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Archivio per autore: » silvia.grilli

William e Kate: una soap opera molto regale

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  • Tags: Matrimonio Reale, Panorama in edicola, reali inglesi, William e Kate
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William & Kate: una soap opera molto regale

Sono passati tre mesi dal 29 aprile, quando il principe William ha lasciato Buckingham Palace sull’Aston Martin blu decappottabile del padre, con accanto a sé una sorridente Catherine Middleton, moglie e non più fidanzata, nuova duchessa di Cambridge.

Se i matrimoni sono pasti che cominciano dal dessert, quello di William e Kate sembra fatto a strati di panna, crema e fragoline. Ha illuminato con freschezza e giovinezza le pagine dei giornali in mezzo a tante tristezze e catastrofi, sebbene Kate continui a dimagrire a vista d’occhio e la sua vita sia sempre più sottile dentro vestiti copiatissimi dalle ragazze del mondo intero.

Continua

  • silvia.grilli
  • Mercoledì 3 Agosto 2011

Kate Middleton: il mestiere di principessa

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  • Tags: Kate Middleton, Matrimonio Reale, Matrimonio William & Kate, Panorama in edicola, reali d'inghilterra
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Kate Middleton: il mestiere di principessa

Guarda la biografia di  Kate Middleton sul sito dedicato al matrimonio reale

Fare la moglie dell’erede al trono del Regno Unito è sicuramente un lavoro migliore di altri. Milioni di ragazze inglesi sognano quel posto, ma solo la borghese Kate Middleton, che ha fatto otto anni di gavetta giocando duro per sposare il 29 aprile William del Galles, secondo in linea di successione al trono dopo suo padre Carlo, l’ha ottenuto affinando la più femminile delle arti, la dissimulazione. Continua

  • silvia.grilli
  • Venerdì 22 Aprile 2011

Bambini italiani: rinunciare all’età dell’innocenza non è un prezzo troppo alto?

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  • Tags: bambini, io canto, Panorama in edicola, Televisione, ti lascio una canzone
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Bambini italiani: rinunciare all'età dell'innocenza non è un prezzo troppo alto?

E guardateli bene questi bambini. Davide Caci e Sara Musella, 9 e 7 anni, che duettano canzoni d’amore alla trasmissione Io canto su Canale 5, hanno la loro pagina su Facebook e sembrano piccoli adulti, ma con la pelle di pesca.

Osservateli questi bambini, all’uscita dalle scuole elementari.

Paiono tanti signorini e signorine, non bambini bensì piccoli maschi e piccole femmine, più simili a quelli che due generazioni fa vedevi uscire dal liceo.

E gli insegnanti di hip hop che hanno abbassato l’età dell’iscrizione alle lezioni a 7 anni, e i corsi preagonistici di nuoto un’ora e mezzo quattro volte la settimana quando hai solo 8 anni, e l’età media della pubertà delle bambine che si abbassa a 11 anni, e tutti questi genitori ossessionati dall’ansia da prestazione: «Oddio, ma mio figlio sarà a livello degli altri?».

Una donna molto bella è stata ospite di una puntata del programma Le invasioni barbariche. Si chiama Luna, è figlia della stilista Luisa Beccaria. Con jeans strappati e scarpe importanti, sembrava quasi una splendida trentenne. Ha 15 anni.

«Negli ultimi tempi c’è stato un sobbalzo» dicono gli psicologi dei Cpba (i Centri di psicologia del bambino e dell’adolescente) di Milano. «A 12 anni le ragazzine passano improvvisamente dalle ballerine alle calze a rete».

Continua

  • silvia.grilli
  • Lunedì 25 Ottobre 2010

Massimiliano Finazzer Flory: io, assessore per farvi felici

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  • Tags: interviste, Milano, Missimiliano Finazzer Flory, Panorama in edicola, personaggi
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Finazzer: io assessore per farvi felice

Alcuni dicono che abbia un cuore grande. Altri che sia un entusiasta. Altri ancora un bizzoso. O un narcisista allo stadio terminale.

