per la musica punk, e in special modo per i Green Day), e nuove offerte di lavoro le fioccano dalle case di moda e dalla pubblicità.

Il video

LA GALLERY

  • saverio.grimaldi
  • Martedì 18 Dicembre 2007

Libri e musica: novità per Radiohead e Sigur Rós. E un ricordo di Battisti

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  • Tags: dischi, libri, Lucio-Battisti, Musica, Radiohead, Sigur-Rós
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IL DISCO. Le tipologie di coloro che hanno almeno per una volta ascoltato i Sigur Rós sono due: quelli che li considerano dei lagnosi e quelli che li considerano dei geni assoluti. Ma il bello della musica è che produce opinioni differenti. Sotto l’albero di Natale però, c’è un regalo che potete farvi ed è proprio quello di Hvarf / Heim, l’ultima fatica sonora della band che arriva dal freddo islandese. In realtà questo è un doppio cd nel quale potrete trovare, oltre ad alcuni loro brani storici, anche tre preziosi inediti. Nel secondo cd, in particolare, le canzoni prendono forma acustica e quindi decisamente più sognante. Il tutto è accompagnato anche da un dvd (venduto a parte), dal titolo Heima che racconta il viaggio attraverso alcuni concerti fatti dai Sigur Rós nella loro magica Islanda nell’estate del 2006. Il film/documentario, perché di questo si tratta, è stato anche presentato alla Festa Internazionale del Cinema di Roma ed è uno splendido affresco della loro terra d’origine. Per capire meglio chi sono e cosa mettono in musica questi geniali artisti dell’estremo Nord Europa, può bastare il commento della rivista Melody Maker: “La musica dei Sigur Ros è come il suono di Dio che piange lacrime d’oro in Paradiso”.
I LIBRI. Nel 2008 saranno dieci anni che Lucio Battisti non c’è più e la casa editrice Arcana, nella collana Songbook, ha deciso di dedicare al cantautore due volumi. Il primo dal titolo Ma c’è qualcosa che non scordo. Lucio Battisti. Gli anni con Mogol, di Renzo Stefanel e Specchi opposti. Lucio Battisti. Gli anni con Panella, di Ivano Rebustini, entrambi i libri sono a cura di Franco Zanetti.
IN TOUR. Dopo l’uscita dei nuovi brani, prima solo sul loro sito internet e poi anche nei negozi (il prossimo 28 dicembre), i Radiohead sono pronti ad immergersi nel live. La band inglese sarà in Italia per due sole date ed entrambe a Milano (all’Arena Civica), il 17 e il 18 giugno. All’inizio di gennaio, invece, tornano in Italia i Within Temptation. La band olandese si esibirà il 10 gennaio all’Estragon di Bologna e il giorno successivo al Live Club di Trezzo sull’Adda, nei pressi di Milano.

  • saverio.grimaldi
  • Lunedì 17 Dicembre 2007

The Who, la loro storia in un doppio dvd

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  • Tags: Amazing-Journey, dvd, John-Entwistle, Musica, Pete-Townshend, The-Who
  • Un commento

Sembrano lontani i tempi in cui Pete Townshend e John Entwistle, un anno di differenza l’uno dall’altro, si conoscevano alla Acton County School di Chiswick. Era nato il primo nucleo di quelli che sarebbero diventati The Who, uno dei gruppi che più ha influenzato gli scenari musicali del globo. Gli arrivi di Roger Daltrey e soprattutto del geniale, eccentrico ed eccessivo Kate Moon dissolvono al sole il ghiaccio primordiale facendo esplodere i colori sulla tavolozza della band inglese. Se a tutto questo menu aggiungete che come primo album gli Who sfornano nientemeno che My Generation (VIDEO), un disco immenso, simbolo, tra l’altro del movimento mod, ecco spiegato di cosa ci accingiamo a parlare. È, infatti, da poco uscito, un doppio dvd dal titolo emblematico Amazing Journey che ne ripercorre il loro cammino sfolgorante. Dagli esordi in cui cantavano di voler morire prima di diventare vecchi all’affermazione piena e indiscutibile come band dura e pura.

