Archivio per autore: » francesco.neri

È inutile tentare di nasconderlo, in ogni uomo italiano si cela un potenziale Homer Simpson. Divano, birra, patatine, telecomando, mutandoni e canotta sono per noi gli ingredienti del perfetto paradiso domestico. Purtroppo quando usciamo di casa non tutto è altrettanto perfetto. O meglio, manca qualcosa. Qualcosa che ogni sabato mattina da anni invidiamo agli americani: l’autolavaggio sexy.
È noto il rapporto morboso che lega l’uomo italiano alla sua auto, dunque cosa ci può essere di più meraviglioso di un gruppo di splendide fanciulle che in abiti succinti insaponano e risciaquano con cura la nostra quattroruote? Uno show televisivo dal titolo Sexy Car Wash, in cui possiamo vedere tutto questo seduti comodamente sul nostro divano.
Sexy Car Wash è un quiz televisivo che va in onda ogni lunedì alle 22.20 sul canale FX (113 di SKY). Ad ogni risposta esatta i concorrenti conquistano un trattamento speciale per la propria auto a cura delle Sexy Washer, splendide ragazze che si esibiscono in un autolavaggio degno dei più classici video patinati di Playboy TV.
A smorzare gli eccessivi toni voyeuristici del programma ci pensa il conduttore, una garanzia quando si parla di comicità e una salvezza nel caso la vostra Marge Simpson vi chieda “Ma che diavolo stai guardando?”. La risposta pronta dovrà essere: “Un programma comico con Marco Balestri. Quello di Scherzi a parte, ricordi?”.

Per chi è nato nei primi anni ‘70, la trilogia di Guerre Stellari è parte dell’infanzia. Si conoscono a memoria le battute di Luke Skywalker, Ian Solo, Obi-Wan Kenobi, Chewbecca e della principessa Leila. E ci si muoverebbe a occhi chiusi all’interno della Millenium Falcon, la nave spaziale che si è sempre sognato di pilotare, così come il caccia X-Wing dell’Alleanza Ribelle. Passano gli anni e per l’appassionato della prima ora la saga di Guerre Stellari è quella: effetti speciali, filosofia, ironia e attori fisicamente normali. Poi nel 1999 arriva il prequel con un’altra trilogia.
Il trentacinquenne di oggi ha visto anche quella, ma con un entusiasmo più contenuto rispetto alla prima. Lui dà la colpa alla mancanza di ironia e al cambiamento di nome (Star Wars e non più Guerre Stellari), ma è più probabile sia semplicemente una questione anagrafica.
Comunque quel trentacinquenne si ritiene ancora un appassionato. Poi, navigando nel web, capita nei forum frequentati da chi non passa giorno senza pensare allo jedi e compagnia, e allora si rende conto di cosa significhi veramente la parola “fan”. Una volta entrati ci sente come Luke Skywalker quando entra nel bar di Mos Eisley: un alieno. Gli avventori parlano una lingua incomprensibile, indossano strane maschere e lo squadrano continuamente. Il trentacinquenne abituato alle avventure sul grande schermo esce dal forum sconsolato come un droide qualsiasi.

Ci riprova qualche giorno più tardi, con una pistola laser pronta all’uso. Questa volta l’impatto è molto diverso, forse perché sa cosa lo aspetta. Fa un giro e si ritrova a un tavolo di collezionisti. Parlano animatamente di action figures e busti dei personaggi di Star Wars. Gliene mostrano qualcuno e sono davvero meravigliosi. La qualità dei materiali e i dettagli sono straordinari. Con 250 dollari potrebbe portarsi a casa un Ian Solo scala 1:4. Troppo per un neofita. Saluta e si avvicina a un altro tavolo. Parlano tutti sottovoce. Sembra stiano organizzando un raduno di truppe imperiali ai Movieland Studios. Il neofita si allontana rapidamente, ma viene bloccato contro un muro da un cacciatore di taglie, Jango Fett. Per fortuna Obi-Wan veglia su di lui e gli lancia cinque spade Jedi. Ha l’imbarazzo della scelta: quella di Luke Skywalker, quella di Obi-Wan, quella del maestro Yoda, quella di Darth Vader e quella di Darth Maul. Sceglie quella di Skywalker e il duello ha inizio tra ronzii laser, parate e attacchi. Tutti suoni digitali riprodotti fedelmente dalle pellicole di Star Wars. Cos’è questo respiro metallico? Ahi, qui si mette male: è arrivato anche Darth Vader. Che la forza sia con me!
LEGGI ANCHE: Star Wars, arrivano le social networking card - E i fan crearono l’universo espanso di Star Wars