Lui è Massimiliano Finazzer Flory, nato a Monfalcone, nella Venezia Giulia, il 17 giugno 1964. A vederlo è alto, sottile, elegante, ha gli occhi chiari. Decisamente, è un seduttore. Ha un viso segnato, più di quanto dimostri l’anagrafe, che di solito piace alle donne.

Per esempio a Letizia Moratti, sindaco di Milano, è piaciuto molto. Lo ha voluto erede vistoso del supervistoso Vittorio Sgarbi come assessore alla Cultura di Milano.

Continua

  • silvia.grilli
  • Lunedì 8 Febbraio 2010

Monica si mette a nudo: se toccate il mio tasto sbagliato, vado in cortocircuito

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  • Tags: amore, attrice, esclusiva, Francia, Monica-Bellucci, nudo, Roma, Vincent-Cassel
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Guarda le FOTO di Monica

Il suo appartamento di Roma è su un piano alto del quartiere Parioli: luminoso, con una grande terrazza. Ci sono in giro foto di Monica con suo marito Vincent Cassel o di Monica e Deva, quasi 5 anni, la loro figlia. Monica Bellucci, 44 anni, attrice, è alta, porta scarpe con tacco, ha un viso piccolo e una frangia lunga.
Com’è sua figlia Deva?
Ha un carattere più possessivo del mio, ma è molto meglio di me. La possessività fa soffrire nella vita, per questo ha scelto me per aiutarla a smussare questo suo lato.
Non l’ha scelta.
Ci siamo scelte.
Abita con lei?
Sempre, viaggia con me quando lavoro, siamo appena state due mesi a New York, mentre giravo un film con Nicolas Cage, L’apprendista stregone (qui la GALLERY). Parla già tre lingue. Quando avrà 6 anni, dovrò scegliere per lei una base più stabile: Parigi, Londra o New York.
Suo marito Vincent che padre è?
Meraviglioso, e ciò mi rassicura tanto. Vedere Vincent con Deva è stupendo. So che, qualsiasi cosa mi succeda, lui c’è.
Vivete spesso lontani. Non si sente abbandonata?
No, è così da quando ci conosciamo. Fa parte del nostro ritmo di vita. Siamo abituati a non vederci, io sono molto solitaria, ho bisogno di momenti miei per ritrovarmi. Prima vivevo totalmente questa solitudine. Da quando c’è la bambina non più, perché Deva è sempre con me. Però mia figlia è arrivata in un momento in cui la volevo ed è diventata il sole della mia vita.
È vero che ha vissuto passioni distruttive?
Ho vissuto passioni distruttive, ma anche costruttive. Siamo tutti fatti a tasti. Dipende quale tasto viene toccato. C’è il tasto della follia, dell’autodistruzione, della creatività. Ma quando si tocca il tasto sbagliato, posso andare in cortocircuito.
Che cosa le è successo?
Ho avuto rapporti in cui, invece di andare verso qualcosa di positivo, la passione mi faceva andare verso la distruzione. Passione deriva da “pasco“, parola greca che significa soffrire. I francesi hanno l’espressione che spiega la situazione: “je suis tombé amoureux“, sono caduto innamorato. Quando sei preda della passione, sei fuori di te, senza controllo. Se ne esci, e se ne esci viva, ti fa bene. In qualche modo impari tante cose di te: le tue debolezze, quelle brutte, quelle in cui dici una cosa e ne fai un’altra, quelle in cui razionalmente capisci che devi scappare a gambe levate perché stai andando verso qualcosa che per te è tutto sbagliato e invece continui a stare lì. Sei in una situazione di schizofrenia tra la parte razionale e la parte emotiva, è pericolosissimo, una specie di droga. Il tuo corpo e la tua emotività sono legati a un’altra persona, vivi in funzione sua. È terribile. Terribile e meraviglioso. L’importante è uscirne viva. Dopo impari ad avere compassione per te stessa in quanto essere umano con le sue fragilità. Diventi più tollerante verso tutti perché hai visto le tue, di debolezze.
Qual è stato il buco nero in cui è caduta?