Guarda un brano estratto dal dvd

“Amazing Journey”

Chi 40 anni fa seguiva la scena alternativa ricorderà più di ogni altra cosa i loro concerti misti di potenza e distorsione e con lo “scandaloso”, per l’epoca (ora è di moda), vizietto di rompere gli strumenti alla fine della performance. È questo, alla fine, il racconto del primo dvd, dov’è inserito anche un documentario autorizzato dal gruppo stesso. Nella secondo, invece, c’è una sorta di approfondimento della musica degli Who. Non solo, quindi, materiale inedito, ma anche interviste a Roger Daltrey e Pete Townshend (superstiti della band) e numerose testimonianze di artisti del calibro di: Sting, The Edge, chitarrista degli U2, Eddie Vedder cantante dei Pearl Jam, Oasis, Metallica. Insomma quanto di meglio si possa ancora trovare in circolazione. Un nome in particolare, tra quelli citati, Eddie Vedder deve tanto alla musica degli Who. Il leader dei Pearl Jam, ogni qual volta si parla di Who, ribadisce un concetto semplice ma assai efficace: “The Who sono stati il più grande gruppo della storia del rock”. E Vedder esplicita questo suo convincimento portando in giro ancora oggi, con i suoi Pearl Jam, la musica del quartetto britannico, sotto forma di luccicanti cover. Chi, per fortuna sua, ha avuto il piacere di assistere a una performance live dei Pearl Jam avrà, almeno una volta, ascoltato le note di Baba O’Riley. Le stesse note che fa risuonare Dr. House. Sì, avete capito bene, quello del telefilm.

My Generation

LEGGI ANCHE: 11 giugno 2007, Verona. Io c’ero

  • saverio.grimaldi
  • Mercoledì 12 Dicembre 2007

Fibra: la mia verità sul mondo dello spettacolo. Parola di “Bugiardo”

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  • Tags: dischi, Fabri-Fibra, Musica
  • 2 commenti

La scena è sempre la stessa. Noi che raggiungiamo l’artista, nel caso specifico Fabri Fibra, in uno studio della casa discografica, la Universal, per parlare dell’uscita di un nuovo album.
Presentazioni e strette di mano. Siamo di Panorama.it, molto piacere… “Ah Panorama (sorride Fabri), vi devo tanto”.
Per via delle copertina di un anno e mezzo fa?
Sì, quella copertina mi ha aiutato in qualche modo.

C’era scritto “il suo primo disco”, nel senso che era il primo con una major.
Vero. Ma chissà quante persone avranno pensato “che culo questo, al disco d’esordio e già sbanca”. Non era però la prima esperienza in senso assoluto. Fabrizio Tarducci, ora Fabri Fibra, porta con sé la classica storia di chi, rischiando parecchio, ce l’ha fatta. Partito a 28 anni (ora ne ha 31) dalla sua Senigallia, nelle Marche, dove vendeva saponette per alberghi e, in pratica, lavorava in magazzino, passato per l’Inghilterra, dove si guadagnava il pane in una fabbrica di penne, è arrivato a Milano nel 2005 non avendo ancora un contratto in tasca. Erano i giorni dei provini con la Universal e di Applausi per Fibra (Guarda il video), il singolo che lo ha lanciato. Intanto, mentre aspettava la risposta della casa discografica, mandava curricula in giro. Il programma era di provare, se entro 6-7 mesi non ci fossero stati risultati, sarebbe tornato a casina. Poi, come dice lui stesso, “la gente mi ha premiato”.

Senta, lei dice di essere un “bugiardo” (così si intitola l’album, il quarto della sua carriera). Ma a noi sembra che dica un sacco di verità.
Quando sono arrivato a Milano e ho avuto successo con Tradimento (il disco precedente, ndr) e la successiva tournèe, ho avuto un blocco psicologico. Tutto quello che dicevo e che scrivevo era ascoltato da tutti.
C’è qualcosa che l’ha infastidita particolarmente?
La reazione della gente che ruota intorno al mondo dello spettacolo. Non sono mai stato considerato come persona. Nel momento in cui sono arrivato al primo posto in classifica tutti mi hanno cercato, ragazze comprese. Quando hai il successo tutti vogliono collaborare con te. E mi sono chiesto perché ora e non prima? Faccio un esempio, da piccolo ero grassissimo e le ragazze non mi cagavano. Le prime storie le ho avute a 18 anni. Adesso che 4 o 5 al giorno ti chiamo perché ti vogliono vedere, mi fa schifo. Ecco, queste sono le domande che mi sono fatto in questo disco. Se per i giovani d’oggi la missione è diventare famosi, per fare la vita del vip, siamo messi male. Quella vita lì è tutta finta. È la bugia più grossa che esista.
La società che descrivi è complicata.
Partecipiamo una sorta di Truman Show. I muri che ci circondano sono di cartone. Gli entusiasmi sono finti. E io ho detto che il mondo dello spettacolo è bugiardo. È bugiardo perché, per esempio, una ragazza può pensare di risolvere tutti i problemi facendo la velina. Poi con Vallettopoli ti accorgi che la velina è costretta a fare certe cose, a combinare i servizi fotografici. Devi stare attenta a stare sempre nella pagina del gossip.
Però, a volte, basta dire la verità e non essere bugiardi.
Non è così. Se tu fai la musica devi regalare dei sogni. Devi dire che l’amore è eterno, che stare con te è stato bellissimo. Se tu fai una musica di rottura, come la mia, non va bene. Io faccio incazzare la gente. Il brutto è che sono da solo. Prendiamo i Negramaro che sono quasi costretti a fare gli intellettuali. Sembra che abbiano riscritto la Divina Commedia. Tutto ciò è nauseante. Non vedo in circolazione uno specchio dei nostri tempi.
Dunque ciò che è prodotto dal mondo dello spettacolo è tutto falso?
Ma sai quanto si odiano gli artisti? Quanti problemi ci sono nei live. Voglio uscire prima io. Con quello non suono? La differenza è che io queste cose le dico, gli altri no. Fanno finta di volersi bene.
Una curiosità ce la toglie? Nel disco ha demolito un po’ di personaggi, tipo Laura Chiatti e dj Francesco (che non si chiama più così, ma Francesco Facchinetti). Qualcuno di loro si è fatto sentire per lamentarsi?
Secondo me sono tutti traumatizzati. Però non ci posso far niente se a Buona Domenica parlano sempre del fatto che la Gregoraci si sposerà con Briatore e vivrà in uno yacht lussuoso. E lo farà dopo tutto quello che abbiamo sentito su di lei. Io non giudico nessuno, dico solo che in Italia succedono queste cose qua.
Sei un bravo cronista allora.
Vero, infatti, nel disco dico che volevo fare il giornalista.
Magari di Panorama?
Non sarebbe male. Come la vedete?