Nobody’s watching, la sit-com bollata come troppo complicata per il pubblico televisivo, diventa perfetta per quello di internet.
Derrick e Will, due ragazzi dell’Ohio con una passione smisurata per le sit-com, inviano una videocassetta a tutti i network americani contenente un messaggio molto chiaro: “ultimamente le vostre sit-com fanno schifo”. Il Presidente della Warner Bros, affascinato dal loro entusiasmo televisivo, contatta i due amici e gli propone di essere filmati mentre tenteranno di realizzare la loro sit-com negli studi della WB. Una specie di reality, con tanto di trabocchetti degli autori e telecamere nascoste. Premessa troppo complicata? No? Perché è esattamente per questo motivo che la serie scritta da Bill Lawrence (Scrubs) e il duo Neil Goldman and Garrett Donovan (I Griffin) non andrà mai in onda. I quaranta Californiani presenti al panel sono stati lapidari: “Impossibile che gli spettatori la capiscano”. Warner Bros ha dunque scartato la serie senza troppi giri di parole.
Lawrence, Goldman e Donovan non si sono però dati per vinti e hanno proposto Nobody’s watching, titolo drammaticamente profetico, agli altri network. Purtroppo il programma era ormai bollato come “scartato dalla WB” e nessun dirigente si è sentito di rischiare il proprio posto di lavoro producendo uno show rifiutato da un altro network.
Qualche mese dopo, più per disperazione che per strategia di marketing, i tre decidono di pubblicare l’episodio pilota su Youtube, che nella prima settimana viene visto da 4 mila utenti. “Molti commenti a favore, soprattutto della premessa così originale, qualche critica, ma nessuno che abbia scritto di non aver capito perché era troppo complicato” commenta Bill Lawrence. La notizia fa rapidamente il giro dei network e la NBC (già produttrice di Scrubs) sembra aver cambiato idea. Il network finanzia alcuni mini episodi destinati al web che serviranno come lanci della serie. I web-episode vanno su internet e nasce subito una comunità di fan. Lawrence è ottimista, ormai sembra cosa fatta. Purtroppo ancora una volta la partenza della serie viene bloccata: la NBC è spiacente, ma il rifiuto della Warner è un marchio indelebile.
I video di Nobody’s watching sono oggi tutti disponibili su Youtube. Dato che il palinsesto agostano, come abitudine, non brilla per novità, se avete voglia di divertirvi e amate le serie televisive, vale la pena dare un’occhiata.
Siete fan di Lost? Iniziate con Nobody’s watching “Lost” e vedrete come ci si deve preparare alla visione dei naufraghi.
Avete seguito tutte le 10 stagioni di Friends? Non potete perdervi il riassunto in 90 secondi di Nobody’s watching “Friends”.
Avreste sempre voluto essere come Jack Bauer? Imparate come, con Nobody’s Watching “24”.
Avete sempre avuto il dubbio che gli episodi di La vita secondo Jim si sviluppino sempre con lui che chiede scusa e lei che lo perdona? Cercate conferma in Nobody’s Watching “According to Jim”.
Ora che vi siete scaldati, sedetevi comodi e guardate l’episodio pilota di Nobody’s watching (diviso in tre parti: parte I, parte II, parte III).