La perdita di me. Quando la tua vita non è più in funzione di te in modo razionale, ma in funzione di qualcosa che ti ossessiona, vai in cortocircuito. Uno stato come di malattia, in cui ero in bilico tra la vita e la morte. Mi sentivo morire nel momento in cui questa persona era assente, vivevo in funzione sua, ero schiava d’amore.
Come è uscita da questa dipendenza?
Non è successo una volta sola. Comunque da una relazione una volta sono fuggita io, un’altra volta la vita mi ha diviso da questa persona e la distanza ha fatto sì che potessi liberarmi. Ma sempre mi si è aperto un mondo ed è per questo che gli uomini sono importanti per me. Ho imparato tanto attraverso loro. Amare vuol dire uscire da te, mettersi in uno stato di non protezione.
Vincent l’ha guarita? È stato l’amore sano?
Uno degli amori sani, ma ci sono stati anche amori sani da cui sono fuggita. La mia fortuna è avere avuto mia figlia in un momento in cui ho avuto tanto dalla vita, con alle spalle storie che mi hanno permesso di capire meglio chi fossi. Ho avuto relazioni diversissime. Non una o due, molte di più. Storie in cui mi sono annoiata benché andasse tutto bene, uomini che mi davano tutto quello che un uomo ti può dare: erano belli, generosi, però me ne sono andata.
Perché? Si stancava?
Perché ogni storia è a parte. Sono contenta che mia figlia sia arrivata nel momento in cui sono diventata una donna adulta, pronta alla calma necessaria per avere un figlio: quella forma di devozione, di amore, di pace che ci vuole per essere madre.
Vincent la protegge?
Anche se è estremamente indipendente e ha la sua vita, stiamo lunghi periodi senza vederci, lui lavora e io lavoro, so che umanamente c’è. È la persona con cui sto, ma è anche un amico, si prende cura di me, protegge mia figlia. Ma è una relazione sempre sul filo del rasoio, so che può finire in qualsiasi momento.
Il suo rapporto con Vincent non è mai stato distruttivo?
Quella con Vincent è una relazione che dura da 14 anni, una passione fatta di luce. Ci sono passioni fatte di luce e altre fatte di buio. La passione fatta di luce interagisce con la realtà, anche con le cose pratiche, come poter formare una famiglia, l’amore, il rispetto, la razionalità e soprattutto avere un’idea reale della persona con cui stai, non una proiezione.
In un’intervista ha detto che vuole vivere, ha lavorato talmente tanto…
Per me vivere è anche lavorare. Non ho mai fatto una divisione tra lavoro e vita, il mio lavoro non è un obbligo, ma un piacere. Mi permette di lavorare quando mi va, se mi va e con chi mi va. È una creazione continua, una forma di passione, un’altra esternazione di me.
Non vive il dissidio delle madri che lavorano? Il senso di colpa di non essere sempre con sua figlia?
Per ora no, faccio un lavoro da gitana, ma mia figlia viene con me ovunque. Quando frequenterà la scuola, dovrò organizzarmi una base. E quando dovrò viaggiare per un film porterò con me anche un professore.
Che cosa vorrebbe da lei sua figlia?
Fino a poco tempo fa non aveva neanche idea che lavorassi. Suo padre le chiese: “Che cosa fa papà?”. E lei: “Papà fa l’attore”. E la mamma? “La mamma è una mamma”. A me quella cosa è piaciuta tanto. “Anch’io voglio essere una mamma” mi dice sempre.
Vorrebbe un altro figlio?
Ho già Deva, il mio lato materno è appagato, ma se arrivasse un altro figlio sarei contenta.
Farebbe mai figli, come l’attrice Sarah Jessica Parker, con utero in affitto e ovodonazione?
Non mi esprimo, per le donne la maternità è un fatto troppo personale.
L’attrice Rachel Weisz sostiene che il botox dovrebbe essere vietato agli attori, perché ne congela l’espressività. Che cosa ne pensa?
È un argomento legato a come ti senti dentro di te. Io non mi sono mai fatta il botox, perché non sono ancora ossessionata dal tempo che passa. Sono più ossessionata dalla vecchiaia, dalla malattia o dalla morte.
Come si sente nel suo corpo che, con l’età, cambia?
Oggi sento di poter sopportare i miei difetti, ma non so se sarà lo stesso tra 10 anni.