  • saverio.grimaldi
  • Mercoledì 5 Dicembre 2007

Musica: la carica delle etichette indipendenti

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  • Tags: Ascanio-Celestini, dischi, etichette-indipendenti, Gianmaria-Testa, Musica, premio-Tenco, Subsonica
  • Lascia un commento

Crisi economica e mancanza di coraggio vanno a braccetto. Il mercato discografico è in grave difficoltà. Non è una nostra convinzione, ma sono i fatti (e soprattutto i dati) a dirlo. Nel mondo, e in Italia in modo particolare, si vendono sempre meno dischi, con un calo, dal 2004 ad oggi, del 30 per cento del mercato. Per ovviare alle perdite, le grandi case discografiche non trovano di meglio che rifugiarsi nelle solite e ripetitive raccolte (con l’aggiunta di qualche inedito così da indurre tutti a comprare). In questo periodo ne esce una al giorno. Ma se da un lato c’è questo continuo proliferare di doppi e tripli cd, dall’altro c’è un mondo, quello delle cosiddette etichette indipendenti, che mostra i denti e il coraggio che manca alle major, puntando su due fattori che spesso fanno la differenza: sperimentazione e qualità.

Primo esempio: Gianmaria Testa, cantautore cuneese molto apprezzato in Francia (come il suo conterraneo piemontese Paolo Conte), non notissimo in Italia, ma vincitore del miglior album del 2007 al Premio Tenco. Testa, “silenzioso capostazione” (è la qualifica che si dà lui stesso), ha battuto, sul palco del Tenco, la concorrenza di nomi importanti, come Morgan, Battiato, Cristicchi e Silvestri.

Altro esempio: Ascanio Celestini che ha recentemente vinto il Premio Ciampi, come miglior disco d’esordio. È un caso che entrambi pubblichino i loro album per la Fandango? La risposta, a questo punto, è assai semplice: no! Le piccole etichette sono quelle che meglio rispondono a un mercato che cambia in modo vorticoso e che, allo stesso tempo, hanno avuto la voglia e l’intelligenza di puntare su prodotti diversi, sperimentando nuove idee. Di sicuro nessuna major avrebbe mai pensato di mettere sul mercato un esperimento musicale ardito come quello di John De Leo, Vago Svanendo. La Carosello Records l’ha fatto. Ma la lista di esempi di piccole case discografiche che hanno sfornato talenti è lunga. Un nome per tutti è quello dei Subsonica che, nati e cresciuti con la Mescal, sono approdati nel 2004, cioè alla vigilia della pubblicazione di Terrestre, alla Emi (non senza beghe legali). Tutto questo per dire che nella musica italiana c’è chi sta fermo ad aspettare (non si sa ancora cosa) e chi si muove con scaltrezza, conciliando incassi e qualità.

LEGGI ANCHE: Così le strenne ammazzano i dischi - Dal Mei alla nuova legge sulla musica - L’Hotel Lamemoria di Tibe: suoni e visioni noir

  • saverio.grimaldi
  • Mercoledì 28 Novembre 2007
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