Top Gear è il miglior programma di motori del mondo. È inglese, provocatorio, politicamente scorretto e straordinariamente ben fatto. E soprattutto è un programma di intrattenimento, che facilmente piacerà anche a chi di motori non si interessa per niente.
Top Gear viene visto ogni settimana da circa 8 milioni di telespettatori su Bbc Two e nel 2005 si è aggiudicato un International Emmy Award. Il programma, che in Italia va in onda tutti i giorni su Discovery Channel (canale 420 di Sky) alle 16, non ha nulla a che vedere con i vari programmi dedicati ai motori a cui siamo abituati nel nostro Paese. Qui non vedrete gente che va a spasso in automobile e che come massima critica a un auto afferma: “Il portabibita è troppo vicino al cambio. Peccato”. Jeremy Clarkson e colleghi non hanno peli sulla lingua. Se un’auto non soddisfa le aspettative, il loro giudizio è lapidario: “Costruita male, rumorosa, scomoda. In altre parole: economica”. Così come non si tirano indietro quando arriva il momento di criticare delle scelte aziendali, come ad esempio l’acquisto di Mini da parte di Bmw. Clarkson ha fatto parecchie battute sulla germanizzazione della Mini, e affermato che dovrebbe essere equipaggiata con “un navigatore satellitare che ti porta soltanto in Polonia”. Battute che non sono piaciute ai tedeschi e a cui il conduttore britannico ha replicato: “L’altro giorno ho parlato per quattro ore con un designer tedesco di automobili e in tutto quel tempo non ha fatto nemmeno mezzo tentativo di battuta. Un inglese non riesce a parlare per quattro minuti senza fare una battuta”. E infatti Clarkson non si risparmia nemmeno quando recensisce un auto che adora, come nel caso della Ferrari F430: “Il prezzo base è di 118 mila sterline. Non è poi così tanto: potete vendere la casa, vendere i vostri figli per degli esperimenti medici, rapinare una banca… una cifra così si raccoglie in fretta. Evitate di acquistarla in versione cabrio, perché la gente potrebbe vedere la vostra calvizie, la pancia e sentire che terribile Cd state ascoltando”.
Il programma va in onda in uno studio con tanto di pubblico, in un clima molto simile al Late Show di David Letterman: da qui vengono lanciati i servizi che quasi mai sono delle semplici recensioni. Si vuole provare la maneggevolezza di un’utilitaria in città? Pefretto. Gli autori di Top Gear organizzano una gara per le vie di Lisbona tra un campione di Mountain Bike Downhill e l’automobile.
Vogliono spiegare che le 5 stelle Ncap sono sì importanti, ma che comunque si rischia la vita ugualmente con comportamenti irresponsabili? Mettono un’auto 5 stelle sui binari e la fanno investire da un treno in corsa per vedere i danni che subisce.
I servizi più tranquilli sono quelli in cui decidono di portare le auto oltre il limite: perdite di aderenza, derapate in accelerazione, fuori giri. Scelte che sono spesso oggetto di critiche, ma che gli ascolti mettono poi a tacere.

Ad anticipare l’ondata di eroi che ci sommergerà di ritorno dalle vacanze con Heroes, arriva ora Kyle XY. A partire dal 16 luglio, ogni lunedì con doppio appuntamento alle 21.00 e alle 21.50, la nuova serie fantascientifica andrà in onda sul canale FOX.
Il plot è piuttosto originale: Kyle (Matt Dallas), un ragazzo di 17 anni, viene trovato per caso in una foresta alle porte di Seattle nudo, in stato di totale amnesia e incapace di compiere persino i gesti più semplici come mangiare, bere e parlare. Sembra un neonato in un corpo di teenager. Tutto per lui è una scoperta. Ogni esperienza, anche la più banale, è un’eclatante novità. Deve imparare tutto daccapo. Questo permetterà anche a noi spettatori di rivedere la nostra quotidianità con occhi nuovi e ancora impressionabili. Kyle ripartirà da zero, ma con 17 anni alle spalle di cui non sa nulla. Ma chi è Kyle? Da dove viene? Nessuno pare in grado di rispondere a queste domande. Quello che scopriremo molto presto sono i suoi superpoteri e il fatto che è privo di ombelico. Un dettaglio mistico-religioso – Adamo ed Eva furono gli unici a essere privi di ombelico perché non partoriti – che avvolge la serie di quel mistero che ha fatto per esempio di Lost un cult televisivo.
La serie era stata inizialmente prodotta per il canale americano via cavo ABC Family dove, con la puntata di esordio, ha battutto ogni precedente record di ascolti del canale. Un risultato talmente straordinario da convincere i dirigenti della American Broadcasting Company a riprogrammare l’intera prima stagione sul canale ABC. Una scelta quanto mai in controtendenza. ABC ha già previsto una seconda stagione.
Può un avvocato di successo essere anche una buona madre? Lo scopriremo questa sera alle 21.05 su Rai Due con il primo episodio di Close to home. La protagonista, Annabeth Chase, è una mamma, pubblico ministero.
A differenza delle altre serie in cui le protagoniste sono donne in carriera senza uno straccio di vita privata, Annabeth si trova a dover combattere ogni giorno per equilibrare la sua vita lavorativa con quella di madre. Un’impresa improba, ma lei è determinata e non ha alcuna intenzione di rinunciare: “Voglio essere mamma e voglio lavorare. Le voglio entrambe!”. Il New York Times ha definito Annabeth Chase “una calamita in una serie dedicata alle donne in cui gli appuntamenti con il proprio staff e con i pediatri fanno a botte quotidianamente”.
La serie è prodotta da Jerry Bruckheimer, vero sinonimo di qualità quando si parla di televisione come conferma Usa Today: “Ottimo cast, ben recitato e con una solida sceneggiatura”. Lui è infatti lo stesso di CSI, Cold Case e Senza Traccia, serie che negli ultimi anni hanno avuto uno straordinario successo presso il pubblico italiano. Se amate le avventure di Grissom e Lilly Rush, non potrete non apprezzare Close to home.