Che rapporto ha con l’alimentazione?
Sono una a cui piace vivere. Non mi sacrifico con la ginnastica, il cibo. Se c’è un film in cui devo ingrassare, ingrasso, come quando ho girato Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana.
Che impressione le ha fatto Vincent con 20 chili in più e rasato a zero in Nemico pubblico numero 1? Riusciva lo stesso ad andare a letto con lui?
Non era poi così orrendo e per fortuna nei rapporti vai al di là del fisico e subentrano altre cose. Io preferisco sempre la testa.
Lavorare all’estero com’è per lei?
Adoro tutto questo mio movimento. Sono un po’ come uno squaletto che, per sopravvivere, deve muoversi sempre.
L’ultimo film che ha girato a New York è per bambini, ‘apprendista stregone…
Un film che finalmente mia figlia potrà vedere, perché tra Irreversible, La passione di Cristo, Malèna… non ha visto niente.
Ecco perché non credeva che lei facesse l’attrice… Quando bacia un attore sul set a che cosa pensa?
Alle battute che dovrò dire quando ho finito di baciarlo.
Molte donne, superati i 40, vanno in crisi e si sentono appassite.
Io non mi sento vecchia per niente. Una quarantenne oggi è nel pieno della sua esistenza, conosci meglio la tua persona, puoi ancora fare tutto, cambiare carriera, mestiere, fare ancora figli e vederli invecchiare.
Non ha paura che il tempo le porti via il privilegio di essere il sex symbol Monica Bellucci?

Con il tempo che passa si va verso una trasformazione che è anche rilassante. Quali privilegi posso perdere? Che non farò più il ruolo della moglie e dell’amante, ma della madre e della nonna. E allora? Possono essere parti meravigliose, forse anche migliori di quelle che ho fatto finora. Sono madre di una figlia che oggi ha 5 anni e tra un po’ ne avrà 20, beh, meraviglioso. Sono molto orgogliosa di andare verso altre scoperte.
In realtà molte attrici vivono questo dramma…
Il dramma è quando hai 40 anni e vuoi averne 20, restare legati a qualcosa che non esiste più. Ma se accetti il tempo che passa, va tutto bene.
Meg Ryan era una donna stupenda, prima di ritoccarsi.
Hollywood mette uno stress che in Europa non c’è. Guardi Charlotte Rampling, Catherine Deneuve, Isabelle Huppert: lavorano sempre e continuano ad avere ruoli sensuali.

  • silvia.grilli
  • Martedì 18 Agosto 2009

Quando una tata di Manhattan si confida con il diario

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  • Tags: diari-di-una-tata, film, mostra-del-cinema, new-york-post, new-york-times, speciale-venezia-2007, the-nanny-diaries, Venezia
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Il quartiere più lussuoso di Manhattan è l’Upper East Side, a est di Central Park. È la zona dove abitano i grandi finanzieri wasp. A ovest, nella parte opposta del parco, si trova invece l’Upper West Side. È il quartiere degli intellettuali ebrei. Tra le due zone c’è incomunicabilità, se non reciproco fastidio. Sono due mondi a parte. Per questo, l’unica battuta esilarante del film The Nanny Diaries è quando Grayer, il bambino di otto anni cresciuto nell’Upper East, dice alla baby sitter che lo sta trascinando dall’altra parte: “No, tata no! La mamma mi ha detto di non andare mai nell’Upper West. È una regola, là mai”. Purtroppo la battuta è comprensibile ai soli newyorchesi.

The Nanny Diaries, che sarà presentato tra pochi giorni in Italia al festival del cinema di Venezia con il titolo Il Diario di una Tata, è uscito questo weekend nei cinema americani. È l’adattamento del bestseller scritto da Emma McLaughlin e Nicola Kraus, che si erano ispirate alla loro personale esperienza di baby sitter in famiglie miliardarie e disastrate di Park Avenue, la zona più lussuosa del già lussuoso Upper East. Il film è sceneggiato e diretto da una coppia di registi, Shari Springer Berman e Robert Pulcini, che nella vita reale sono moglie e marito. Narra la storia di Annie Braddock (interpretata da Scarlett Johansson) che, fresca di laurea in antropologia, viene assunta come babysitter dalla nevrotica Signora X (la formidabile attrice Laura Linney).

La signora è una frustrata moglie e madre dell’Upper East Side che passa il tempo a fare shopping, a frequentare sedute di autocoscienza e a risollevarsi dall’esaurimento nervoso nelle beauty farm. Non lavora, ha un figlio di cui non si occupa, Grayer interpretato da Nicholas Reese Art, ed è sposata con un disgustoso finanziere di Wall Street, il Signor X (l’attore Paul Giamatti) che la trascura, la maltratta e la tradisce. Nonostante Mrs. X sfoghi tutte le sue frustrazioni sulla povera baby sitter, la tata non riesce a mandarla a quel paese e a licenziarsi perché finisce per voler bene sia alla povera miliardaria infelice che al ragazzino avido d’amore.
In qualche modo, l’ossessiva e snob Signora X assomiglia a Miranda Priestly (interpretata da Meryl Streep) , la terribile direttrice della rivista di moda del film Il diavolo veste Prada. Lo spettatore non riesce a odiarla, anzi alla fine parteggia più per lei che per la noiosa e inconcludente baby sitter. Per di più, mentre Laura Linney recita benissimo, Scarlett Johansson ha perennemente lo sguardo vuoto e le labbrone increspate (sembra sempre recitare la Griet del film La Ragazza con l’Orecchino di Perle).

Se lo si prende come una favoletta, il film è godibile. Ma gli snobbissimi critici americani lo hanno massacrato. Hanno esaltato l’interpretazione di Laura Linney (“La cattiveria di Linney è radiosa” ha scritto il quotidiano The Washington Post) ma hanno stroncato tutto il resto. Il New York Post ha osservato che The Nanny Diaries è pieno di stereotipi (le dame dell’Upper East Side dipinte come isteriche e ossessive) e fa sbadigliare. The New York Times ha notato che evidentemente i due registi marito e moglie avevano in mente due diversi film: divisi tra la satira sociale e la fantasia alla Mary Poppins. E anche The New York Sun ha scritto che il film è pieno di passi falsi.

Per fare parlare di The Nanny Diaries nei salotti newyorchesi, il produttore Harvey Weinstein ha avuto una brillante idea. Ha offerto 100mila dollari a chi saprà identificare la vera insopportabile, frustrata, nevrotica, malata di shopping Signora X. Le due autrici del romanzo si rifiutano di dare indicazioni. Ma la sospettata numero uno è Lisa Birnbach, una commentatrice della rete televisiva Cbs e scrittrice di successo. Moglie di un produttore televisivo, Birnbach abitava nell’Upper East Side quando anni fa aveva assunto una delle due autrici, Nicola Kraus, come baby sitter.

  • silvia.grilli
  • Domenica 26 Agosto 2007
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