Sabato 2 giugno termina il periodo di garanzia per le reti Rai e Mediaset e per i telespettatori è in arrivo l’ennesima estate con palinsesti scadenti, anche se non manca qualche sorpresa di qualità.
Il periodo di garanzia è una pratica tutta italiana nata all’inizio degli anni 80 per garantire agli inserzionisti pubblicitari un numero minimo di telespettatori. Si divide in due momenti: uno autunnale (dal 3 settembre al 2 dicembre) e uno primaverile (dal 14 gennaio al 2 giugno). In questi periodi, Rai e Mediaset garantiscono degli obiettivi di share. Se non li raggiungono, sono costretti a rimandare in onda gratuitamente gli stessi spot nella medesima fascia oraria. Questo è il motivo per cui durante il periodo invernale i dati Auditel sono sacri e se un programma non funziona viene cancellato, sospeso o ricollocato senza troppi indugi. Nel periodo di garanzia si investe ogni centesimo a disposizione e ci si gioca tutti gli assi nella manica.
E per i palinsesti estivi, cosa rimane? Le repliche: Elisa di Rivombrosa 2, Provaci ancora Prof, Don Matteo, I Cesaroni, Providence, Invasion, RIS, Beverly Hills 90210 e Dawson Creek. Quest’anno pare ci sarà anche qualche novità come la prima stagione di Ugly Betty e la settima di Will & Grace, e gli inediti Close to home, Ghost Whisperer e l’attesissimo Jericho. Freniamo però l’entusiasmo, perché si tratta di un periodo atipico e sul rispetto dei palinsesti non c’è alcuna garanzia.


Bruce Willis va allo scontro diretto con i film tutti effetti speciali creati al computer. Ne dà notizia il New York Times, annunciando che dopo 12 anni di assenza dal grande schermo, e ben 19 dal primo Die Hard–Trappola di cristallo, torna il tenente John McClane interpretato da Bruce Willis. Questa volta, però, sottolinea il celebre quotidiano Usa, la vera sfida per il ruvido poliziotto non saranno tanto i soliti terroristi quanto il periodo di programmazione. Die Hard–Vivere o morire, il quarto della serie, uscirà infatti nelle sale americane il prossimo 27 giugno. Un periodo che da qualche anno è diventato territorio esclusivo dei film tutti effetti speciali creati al computer e delle commedie.
Per motivi di botteghino le major hanno spostato i classici film di azione, solitamente classificati “R” (visione con la presenza di un adulto fino ai 16 anni), a fine estate o inizio autunno. I cinema estivi americani proiettano quindi soltanto pellicole dedicate alle famiglie o film d’azione con così tanti effetti speciali da risultare talmente lontani dalla realtà da essere classificati al massimo come “PG13” (visione con la presenza di un adulto fino ai 13 anni). Transformers, I pirati dei Caraibi: alla fine del mondo, Ocean Thirteen sono alcuni tra i titoli dei prossimi mesi. Sorprende dunque la scelta della Fox di uscire in questo particolare periodo con un probabile film “R” come Die Hard-Vivere o morire, ma a quanto pare si tratta di una situazione di cui Fox “ha coscientemente approfittato” come spiega Tom Rothman, Co-presidente della major americana, data la mancanza di film d’azione nel periodo estivo. Una vera e propria sfida. Non a caso la massiccia campagna pubblicitaria recita: “No mask. No cape. No problem”, una chiara provocazione diretta ai film sui supereroi.
Risulta difficile fare un parallelismo con la situazione italiana. Negli Stati Uniti i film estivi sono una realtà importante, tanto da aver generato un filone: il Summer Blockbuster Movie, con cui si intende un film dal budget imponente su cui ruotano massicce campagne di co-marketing e merchandising - il primo fu Lo squalo di Steven Spielberg. Pellicole che fino a non tanti anni fa raggiungevano le sale italiane nel loro periodo clou, le festività natalizie.
In questa era di globalizzazione sembra che le major non sappiano più come comportarsi, soprattutto a causa del deleterio fenomeno della pirateria audiovisiva. In alcuni casi si comportano come hanno sempre fatto, distribuendo i blockbuster estivi in Italia tra l’autunno e l’inverno. In altri optano per una programmazione globale, proprio per arginare la pirateria, ignorando le usanze locali. Capita dunque che un film attesissimo, come Harry Potter e l’ordine della fenice, uscirà a metà luglio in contemporanea mondiale. Viene da chiedersi con quale magia riusciranno a convincere il Bel Paese a rinchiudersi in una sala cinematografica in piena estate.